DOSSIER - Il lato
femminile
di Dio
L'altra metà della Chiesa
di Laura Badaracchi e Iacopo Scaramuzzi Ai margini dei centri
decisionali, ma nel
cuore della vita della
Chiesa, le donne
vivono un evidente
paradosso. In una
Chiesa ancora
declinata al maschile
cercano spazi
di parola e di ascolto.
Ma si fatica
a rinnovare sul serio
il terreno delle
comunità ecclesiali.
Le donne non possono «fare da
commentatore. Questo solo si
permette: che in caso di necessità
una donna guidi in certo modo
il canto o le preghiere dei fedeli
».
L'Istruzione di Pio XII Musica sacra e
sacra liturgia, pubblicata nel 1958, non lasciava
spazi di alcun tipo. Le donne erano tenute
a grande distanza da tutto ciò che riguardava
la "gestione del sacro". Occorrerà
aspettare fino al 1967 per avere qualche segnale
differente. Un vento nuovo spirava nella
Chiesa dopo la conclusione del Concilio
Vaticano II, ma le remore erano ancora tante.
Al punto che, sebbene la Sacra congregazione
dei riti (l'attuale Congregazione per il
culto divino e la disciplina dei sacramenti)
ammettesse che la schola cantorum potesse
essere composta «sia di uomini e ragazzi, sia
di soli uomini o di soli ragazzi, sia di uomini e
donne, e anche, dove il caso veramente lo richieda,
di sole donne», imponeva poi che
nel caso in cui «comprenda anche donne,
sia posta fuori del presbiterio».
Se il "contatto" con lo spazio sacro
continuava a essere un problema, su altri piani
si aprivano, invece, nuove strade. E così,
nella seduta del 20 dicembre del 1967, la
stessa Congregazione osava spingersi fino al
punto da affrontare il tema della «capacità
dottrinale delle donne» sancendo la «piena
e pari dignità teologica dell'universo femminile
e consentendo alle donne di salire in cattedra.

Le illustrazioni di questo
dossier sono opera
di Silvio Boselli e
di Martin Cambriglia.
Una svolta epocale. Almeno in linea di
principio, perché a guardare ciò che è accaduto
negli oltre quarant'anni successivi, la parità
è ancora lontana dall'essere raggiunta.
Certo, le donne hanno avuto accesso alle
cattedre di Teologia ma le docenti sono ancora
il 10,4 per cento del totale: una minoranza
che diventa ancora più esigua se si
guarda alle materie di insegnamento.
Le donne,
infatti, quasi mai sono impegnate nei settori
della liturgia e della pastorale, mentre
hanno più spazio nella teologia spirituale.
I numeri si capovolgono, invece, quando
si tratta di questioni pratiche. Per restare
in Italia, basti pensare che a far andare avanti
le 23 mila parrocchie ci pensano circa 200
mila laici tra catechisti e operatori pastorali.
In quasi l'80 per cento dei casi si tratta di
donne, e di donne giovani, visto che il 70 per
cento ha meno di 50 anni. Per esse si delinea
un vero paradosso: sono ai margini dei
luoghi decisionali, ma nello stesso tempo sono
al centro dei problemi e della vita.

Non
sul pulpito, poco sulle cattedre, ancor meno
come direttrici di oratori o di uffici pastorali,
le donne sono molto presenti nelle aule di
catechismo, nei servizi sociali e di volontariato,
come ministre straordinarie dell'Eucarestia
e, sempre di più, come madri spirituali.
Impossibilitate ad accedere al "potere", hanno
cercato i loro spazi arrivando a dar vita a
quello che da qualche tempo viene chiamato
«magistero della vita», un modo di stare
dentro e con la Chiesa che è "magisteriale",
di insegnamento.
«Il primo problema», scriveva
qualche tempo fa il gesuita Joseph
Moingt, «non è dare potere alle donne. Si
tratta, prima di tutto, di rinnovare il terreno
delle comunità cristiane, di instaurarvi libertà,
alterità, uguaglianza, corresponsabilità, cogestione.
Dentro una tale atmosfera rinnovata
la condivisione del potere si presenterà
sotto una nuova luce. Ci si ricorderà che il
presbiterato dei primi secoli non aveva granché
di sacerdotale, essendo allora il sacerdozio
riservato al vescovo, e si sarà capaci di
reinventarlo sciogliendo il tremendo rapporto
tra potere, sesso maschile e sacro».

Sono questi – la gestione del potere,
l'accesso delle donne al diaconato, lo spazio
di ascolto e di parola, la questione del genere,
la femminilità nella tradizione della Chiesa
– alcuni dei nodi di cui ci occuperemo
nelle prossime pagine. Con uno sguardo anche
a ciò che accade nel resto del mondo.
Per capire il contributo femminile allo sviluppo
della Chiesa e della società, al dialogo
tra religioni e tra culture, e per intuire la direzione
nella quale camminiamo.
«La Chiesa
cattolica», sottolinea la teologa Maria Cristina
Bartolomei, «stenta a dare spazio e voce
al femminile. Non solo alle donne storiche,
ma al femminile in quanto tale, presente sia
negli uomini che nelle donne. Abbiamo un
vizio d'origine che nasce anche dal linguaggio.
Nelle lingue che non hanno il neutro,
come la nostra, Dio è sempre tradotto al
maschile. E questo non è indolore». Esserne
coscienti e discuterne apertamente è già
una forma di coraggio.

Annachiara Valle
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