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Dossier: Pace, amore e fantasia

Multinazionale senza confini
se non quello della carità

di Augusto D'Angelo
  

Cinquantamila aderenti in 73 Paesi diversi: Sant’Egidio ha una struttura planetaria, un cuore profondamente romano e uno spirito evangelico universale.
   

Oggi la Comunità di Sant’Egidio è una realtà mondiale presente in 73 Paesi di cinque continenti. Il numero dei membri aumenta regolarmente. Sono oltre 50 mila gli aderenti, anche se è molto più ampio il numero di quanti sono coinvolti nel servizio ai poveri, nella preghiera, in una vicinanza spirituale in vario modo. Gratuità, amicizia, dialogo, mezzi poveri per umanizzare il mondo. E poi il Vangelo al centro, la Bibbia, amata, la liturgia e la preghiera serale e personale, «prima opera della Comunità». Cristiani laici che prendono sul serio il Vangelo tutto intero come propria vocazione: è così da più di quarant’anni, fino a diventare una proposta antropologica e spirituale per un’intera generazione di laici, dopo il Concilio Vaticano II. Un carisma nato a Roma, di cui risente nella sua portata universale: «Voi, non vi siete posto altro confine che quelli della carità», disse loro Giovanni Paolo II. È la necessità interiore di collaborare al ministero di «presiedere nella carità» senza porre confini di età, di luogo, di cultura. Una scelta che trova conferma anche nell’organizzazione della Comunità: nel consiglio di Presidenza, rinnovato nei mesi scorsi, sono presenti membri di undici nazionalità, anche se il cuore resta italiano.

(foto Vision/Periodici San Paolo).
(foto Vision/Periodici San Paolo).

Dal 1986 Sant’Egidio è riconosciuta dalla Santa Sede come Associazione pubblica di laici. La basilica di Santa Maria in Trastevere e quella di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, luogo memoriale-ecumenico dei martiri contemporanei, ospitano la preghiera serale nel centro storico di Roma, quella della Comunità "più anziana". E l’attualità di un impegno francescano moderno è quello che sottolineava Giovanni Paolo II durante la visita del 1993 a Santa Maria in Trastevere. Globalizzare la solidarietà, ma anche tradurre il Vangelo, l’amicizia, in una forza di riconciliazione e di pace: è una sfida interiore per ogni membro della Comunità, e una pratica comune che ha portato Sant’Egidio a essere un soggetto originale, per alcuni aspetti unico, nella sua capacità di pace, di vera e propria diplomazia dal basso.

Capita così che confini geografici, nazionali ed etnici, che spesso separano il mondo, a Sant’Egidio si sciolgano. Nel Ruanda del genocidio tra hutu e tutsi, ad esempio, le comunità sono composte da giovani delle due etnie, fratelli tra loro, senza frontiere e senza muri. In una stagione nella quale si esaltano i confini e le differenze, le diverse comunità di Sant’Egidio vogliono testimoniare l’esistenza di un destino diverso, di apertura al mondo e di appartenenza a un’unica famiglia umana.

Da Roma a San Salvador, dal Camerun al Belgio, dall’Ucraina all’Indonesia, neppure la più giovane delle comunità può considerarsi tanto piccola o debole da non poter pregare, aiutare i poveri, testimoniare il Vangelo e aiutare la costruzione della pace e l’umanizzazione del mondo. Ma al tempo stesso Sant’Egidio è sempre locale. Le comunità, ovunque nascano, sono autoctone, cosa che permette un’inculturazione evangelica naturale: in Indonesia, il più grande Paese islamico del mondo, le piccole comunità di Sant’Egidio aiutano i bambini della minoranza cinese, fanno scuola ai ragazzi musulmani e si occupano dei poveri che vivono per la strada. E nel Kivu, regione del Congo dai conflitti interminabili, le giovani comunità aiutano i poveri, i bambini, e i profughi nei campi di Mugunga.

Alcuni tratti ed eventi ritornano ovunque. Accade per esempio con il pranzo di Natale: ogni 25 dicembre, a ogni latitudine, le Comunità radunano i poveri che aiutano durante l’anno per un pranzo dal tono familiare, che spesso viene offerto in una chiesa. Accade con gli anziani negli istituti tedeschi o con i barboni musulmani in Pakistan e in Indonesia; ma anche nelle carceri africane, dove lo Stato non passa cibo ai detenuti, e se non si ha una "famiglia" che ti aiuta sei condannato a morire di fame.

Altro tratto che rende nota la Comunità sono le "mediazioni" per la pace in conflitti decennali, come in Mozambico, Costa d’Avorio, Burundi e Guatemala. O anche la campagna per una moratoria mondiale di tutte le esecuzioni capitali. Oppure l’innovativo progetto Dream, che prevede cure di eccellenza per l’Aids in Africa, con 75 mila persone che oltre alle medicine ricevono anche sostegno alimentare, testimoniando che è possibile tornare a vivere e convincendo altri a curarsi. Non a caso, nel suo recente viaggio in Africa, Benedetto XVI ha citato Sant’Egidio rilevando che «la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti».

Al centro del carisma della Comunità resta il dialogo ecumenico e interreligioso, nello "spirito di Assisi" inaugurato da Giovanni Paolo II e confermato da Benedetto XVI anche nella sua recente Lettera ai vescovi: «La necessità che tutti coloro che credono in Dio cerchino insieme la pace, tentino di avvicinarsi gli uni agli altri, per andare insieme, pur nella diversità delle loro immagini di Dio, verso la fonte della luce – è questo il dialogo interreligioso». Su questo cammino la prossima tappa è l’incontro che si svolge dal 6 all’8 di questo mese di settembre, a Cracovia, dove si farà memoria dei 70 anni dalla guerra mondiale e della grande intuizione di Papa Wojtyla.

Augusto D'Angelo
   

Volontariato, la grande risorsa

Per dare corpo a tutte le sue attività Sant’Egidio raccoglie numerosi fondi in vario modo che vengono così distribuiti: il 95 per cento delle risorse va per i poveri attraverso assistenza, mense, centri di distribuzione di generi alimentari e vestiti, centri sanitari (il progetto Dream assorbe più di metà del bilancio, nonostante il lavoro volontario di tutti i responsabili), progetti per uscire dall’emergenza (dal Darfur al Kivu, dai tifoni in America centrale allo tsunami in Asia), l’assistenza domiciliare per anziani e disabili. Il 5 per cento delle spese è assorbito dalle strutture indispensabili ad assicurare il coordinamento (altre organizzazioni internazionali assorbono per questo scopo dal 20 all’80 per cento). I donatori sono privati e istituzioni. Si va dalle collette davanti alle parrocchie alle fondazioni bancarie, dagli enti locali all’Unione europea alla Cei, dalle donazioni in natura per l’allestimento dei pranzi di Natale a quelle delle associazioni, dall’offerta mensile dell’anziano che devolve 10 euro della sua pensione per i poveri, a quanti offrono il loro contributo attraverso il sito internet (www.santegidio.org – tel. 06/58.56.61). La Comunità rileva che la difficoltà è quella di allargare i sostenitori per prevenire contraccolpi in tempi di crisi economica, anche perché Sant’Egidio rimane fedele ai poveri nel tempo, mentre i finanziamenti nazionali e internazionali sono in genere limitati e non ripetibili. Il vero tesoro di Sant’Egidio, comunque, continua a essere la gratuità con la quale migliaia di uomini e donne dedicano il proprio tempo a prendersi cura degli altri, con un vero e proprio effetto moltiplicatore delle risorse: basti pensare che a Roma solo un decimo dell’attività reale è coperta da finanziamenti pubblici o privati.

a.d’a.

Segue: L'incontro con i poveri un'avventura quotidiana

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