Eravamo
nel 1967 quando Marco Bellocchio portò al Festival di Venezia un film
sulla famiglia italiana, le sue fragilità e i suoi compromessi con un
titolo pretestuoso, La Cina è vicina. La primavera del 2010 si
annuncia veramente come una stagione di intensi rapporti diplomatici e
culturali tra l’Italia e la Cina, che nel Grande mappamondo
cinese del XVII secolo appare come la "Terra di mezzo"
tra l’Europa e l’America.
Ponte
per questo dialogo tra due civiltà millenarie, un missionario
maceratese morto a Pechino quattrocento anni fa, che parlava cinese,
onorava Confucio e vestiva da Mandarino. Con ritardo plurisecolare, l’ultima
domenica di gennaio si è riunito nella Cattedrale di Macerata il
Tribunale diocesano per le cause dei santi e ha varato il processo
canonico per la beatificazione del padre gesuita Matteo Ricci, il
letterato e scienziato che ha portato in Cina la tecnologia dell’Occidente
e la raffinata cultura dell’Umanesimo cristiano. Egli per primo
riscrisse il Vangelo in ideogrammi e pubblicò un catechismo in cinese
dal titolo comprensibile ai confuciani: Vera dottrina del Signore
del Cielo.
«I nostri
due Paesi sono stati già molto vicini secoli fa, grazie a Matteo
Ricci», ha detto a Macerata Zhang Jianda, addetto culturale dell’ambasciata
della Repubblica popolare cinese, «e oggi che la situazione in Cina
sta evolvendo velocemente, questo legame può essere rinnovato. La
gente comune in Cina sa chi è Li Madou (il «Saggio d’Occidente»,
come chiamavano il gesuita missionario), ma iniziative culturali e
divulgative come la mostra "Matteo Ricci. L’Europa alla corte
dei Ming", che toccherà le principali città cinesi, favoriranno
ancora di più la conoscenza e gli scambi culturali tra i due Paesi».
Al
National Grand Theatre di Pechino si sta allestendo uno spettacolo
sulla vita e l’opera di Ricci, il gesuita che sull’insegnamento di
Paolo, l’Apostolo delle genti, si fece «cinese con i cinesi». L’opera
musicale, che sarà poi portata anche in Italia, andrà in scena il 29
maggio prossimo, nella ricorrenza del IV centenario della morte.
Nell’ideogramma
cinese che disegna il concetto di amicizia ci sono due mani che si
sovrappongono in un gesto inequivocabile di offerta e accettazione.
Con sentire profetico sulla missione evangelizzatrice della Chiesa che
passa attraverso l’ascolto, l’annullamento di sé e l’inculturazione,
Ricci impara bene il cinese e poi scrive un libro come sintesi
espositiva della saggezza occidentale: Dell’amicizia. L’operetta
stupisce ed entusiasma i dotti cinesi del tempo, i grandi della corte
che lo accettano nei loro consessi e lo chiamano Xitai, «Maestro
dell’estremo Occidente».
«Il
suo impegno resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la
civiltà europea e quella cinese», ha scritto Benedetto XVI nel
messaggio al vescovo di Macerata. Apostolo del dialogo in un crocevia
di grandi civiltà, Ricci ha anticipato profeticamente lo spirito del
Concilio Vaticano II e i dettami del decreto Ad Gentes.
Antonio Tarzia