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Dossier:
Pace, amore e fantasiaStoria
collettiva di un'amicizia
a cura di Vittoria Prisciandaro

Nata a Roma negli anni della contestazione, la Comunità
di Sant’Egidio ha saputo conservare la "voglia di ideali" di
quel periodo di rinnovamento ecclesiale, senza perdere il radicamento
nella Parola di Dio e il senso di appartenenza alla comunità cattolica.
Dall’impegno accanto ai poveri a quello per la riconciliazione e il
dialogo interreligioso, gli ex liceali di Trastevere hanno giocato la
loro fede sulle frontiere della storia con ottimismo e creatività.
Forse
è difficile trovare un’altra messa dove ogni tanto si incrociano due o
tre ex presidenti della Repubblica. Seduti tra i banchi, insieme a un’assemblea
composita, dove tra turisti, gente comune, stranieri, anziani, disabili,
non è raro intravedere gente dello spettacolo e politici, uomini di
cultura e della Curia romana, cardinali e vescovi. È un pezzo di mondo,
una rappresentanza articolata del popolo di Dio che in questa basilica nel
cuore di Trastevere, a Roma, si sente a casa. Una liturgia curata, omelie
concise e pensate, e la sensazione di partecipare a un frammento di vita
di una comunità che a messa si ritrova per fare sintesi di una storia
più grande. Santa Maria in Trastevere è una parrocchia come le altre,
dove trovi gli scout e i gruppi del Vangelo, ma è anche il "quartier
generale" di Sant’Egidio.

Una veduta di Roma dal campanile della
basilica di Santa Maria in Trastevere.
«Sant’Egidio esiste come fatto comunitario», dice il fondatore, lo
storico Andrea Riccardi, nell’intervista che chiude questo dossier.
Storia collettiva di un gruppo di liceali, dunque, più che
"invenzione" di un unico capo carismatico. Non è un caso se gli
studenti di ieri, smessa la borsa di tolfa e i loden, oggi sono
responsabili dei principali settori della vita della Comunità, che conta
circa 50 mila aderenti, in 73 Paesi nei cinque continenti, e mantiene un
cuore italiano. Un’appartenenza che, come si racconta nelle pagine che
seguono, non è part-time ma globale, e in qualche modo coinvolge scelte
lavorative e familiari.
La Comunità di Sant’Egidio è la prima realtà che Jesus incontra
nel viaggio che parte tra le aggregazioni ecclesiali nate nel
post-Concilio. Andare alla scoperta delle "opere" e dei
"testimoni" per dire della vita, è la chiave di lettura che
abbiamo scelto. Con i contributi di alcuni membri della Comunità
raccontiamo le radici storiche e i progetti che negli anni hanno cambiato
il volto di Sant’Egidio. Spesso si tratta di decisioni nate da un
incontro, di "mandati" affidati da quei poveri che all’inizio
sono stati la motivazione originale dei progetti e «negli anni hanno
continuato a esserlo», dicono in Comunità, pur cambiando il contesto
geografico e quello umano.
Da Roma all’Asia, dall’Africa all’America latina, Sant’Egidio
ha moltiplicato le comunità nelle periferie urbane e sociali del mondo.
Ma ha anche sollevato uno sguardo su un orizzonte più ampio, coniugando
la vicinanza ai poveri con una diplomazia dal basso, che ha portato frutti
di pace in diversi contesti di guerra, e con un impegno
"politico" che ha significato interventi nei campi più diversi,
dalla campagna per l’abolizione della pena di morte al progetto Dream
per l’assistenza ai malati di Aids in Africa; dalle battaglie per
leggi più rispettose dei diritti di immigrati e rifugiati alle proposte
di politiche inclusive per il popolo rom; dai progetti per l’iscrizione
all’anagrafe dei bambini invisibili alle campagne mediatiche contro una
cultura della paura in nome di una falsa sicurezza.
Fortemente amata e sostenuta da Giovanni Paolo II, quella che i
giornalisti chiamano «l’Onu di Trastevere» ha inoltre abbracciato
"lo spirito di Assisi", sulla scia dell’incontro
interreligioso del 1986 voluto da papa Wojtyla, facendosi promotrice ogni
anno di una manifestazione che riunisce nella preghiera e nella
riflessione i leader religiosi di tutto il mondo (quest’anno dal 6 all’8
settembre a Cracovia).
Oggi Sant’Egidio è una delle realtà più conosciute, più
significative e anche – a suo modo – "potenti" tra quelle
nate nel post-Concilio, ascoltate e interpellate dalle Chiese e dai
governi. L’attenzione, però, è fare "centro" sempre sull’essenziale.
Lo racconta bene Marco Impagliazzo, il presidente della Comunità, quando
parla del crocifisso di legno antico, rimasto senza braccia, custodito
nella sede di Trastevere: «Lo chiamiamo il Cristo dell’impotenza. La
sfida è cercare di essere quelle braccia, cambiare il mondo con mezzi
deboli, non con il potere».
Vittoria Prisciandaro
Segue:
Dal
'68 al mondo restando fedeli ai poveri
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