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REPORTAGE
LIBANO

UNA CITTA',
UNA DIOCESI
VERONA

INTERVISTA
MICHELA MURGIA

INTERVISTA
PADRE MARCELO BARROS

UNA CITTA', UNA DIOCESI - Intervista a Giuseppe Zenti

Nella mia diocesi umanità e fede
di ANNACHIARA VALLE – foto di ALESSIA GIULIANI/CPP

Dicono che questo sia il più bel vescovado d'Italia. E non si stenta a crederlo percorrendo le lunghe navate con i pavimenti di legno intarsiato, le grandi tele alle pareti, il patio che degrada verso la passeggiata sull'Adige. Monsignor Giuseppe Zenti è vescovo da quattro anni e mezzo. Un ritorno a casa, per lui nato a San Martino Buon Albergo, cuore dell'Est veronese. La diocesi la conosce bene. «È la mia città, dice, il luogo dove ho respirato umanità e fede e dove è cresciuta la consapevolezza, che san Paolo esprime nella Lettera ai Filippesi e che ho scelto come motto episcopale, del "Mihi vivere Christus", "per me il vivere è Cristo"».

Giuseppe Zenti

Verona è terra di grande fede?

«La percentuale di chi si dichiara credente è molto alta. Si risente in positivo di un passato che ha avuto figure molto rappresentative: grandi vescovi, tantissimi fondatori e fondatrici di congregazioni religiose, di movimenti e associazioni di volontariato. Sarebbe impossibile nominarli tutti, ma da Gaspare Bertoni, fondatore degli stimmatini, a Daniele Comboni, fondatore dei comboniani, a don Calabria, a Giuseppe Nascimbeni, a Zefirino Agostani per le orsoline, a Maddalena di Canossa, è tutto un passato che ha ben fecondato il terreno e ha dato a Verona un impulso straordinario. Ci sono famiglie di grande senso di fede, di fede popolare, radicatissima, ci sono tutte le associazioni, le parrocchie sono fucine di solidarietà e di spiritualità messe insieme».

Questo tessuto resiste ancora oggi?

«Siamo in un momento un po' particolare, stiamo vivendo il momento della crisi nel senso più autentico della parola, che vuol dire anche passare al setaccio questo glorioso passato e vedere cosa rimane per le nuove generazioni. Non possiamo negare che anche qui si sia infiltrato lo scetticismo, l'agnosticismo, l'ateismo pratico. Inoltre il turismo dilagante in città e sul Lago di Garda ha portato un benessere altissimo e diffuso. Senz'altro qualcosa di positivo, che però ha anche modificato l'aria che si respira sotto tutti i profili. L'essere diventati uno snodo fondamentale per i trasporti, sia per quanto riguarda le autostrade che per le vie aeree ha portato, ad esempio, anche al passaggio di droga e a tutta una serie di problemi che prima non c'erano».

Questo cosa ha comportato?

«Una trasformazione molto profonda. Il benessere ha attirato anche molti extracomunitari. Non si può negare che ci sia stato pure un certo turbamento, ma questa presenza ha anche aperto un confronto culturale con questa grande varietà di persone di tutte le razze, tutte le religioni, di tutte le culture che hanno cambiato il volto di Verona».

Chiesa di San Zeno, patrono di Verona, attualmente in restauro

Chiesa di San Zeno, patrono di Verona, attualmente in restauro.

Con la Lega come si convive?

«Il fenomeno qui è diverso e va in terpretato. Mi sembra che sia una Lega stemperata dal leghismo. Con loro si può interloquire. A livello mediatico si sono enfatizzati fenomeni di intolleranza, ma io credo che la città sia ancora capace di solidarietà e accoglienza. Qui abbiamo oltre 400 associazioni di volontariato. Non so se esistano altre città in Italia con un associazionismo così diffuso. Quelli che protestano sono solo una piccola frangia».

Però la sua presenza in moschea per la fine del ramadan è stata contestata.

«Sono fenomeni marginali di cui non val la pena neppure di parlare. Sono convinto che Verona abbia un tessuto sano che tiene nonostante i terremoti culturali. Non possiamo dormire sonni tranquilli come se nulla accadesse, però non dobbiamo neppure disperare».

Di Verona si è parlato anche in occasione di episodi di violenza, soprattutto giovanile. Qual è la situazione?

«C'è qualche branco, soprattutto tra gli ultras, ma non ha mai trovato l'accondiscendenza delle masse. Per quanto ci riguarda un grande lavoro educativo lo stiamo facendo con il Centro giovanile e con le parrocchie. E un grazie lo dobbiamo anche alle scuole professionali, a partire da quelle rette dai salesiani che indirizzano e formano ragazzi che altrimenti potrebbero andare alla deriva».

Interno della chiesa di San Nicolò all'Arena.

Interno della chiesa di San Nicolò all'Arena.

C'è un calo di vocazioni?

«Sì, stiamo calando anche se siamo ancora 650 preti e abbiamo 44 studenti di teologia, 6 vocazioni adulte e 86 seminaristi nel seminario minore. Sappiamo però che il numero va riducendosi e dunque dobbiamo guardare al futuro. Stiamo sperimentando le zone pastorali, che riuniscono, all'interno di un vicariato, quattro o cinque parrocchie. Il criterio è quello di farle coincidere con un territorio comunale in modo che abbiano le stesse istituzioni di riferimento, le stesse scuole, la stessa farmacia. I preti di queste parrocchie sono poi collegati con i vicepresidenti dei consigli pastorali così che laici e sacerdoti lavorino insieme, ciascuno secondo il suo specifico».

Cosa è rimasto in diocesi del Convegno ecclesiale di Verona?

«L'idea che non c'è separazione tra vita e fede, che non si può avere un'identità frammentata. Tra le dodici schede che abbiamo distribuito per la verifica sul convegno una delle domande è sul rapporto tra catechesi, liturgia, carità e vita. Il circuito è inscindibile. Anche nell'ambito degli orientamenti decennali sull'educare alla vita buona del Vangelo vogliamo evidenziare come la fede è intrecciata con tutti questi elementi. In questo anno, prendendo spunto dalla felice coincidenza dei 1.650 anni di ordinazione episcopale di san Zeno, nostro patrono, partiamo, utilizzando anche i suoi scritti, con l'educare alla fede attraverso la liturgia».

Una ragazza durante un momento di preghiera al Centro di pastorale giovanile della diocesi.

Una ragazza durante un momento di preghiera al Centro di pastorale giovanile della diocesi.

a.v.

Jesus n. 1 gennaio 2012 - Home Page