Contattaci

  

Jesus n. 8 agosto 2010 - Home Page


Editoriale.

 
Una nuova cattedrale
di Antonio Tarzia
  

«È questo il tempo delle cattedrali / la pietra si fa statua, musica e poesia / e tutto sale su verso le stelle». Così canta il tenore nel musical di Riccardo Cocciante Notre Dame de Paris. Basta un verso evocativo e il tempo si ribalta e ci troviamo proiettati nei cantieri cittadini: quando il popolo con le sue mani scalpellava e carezzava le pietre che, poste una sull’altra, costruivano il monumento alla fede comune. Oggi a Pristina, capitale del Kosovo, si respira questo spirito e si vive questa esperienza: «Ogni parrocchia ha raccolto delle offerte, ogni famiglia ha tenuto un salvadanaio per dare il proprio contributo». Offerte sono arrivate anche dai non cattolici e dalla diaspora albanese in Europa e in America per costruire la cattedrale dedicata a Madre Teresa. «Sorgerà al centro di Pristina in un terreno dismesso che in epoca jugoslava ospitava una prigione e la sede della polizia serba», dice don Lush Gjergji, vicario generale del vescovo. L’inaugurazione della nuova cattedrale, già simbolo identitario della piccola comunità cattolica albanese kosovara, sarà celebrata il cinque settembre prossimo. Il presidente della Repubblica balcanica del Kosovo, Fatmir Sejdiu, ha proclamato il 2010 «Anno di Madre Teresa» per celebrare i cento anni dalla sua nascita.

Gonxha Bojaxhiu nacque a Skopje il 27 agosto del 1910. Il 14 agosto del 1928, mentre era in visita al santuario mariano di Letnica, al confine tra Kosovo e Macedonia, sentì una chiamata interiore e un forte desiderio di farsi suora. Consigliata dai gesuiti croati che reggevano la sua parrocchia, si rivolse alle suore di Loreto a Zagabria. Fu accolta per il postulandato e inviata in Irlanda presso la Casa madre della congregazione a imparare l’inglese. L’anno dopo partì per l’India. Dopo il noviziato fu infermiera. Poi, finiti gli impegni universitari, per una decina d’anni insegnò nella scuola di St. Mary a Calcutta.

Vedendo attorno a sé tanta sofferenza, entra in crisi spirituale e compie una inversione di rotta. La sua via di Damasco è un viaggio in treno verso la città indiana di Darjeeling: qui matura la sua opzione totale per i poveri, gli emarginati, i senz’amore. Scrive al suo padre spirituale: «Ho deciso di abbandonare il convento per poter più liberamente servire i poveri tra i poveri». Lascia l’abito delle suore di Loreto e veste il sari bianco orlato di azzurro, indossa i sandali dei poveri senza calze e fa della strada il suo convento, consolando, soccorrendo, accompagnando i moribondi a trovare un po’ di luce.

Aveva 38 anni quando chiese la cittadinanza indiana e fondò la sua opera, le Missionarie della Carità: un piccolo esercito di formichine bianche. Oggi quasi cinquemila, sparse in 146 Paesi. Giovanni Paolo II, che beatificò Madre Teresa nel 2003, disse di lei: «Icona del buon samaritano, essa si recava ovunque per servire Cristo nei più poveri fra i poveri. Nemmeno i conflitti e le guerre riuscivano a fermarla...».

Antonio Tarzia