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UNA CITTA', UNA DIOCESI - PERUGIA

Intervista a Dino De Antoni
Città cosmopolita
in crisi d'identità

di
Vittoria Prisciandaro - foto di Alessia Giuliani/CPP

Vanta la più importante Università per stranieri d'Italia. Che, insieme all'industria dolciaria, è stata per anni il suo marchio di fabbrica. Ma ora che la crisi colpisce anche qui, Perugia è una città spaccata e disorientata, in cui gli studenti finiscono nel conto dei poveri e la Chiesa tenta, in ogni modo, di alleviare le difficoltà delle fasce di popolazione più a "rischio disagio".

«Ero fortunata: mamma lavorava alla Perugina, ogni due ore veniva al nido aziendale e odorava di cioccolato. Per noi bambini quello era il Paradiso». Profumano di «baci» e serenità i ricordi di chi ha conosciuto Perugia ai tempi della grande industria. Oggi, racconta Stella Cerasa, vicedirettore della Caritas, la città fa i conti con la crisi economica, i poveri che si rivolgono alla Chiesa in cerca di un aiuto sono sempre più numerosi e la città è come spaccata in due: un centro storico dove vivono gli studenti fuorisede e gli anziani, quelli con «bollette da formichina» che però non riescono ad arrivare a fine mese; e una periferia dove prendono casa le giovani coppie e quanti hanno lasciato il centro per affittare a caro prezzo la propria abitazione agli studenti. «È l'industria dello straniero su cui vivono molte famiglie», dice don Elio Bromuri, direttore de La voce, il settimanale regionale.

Basta passeggiare per corso Vannucci, inoltrarsi nelle stradine dove i garage e i depositi a piano terra sono diventate abitazioni, per scoprire una popolazione dalle caratteristiche difficilmente rintracciabili in altre città italiane. Le antiche mura etrusche e medievali abbracciano un cuore giovane. Le due università, quella statale fondata nel 1308 e quella per gli stranieri, la maggiore d'Italia, nata nel 1925, fanno di Perugia una città cosmopolita dove, su 160 mila abitanti, gli stranieri sono circa il 9,2 per cento, di 131nazionalità diverse, e 20 mila gli studenti fuorisede. Dopo l'assassinio di Meredith Kercher e il processo, ancora in corso, contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, l'universo giovanile perugino è stato passato al setaccio. Il sociologo Ilvo Diamanti ha scritto che la città «soffre di una sindrome da "spaesamento", comune a molti altri centri urbani in cui è cresciuta la presenza universitaria, (...) si sono sviluppate vere e proprie "zone" per studenti. Città nelle città. Anzi, talora la stessa città è confluita nell'università».

Palazzo del Comune di Perugia
Uno scorcio del Palazzo del Comune di Perugia, a piazza IV Novembre,
nel centro storico della città umbra.

Gli studenti sono popolazione di passaggio, che non mette radici nella città e la vive senza responsabilità, dice Diamanti. Una condizione difficile in cui, conferma il vicario generale don Paolo Giulietti, «anche i ragazzi che vengono dal Sud e che a casa frequentavano le parrocchie, qui rischiano di perdersi per mancanza di punti di riferimento ». Il rettore dell'Università per gli stranieri, Stefania Giannini, parla della «mancanza di interesse per una città condivisa ». Ma sottolinea anche le potenzialità della situazione: «Gli studenti trovano un microcosmo concentrato in due chilometri quadrati, dove arrivano migliaia di giovani da 100 Paesi per fare, in italiano, esperienza della nostra cultura. È un'opportunità unica, ben diversa dall'idea di sballo e festini a base di droghe».

Durante l'anno, soprattutto in estate, la città accoglie anche numerosi religiosi e prelati dei Paesi emergenti che frequentano i corsi di perfezionamento linguistico. Il rettore condivide le accuse mosse da blog e forum degli studenti verso i mass media, colpevoli di aver presentato Perugia come città della dannazione. «Il caso che purtroppo ha coinvolto due nostre studentesse sarebbe potuto capitare in qualunque altra sede universitaria con le caratteristiche di Perugia». La città, dice il rettore, è ben risolta sintatticamente, cioè nei suoi collegamenti, grazie al sistema di scale mobili e di metro leggera che scala l'acropoli e si insinua nell'antica rocca. Da un punto di vista semantico, invece, come condivisione di valori e sentire comune, c'è ancora da lavorare tra la popolazione mobile, cioè gli studenti, e quella stanziale, i perugini. «Quello che manca è un progetto culturale e civile comune ». A chi spetta farlo? «Dopo i drammatici fallimenti della politica, forse bisognerebbe guardare alla società civile. Ma non so se una città come Perugia ne abbia la forza. Manca quel tessuto imprenditoriale e mercantile che tanto ha fatto per la crescita delle piccole città italiane».

Una veduta dei tetti della città di Perugia
Una veduta dei tetti della città di Perugia.

Nei loro blog gli studenti raccontano che uno dei problemi maggiori di Perugia è l'essere divenuta la capitale dello spaccio di droga del Centro-Italia. Dopo mezzanotte, dicono, alcune strade sono impraticabili, con un pusher ogni venti metri. Il rettore conviene: il problema c'è, «ma non è con le volanti che si risolve, piuttosto bisogna creare situazioni di positività. Dare un bollino blu ai locali che promuovono eventi e fanno cultura, fare in modo che il centro abbia dei cinema a disposizione, visto che le multisala sono lontane e le due sale storiche hanno chiuso», inventarsi collaborazioni per un progetto cittadino.

Tra i movimenti ecclesiali nell'università è presente Cl, poco la Fuci, un po' la Gioventù francescana. La pastorale universitaria è coordinata da don Bromuri, che nel 1947 ha fondato l'Ostello della gioventù per accogliere gli studenti fuorisede. La cappella universitaria ha come filosofia quella di «fare incontrare i credenti che sono all'università: nell'ordinario, con l'Eucarestia giornaliera alle 19.15; e poi nei tempi forti, con alcune iniziative straordinarie, in collaborazione con i movimenti esistenti». Ogni 15 giorni il gruppo che frequenta la cappella propone un cineforum nella sala bar "Il 110".

Manifestazione di studenti davanti all'ingresso dell'università
Manifestazione di studenti davanti all'ingresso dell'università, in via Enrico Dal Pozzo.

La residenza del vescovo apre le sue finestre sulla piazza medievale, luogo di ritrovo per i giovani che spesso tirano l'alba sulle scale della cattedrale. «Quando penso ai poveri, considero anche i 40 mila studenti delle nostre due università », commenta il vescovo. E aggiunge: «Il centro storico di Perugia è piccolo e sovraffollato. Gli alloggi sono insufficienti; non mancano casi di speculazione sugli affitti; nelle piazze, addirittura in quella centrale, c'è un giro di droga a dir poco impressionante. Questo problema mi affligge profondamente, perché giorno e notte lo contemplo dalle finestre del mio studio ». Due le indicazioni operative che l'arcivescovo Gualtiero Bassetti offre: la prima è rivolta alle Congregazioni religiose, maschili e femminili, «perché convertano, per quanto possibile, le loro strutture in opere di accoglienza e formazione degli studenti». E la seconda è la «missione cittadina, a cui tengo tanto, rivolta ai giovani e agli studenti universitari, che avrà luogo dall'11 al 20 marzo prossimi e sarà aperta da una lezione, nell'Aula Magna della Statale, dal cardinale Angelo Bagnasco».

La Cappella del Santissimo Sacramento.
La Cappella del Santissimo Sacramento,
all'interno della cattedrale del capoluogo umbro
.

La missione prevede una prima fase di contatto negli spazi pubblici – piazze, università, locali – e poi l'invito a partecipare ad alcuni eventi, in vista di una serie di proposte di cammino nella Chiesa locale, dalla catechesi, al volontariato, all'oratorio. Non sarà un'operazione facile, secondo Carlo Cirotto, presidente del Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) che a Perugia vive e insegna: «Mi sembra che pochi giovani si pongano la domanda spirituale. Mi impressiona il loro distacco: seguono i corsi per prendere la laurea, ma la vita è altrove.L'università non è più un luogo di socializzazione. Non si passano gli appunti e mi rattrista vedere che agli esami, ai test, non copiano più. Magari usano il telefonino o chiedono a noi docenti, ma non c'è nessuna apertura tra di loro». Ben venga la missione giovani, dice don Saulo Scarabattoli, parroco e cappellano del carcere minorile: «La Chiesa come istituzione non riesce a interrogare le persone. La parrocchia non riesce a essere missionaria». In carcere, nota il sacerdote, la presenza della Chiesa è discreta ma costante: tanti i volontari, laici e religiosi, che animano progetti e offrono spazi educativi «per molte donne che, costrette dalla vita, non hanno nemmeno chiaro il senso del peccato».

Veduta del complesso di Santa Giuliana, nel capoluogo umbro.
Veduta del complesso di Santa Giuliana, nel capoluogo umbro.

La pastorale più vivace, nutrita anche da preti giovani, sembra trovare spazio nelle zone periferiche, dove sempre più negli ultimi anni è stata riscoperta la pastorale dell'oratorio: «Una tradizione sconosciuta da noi, ma che da 7-8 anni è diventata una grande opportunità, uno spazio che permette alle generazioni di incontrarsi», ci dice Roberta Vinerba, consacrata francescana, teologa e scrittrice. La quale al mondo giovanile si rivolge con una proposta specifica: «Dei corsi di affettività nella scuola pubblica e in diocesi. I ragazzi sono bombardati su genitalità e sesso protetto, ma non sanno cosa significa amare», spiega la suora, che incontriamo negli studi dell'emittente diocesana Umbria Radio, dove cura dei programmi di approfondimento. La prima emergenza giovanile, secondo la religiosa, «è la mancanza di adulti di riferimento». Non a caso da quattro anni, Roberta tiene corsi sulla paternità cristiana a una platea affollata di padri.

La necessità di investire sull'accompagnamento dei genitori viene rilevata anche dai responsabili del consultorio familiare diocesano La dimora, che ha sede nella zona delle Fratte. «Sempre più spesso chiedono una consulenza coppie in crisi sposate da molti anni», dice la dottoressa Francesca Barone, responsabile della struttura. Dal suo osservatorio, Barone auspica che, per quanto riguarda la pastorale diocesana, vengano migliorati i corsi per fidanzati e si crei una rete di sostegno intorno alle coppie, che vivono forti crisi di comunicazione, anche dopo 30 anni di matrimonio. Dal 2008, al consultorio è stato affiancato anche un centro di bioetica. Guidato dal dottor Fabio Emili, si propone di fare ricerca, didattica e attività congressuale (prossimo appuntamento a novembre 2011 sull'identità di genere).

Giovani e turisti davanti alla cattedrale di San Lorenzo, in piazza IV Novembre.
Giovani e turisti davanti alla cattedrale di San Lorenzo, in piazza IV Novembre.

Città di studenti e di stranieri, Perugia ha accolto sin dagli anni '70 anche tanti giovani di religioni diverse. È qui che si sono formati gli studenti musulmani che hanno dato vita a varie organizzazioni studentesche e poi religiose, come racconta Abdel Qader, imam del Centro culturale in via Settevalli. E che hanno partecipato alle iniziative promosse dal Centro ecumenico, nato in parallelo con l'Ostello della gioventù e affidato sempre a don Bromuri. Oggi sono i rumeni, al 95 per cento cristiani ortodossi, a costituire la più numerosa minoranza religiosa. La diocesi ha messo loro a disposizione la chiesa di san Barnaba dove padre Ionut Radu, 32 anni, tre figli, sposato con Alina, si alterna con i parrocchiani cattolici. «Siamo ormai una comunità stanziale, con tanti ragazzi della seconda generazione. Celebro più di 100 battesimi l'anno. Intorno alla chiesa ci costituiamo anche come comunità culturale, non solo spirituale».

Infine, tra gli stranieri, vi sono anche molti cattolici provenienti dal Sud America e dall'Africa. Uno degli eventi più sentiti è la festa del Señor de Los Milagros, quando viene portata in processione, nel cuore della città, l'immagine del crocifisso miracoloso, pregando e cantando fino alla cattedrale. Gesti sacri e canti latinoamericani che sulla scalinata del Duomo incrociano la "liturgia" dei giovani. Altre parole e altri segni, che chiedono ascolto.

Vittoria Prisciandaro

Jesus n. 1 gennaio 2011 - Home Page