Contattaci

  

Dossier: Il diavolo e l’acqua santa

EUROPA
Il caso francese: marcia

indietro sulle privatizzazioni

di Claudio Agostoni
  

Dopo essere stati in prima linea nel trasformare il servizio di fornitura dell’acqua in un business, i nostri vicini d’Oltralpe stanno tornando sui loro passi: un segnale significativo per l’intero continente europeo.
   

Se l’Italia va verso la privatizzazione dell’acqua, la Francia che ha già privatizzato molto (al suo interno, ma anche all’estero), comincia a fare marcia indietro. E se è vero che una delle peculiarità di Parigi è quella di lanciare tendenze, che spesso attecchiscono e diventano "moda" ai quattro angoli del pianeta, l’iniziativa di ri-municipalizzare l’acqua parigina potrebbe essere un segnale positivo per molte altre città e Paesi. Per lo meno è quello che si augurano i sostenitori della campagna "Acqua bene pubblico" da quando, lo scorso novembre, si è diffusa la notizia che la capitale francese avrebbe ri-municipalizzato l’acqua potabile urbana. Era una promessa elettorale del sindaco Bertrand Delanoë, che si era impegnato a non aumentare il prezzo del metro cubo sino alla fine del suo mandato nel 2014.

La promessa diventerà realtà a fine anno quando non verranno riconfermati i contratti con i due giganti privati dell’acqua, Veolia (ex Générale des eaux, exVivendi) eSuez (ex Lyonnaise des eaux). Oggi in pratica agiscono in regime di monopolio e, grazie a un’azione di lobbying, hanno assunto il rango di vere e proprie co-produttrici dell’intervento pubblico. Sotto forma di contratti di delega del servizio pubblico (Dsp) stipulati con le collettività locali, Veolia e Suez, detengono circa l’80 per cento del mercato della produzione e della distribuzione e il 55 per cento della depurazione delle acque di scarico, per non parlare di rifiuti, igiene urbana, riscaldamento, trasporti urbani e ferroviari, ristorazione collettiva e pompe funebri. Per capire quanto le due società francesi siano importanti, anche nell’economia mondiale, basti ricordare che la sola Veolia Eau, uno dei quattro bracci della Veolia Environment Sa (gli altri tre settori in cui opera sono l’energia, i trasporti e i rifiuti), è detentrice del 39 per cento del mercato dell’acqua francese, e nel mondo conta ben 711 filiali con cui costruisce e gestisce sia impianti di purificazione e distribuzione dell’acqua, sia impianti di smaltimento delle acque reflue. Gestisce, inoltre, acquedotti in varie città del mondo che raggiungono un totale di 80 milioni di persone.

L'acqua zampillante di una fontana nella città spagnola di Saragoza.
L’acqua zampillante di una fontana nella città spagnola di Saragoza
(foto Zuma/La Presse).

Per fare qualche esempio, nel 2008 ha vinto una commessa di 294 milioni di euro per fornire acqua ai cittadini di Changle in Cina, una da 461 milioni per mettere in opera due impianti di depurazione ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, una di 145 milioni per costruire due impianti di potabilizzazione acque a Bata, nella Guinea Equatoriale. Veolia e Suez sono state e sono tuttora molto attive anche in diversi Paesi dell’America latina, come Argentina, Uruguay, Bolivia, Brasile, dove sono tra le principali concessionarie per la gestione dei servizi legati all’acqua. Anche in Italia, Veolia Acqua Srl detiene importanti partecipazioni nelle società che controllano la gestione all’ingrosso dell’acqua della Sicilia, della Calabria e della Campania (e, in più, significative partecipazioni nelle società che gestiscono in concessione il servizio acqua potabile a Latina, Genova e Lucca).

La scelta di Bertrand Delanoë segna la fine di un’era, iniziata negli anni Ottanta, quando la Francia fu inondata da una marea di privatizzazioni. Ancora oggi, nella maggioranza dei comuni francesi, l’acqua è gestita da privati. Nella capitale era stato Chirac, nell’84, allora sindaco di Parigi, a privatizzare la distribuzione dell’acqua. I due giganti si erano divisi la città: a Veolia la rive droite,e a Suez la rive gauche. Dal gennaio 2010 la città controllerà tutta la "sequenza", dalla produzione (purificazione) alla distribuzione. Una scelta ribadita con orgoglio da Anne Hidalgo, vicesindaco di Parigi, lo scorso gennaio durante i lavori dell’Alternative Water Forum di Istanbul: «Abbiamo deciso di nominare un operatore pubblico dell’acqua. Con lui ci sarà anche un miglior controllo democratico di questo servizio, che sarà anche più efficace. È un sistema all’interno di una riforma generale per i servizi alla collettività. Vorremmo che la gestione pubblica dei servizi fosse finalmente efficace, quindi con una buona performance per ottenere sempre un servizio migliore».

Lo scorcio di una baia nella Patagonia cilena.
Lo scorcio di una baia nella Patagonia cilena

(foto B. Zanzottera/ Parallelozero)
.

Si tratta indubbiamente di un forte segnale di controtendenza che va a colpire un’anomalia tutta francese. Nel mondo solo il 7-8 per cento dei mercati dell’acqua è affidato a operatori privati, mentre Oltralpe – prima del ribaltone parigino – solo il 28 per cento dipendeva da operatori pubblici, aziende o società a economia mista. Parigi non è la prima città a fare marcia indietro: tra le grandi città una scelta analoga è già stata fatta da Grenoble, e qui, come in altre località dove l’acqua è municipalizzata (Chambèry, Clermont-Ferrand, Annency), il prezzo al metro cubo è sotto la media nazionale. La posta in gioco è fondamentale perché sono sempre più evidenti le disuguaglianze rispetto all’accesso all’acqua e al drammatico impatto del cambiamento climatico sul ciclo idrico. Tematiche a cui la Chiesa francese ha prestato attenzione in più occasioni. L’esempio più recente riguarda la campagna "Vivere l’estate 2009 in maniera diversa", lanciata con successo da 24 associazioni di ispirazione cristiana, su iniziativa della sezione francese di Pax Christi.

Tutti i cittadini sono stati invitati a «non sprecare un bene comune fondamentale come l’acqua». E, per dare maggiore concretezza alla campagna, è stato istituito una sorta di gemellaggio "idrico" tra Senna e Marna e il Niger, grande fiume africano che attraversa Guinea Conakry, Mali, Niger e Nigeria. Sulle rive dei due fiumi francesi si sono celebrati spettacoli di danza, teatro, musica, mostre di pittura, scultura e fotografia dedicate al Niger e alle popolazioni che vivono lungo il suo corso: un’ottima occasione per far conoscere il patrimonio di culture, usi e costumi di questa regione, ma anche un pretesto per denunciare i molti problemi legati all’inquinamento (si pensi alla situazione drammatica delle regioni petrolifere del delta in Nigeria) e allo sfruttamento (dighe idroelettriche, irrigazioni...) di questo fiume. Le conseguenze sono quanto mai drammatiche: inondazioni di vaste aree che provocano lo sfollamento di intere comunità locali o riduzione della portata del fiume con conseguenti periodiche carestie. La campagna si spinge oltre l’informazione e la solidarietà grazie a un obiettivo preciso: realizzare un progetto idrico solidale a Zinder, la seconda città del Niger. Un modo concreto per schierarsi al fianco di milioni di cittadini che, qui come in molte altre parti del mondo, combattono contro la mercificazione dell’acqua.

Claudio Agostoni

Segue: L’acqua? Un diritto umano cioè un bene pubblico

Jesus n. 10 ottobre 2009 - Home Page