|
REPORTAGE - IL
CAMMINO DI SANTIAGO Due
ruote e un’anima
pedalando
verso Santiago
di Gianni Di Santo –
foto di Xulio Villarino
Quando il 25 luglio,
festa di San Giacomo, cade di domenica, allora l’anno relativo viene
dichiarato Anno Santo compostelano. E l’ormai famoso Cammino di
Santiago si affolla ancor più del solito di pellegrini. Per l’occasione,
lo abbiamo percorso in bicicletta.
In
questo angolo dell’estremo occidente spagnolo le mappe geografiche non
hanno confini. Qui, nella terra che gli antichi popoli chiamavano Finis
Terrae, bagnata a ovest dall’Oceano Atlantico e a nord dal Mare
Cantabrico, è stata scritta la storia religiosa e civile d’Europa.
Siamo in Galizia, la "celta" Galizia, patria di cornamuse,
cerveza, sidro, miele e di una pioggia intermittente che cade a ogni ora
del giorno come se fossimo in Irlanda. Qui, più a sud e più a ovest
del lembo di terra che, sulla costa bretone, porta lo stesso nome di
Finis Terrae, c’è Santiago de Compostela, la città di san Giacomo, l’apostolo
che ha cristianizzato la Spagna.

Un pellegrino in bicicletta tra i campi
nei pressi di Boadilla del Camino.
Non si giunge a Santiago per caso. Nell’albergue Viator, a
Sahagùn, quattro pietre scolpite ricordano al pellegrino l’essenza
del camino. L’incisione recita: camino mistico, camino interior,
camino fraternidad, camino sabidurìa. Un cammino mistico,
interiore, di fraternità e di saggezza. Il pellegrinaggio verso la meta
Santiago è stato, lungo i secoli, "il pellegrinaggio" per
eccellenza, la via di cielo e di stelle che portava i viandanti di ogni
dove a inginocchiarsi davanti alla tomba dell’unico apostolo sepolto
in terra europea, ad eccezione di Pietro e Paolo. Un lungo camminare
fatto di fatica e allegria interiore che i pellegrini di oggi ancora
compiono fermandosi alle stesse tappe di allora, visitando i piccoli
centri agricoli della meseta spagnola, i rifugi montani della
Cruz de Hierro o del piccolo villaggio con i tetti di paglia chiamato O
Cebreiro. Esattamente come allora. Stanchi come allora. Rifocillati da
un’umanità sparsa che dell’ospitalità ha fatto il culto della
Spagna migliore. Da soli. In compagnia. Magari in gruppo. Portandosi con
sé poche cose. Delle buone scarpe da escursionismo, una mantellina per
la pioggia, pochi indumenti, e tanta voglia di scoprire ritmi e note
giuste del lento camminare.
Dal medioevo non è cambiato granché nello spirito interiore di chi
intraprende oggi il viaggio verso Santiago. Si parte e basta. E se
proprio qualcuno non ce la fa a percorrere gli 800 chilometri dell’intero
percorso del Cammino francese (il più importante, quello che ho
compiuto con la mia bicicletta), ci sono sempre i bus, i taxi, una rete
organizzata di aiuto logistico al pellegrino che è disseminata lungo
tutto il cammino. Bello farsi la valigia togliendo. Bello pensare che
camminerai e pedalerai sotto la pioggia galiziana e il sole della meseta.

Pellegrini in cammino verso Santiago in un
campo di cereali
non lontano da Burgos.
Ultreia,
allora. Silenzio, fatica e allegria. Alla maniera degli antichi monaci e
degli erranti per mestiere. Già, ultreia: così suonava nel
medioevo il saluto di incoraggiamento tra pellegrini. Proveniente dal
latino ultra (più) ed eia (avanti), questa parola è già
presente nel Codex Calixtinus, una sorta di dialetto a uso e
consumo dei camminanti che di solito rispondevano «suseia». «Ultreia,
e suseia, deus adjuvanos», forza, che più avanti, più in alto c’è
Santiago. Mi appoggio a questa parola, così musicale, così tonda,
tonica e ritmica, per arrendermi agli influssi del tempo e dell’anima
che faranno compagnia agli 800 chilometri della mia pedalata.
Santiago de Compostela non ha confini geografici o temporali. Qui si
incontra la storia. Chiese, monasteri, alloggi, ospizi, ospedali,
locande, re, imperatori, papi, miracoli e leggende ti raggiungono lungo
la fatica del cammino e ti fanno sentire il sentiero meno aspro. Il «buen
camino» fa compagnia ogni giorno a chi cammina e chi pedala ed è
naturale concederlo con il sorriso a ogni persona che si incontra. La
camminata conquista ogni ora che passa muscoli e cuore, concede di fare
due conti con sé stessi, mostra davanti scenari di musica, arte e
letteratura che tu, piccolo uomo occidentale in ricerca di qualcosa, non
avresti mai nemmeno immaginato. Santiago appare forse molto tempo prima,
è già dentro di te lungo il cammino. I volti incontrati, i sorrisi
scambiati, le tavolate allegre, ma anche i servizi igienici condivisi, i
panni lavati insieme e stesi in ristrettissimi stenditoi raccontano la
storia di Santiago. Così come il riposo notturno, che poi tanto riposo
non è visto che si dorme in camerate di trenta posti raccolti in letti
a castello, dove certo non si hanno le comodità di casa.

Ciclista su un ponte di pietra sul
torrente Rebedeira, nei pressi di Arzúa.
Insomma, una grande fusion di umanità dispersa lungo la
Navarra o la Castiglia che cammina lentamente e che, forse perché lo ha
letto in qualche guida o forse perché chi intraprende il camino
modifica anche i suoi comportamenti, ha rispetto dell’altro. Che non
sporca, non alza la voce, ma chiede se hai bisogno di aiuto. Sarà il
primo miracolo di san Giacomo?
Il Cammino francese per arrivare a Santiago che ho realizzato in
bicicletta per circa 800 chilometri è il cammino più noto e anche il
più frequentato. Si entra dai Pirenei francesi a St-Jean-Piedde-Port
per arrivare subito dopo a Roncisvalle, già in terra spagnola,
considerata la porta del Cammino. Da lì in poi si attraversano quattro
grandi regioni spagnole: Navarra, Rioja, Castiglia e Leòn, e infine si
giunge in Galizia. Un viaggio nel tempo e nella storia, nel costume e
nella mitologia, che vede questo pezzo di terra di Spagna parte
integrante della formazione stessa dell’idea europea. Incontro Carlo
Magno e san Giacomo, il paladino Orlando e santo Domingo, templari e
croci celtiche, il tutto accompagnato da un misto di avventura,
spiritualità e difesa della fede. C’è poco da immaginare: qui, in
terra spagnola, Santiago è «matamoros», l’ammazzamori, colui
che ha salvato l’Occidente da sicura fine per mano musulmana. Almeno
è quello che le leggende e la storia, per questa volta incredibilmente
d’accordo, raccontano nei poemi epici e negli spartiti musicali che
gli artisti del tempo ci hanno tramandato. Sarà forse così. Certo non
sfugge al moderno pellegrino che Santiago è anche e, soprattutto, non
solo matamoros. Santiago il giusto, il misericordioso, Santiago l’ospitale,
Santiago infine annunciatore della «buona notizia» in terra di Spagna
è il santo che appare davanti al nostro cammino. Un cammino, appunto,
che parte dal paesino francese ma anche, diversamente, da Samport, per
poi ricongiungersi a Puente la Reina, il punto d’incontro dei due
cammini francesi. Come c’è il cammino aragonese, circa 170 chilometri
di strada che scende dalla catena pirenaica lungo la valle del fiume
Argon e poi devia verso la regione di Aragona.

Rito della lavanda dei piedi dei
pellegrini nell’albergue
di San Nicolas de Puente Fitero.
Scegliere
dunque quale cammino fare è già un primo passo. Il secondo è quello
di procurarsi la credenziale del pellegrino, una sorta di documento che
serve per attestare l’identità del pellegrino e ricevere l’ospitalità
negli albergue, che non sono i nostri alberghi ma veri e propri
rifugi-bivacchi con pochissime comodità dove vengono offerte
ospitalità per la notte e un’abbondante cena. Serve anche a
distinguere un vero pellegrino da ogni altro viaggiatore. Viene
rilasciata da una autorità religiosa che si assume la responsabilità
di ciò che essa afferma, pertanto ne deve essere fatto un uso
responsabile e corretto.
A Roncisvalle, nei Pirenei, la chiesa della Collegiata rilascia
questo documento. Ma è possibile richiederla già in Italia alla
Confraternita di San Jacopo di Compostella, che ha realizzato una
propria credenziale con tali caratteristiche. Ha sede a Perugia ma è
collegata con diverse città italiane dove è possibile andare a
prendersi la credenziale, che è rilasciata a coloro che percorrono le
vie del pellegrinaggio a piedi, in bicicletta o a cavallo. La
Confraternita possiede e amministra sul Cammino di Santiago l’Hospital
de San Nicolás, a Itero del Castillo, vicino Burgos, dove da maggio a
ottobre realizza l’accoglienza dei pellegrini, ma solo di coloro che
vanno a piedi. E, secondo l’antico rito, accoglie il pellegrino
esausto con la lavanda dei piedi.

Croci di legno, collocate come ex voto,
sui monti della Navarra
vicino Roncisvalle.
È una faccenda seria questa dei timbri che l’ospitaleiro apporrà
sulla credenziale, a certificazione del cammino effettuato. Timbri che
il pellegrino farà vedere, una volta giunto a Santiago, all’Officina
del pellegrino, che rilascerà l’ambita Compostelana, il
documento di fine pellegrinaggio.
Ma
non è solo questione di timbri e certificati. Perché chi si mette in
cammino, spesso in solitudine, cerca altro, un altrove che non è
possibile quantificare in carte bollate. Ogni tappa del cammino è
partecipata da un gran numero di persone: ho incontrato almeno una
ventina di ciclisti a fine tappa e altrettanti a piedi, segno che il
cammino di Santiago è realmente un’esigenza dell’anima. E tutti,
almeno gli italiani, hanno con sé una sorta di Bibbia
"laica": si tratta della Guida al Cammino di Santiago de
Compostela pubblicata dalla casa editrice Terre di Mezzo. Una guida
davvero indispensabile per orientarsi tra altimetrie, percorsi sterrati,
tappe obbligatorie, riferimenti artistici, ospitalità che mette d’accordo
tutti: alla sera ci si rincontra all’albergue segnalato per
fare due chiacchiere e verificare le intenzioni del giorno dopo.

Il rito del botafumeiro durante la Messa
del pellegrino.
Uno
dei primi viaggiatori che realizzarono il cammino fu il chierico
francese Aymerich Picaud, nel XII secolo. Scrisse la prima guida sul
Cammino di Santiago. Si tratta del Liber Peregrinationis, che fa
parte del Liber Sancti Jacobi, conosciuto come Codex
Calixtinus, un manoscritto composto da cinque libri che narra le
vicende di san Giacomo e i suoi miracoli in terra di Spagna.
La storia di san Giacomo è nota, ma vale la pena rileggerla. L’apostolo
Giacomo, figlio di Zebedeo e di Salomè, e fratello dell’evangelista
Giovanni, ebbe da Gesù l’incarico di diffondere la sua dottrina in
Occidente. Fu per questo che arrivò in Spagna, dove rimase per molto
tempo. Quando tornò a Gerusalemme, Erode Agrippa lo arrestò e lo fece
decapitare verso l’anno 44 d.C. È qui che inizia la storia vera e
propria. Attanasio e Teodoro, discepoli di Giacomo, raccolsero i suoi
resti mortali e fuggirono con una barca in balia delle onde del mare. Fu
così che, dopo aver attraversato il Mar Mediterraneo e aver percorso la
costa portoghese, arrivarono in Galizia, vicino alla località di Iria
Flavia. Qui seppellirono il corpo di san Giacomo.

Un’antica mappa del Cammino, esposta
nella mostra in Vaticano.
Passarono secoli. Nell’anno 813, un eremita chiamato Pelagio vide
per alcune notti una pioggia di stelle che cadeva in un campo vicino a
un bosco e informò della cosa il vescovo di Iria Flavia, Teodomiro.
Subito il vescovo fece scavare vicino al luogo indicato dall’eremita e
trovò un altare e tre tombe. Nella più grande, c’era scritta la
frase: «Qui giace Giacomo, figlio di Zebedeo e Salomè, e fratello di
Giovanni». Si trattava dunque della tomba dell’apostolo Giacomo. La
notizia fece rapidamente il giro del mondo. Il re Alfonso II costruì
subito una cappella. In seguito edificarono una chiesa fino ad arrivare,
con successive costruzioni, all’attuale cattedrale. Da allora quel
luogo è conosciuto come Campus Stellae, il campo della stella,
nome che ha dato origine alla città che ospita appunto i resti di san
Giacomo: Santiago de Compostela.

Cena nell’albergue di San Nicolas de
Puente Fitero, tra Castrojeriz e Frómista .
El
camino è disseminato di miti e
leggende. Le chiese e i monasteri sono le vie di accesso ai paesi, gran
parte costruite dai templari, che della difesa dei pellegrini lungo le
vie di Santiago e Gerusalemme fecero una delle caratteristiche peculiari
del loro ordine. Da Roncisvalle in poi il segno che contraddistingue il
pellegrino è uno solo: la conchiglia. E una freccia gialla che sta in
ogni angolo, in ogni deviazione, come a dirti: stai sulla strada giusta,
non puoi sbagliare.
L’organo a canne che a Roncisvalle rompe il silenzio dei Pirenei
richiama i viandanti alle otto della sera. Centinaia di pellegrini si
recano in chiesa per assistere a quello che viene considerato l’inizio,
il punto di partenza del pellegrinaggio: la benedizione del pellegrino.
Un momento emozionante che mette tutti sullo stesso piano: camminanti,
ciclisti, semplici turisti arrivati in Navarra con i bus, turisti dell’ultima
ora. Perché sai che, dopo, sarà solo strada. Polvere di sterrato e
asfalto cocente. Che piova o ci sia sole, sei solo tu, il tuo passo e la
tua pedalata a dare ritmi ai respiri dell’anima.

Pellegrini attraversano il rio Miño.
Pamplona,
Logroño, Burgos con la sua imponente cattedrale, infine la nobile Leòn:
quattro grandi città prima di Santiago a raccontare la Spagna colta e
popolare, religiosa e guerrigliera. Dopo Estella, la città delle sette
chiese, incontro il monastero di Irache, noto ai pellegrini perché c’è
una fontana dove invece dell’acqua sgorga del vino. Ma, al di là, dei
monumenti storici e delle chiese, ciò che affascina sono gli incontri
con i personaggi che hanno fatto del camino una meta
privilegiata. A Logroño ci si imbatte nella Casa de doña Felisa, l’abuela
de peregrinos, la nonna dei pellegrini, dove un buon bicchiere di
birra o di semplice acqua è sempre pronto per il viandante assetato;
così come, dopo la salita della Cruz de Hierro, il buon Thomas, che si
professa uno degli ultimi discendenti dei templari, ti accoglie con un
sorriso e il ristoro è offerto gratis, con caffè, tè e biscotti.
Finché non arriviamo a Santo Domingo della Calzada, la città dedicata
a san Domenico, discepolo di san Giacomo e protettore dei pellegrini.
Domingo visse in questa città nell’XI secolo e si dedicò
completamente all’assistenza dei pellegrini. Ancora oggi la chiesa,
con la presenza fissa di due galli al suo interno, ricorda una delle
leggende più belle di tutto il cammino: un giovane, accusato
ingiustamente di furto all’interno di una locanda, fu impiccato come
ladro. I genitori, durante il pellegrinaggio, si fermarono nella stessa
locanda dove si era consumato il delitto e trovarono il figlio ancora
vivo. Il ragazzo raccontò di essere stato salvato da San Giacomo. Il
padre rispose che avrebbe creduto alla storia solo se, in quel momento,
i due galletti arrostiti che stava per mangiare avessero ripreso vita.
Il che, ovviamente, attraverso l’intercessione di santo Domingo,
avvenne all’istante.

Il lato posteriore della cattedrale
di Santiago.
Insomma,
miracoli e leggende, monasteri e chiese. E, per fortuna, tavolate
popolari dove letteratura e musica vanno d’accordo con il respiro e la
fame dei camminanti. Un cocido marigato assaggiato tra i monti
che sovrastano Ponferrada, adatto a tempre di uomini di una volta, dove
una razione di carne vale per quattro, regala le stesse emozioni
degustative dell’onnipresente pulpo alla gallega, la vera
specialità di questi pescatori e boscaioli galiziani che dividono il
loro tempo tra mestieri popolari e un amore sconfinato per lo strumento
principe di questa terra baciata dal mare e dal cielo: la gaita galiziana,
discendente diretta della cornamusa scozzese ma con tonalità e
modalità più morbide e adattabili ai gusti occidentali. Qui l’occhio
cede il posto all’orecchio: va bene ottenere la Compostelana,
ma non si può tornare da Santiago senza portarsi nella valigia i dischi
dei Berrogüetto, Luarna Lubre, Milladoiro e ovviamente il gaitero più
famoso della Galizia, quel Carlos Nuñez che ha fatto conoscere al mondo
la musica galiziana-celtica. Chi ascolta la musica di quei simpatici
vecchietti irlandesi dei Chieftains sa di cosa parlo.
La musica mi ha accompagnato anche nella visita al monastero
benedettino di Samos. Grandioso e imponente, qui gregoriano e litanie
assalgono lo stanco viaggiatore. E per una volta, anche la fida mountain
bike è lasciata sola, a godersi il silenzio.

In cammino tra i campi vicino Portomarín,
in Galizia.
Finalmente,
Santiago. Che appare, quando non c’è nebbia, dopo il monte Gozo.
Aspetta il pellegrino a braccia aperte. E non importa se piove, se fa
freddo, come oggi, 12 gradi in pieno giugno. Si ha fretta di arrivare
alla meta prefissata, e si pedala senza aspettare. Si entra in città
attraverso la Porta del Camino. Prima di giungere alla cattedrale e
ottenere l’indulgenza plenaria si passa attraverso una serie di
monumenti e chiese. Chiesa di Santa Maria del Cammino, Cappella delle
Anime, palazzo di Fontdevila, Chiesa di San Martìn. Finché non appare
in tutto il suo splendore la cattedrale di Santiago, con le sue quattro
entrate e la porta santa appositamente aperta per questo Anno giubilare.
Piazza dell’Obradoiro è l’emblema dell’intera Galizia. Qui i
pellegrini arrivano stremati dal lungo camminare e si siedono per terra
ammirando lo splendore di un’atmosfera quasi magica. La musica di una gaita
arriva da un vicolo, i ciclisti alzano al cielo le braccia in segno
di gioia, i ragazzi si tolgono i pesanti zaini e parlano animatamente,
mentre chi è solo si inginocchia e innalza a Dio la preghiera di
ringraziamento.

Pellegrini nella camerata dell’albergue
del monastero di Samos.
Santiago è davvero un posto speciale. La fede fa compagnia al
silenzio e, a differenza di altre mete di pellegrinaggio, ci sembra che
i mercanti siano stati lasciati fuori dal tempio. Si respira un’aria
diversa, non c’è la rincorsa all’ultimo santino. La porta santa è
aperta, c’è una fila enorme per abbracciare, così vuole la
tradizione, il busto del santo e fermarsi per pochi minuti davanti alla
sua tomba. Il Portico della Gloria all’ingresso della cattedrale,
opera di mastro Mateo, sta lì a dimostrare la potenza di un santo
amatissimo in terra di Spagna. E poi c’è il botafumeiro,
gigantesco incensiere che viene fatto volteggiare tra le navate della
cattedrale da otto uomini che gli danno ritmo, inclinazione e velocità.
Uno spettacolo unico. Siamo fortunati: l’Anno santo ha fatto sì che
le cerimonie religiose con il rito del botafumeiro siano sempre
più numerose e di solito, alla Messa del pellegrino delle 12, gremita
di gente, il botafumeiro comincia a oscillare. E poi c’è l’indulgenza
plenaria da onorare. Per ottenerla per sé o per un proprio defunto
occorre aver fatto almeno una parte del camino, essere entrati
dalla Porta del Camino, aver recitato un Pater, essersi confessati e
aver preso la Comunione.

Tre giovani pellegrini in cammino verso
Santiago de Compostela.
Particolari,
questi, che a qualcuno potrebbero non interessare. Il miracolo di san
Giacomo, il giusto e il misericordioso, abbraccia credenti e non
credenti, laici e agnostici, che qui giungono dopo una lunga fatica
interiore e fisica. Qualcuno continua il camino a Finis Terrae, l’ultimo
lembo di Occidente che butta l’occhio all’immensità dell’Oceano
Atlantico. Qualcun altro si ferma e sta ore seduto sul selciato che fa
da contorno alla cattedrale. E c’è chi non perde un attimo di tempo
per recarsi all’Officina del pellegrino per ottenere la famosa Compostelana.
Mentre un odore di pulpo alla gallega ti segue ovunque, nei
vicoli come nelle chiese.
Ecco Santiago. L’apostolo d’Occidente. Il matamoros che
poi chissà se è vero. Il santo che ha messo insieme calzade romane,
stelle celtiche, re di Spagna e Chiesa latina. E che ancora oggi offre
al pellegrino curioso di vita un sentimento diverso per un’altra
Europa, dove le strade per una rinnovata identità continentale passano
non solo per i retaggi del passato ma per le vie di terra e di cielo
dell’incontro tra i popoli.
Gianni Di Santo

Panni stesi ad asciugare davanti all’albergue
di Ribadiso da Baixo, in Galizia.
| Un
25 luglio speciale per l’Anno compostelano
Il
25 luglio ricorre la festa di San Giacomo. Quando questa giornata
cade di domenica, l’anno relativo viene dichiarato Anno Santo
compostelano, come in questo anno 2010. L’ultimo è stato nel
2004. La ripresa, anche turistica, del Cammino di Santiago è
iniziata negli anni ’80, grazie ad alcuni libri di successo e
soprattutto alla visita che Giovanni Paolo II fece a Santiago nel
1989, in concomitanza con l’incontro mondiale della gioventù:
mezzo milione di giovani convennero a Santiago da ogni parte del
mondo, e fu la maggior concentrazione di pellegrini mai registrata.
Da allora il flusso dei pellegrini è aumentato progressivamente ed
è difficile, soprattutto nei mesi estivi, riuscire a trovare posto
negli albergue per pellegrini e nelle parrocchie.

La Fontana dei cavalli a Plaza de
Platerias, su cui si affaccia
la cattedrale di Santiago.
Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d’Europa ha dichiarato i
percorsi che portano a Santiago «itinerario culturale europeo»,
mettendo a disposizione risorse economiche per segnalare
convenientemente il Cammino, ristrutturare i vecchi rifugi e
costruirne di nuovi per alloggiare i pellegrini. Nel 1993 l’Unesco
li ha dichiarati «patrimonio dell’umanità». Per potere ricevere
la Compostelana, il documento in latino che attesta i motivi
religiosi o spirituali del pellegrinaggio, è necessario aver
effettuato almeno gli ultimi duecento chilometri in bicicletta o a
cavallo, oppure gli ultimi cento chilometri a piedi. Il documento
viene rilasciato dopo un’attenta analisi dei timbri della
credenziale e dei motivi che hanno portato ad effettuare il viaggio.
g.d.s. |

Particolare della statua
del pellegrino sull’Alto de San Roque,
non lontano da Liñares.
Santiago
de Compostela in mostra
in Vaticano
Per
chi non è mai stato a Santiago de Compostela e si prepara ad
andarci, questa mostra rappresenta la possibilità di lasciarsi
suggestionare dalle immagini della grande cattedrale e delle sue
sculture (alcune presenti); per chi invece c’è già stato, è
l’occasione di conoscere o approfondire la figura
dell’arcivescovo Diego Gelmirez (1070? - 1140), che contribuì in
modo determinante alla crescita della cattedrale e allo sviluppo del
Cammino di Santiago. Siamo nell’età d’oro dell’arte e della
cultura compostelana, segnata dalla realizzazione dei grandi portali
d’ingresso, dei palazzi episcopali, delle infrastrutture urbane.
La mostra Compostela e l’Europa. La storia di Diego Gelmìrez
(Città del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, aperta fino al 4
agosto, ingresso gratuito) si articola in nove sezioni. Le prime tre
ricostruiscono l’ambiente in cui Gelmirez visse, gli inizi delle
sue fondazioni e i suoi viaggi in Europa; seguono quattro sezioni
dedicate al dialogo artistico e spirituale tra Compostela e analoghi
centri europei, in particolare italiani; la ricostruzione
tridimensionale di monumenti distrutti come la Porta Francigena
(attuale azabacheria) o l’Altare maggiore e antichi libri
digitalizzati come l’Epistolario Composteliano completano
la visita.
Alfredo Tradigo |
|