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UNA CITTA', UNA DIOCESI - REGGIO CALABRIA

Una città sospesa tra vecchio e nuovo
di
Annachiara Valle – foto di Alessia Giuliani/Cpp
  

Era sciatta, fatiscente, soggiogata dalla violenza mafiosa. Oggi, vent’anni dopo, Reggio Calabria mostra una dignità e un impegno civile ammirevoli. Una trasformazione frutto in gran parte dell’impegno testardo di due uomini di nome Italo: Falcomatà, il sindaco di sinistra che ridiede ai reggini la voglia di amare la propria città; e don Calabrò, il prete che impegnò i suoi ragazzi in una «lotta continua contro la povertà». Raccogliendo la loro eredità, la diocesi si prepara a ospitare la nuova edizione della Settimana sociale dei cattolici italiani.
  

Reggio Calabria è bella in qualunque stagione dell’anno. Alle prime luci dell’alba sul lungomare c’è un via vai silenzioso di giovani e meno giovani che fanno footing, che pattinano, che semplicemente passeggiano. Tra le palme e il rumore attutito delle onde si fa giorno. La Sicilia guarda dall’altra sponda questa parte d’Italia, estrema punta del "continente". Ci sono voluti oltre venti anni e la testardaggine di Italo Falcomatà per completare i lavori di quello che già Gabriele D’Annunzio definiva «il più bel chilometro d’Italia». Un altro Italo, don Calabrò, lo aveva incoraggiato a prendere in mano le redini della città. Ancora due giorni prima di morire, il sacerdote reggino, di cui è in corso la causa di beatificazione, lo esortava all’impegno: «Reggio non è ingovernabile», gli diceva. Era il 1990 e la guerra di mafia era in pieno corso. Centinaia di morti ogni anno insanguinavano la città e sembrava che nulla potesse scardinare il potere della ’ndrangheta. Nel 1993, quando Falcomatà diventa sindaco per la prima volta, la città è allo sbando. Eppure è in quegli anni che sboccia la «primavera di Reggio». Con la guida di un uomo capace, caparbio e onesto, formatosi nel mondo cattolico e iscritto al Pci, i reggini cominciano ad amare la propria città e a impegnarsi per migliorarla.

Veduta della città sullo stretto di Messina.
Veduta della città sullo stretto di Messina.

Uniti dallo stesso nome e dallo stesso destino (entrambi moriranno ancora giovani portati via in pochi mesi da mali incurabili), i due Italo hanno segnato le sorti della città. «È impossibile tornare indietro», dice convinto l’arcivescovo Vittorio Mondello. «Si può forse rallentare il passo, cosa che non mi auguro, ma non si può cambiare rotta. Reggio, nonostante la crisi economica che sta colpendo duramente, ha voglia di riscatto».

Le opere sono sotto gli occhi di tutti e la Chiesa è tra le principali artefici del volto nuovo di questa città. «Naturalmente ci sono ancora tante povertà vecchie e nuove», aggiunge Alfonso Canale, segretario della Caritas, «ma come diocesi siamo impegnati a far riflettere la comunità cristiana perché faccia da propulsore e da punto di riferimento nelle situazioni più spinose». Ogni anno, a settembre, il convegno diocesano affronta una tematica specifica e indica le prossime linee pastorali. Al centro dei lavori, negli ultimi anni, l’agenda di Verona: affettività, fragilità, tradizione, festa e lavoro. Su quest’ultimo fronte, in particolare, le parrocchie sono molto impegnate. Accompagnano le famiglie in difficoltà, innanzitutto, perché cresce il numero di coloro che, perdendo il lavoro a 45-50 anni, non hanno alcuna possibilità di essere assorbiti altrove. Ma l’attenzione è anche rivolta ai giovani, che hanno ripreso a emigrare massicciamente: «Va via soprattutto chi studia e ha più possibilità di affermarsi altrove», sottolinea Canale, «e la città si impoverisce di idee, di competenze, di professionalità. La pastorale giovanile e la Chiesa tutta devono tener conto di questo dato fondamentale».

Scorcio del Duomo di Reggio Calabria, dedicato a Maria Santissima Assunta.
Scorcio del Duomo di Reggio Calabria, dedicato a Maria Santissima Assunta.

«La ricerca del lavoro a Reggio e nel Sud in generale», incalza monsignor Antonio Iachino, per anni direttore della Caritas e oggi vicario episcopale dell’arcidiocesi, «ha a che fare con la morale, l’etica, lo scontro con i poteri forti. La Chiesa ha denunciato molte volte la presenza di questi "poteri" che – controllando l’accesso alle professioni, i concorsi pubblici, le assunzioni nel pubblico impiego – inquinano il mercato del lavoro e impediscono a chi ha dei talenti di farli fruttare qui nel territorio. Per questo, per molti è più semplice emigrare, impoverendo così ancora di più la nostra Regione e anche la nostra Chiesa».

È una Chiesa ricca d’umanità e di iniziative, questa di Reggio. Non solo sociali e caritative, ma anche ecumeniche, formative, politiche in senso lato. Il seminario teologico è uno dei fiori all’occhiello della diocesi, così come l’Istituto superiore di formazione politico-sociale "Monsignor Lanza". «Non abbiamo mai smesso di funzionare dal 1991, nostro anno di nascita», spiega Franca Panuccio, avvocato, esperta di famiglia e minori e fresca direttrice della scuola. «Il nostro impegno è quello di fornire strumenti per capire la realtà e di formare coscienze civiche. Non è un caso che l’Istituto nasca proprio negli anni in cui viene denunciato il sistema diffuso delle tangenti e spiegato il modo con il quale i centri di potere non istituzionali influenzano le decisioni pubbliche. In una città come la nostra, soffocata dalla mafia e dalle connessioni tra criminalità, burocrazia e potere politico, il nostro centro di formazione spinge per un rinnovamento della politica e per una maggiore partecipazione alla vita democratica da parte di tutti i cittadini. Il percorso è assolutamente laico, anche se l’impulso viene dalla diocesi».

Il mercato centrale di Reggio Calabria.
Il mercato centrale di Reggio Calabria. Un tempo i banchi, controllati dalle famiglie mafiose, stazionavano in modo permanente. Oggi, dopo l’orario di chiusura, la piazza è di nuovo a disposizione della cittadinanza.

Tutti sottolineano che Reggio Calabria è molto altro che non la mafia, ma nei discorsi non manca mai il riferimento alla ’ndrangheta: «È una realtà pervasiva», sottolinea Domenico Nasone, referente di Libera, «perché riesce a insidiarsi nei glanghi vitali della città: la sanità, l’imprenditoria, la pubblica amministrazione, complici atteggiamenti clientelari che non hanno giovato alla città. Oggi c’è una presa di coscienza diversa e anche i cittadini si sono resi conto, come scriviamo in uno slogan della campagna antiracket di queste settimane, che "Reggio libera Reggio". Abbiamo bisogno dell’aiuto e del sostegno dello Stato, delle istituzioni, del resto del Paese, ma siamo noi che abbiamo in mano le chiavi per liberare noi stessi da questo giogo».

Le scale mobili che portano sul lungomare.
Le scale mobili che portano sul lungomare.

La Chiesa, anche su questo fronte, sta dicendo parole chiare: «Stiamo esercitando un controllo molto rigoroso sulle feste religiose e sull’uso dei simboli sacri», dice monsignor Iachino, «perché la religiosità popolare è una tradizione molto sentita e interessante nella nostra diocesi, ma non può prestarsi a usi strumentali da parte della criminalità, come purtroppo in passato è accaduto».

Lo splendido castello Ruffo a Scilla, una delle località turistiche più ambite per le vacanze reggine.
Lo splendido castello Ruffo a Scilla, una delle località turistiche
più ambite per le vacanze reggine.

Sospesa tra vecchio e nuovo, tra le baracche di via Ciccarello e la costruzione futurista del Palazzo di Giustizia, tra le strade che franano e il progetto del ponte sullo stretto, tra le oltre 40 linee ferroviarie tagliate e una fabbrica di treni che costruisce i migliori convogli per l’Europa, tra lo smarrimento di tanti e una vivacità associativa che ha pochi eguali nel resto d’Italia, Reggio Calabria cerca di allungare il passo, sospinta dalla sua Chiesa. «Siamo alla ricerca di una nuova identità che ancora non riusciamo a vedere», precisa monsignor Antonino Denisi, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali, «ma intanto sperimentiamo in prima persona anche il mutare di cultura e linguaggi: abbiamo un buon 20 per cento di sacerdoti stranieri che lavorano in parrocchia e grande propensione all’ecumenismo e al dialogo». La presenza di greco-cattolici ha reso più facile l’integrazione degli ortodossi, in gran parte rumeni, che oggi costituiscono la seconda presenza religiosa in città. «Abbiamo ottimi rapporti anche con i musulmani, con gli induisti della zona jonica e con la comunità Bahai», nota don Antonino Pangallo, vicario per l’ecumenismo e il dialogo e direttore della Caritas. «Inoltre c’è un Consiglio delle Chiese cristiane formato da 7 comunità: oltre a noi cattolici, ci sono i valdesi, i battisti, due comunità ortodosse e due realtà pentecostali. Insieme lavoriamo molto, soprattutto sul fronte della salvaguardia del creato». In diocesi ci sono quasi tutte le confessioni religiose e «c’è traccia anche di una presenza ebraica sebbene attualmente non ci siano ebrei», aggiunge don Pangallo. «A Bova si sono trovati resti di una sinagoga molto antica e in città le vie Askenetz e Giudecca, per citarne solo alcune, dicono di una presenza che un tempo doveva essere radicata».

Il nuovo Palazzo di giustizia in costruzione.
Il nuovo Palazzo di giustizia in costruzione.

Negli ultimi anni stanno crescendo le sette e i Testimoni di Geova, «anche se la diffusa religiosità popolare per molto tempo ha di fatto arginato questo fenomeno. Abbiamo notato che le sette crescono di pari passo con la solitudine e con lo sfaldamento del tessuto sociale», conclude Alfonso Canale. «Quando le persone si trovano sole in momenti di crisi e non c’è più una famiglia o un tessuto sociale che interviene, è facile cadere in certe trappole». Soprattutto per questo la Chiesa reggina continua a investire in amicizia, accoglienza e ascolto e le parrocchie hanno le porte spalancate per tutti.

Annachiara Valle

 Via Garibaldi, la strada principale del capoluogo calabrese.
Via Garibaldi, la strada principale del capoluogo calabrese.

Una diocesi sinodale

L'arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova conta 25 Comuni, tutti in provincia del capoluogo calabrese. Dei 286 mila abitanti, 270 mila circa sono cattolici, mentre la seconda fede professata è quella ortodossa. Nell’arcidiocesi, unificata nel 1986, si contano 111 sacerdoti diocesani, 52 religiosi, 27 diaconi permanenti, 25 seminaristi e 625 religiose. L’attuale arcivescovo, monsignor Vittorio Mondello, ha fatto il suo ingresso pastorale il 29 settembre del 1990, succedendo a monsignor Aurelio Sorrentino. Divisa in 12 zone pastorali, l’arcidiocesi conta attualmente 119 parrocchie. La decisione di ridurne il numero dalle 135 precedenti è stata presa nel corso dell’ultimo Sinodo diocesano, tenutosi dal 1995 al 1999. Sul territorio operano 13 comunità religiose maschili e 32 femminili. Sono presenti 28 confraternite. Patrona della città di Reggio Calabria è santa Maria della Consolazione, mentre patrono di tutta l’arcidiocesi è l’apostolo san Paolo.

Segue: Educazione antimafia e spirito di servizio

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