Contattaci

  

UNA CITTA', UNA DIOCESI - MANTOVA

La Chiesa bella 
che lavora in silenzio

di Annachiara Valle - foto di Alessia Giuliani/CPP
  

Nella città abbellita dai Gonzaga e addolcita dal fascino delle acque del Mincio, la comunità ecclesiale vanta una presenza discreta ma solida. E nonostante i mutamenti sociali, il mondo cattolico mantiene un forte impegno civile e politico.
  

Quando Tazio Nuvolari correva per le strade di questa città era il primo dopoguerra. Da Castel d’Ario, paesino agricolo poco distante dal capoluogo, raggiungeva il centro. Girava tra le vie e i palazzi. La sua passione per i motori divenne un lavoro: pilota, prima di moto e poi di automobili. Ma non lasciò mai l’altra sua grande passione, la fotografia. Scatti familiari, auto da corsa, ma anche immagini della città. D’altra parte, Mantova ha una vocazione naturale a fare da musa ispiratrice. Che siano Virgilio o Dante, che si tratti di Mantegna, Ippolito Nievo o Leon Battista Alberti, la città dei Gonzaga infonde l’amore per il bello. Perché Mantova è una città bella. È splendido il suo centro, con la grande piazza Sordello, dove si affacciano il palazzo Ducale, il duomo, la chiesa di Sant’Andrea; magnifici i suoi mille scorci, il rio dove un tempo si lavavano i panni, piazza delle Erbe, i laghi che la circondano e la fanno sembrare quasi una città di mare, una piccola isola che sorge dalle acque. Affascinanti le sue campagne, il parco della memoria che celebra i martiri di Belfiore, e persino la sua zona industriale, che sputa fumo dalle ciminiere mescolandolo alla nebbia mattutina.

Una veduta di Mantova, città che è circondata da tre laghi: Inferiore, Superiore e di Mezzo, ricavati artificialmente dal fiume Mincio.
Una veduta di Mantova, città che è circondata da tre laghi: Inferiore,
Superiore e di Mezzo, ricavati artificialmente dal fiume Mincio.

Una città solida, riconosciuta come patrimonio dell’umanità, che tanto ha dato alla storia del nostro Paese e che resta uno dei punti fermi del nostro Risorgimento. «Mantova ha una grande storia di accoglienza e concretezza», spiega Carlo Grazioli, ex senatore democristiano e una delle figure di spicco del mondo cattolico mantovano. «Qui nascono le prime leghe contadine che, dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri, si sono incaricate della spinta, della propulsione e del riscatto delle situazioni sociali più difficili. La città è tradizionalmente di sinistra e attualmente è l’unica della Lombardia non amministrata dal centro-destra».

Un puntino rosso circondato da molte chiazze bianche, visto l’apporto che i cattolici hanno sempre dato all’amministrazione di questo territorio. «Abbiamo ancora un patrimonio molto ricco da tanti punti di vista», continua Grazioli, «ma dobbiamo avere anche la capacità di svegliarci e andare verso il nuovo. A volte si ha l’impressione di una città che vive ancora dell’immagine gonzaghesca, senza preoccuparsi troppo di aver perso strutture industriali importanti, di un’emigrazione che ha fatto scendere a 47 mila una popolazione cittadina che venti anni fa ne contava 70 mila, di un invecchiamento che cambierà anche la struttura sociale ed ecclesiale del territorio».

Un puntino rosso, che oggi è sempre più accerchiato dalla Lega, che sta conquistando il territorio pezzo dopo pezzo. Una sorta di cittadella assediata, che però vive con disagio i proclami sul federalismo e gli appelli a denunciare gli immigrati clandestini. «Questa è la terra dove ha predicato don Primo Mazzolari», spiega monsignor Egidio Caporello, vescovo di Mantova per oltre venti anni. «C’erano più di 20 mila persone ad ascoltarlo a piazza Sordello. Si sentiva libero di parlare perché la sua parrocchia di Bozzolo era in territorio mantovano, ma in diocesi di Cremona e, quindi, aveva un po’ di autonomia in più. È stato un uomo di Dio, scrittore, giornalista, conferenziere, prete e parroco, cappellano militare, amico dei lontani, difensore degli ultimi e dei poveri».

La basilica di Sant'Andrea.
La basilica di Sant’Andrea.

Davanti alla sua tomba in marmo, nella chiesa di San Pietro, vengono a inginocchiarsi in tanti. Molti sono seminaristi, sia della diocesi di Cremona che di quella di Mantova, «perché è importante non smarrire le radici», sottolinea don Antonio Mattioli, rettore del seminario. «Noi cerchiamo di dare ai nostri ragazzi una formazione completa, che contempli anche l’impegno civile. E testimoni come don Primo non possono essere dimenticati».

La Mantova e l’Italia di allora, sottolinea Giorgio Mussini, uno degli ultimi chierichetti di Mazzolari, «era molto diversa da oggi. Però quello che resta sempre attuale è la sua capacità di costruire, di cercare una giustizia maggiore, di eliminare le sperequazioni, di incarnare il Vangelo e di tradurlo nell’agenda sociale e politica». La sua attenzione ai lontani e agli ultimi sono di grande attualità e «vanno recuperati», aggiunge don Giuseppe Giussani, presidente della Fondazione Mazzolari, «sapendo che oggi don Primo vedrebbe negli extracomunitari coloro che maggiormente vanno aiutati, ascoltati, a volte anche sopportati».

A Mantova ci sono ma non si vedono: gli immigrati, in prevalenza indiani, passano la giornata nelle stalle, ad accudire le bestie, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. «Per questo», spiega Giordano Cavallaro, direttore della Caritas, «i proclami contro gli immigrati in realtà si limitano a propaganda. Certo, è propaganda pericolosa perché genera un clima di paura e di rabbia, ma quasi mai si traduce in azioni concrete. I mantovani sono gente concreta e sanno che senza gli immigrati l’economia si bloccherebbe».

Gli immigrati, in città l’11 per cento con punte attorno al 20 in provincia, «danno un contributo di giovinezza ed energia nuova a una popolazione decisamente vecchia», insiste Cavallaro, «e ci aiutano ad affrontare le nostre crisi». Non a caso si sono moltiplicate le residenze di riposo, mentre tanti anziani riescono a stare a casa proprio grazie alle badanti straniere. «La fragilità data dalla solitudine è uno dei campi in cui interveniamo attraverso la Caritas e con le tante strutture di volontariato che ci sono in città. Il passaggio da una famiglia larga e solidale a una fatta da una sola persona è un problema sempre più frequente da affrontare».

Il palazzo della Ragione, con annessa la torre.
Il palazzo della Ragione, con annessa la torre.

Anche l’Azione cattolica e le altre associazioni laicali si stanno interrogando sul nuovo rapporto tra le generazioni. «Abbiamo spazi belli che devono trovare nuovi modi di utilizzazione; attività, luoghi che hanno bisogno di rivitalizzarsi», dice Cecilia Gavioli, presidente diocesana dell’Ac. «Il calo numerico dei giovani e la difficoltà di coinvolgerli in percorsi di fede vanno di pari passo con l’invecchiamento della popolazione. Stiamo cercando di riscoprire quale sia l’identità della comunità, anche in vista delle scelte "obbligate" che la Chiesa mantovana dovrà compiere. Penso per esempio alle unità pastorali, che si rendono indispensabili con il calare del numero delle vocazioni e con l’invecchiamento che tocca anche il clero. Stiamo ricominciando con gli oratori e, anche a livello regionale, stiamo facendo un percorso di riflessione sulla posizione del laico battezzato all’interno della nuova riorganizzazione delle parrocchie».

Le unità pastorali – in due vicariati praticamente costituite, in quattro in fase avanzata e in altri quattro ancora all’inizio – sono un’occasione per la Chiesa per ripensare a sé stessa. «È un’opportunità per rivedere il model-lo di comunità», sostiene don Claudio Cipolla, vicario episcopale per la pastorale. «Si va verso una maggiore valorizzazione dei laici e verso un’inversione del modello attuale. Saranno sempre di più i preti ad aiutare i laici e non viceversa».

Il Rio, che taglia in due Mantova.
Il Rio, che taglia in due Mantova.

Intanto è stato riattivato l’Ufficio di pastorale del lavoro, settore sempre più importante per raggiungere le persone lì dove sono. E percorsi specifici sono stati pensati per gli anziani, affinché anche questa sia un’età di crescita. E un’attenzione particolare viene data anche al problema ambientale. «La cosa principale, però», insiste don Cipolla, «è la formazione. Occorre dare ancora più spazio a questo impegno, allargare la partecipazione, migliorare il dialogo interreligioso e quello ecumenico, rafforzare il rapporto con la politica, tanto più che qui c’è una tradizione di impegno civile molto radicata».

Anche il giornale diocesano, La Cittadella, fa la sua parte in tal senso. «Siamo nati con questo impegno e non ci sottraiamo a dire e a fare quello che riteniamo giusto per la nostra città», sottolinea il direttore del settimanale, monsignor Benito Regis. Nelle stanze della sua redazione sfoglia il primo numero del giornale, in edicola l’8 luglio 1945, subito dopo la guerra, per iniziativa di alcuni sacerdoti. Legge ad alta voce dall’editoriale in prima pagina: «La Chiesa e la Patria ci chiamano al lavoro per la ricostruzione. Accettiamo e incominciamo...». Chiosa il direttore: «Siamo nati con l’idea di ricostruire moralmente e civilmente la città dopo l’esperienza del fascismo e della guerra. E di impegnarci civilmente e politicamente».

Un impegno di lunga data, come testimoniano anche i martiri di Belfiore, impiccati nel 1852 dal maresciallo Josef Radetzky al culmine della repressione seguita alla Prima guerra d’indipendenza. «Tra essi c’erano alcuni preti», racconta don Cipolla, «perché qui la Chiesa ha sempre avuto attenzione al sociale e al politico e ha sempre lavorato accanto alla gente». «Lo ha fatto senza clamori», conferma monsignor Caporello, «perché Mantova non è abituata a fare chiasso. In silenzio la Chiesa ha animato dall’interno molte realtà. In questa diocesi la solidarietà si è evoluta da varie matrici ed è solida e radicata. Mi auguro che questo patrimonio non vada perduto in questi momenti di crisi a tutti i livelli e che dia la sveglia alla città».

Una diocesi silenziosa che però vuol mettere le ali, una città che affronta i conflitti e le difficoltà come Nuvolari affrontava le curve, sbandando e rimettendosi in pista. «È sempre stato così», conclude Caporello, guardando fuori dalle finestre della canonica di Santa Maria delle Grazie, «la città si è sempre vantata di essere in grado di lottare senza spaccare e senza spaccarsi. E proprio oggi che c’è chi vorrebbe lacerare il tessuto sociale, questa sua caratteristica potrebbe essere il volano di uno sviluppo nuovo».

Annachiara Valle
   

Dieci vicariati e 168 parrocchie

Estesa su una superficie di poco più di duemila chilometri quadrati, la diocesi di Mantova ha una popolazione di 344 mila abitanti. Poco più di 47 mila risiedono in città. Divisa in dieci vicariati, conta 168 parrocchie. I sacerdoti sono 200, dei quali poco più di 150 attivi. Vi sono inoltre 36 religiosi e 349 religiose. Nel seminario diocesano studiano 15 seminaristi. Lo scorso settembre sono stati ordinati i primi 12 diaconi permanenti. Il vescovo attuale, monsignor Roberto Busti, è stato nominato il 13 luglio 2007. È succeduto a monsignor Egidio Caporello, che ha retto la diocesi per oltre venti anni. Monsignor Busti, esperto di comunicazioni sociali e giornalista professionista, ricopre anche l’incarico di membro della Commissione per la cultura e le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana.

Segue: La ricetta collegiale di un vescovo felice

Jesus n. 1 gennaio 2010- Home Page