img img img
img img img

img

Audio

Abbonamenti

img img Contattaci

  

REPORTAGE
ISRAELE

INTERVISTA
LILIANA CAVANI

ATTUALITÀ
CATTOLICI E POLITICA

ATTUALITÀ
IL RUOLO DEL VESCOVO

ATTUALITÀ - CATTOLICI E POLITICA

La sfida della Terza Repubblica

di VITTORIA PRISCIANDARO e IACOPO SCARAMUZZI

Il risultato delle ultime elezioni, con il flop della lista guidata da Mario Monti, ha deluso le aspettative di molti nella comunità ecclesiale. In questo nuovo, convulso e confuso quadro politico, che ne sarà dei cattolici? Quale il loro peso e il loro ruolo? Ne abbiamo parlato con alcuni protagonisti.

Un'edicola votiva costruita sul muro di una casa che ospita una sezione del Partitocomunista, nelcentro di Roma (foto D. SUTHERLAND/CORBIS).

Un'edicola votiva costruita sul muro di una casa che ospita una sezione del Partitocomunista, nelcentro di Roma (foto D. SUTHERLAND/CORBIS).

A pochi giorni dalla nascita del Governo guidato da Enrico Letta moriva, all'etą di 94 anni, Giulio Andreotti. Cattolico romano, amico personale dei Papi, «cardinale laico» della politica italiana, al suo funerale nella parrocchia di San Giovanni dei Fiorentini, a pochi passi dallo Stato pontificio, non era presente alcun cardinale. L'Osservatore romano gli ha dedicato un necrologio a dir poco asciutto e il telegramma di cordoglio non č stato firmato dal Papa, ma dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Che sia stata volontą di riservatezza della famiglia o freddezza diplomatica del Vaticano, Andreotti se n'č andato senza gli onori pontifici.

Il presidente del consiglio Enrico Letta (foto T. GENTILE/REUTERS).

Il presidente del consiglio Enrico Letta (foto T. GENTILE/REUTERS).

Insomma, un'epoca è tramontata: non c'è più la Dc, si è conclusa anche l'era del cardinale Camillo Ruini, che per un ventennio ha supplito alla scomparsa della Balena bianca con il protagonismo della Cei e il rapporto preferenziale con Silvio Berlusconi. In Vaticano, poi, siede un Pontefice argentino che non sembra troppo interessato alle vicende politiche italiane. Tuttavia, a conclusione di un frangente politico convulso – il ritorno in campo di Berlusconi, il naufragio del Governo Monti, il risultato elettorale frammentario, la crisi del Pd e la rielezione dell'ottantasettenne Giorgio Napolitano al Quirinale – è stato chiamato a varare un esecutivo di emergenza Enrico Letta, che da ragazzo fu leader dei giovani dc. Per i cattolici in politica è il ritorno al passato? Il canto del cigno? O si apre una nuova primavera?

Giulio Andreotti in uno scatto del 1999 (foto REUTERS).

Giulio Andreotti in uno scatto del 1999 (foto REUTERS).

«Una fase politica è morta», ragiona Roberto Mazzotta, 72 anni, banchiere bianco, un passato in Parlamento con la Democrazia cristiana e oggi presidente dell'Istituto Sturzo. «Le forze politiche protagoniste dell'ultimo ventennio sono arrivate a un fallimento espresso dagli ultimi due Governi». L'esecutivo di Mario Monti è nato «in un momento in cui l'Italia rischiava l'insolvenza e nessuno dei partiti era in grado di prendersi la responsabilità».

Il risultato delle elezioni, poi – «come se il termometro del malato segnasse un febbrone» – ha spianato la strada al Governo Letta, «che non è più tecnico, ma ha la stessa devitalizzazione politica che aveva il Governo tecnico: invece che professori di economia ci sono oneste persone, che provengono da forze politiche che si sono combattute fino al giorno prima in maniera durissima e ora hanno il buon senso di mettersi insieme. Ma il buon senso non è una scelta politica stabile, è l'urlo di Munch!».

Quanto ai due partiti di maggioranza della coalizione di Governo, Mazzotta commenta così il convulso processo che ha portato a bruciare i nomi di Franco Marini e di Romano Prodi per la Presidenza della Repubblica: «Il Pd ha cessato di esistere come movimento politico unitario e sta massacrando i suoi candidati migliori». Silvio Berlusconi? «Spero che sia eterno dal punto di vista della sua vita personale e fisica», dice Mazzotta con una punta di humour, «ma dal punto di vista politico mi sembra a scadenza». Conclusione: si tratta di forze politiche «destinate a non durare molto così come sono, e in ogni caso totalmente incapaci di esprimere la guida di un Paese che si sta sfaldando dal punto di vista culturale e civile».

In questo quadro, dice Mazzotta, «ho l'impressione, forse dettata dalla mia età, che la realtà organizzativa, sociale, culturale e umana del cosiddetto mondo cattolico è una straordinaria ricchezza civile. In questi venti anni è stata inutilizzata. Possiamo continuare a non utilizzarla?». Non si tratta di rifondare la Dc («Era figlia della sua epoca»), né di ballare da soli («La Chiesa è al servizio della società per costruire la dignità dello Stato laico»). Semmai, il mondo cattolico dovrebbe «aggregarsi e lavorare per costituire un movimento politico». Partendo, magari, da due «provocazioni» che possono coagulare cattolici di ogni schieramento e sensibilità: «Come costruire anche in Italia il progetto di Europa dei popoli?» e «come ripartire da politiche centrate sulla famiglia, che toccano assistenza, salute, previdenza, scuola, salario e rapporto col lavoro?». Principi non negoziabili? «È una definizione che non mi è mai piaciuta, direi piuttosto proposte da esplicitare e negoziare».

Il cardinale Angelo Bagnasco al Meeting di Rimini (foto ANSA).

Il cardinale Angelo Bagnasco al Meeting di Rimini (foto ANSA).

Cattolici in politica, in realtà, non mancano. Ma, orfani della Dc e del cardinale Ruini – chi in lutto, chi liberato – vanno per lo più in ordine sparso. Nel nuovo Governo, ad esempio, ci sono diversi cattolici «doc». Sopravvissuti alla tempesta delle indagini sulla sanità lombarda nell'era Formigoni, superata la frattura interna al movimento che ha accompagnato l'ultimo tratto del berlusconismo, oggi siedono al Governo due ciellini: Maurizio Lupi, rimasto nel Pdl, alle Infrastrutture e trasporti, e Mario Mauro, transitato a Scelta civica di Monti, alla Difesa. Lo stesso Formigoni, poi, è rispuntato alla guida della Commissione parlamentare per l'agricoltura.

Cattolici anche i ministri del Pd Graziano Del Rio (Affari regionali e autonomie) e Dario Franceschini (Rapporti con il Parlamento e coordinamento delle attività di Governo), nonché l'Udc Gianpiero D'Alia (Pubblica amministrazione e semplificazione). Attenti al mondo cattolico altri ministri (Alfano, Quagliariello, Cancellieri) di una compagine governativa dove pure siede, al Ministero degli esteri, la leader radicale Emma Bonino, da sempre indigesta ai vertici ecclesiali. La Comunità di Sant'Egidio, da parte sua, è presente con il sottosegretario agli esteri Mario Giro e, in Parlamento, con il deputato Mario Marazziti, storico portavoce della comunità di Trastevere. Numerosi, infine, i parlamentari dal forte tratto cattolico presenti nei tre schieramenti. Complice l'emergenza economica, però, a differenza di altre legislature la componente cattolica sembra meno caratterizzata e meno determinante.

Paola Binetti (foto P. FERRARI/STUDIO FN/PERIODICI SAN PAOLO).

Paola Binetti (foto P. FERRARI/STUDIO FN/PERIODICI SAN PAOLO).

Paola Binetti, 70 anni, oggi deputata dell'Udc, in passato è stata portabandiera «teodem» (nella Margherita prima, nel Pd poi) di un cattolicesimo militante, fortemente legato alla Cei del cardinale Ruini, impegnato nella difesa dei «valori non negoziabili». E oggi? Come si trova nel Parlamento meno cattolico della storia repubblicana? «La presenza cattolica c'è», replica. «Certo, ci si può domandare in che misura in Parlamento sarà visibile la presenza cattolica sui temi, sui dibattiti e sulle idee». Quanto al Governo, «il fatto che nessun ministro abbia avuto una delega specifica alla famiglia, come invece avvenuto in passato, ha creato una certa tensione». Meglio contestati che irrilevanti, diceva Ruini. E oggi i cattolici incidono? «Teoricamente in questa legislatura è più facile una alleanza trasversale tra cattolici che si trovano in diversi schieramenti perché la stessa struttura trasversale di questo Governo dovrebbe permettere ai cattolici di non avere senso di inferiorità sui temi sensibili».

In pratica, però, questioni come famiglia, aborto, ricerca sull'embrione, testamento biologico sembrano spariti dall'agenda parlamentare. «L'idea che questi temi non possano essere posti nel dibattito parlamentare in realtà li rafforza», replica Binetti, che fa l'esempio del caso di Michaela Biancofiore, sottosegretaria del Pdl che il premier ha spostato dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione dopo che lei aveva dichiarato che «i gay si ghettizzano da soli». «Quando Letta l'ha spostata accusandola di poca sobrietà, non ha detto una sola parola su questi temi, mandando così un messaggio sia alla Biancofiore sia all'altra parte. È come se avesse detto che questi temi non sono in discussione». Non è un approccio minimale? «In passato abbiamo reagito ad aggressioni dei radicali su questioni come la legge 40 o Eluana Englaro. Ora è diverso. La forza della difesa è proporzionale all'intensità dell'aggressione. Se qualcuno vuole smontare questi valori, reagiremo ». Altrimenti no.

Il mondo cattolico ferve, però, anche fuori dal Parlamento e dal Governo. Non senza autocritiche. «Non trovo che i cattolici siano riusciti in questo ultimo periodo a generare una qualche "differenza" rispetto agli altri», afferma Rita Visini, 47 anni, assessore regionale alle politiche sociali, già responsabile regionale dell'Azione cattolica del Lazio. «Le vicende degli ultimi mesi hanno messo in luce una profonda crisi della politica, sia sul versante delle dinamiche interne dei partiti sia su quello della rappresentanza. Le persone avvertono una distanza sempre più grande tra la loro vita e ciò che accade nel "Palazzo", si sentono lasciate sole. Il risultato è l'astensionismo crescente o l'antipolitica. In tutto questo, mi sembra che anche i cattolici impegnati nei diversi schieramenti risentano della crisi, avvertano un certo smarrimento e abbiano la necessità di capire, quanto prima, come rielaborare il loro peculiare apporto alla politica».

Mario Marazziti, eletto nelle liste di Scelta civica (foto A. SABBADINI/PERIODICI SAN PAOLO).

Mario Marazziti, eletto nelle liste di Scelta civica (foto A. SABBADINI/PERIODICI SAN PAOLO).

La pensa allo stesso modo Fabio Pizzul, 47 anni, consigliere regionale del Pd in Lombardia, ex presidente dell'Azione cattolica milanese ed ex direttore dell'emittente cattolica milanese Radio Marconi: «Troppo spesso negli ultimi anni il dirsi cattolici è coinciso con la volontà di rassicurare o di mantenere un radicamento in un bacino elettorale che pareva garantito. Altre volte il fatto di essere considerati cattolici si è giocato sulla difesa di legittimi ma parziali interessi qualificati, particolarmente vicini alla sensibilità ecclesiale o alle esigenze esplicitate dalla gerarchia ecclesiale», nota. «Il passaggio elettorale ha cambiato radicalmente il quadro politico, depotenziando il progetto di un nuovo protagonismo cattolico con un significativo ancoraggio centrista o "terzo polista" e rilanciando il dibattito sulla presenza dei cattolici. In realtà, i cattolici in politica esistono, ma tendono a non qualificarsi come protagonisti di una politica fatta "in quanto" cattolici, ma "da" cattolici».

Enrico Letta e, alla sua destra, Angelino Alfano (foto F. FRUSTACI/EIDON).

Enrico Letta e, alla sua destra, Angelino Alfano (foto F. FRUSTACI/EIDON).

È sul futuro, dentro e fuori le istituzioni, che può giocarsi la partita della galassia cattolica. Dal suo osservatorio francese, dove è coordinatrice artistica dell'Opéra Comique di Parigi, responsabile dell'antenna francese di Libera e membro della segreteria del circolo parigino del Pd, Maria Chiara Prodi, classe '78, è convinta che «i tre schieramenti emersi alle elezioni di febbraio hanno disperatamente bisogno di un salto di qualità: sono sicura che i credenti impegnati in questi partiti possano mettersi al servizio dei propri compagni di viaggio per operare la vera rivoluzione, che non è ancora quella dei contenuti, ma dei metodi: trasparenza, merito, partecipazione, per fare prevalere la democrazia sul populismo».

«I cattolici si sono lasciati alle spalle, spesso controvoglia, il modello legato all'esperienza della Democrazia cristiana e attualmente stanno sperimentando forme nuove di presenza», ragiona il gesuita Gianfranco Matarazzo, 50 anni, direttore dell'Istituto di formazione politica Pedro Arrupe di Palermo. «Alcuni modelli che al riguardo si presentavano praticabili (soprattutto ricostituire un partito o un'area cattolica o concepire i cattolici come lievito nelle varie aree partitiche) si stanno dimostrando più problematici del previsto e questo non va letto solo in termini negativi. La ricerca delle forme di presenza è un cantiere tuttora aperto». In questo senso, «le scuole di formazione politica hanno rappresentato un'intuizione profetica. La proposta formativa recente non sempre si è dimostrata adeguata. Occorre ripensarne la forma, non solo nei contenuti, ma nella stessa metodologia». Pietra di paragone per ogni iniziativa futura rimane l'esperienza di Todi, la cittadina umbra dove, nell'ultimo scorcio del Governo Berlusconi, si sono riuniti esponenti di movimenti e associazioni cattoliche, banchieri, sindacalisti e intellettuali. L'appuntamento, concluso con un benservito al Cavaliere, ha aperto la strada al Governo Monti, dove sono entrati tre «todini» (Corrado Passera, Andrea Riccardi e Lorenzo Ornaghi). Poi, nelle successive riunioni, la strategia si è ingolfata, lacerata dai personalismi, divisa tra chi voleva fornire al Pdl deberlusconizzato un approdo post-democristiano e chi preferiva l'equidistanza tra Pd e Pdl.

L'aula di Montecitorio durante i lavori parlamentari (foto G. LAMI/ANSA).

L'aula di Montecitorio durante i lavori parlamentari (foto G. LAMI/ANSA).

Esperienza archiviata? Addio neoguelfismo? Le opinioni divergono. Per Rita Visini, «non è il tempo delle scorciatoie e l'esperienza di Todi ne è la dimostrazione lampante». Per Paola Binetti, invece, le anime del cattolicesimo devono confrontarsi tra loro, ma resta il fatto che «un soggetto politico di centro ti permette di navigare evitando di scivolare verso forme marxiste e comuniste, da un lato, e verso il liberismo, dall'altro». Di Todi «resta un manifesto, di cui apprezzo l'europeismo convinto. Ma l'unità dei cristiani la vivo come una certezza della fede, non come un obbiettivo politico», chiosa Maria Chiara Prodi. Secondo padre Gianfranco Matarazzo, poi, «l'esperienza di Todi costituisce una tappa significativa: ha messo in evidenza una componente rilevante del dibattito sul tema della presenza dei cattolici in politica e sui limiti di quest'impostazione».

La bandiera europea (foto B. CRISTEL/REUTERS).

La bandiera europea (foto B. CRISTEL/REUTERS).

Per Roberto Mazzotta, Todi ha dimostrato che l'argomento di un nuovo protagonismo cattolico sulla scena politica «interessa», ma «le modalità non erano quelle giuste»: bisognerebbe «partire dal basso, coinvolgendo le nostre basi». In proposito, sono fiduciose le Acli, tra i protagonisti della riunione di Todi. Presidente, all'epoca, era Andrea Olivero, che poi – «scelta personale » – è stato eletto in Parlamento con Mario Monti.

Il nuovo presidente, Gianni Bottalico, 56 anni, da ragazzo leader dei giovani dc come Enrico Letta, riprende il cammino che si era interrotto: «A Todi l'errore è se qualcuno ha immaginato che potesse nascere un nuovo partito cattolico». Invece è necessario che le realtà del laicato cattolico diventino «una palestra per la formazione di persone che vogliono dedicarsi alla politica». Per questo, dopo mesi di stallo (le votazioni hanno portato all'elezione non solo di Olivero ma anche di diversi altri leader dell'associazionismo), «stiamo lavorando perché si riprenda il percorso, in modo da dare continuità a quell'esperienza ». Sarà coinvolta anche Retinopera, struttura voluta dalla Cei per coordinare le realtà cattoliche impegnate nel sociale. A giudizio di Bottalico, le priorità sono chiare: un piano di sviluppo per il lavoro che guardi ai prossimi trent'anni, un nuovo modello di welfare che affronti «in termini strutturali e non caritatevoli» la povertà che aumenta e valorizzi la risorsa della famiglia, una riforma dei partiti e una della legge elettorale che metta insieme rappresentanza e governabilità, laddove «l'attuale legge, il Porcellum, non garantisce né l'una né l'altra».

I cattolici, peraltro, non vivono in una campana di vetro. Una recente indagine realizzata da Ipsos per le Acli ha rilevato, prima delle elezioni, che il Movimento 5 Stelle raccoglieva, a sorpresa, il 13,7% degli elettori cattolici. E se tra associazioni e movimenti cattolici tradizionali serpeggia, nei confronti di Beppe Grillo, scetticismo se non addirittura preoccupazione, anche tra i grillini ci sono cattolici doc. Come è il caso dell'onorevole "cittadino" Giuseppe D'Ambrosio, 37 anni, presidente della giunta parlamentare per le elezioni. Famiglia cattolica, dagli 11 ai 18 anni è stato in un seminario dehoniano ad Andria. «Poi ho litigato con un educatore. A mio avviso gestiva il seminario come una caserma. Mi sono ribellato. Una litigata su una partita di calcio è degenerata. Sono un tipo impulsivo, l'ho preso a parolacce e sono andato via». È rimasto cattolico praticante? «Bisogna vedere cosa si intende. Se significa andare a Messa, devo dire che dopo il seminario ho vissuto un netto distacco, ho visto molte cose che non mi sono piaciute della Chiesa. Ma quanto ai valori della Chiesa, li condivido». Ad esempio? «Penso che darò i soldi in eccedenza della diaria alla Casa dell'accoglienza di Andria. La Caritas è l'incarnazione cattolica del Movimento: solidarietà, non lasciare nessuno indietro, cambiare il sistema perché non va».

Ma il movimento di Grillo non è contro ogni istituzione, Chiesa compresa? «Se si intende che è contro il conservatorismo e il tradizionalismo, sì; ma non è contro la Chiesa per i valori che porta avanti, anzi». E da parlamentare lei agirà cattolicamente? «A chi mi ha rimproverato perché ho firmato una proposta di legge per i matrimoni omosessuali ho risposto che, pur non essendo personalmente d'accordo, in quanto amministratore mi devo spogliare della componente religiosa. Le questioni vanno affrontate senza veti o minacce. E poi credo che ci siano anche credenti che chiedono di cominciare a parlare di certe cose». Al momento del voto, perciò, come si comporterebbe? «All'interno del nostro codice di comportamento c'è libertà di coscienza sui temi etici». E di Papa Bergoglio cosa pensa? «Devo dire che mi ha impressionato quando ho visto una sua foto seduto tra gli operai che assistevano a una sua Messa. È stato un gesto molto bello».

Vittoria Prisciandaro e Iacopo Scaramuzzi

Jesus n. 6 giugno 2013- Home Page




 



 

Festival della Comunicazione

Settimana della Comunicazione

Festival Biblico