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EUROPA 
L'arcivescovo di Bruxelles nella bufera:
si dimette il portavoce

La Chiesa cattolica sembra sempre più vicina al collasso, dopo che al moltiplicarsi delle accuse di pedofilia nei confronti dei preti si sono sommate una serie di polemiche per le prese di posizione dell’arcivescovo di Bruxelles, monsignor André Joseph Léonard che hanno portato alle dimissioni del suo portavoce e provocato le critiche persino della stampa cattolica locale.

A trascinare Léonard nell’occhio del ciclone è stata la pubblicazione in fiammingo di un suo libro intervista in francese risalente a quattro anni fa. Nel volume, l’arcivescovo descrive l’Aids come «una sorta di giustizia immanente...

se la gente tratta in modo inappropriato il senso profondo dell’amore umano, questo porta alla catastrofe a tutti i livelli ». Parole che hanno provocato critiche da politici di tutti gli schieramenti e la presa di distanza dei due principali settimanali cattolici belgi, Kerk & Leven e Tertio: «È chiaro che c’è un legame causale tra una vita promiscua e l’Aids, ma non lo si potrà mai definire "giustizia"», ha scritto Kerk & Leven.

L’arcivescovo di Bruxelles ha provato a spiegarsi in una conferenza stampa il 22 ottobre e in una lunga lettera aperta ai fedeli datata 3 novembre. Da una parte, si è giustificato il primate del Belgio, le sue parole erano state fraintese dai media e dal giornalista che aveva chiesto se l’Aids fosse una «punizione divina »; dall’altra ha ribadito che «a rigore, si potrebbe rischiare, se lo si vuole davvero fare, di dire che l’omosessualità, non è normale, perché non è coerente con la logica obiettiva della sessualità», anche se «è meglio evitare di farlo per l’ambiguità del termine».

Nella lettera Léonard ritorna anche su un’altra sua affermazione che aveva suscitato scalpore, in un momento in cui il Parlamento belga ha deciso di aprire una commissione di inchiesta sugli abusi nella Chiesa dopo che il rapporto Adriaenssens ha portato alla luce oltre 500 casi. Intervistato dalla radio Rtbf, l’arcivescovo aveva definito le inchieste su preti pedofili molto anziani per fatti risalenti a molti decenni fa «un tipo di vendetta ». «Le vittime devono sempre rivolgersi prima di tutto alla giustizia», ha precisato Léonard nella lettera, ma quando i fatti sono prescritti o le vittime si rifiutano di denunciare, il vescovo può imporre una punizione canonica senza aspettare il verdetto del Vaticano. L’arcivescovo di Bruxelles è diventato una presenza costante sui media belgi, tanto che il suo portavoce – il professore dell’università di Lovanio Jürgen Mettepenningen – che gli aveva più volte consigliato un periodo di silenzio-stampa, ha rassegnato le dimissioni accusandolo di non prendere sul serio il suo ruolo di leader della Chiesa belga. Un fedele esasperato gli ha tirato una torta in faccia mentre celebrava la Messa nella cattedrale di Bruxelles. L’arcivescovo, almeno, ci ha scherzato su: «Era», ha detto. «una torta molto buona ».

Alessandro Speciale
   

ITALIA
Invito dell'Azione cattolica a bimbi e ragazzi:
diventiamo grandi insieme

Federica, 15 anni, è rimasta colpita soprattutto dalle definizioni di Benedetto XVI sull’amore: «Impegnativo, ma autentico, costa qualche rinuncia, ma fa sperimentare dentro la libertà, la bellezza di donarsi agli altri». Andrea, 10 anni, ha accolto il suo invito «ad avere coraggio nel vivere tutti i giorni la fede a misura di bambino, a non aver paura della santità nel nostro piccolo». Entrambi della diocesi di Treviso, erano due dei circa 100mila acierrini e giovanissimi di Azione cattolica – dai 6 ai 18 anni – presenti in piazza San Pietro il 30 ottobre scorso con educatori e genitori, in occasione dell’incontro nazionale C’è di più. Diventiamo grandi insieme. Un evento preparato per mesi, che ha rilanciato la missione educativa dell’Ac verso i suoi membri più giovani.

«Si parla tanto di amore, ma pochi sanno rispondere sinceramente. Il Papa ci ha dato risposte non costruite, per aiutarci nel cammino, suggerendo piste possibili per noi e i nostri coetanei», testimonia la diciassettenne Caterina, della diocesi di Termoli-Larino, in cui all’Ac aderiscono anche ragazzi e adolescenti di origine straniera, soprattutto dell’Est Europa. «Sono integrati perfettamente, tanto che a ricordarci le loro radici spesso è solo il nome», racconta Federico Licursi, referente diocesano per il raduno, che precisa: «La giornata romana non è soltanto un bel ricordo da archiviare, ma un riferimento per il cammino associativo di quest’anno, incentrato sul bene comune. Per rendere "straordinario" l’ordinario».

Concorda Sabrina di Paola, che ha organizzato il pellegrinaggio della diocesi di Bari-Bitonto, una delle 200 rappresentate in piazza San Pietro: «Dopo l’evento, ci attende la grande sfida di passare dalle parole ai fatti: raccontare la fede con la vita, per diventare – come diceva un amato vescovo della nostra terra pugliese, don Tonino Bello – testimoni credenti, credibili, creduti». «Abbiamo bisogno della freschezza di questi giovani, che ci sollecitano a sostenerli nella crescita; allo stesso tempo lanciano segnali positivi di una Chiesa che non vive al suo interno solo problemi: ha la capacità di rinnovarsi. Con il loro entusiasmo sono annunciatori del Vangelo e aiutano gli adulti a ritrovare Dio», fa notare monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, recentemente riconfermato da Benedetto XVI come assistente generale dell’Associazione.

E il presidente nazionale Franco Miano ricorda il dialogo del Pontefice con i partecipanti: «Bellissima l’immagine dello specchio che il Papa ha utilizzato per dire ai bambini che non si cresce solo nella statura, ma anche nella vita interiore. Vero il dialogo che ha aperto con i giovanissimi, per spronarli a raggiungere la vetta autentica di un amore puro e non ridotto a merce. Infine, appassionata la risposta agli educatori, esortati a contagiare le comunità con il loro amore per i ragazzi».

Laura Badaracchi


   

AMERICA DEL NORD
La conferenza Usa promette 
nuovo impegno contro le povertà

Dopo le elezioni di metà mandato, i vescovi statunitensi rilanciano l’impegno per i poveri con una correzione di rotta che contrasta le tendenze liberal presenti nella Chiesa. «In questi tempi di grande sofferenza economica è necessario, più che mai, che la Chiesa negli Stati Uniti, attraverso la Campaign for Human Development, prosegua la missione di Gesù». Il vescovo di Biloxi (Mississippi), Roger Paul Morin, ha illustrato con queste parole la linea su cui si svilupperanno, nei prossimi anni, le attività della campagna cattolica per lo sviluppo umano, l’iniziativa dell’apposito subcomitato costituito dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti.

Il documento The Review and Renewal of the Catholic Campaign for Human Development risponde ad «alcune preoccupazioni sulle politiche di finanziamento » e «fa propria una serie di impegni precisi per rafforzare gli scopi» dell’organismo dell’episcopato, ha spiegato monsignor Morin. Dietro le parole del presule, la decisione di tagliare i fondi a gruppi cattolici impegnati nel sociale che operano, però, all’interno di strutture favorevoli all’aborto e al matrimonio gay. Il primo principio contenuto nel documento stabilisce, infatti, maggiori garanzie sui meccanismi di utilizzo dei fondi per i programmi di assistenza sociale, affinché vengano rispettati i valori fondamentali, con particolare riguardo alla protezione e alla promozione della vita e della dignità di ogni persona, alla santità del matrimonio e della famiglia e alla cura degli emarginati.

Negli Stati Uniti, secondo alcune stime, i poveri sono circa 40 milioni e il 13 per cento della popolazione vive con poco più di 18mila dollari l’anno (circa 15mila euro). Nel 2009 i poveri negli Stati Uniti sono aumentati di tre milioni rispetto all’anno precedente. Con la loro campagna per lo sviluppo umano, i vescovi statunitensi sono in prima linea.

L’anno scorso è stata promossa una raccolta di aiuti per soccorrere le famiglie con disoccupati. Un’altra iniziativa ha riguardato l’apertura di un fondo di 300mila dollari per il sostegno alle famiglie di pescatori danneggiate, nelle loro attività, a causa dell’inquinamento prodotto dalla fuoriuscita del petrolio nel Golfo del Messico.

Le nuove linee-guida, approvate dai vescovi riuniti in assemblea a Baltimora a metà novembre, stabiliscono, tra l’altro, la necessità che una quota dei fondi raccolti sia riservata ad alimentare una riserva "strategica" per affrontare nuovi problemi emergenti, indicati come prioritari dalla Conferenza episcopale. Il rinnovato impegno nel contrasto alla povertà, si osserva, passa anche attraverso un miglior coordinamento tra l’ufficio centrale della campagna a Washington e le varie diocesi sparse nel Paese. Si dovrà, infine, avviare un’ampia riflessione sui costi umani e morali provocati dalla diffusione della povertà negli Stati Uniti.

Iacopo Scaramuzzi
  

AMERICA LATINA
Il Governo incalza i religiosi peruviani
che difendono gli indigeni

Solo uno sciopero dei funzionari dell’amministrazione della giustizia ha bloccato a tempo indeterminato la lettura, prevista per il 30 ottobre, della sentenza del processo contro padre Mario Bartolini, parroco passionista di Barranquita, nel vicariato apostolico di Yurimaguas, accusato di incitamento alla ribellione in relazione alle proteste indigene culminate nella strage di Bagua del giugno 2009, dopo la quale aveva affermato in un’omelia che «essere credenti non significa accettare l’azione criminale delle autorità che oggi governano». Un verdetto di condanna comporterebbe l’espulsione, auspicata dal vicepresidente della Repubblica, Luis Giampietri, del missionario, che da 35 anni lavora in Perù e dal 2006 ha denunciato l’illegale concessione governativa di tremila ettari di bosco originario, patrimonio nazionale secondo la Costituzione, al potente Grupo Romero, divenendo oggetto di una campagna di diffamazione a opera del "gigante" dell’agricoltura locale.

Padre Bartolini non è l’unico esponente della Chiesa dell’Amazzonia peruviana nel mirino da parte delle autorità. Solo l’accoglimento del ricorso di habeas corpus da parte della Corte superiore di Loreto ha, infatti, finora sospeso l’espulsione dal Paese decretata in luglio dal ministero degli Interni contro fratel Paul McAuley, religioso inglese appartenente ai Fratelli delle Scuole cristiane e presidente della Rete ambientale di Loreto, reo di aver «preso parte ad attività di carattere politico». Il religioso aveva chiesto all’Organismo di supervisione degli investimenti privati nel settore energetico e minerario un’ispezione sullo sversamento, nel fiume Marañon, di 300 barili di petrolio da parte della compagnia argentina Pluspetrol. Dura la reazione della Conferenza dei religiosi del Perù: «Secondo il Governo l’atto di espulsione sarebbe del tutto legale: uno straniero non può coinvolgersi in situazioni che alterino la stabilità del popolo peruviano. Con la stessa logica ci si potrebbe interrogare sulla legalità di molte compagnie minerarie che operano in modo sfacciatamente dannoso per il nostro territorio e la vita dei suoi abitanti. Proseguendo il lavoro di fratel Paul siamo in molti, noi religiosi, peruviani e stranieri, pronti a continuare a essere una presenza scomoda mentre la cupidigia dei poteri economici minaccia gli abitanti e il territorio dell’Amazzonia».

Per ragioni analoghe restano poi "sorvegliati speciali" monsignor Daniel Turley, agostiniano statunitense vescovo di Chulucanas, monsignor José Astigarraga, vescovo passionista basco del vicariato apostolico di Yurimaguas, e il gesuita spagnolo padre Francisco Muguiro, vicario generale di Jaen, in Cajamarca, tutti naturalizzati peruviani. Dal 2005 monsignor Turley, che è responsabile della Salvaguardia del creato nella Commissione episcopale di azione sociale (Ceas), è stato accusato, insieme con padre Muguiro, di fomentare le mobilitazioni dei contadini per chiedere che l’impresa mineraria Majaz, sussidiaria della compagnia inglese Monterrico Metals, abbandonasse il Progetto Rio Blanco, finalizzato allo sfruttamento del maggiore giacimento di rame del Perù, che avrebbe provocato gravi danni ambientali. Monsignor Turley aveva ricevuto svariate minacce di morte, mentre padre Muguiro era stato indicato da Panorama TV come membro di «una rete di terrorismo legata al narcotraffico», salvo vincere la causa per diffamazione intentata contro la trasmissione. Nei mesi scorsi, poi, riferendosi allo «sciopero amazzonico» del 2009, il presidente della Repubblica, Alan Garcia, ha definito «falsi cristi» i preti che difendevano i diritti degli indigeni contro le compagnie estrattive e tre parlamentari del suo partito, l’Alleanza popolare rivoluzionaria americana, hanno accusato monsignor Astigarraga di sedizione, nonostante all’epoca il presule si trovasse in Germania.

La Conferenza episcopale peruviana, per mano del suo presidente, monsignor Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo, in un Messaggio sul ruolo della Chiesa cattolica nell’Amazzonia peruviana, ha difeso l’operato dei religiosi oggetto di intimidazioni. Monsignor Pedro Barreto, gesuita vescovo di Huancayo e presidente della Ceas ha aggiunto: «La Chiesa in Perù deve compiere passi importanti per illuminare il problema dell’attività mineraria».

Mauro Castagnaro 
   

AFRICA
Ucciso un altro prete

«Era un uomo semplice, del popolo, coraggioso e ben voluto da tutti, giovani come anziani». Così è stato ricordato l’abbé Christian Mbusa Bakulene, ucciso l’8 novembre da un uomo in divisa, mentre tornava nella sua parrocchia di Kanyabayonga, nel Nord del Kivu. È l’ennesimo tributo di sangue che la Chiesa congolese paga in questa Regione, devastata dalla guerra e destabilizzata da bande armate. Pare che l’assassino del prete sia un militare delle Forze armate regolari. Militari che si trasformano spesso in aguzzini. «I militari», ha raccontato un testimone dell’omicidio del sacerdote, «vivono a discapito della popolazione, perpetrando furti, saccheggi e rapine».

   

ASIA
Condannati cattolici

Il 27 ottobre nel Vietnam centromeridionale, il tribunale di Cam Le ha condannato sei cittadini cattolici a pene tra i 9 e i 12 mesi di detenzione per i reati di disturbo alla pace sociale e insubordinazione alle autorità locali. La sentenza è stata accolta da veglie di preghiere e solidarietà a cui hanno partecipato in migliaia. Gli imputati hanno presentato appello al tribunale distrettuale di Da Nang, perché i giudici di primo grado non hanno ammesso in aula i loro difensori. I sei cattolici il 4 maggio scorso avevano partecipato, con un centinaio di altri fedeli della parrocchia di Con Dau, a un funerale disperso dalla polizia perché diretto a un cimitero cattolico che la municipalità aveva deciso di smantellare per dare il via a un progetto di lottizzazione. La scelta aveva suscitato le proteste dei parrocchiani che chiedevano di tutelare il campo santo dalle speculazioni edilizie.

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