
La ripresa
di
Antonio Tarzia
Il
viaggio di ritorno dalle vacanze è sempre più lungo, ci sono più
code, inaspettati percorsi alternativi con scarsa segnaletica e tanto
nervosismo. Sappiamo che il bello delle ferie è la loro brevità: in
quindici-venti giorni facciamo solo in tempo a scoprire le bellezze e
i lati positivi di un luogo, le abitudini degli abitanti del borgo
marinaro o del paesino inerpicato sul colle. Non sopporteremmo sei
mesi di quella vita diversa, svagata, senza impegni. Eppure quando
dobbiamo rifare le valigie ci sentiamo sempre impreparati, come presi
a tradimento. Ma perché le aree di servizio sono sempre strapopolate
e per un caffè bisogna fare la fila come per entrare a teatro? Si
vede chiaramente che tutto è più disagevole perché è caduta la
speranza, l’attesa dell’inedito. Si torna rassegnati all’impegno
di lavoro quotidiano, al ritmo del calendario sindacale, alle
frequentazioni di sempre. Ma questo a volte non dà sicurezza. La
radio che fa compagnia durante il viaggio ripetendo ogni mezz’ora le
notizie del mondo ci dice che dall’Oriente viene una piccola luce:
il Giappone sta superando l’emergenza della terribile crisi che
ancora porta in negativo le borse e scombina i mercati finanziari.
Durante le ferie l’eco di questa drammatica contingenza che a
partire dai potenti istituti finanziari statunitensi (caduti come
giganti dai piedi d’argilla) aveva messo in ginocchio il mondo, si
era un po’ ovattata. Adesso torna prepotente a dire che non solo le
vacanze sono state ridotte, ma che in autunno qualche colpo di coda ci
affliggerà ancora.
Un caldissimo giorno di questa estate
ormai in fuga nella memoria avevo osservato una formichina nera che,
in parallelo a due strisce di formiche in corsa verso opposte mete,
camminava a ritroso tenendo tra i denti un gran pezzo di foglia.
Quando la salita si faceva ripida arrancava con sforzo poi cadeva
precipitando di sotto e senza mollare la presa usava la foglia che
trasportava come paracadute. Chi sarà in grado di fare, di
trasformare la crisi in occasione positiva per recuperare l’etica
nella finanza e nei commerci, l’attenzione ai mercati deboli, la
responsabilità dei poveri da sempre affidati ai ricchi come alibi per
il loro possesso dei beni e della terra, casa comune, casa dell’uomo?
Prima di arrivare a casa ascolto il commento a una notizia di fine
luglio: «Da settembre in 12 mila scuole di 18 regioni russe tornerà
obbligatoria l’ora di religione, come ai tempi degli zar». L’annuncio
dato da Dmtri Medvedev a fine luglio segna una svolta epocale: non
più ateismo di stato ma incontro con la religione, conoscenza e presa
di coscienza delle radici culturali dell’ortodossia, della fede
islamica, ebraica e buddista. Il patriarca Kirill ha sottolineato con
favore il provvedimento: «Inevitabile dopo l’infelice esperienza
dell’Impero russo, quando tutti dovevano imparare la legge di Dio e
poi sono andati a segare le croci».
Antonio Tarzia
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