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Jesus n. 9 settembre 2009 - Home Page


Editoriale.

 
La ripresa
di Antonio Tarzia
  

Il viaggio di ritorno dalle vacanze è sempre più lungo, ci sono più code, inaspettati percorsi alternativi con scarsa segnaletica e tanto nervosismo. Sappiamo che il bello delle ferie è la loro brevità: in quindici-venti giorni facciamo solo in tempo a scoprire le bellezze e i lati positivi di un luogo, le abitudini degli abitanti del borgo marinaro o del paesino inerpicato sul colle. Non sopporteremmo sei mesi di quella vita diversa, svagata, senza impegni. Eppure quando dobbiamo rifare le valigie ci sentiamo sempre impreparati, come presi a tradimento. Ma perché le aree di servizio sono sempre strapopolate e per un caffè bisogna fare la fila come per entrare a teatro? Si vede chiaramente che tutto è più disagevole perché è caduta la speranza, l’attesa dell’inedito. Si torna rassegnati all’impegno di lavoro quotidiano, al ritmo del calendario sindacale, alle frequentazioni di sempre. Ma questo a volte non dà sicurezza. La radio che fa compagnia durante il viaggio ripetendo ogni mezz’ora le notizie del mondo ci dice che dall’Oriente viene una piccola luce: il Giappone sta superando l’emergenza della terribile crisi che ancora porta in negativo le borse e scombina i mercati finanziari. Durante le ferie l’eco di questa drammatica contingenza che a partire dai potenti istituti finanziari statunitensi (caduti come giganti dai piedi d’argilla) aveva messo in ginocchio il mondo, si era un po’ ovattata. Adesso torna prepotente a dire che non solo le vacanze sono state ridotte, ma che in autunno qualche colpo di coda ci affliggerà ancora.

Un caldissimo giorno di questa estate ormai in fuga nella memoria avevo osservato una formichina nera che, in parallelo a due strisce di formiche in corsa verso opposte mete, camminava a ritroso tenendo tra i denti un gran pezzo di foglia. Quando la salita si faceva ripida arrancava con sforzo poi cadeva precipitando di sotto e senza mollare la presa usava la foglia che trasportava come paracadute. Chi sarà in grado di fare, di trasformare la crisi in occasione positiva per recuperare l’etica nella finanza e nei commerci, l’attenzione ai mercati deboli, la responsabilità dei poveri da sempre affidati ai ricchi come alibi per il loro possesso dei beni e della terra, casa comune, casa dell’uomo? Prima di arrivare a casa ascolto il commento a una notizia di fine luglio: «Da settembre in 12 mila scuole di 18 regioni russe tornerà obbligatoria l’ora di religione, come ai tempi degli zar». L’annuncio dato da Dmtri Medvedev a fine luglio segna una svolta epocale: non più ateismo di stato ma incontro con la religione, conoscenza e presa di coscienza delle radici culturali dell’ortodossia, della fede islamica, ebraica e buddista. Il patriarca Kirill ha sottolineato con favore il provvedimento: «Inevitabile dopo l’infelice esperienza dell’Impero russo, quando tutti dovevano imparare la legge di Dio e poi sono andati a segare le croci».

Antonio Tarzia