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ATTUALITÀ - TORINO SPIRITUALITÀ

Quell’otium che fa bene alla fede
di Annachiara Valle
  

Giunta alla sua ottava edizione, la kermesse torinese dedicata alla ricerca spirituale si arricchisce di una nuova iniziativa: una scuola di meditazione, con seminari gestiti da "guide" di diverse tradizioni religiose. Perché quella interiore è un’avventura da maneggiare con lentezza.
  

Otium come lavoro interiore, come ascesi, come meditazione su se stessi. La scuola di "Otium meditativo", novità della ottava edizione di Torino Spiritualità Domande a Dio, domande agli uomini, rimanda alla responsabilità nei confronti del tempo e di se stessi. «Ben lungi dall’essere il nostro ozio nel senso negativo dello spreco del tempo, l’otium nell’accezione latina rappresenta invece il suo uso nobile e sensato».

Gli organizzatori dell’appuntamento internazionale, che quest’anno si svolge dal 23 al 27 settembre, hanno dunque pensato di introdurre, accanto al tema scelto per questa edizione che riguarda la menzogna, una nuova forma di incontri con il pubblico: non più di una cinquantina di persone per ciascun seminario, impegnati mattina e sera in corsi esperienziali. Che dovrebbero poi trovare altri momenti di approfondimento durante l’anno ed essere riproposti nelle prossime edizioni.

Una scena tratta dal film Il grande silenzio, del regista Philip Gröning, girato nel monastero della Grande Chartreuse.
Una scena tratta dal film Il grande silenzio, del regista Philip Gröning, girato nel monastero della Grande Chartreuse.

«La parola chiave per comprendere questa scuola», spiega Luciano Manicardi, monaco di Bose e conduttore di uno dei seminari sul tema "Divieni ciò che sei: alla scuola delle Confessioni di Agostino", «è proprio otium, non a caso lasciata in latino e non tradotta in italiano. Si tratta di una parola antica che dobbiamo tornare a declinare perché ha qualcosa da dire di essenziale rispetto all’esperienza umana e spirituale dell’uomo di oggi». In un tempo segnato dalla velocità, dalla fretta, dall’attivismo frenetico c’è bisogno di recuperare la lentezza e la riflessione. «Otium», continua ancora Manicardi, «nell’antichità romana e poi nel cristianesimo e nel monachesimo sta a indicare il lavoro interiore, l’intensa attività spirituale che si oppone all’oziosità. Otium rinvia a una dimensione di interiorità che richiede fatica, attenzione, disciplina, ascesi».

Rallentare i tempi, dilatarli. Per arrivare a rimettere a fuoco le mete, prendersi cura di sé e degli altri. Attraverso il silenzio, la musica, le parole, il respiro, aiutati da simboliche guide spirituali, i partecipanti percorreranno inedite vie di scoperta di sé e di crescita. I diversi seminari, apparentemente slegati fra loro, affrontano le vie dello yoga, del waraku, della riflessione buddhista. Meditano il tema delle Beatitudini, quello del dolore come componente della vita, delle paure e dell’autenticità.


Foto A. Garusi.

Fra le guide, chiamate a tenere le lezioni di questi seminari a tempo pieno, anche il filosofo Duccio Demetrio, che inviterà i suoi partecipanti a usare la penna e a scrivere la propria storia. La scrittura autobiografica diventerà così un momento per recuperare momenti di vita che altrimenti rischiano di andare perduti e sarà, allo stesso tempo, strumento per condividere con gli altri la propria esperienza.

Padre Luciano Mazzocchi, sacerdote saveriano esperto di buddhismo, condividerà la sua esperienza dello Zazen: con l’aiuto del missionario, ci si immergerà nella realtà stando seduti. Un cuscino, gambe incrociate, spina dorsale eretta, occhi aperti, respiro normale, mani e braccia disposte in forma di cerchio verso il basso: una tecnica di meditazione buddhista che diventa non solo esperienza mistica, ma momento di incontro e dialogo tra l’Occidente cristiano e l’Estremo Oriente. E ancora: il pianista e musicologo Ugo Bonessi farà fare esperienza della musica come flusso a cui abbandonarsi per raggiungere la verità. Un viaggio nella storia della musica, ma, soprattutto, un percorso di ascolto che si trasforma in sentire profondo.


Foto La Presse.

«È corretto parlare di scuola», insiste Luciano Manicardi, «perché questi seminari sono pensati nella forma di trasmissione dal maestro al discepolo, di possibilità di comunicazione di esperienze, di vissuti umani e spirituali. Non solo: anche chi partecipa, il pubblico, a un certo punto diventa maestro in virtù della sua esperienza spirituale». Quelli di Torino Spiritualità, insomma, non sono seminari come altri, ma una «scuola che si propone di dare strumenti per radicare il fare, per dare un fondamento spirituale all’agire e che chiede, alla fine, di diventare responsabili del tempo, cioè di se stessi». Sintetizzando Manicardi ricorda che «questi seminari potrebbero essere utili per ricordarci che noi uomini siamo chiamati prima di tutto a creare e dopo a lavorare, a operare, a usare. Abbiamo questa dimensione di creatività che va sollecitata ed espressa».

Proprio queste premesse rendono ragione della scelta del tema: le Confessioni di Agostino, «il libro cristiano più diffuso e più letto dopo la Bibbia. Un libro capitale per la spiritualità cristiana e per la cultura occidentale. Testimonianza, come dice Maria Zambiano, non solo della conversione personale di Agostino, ma della conversione storica dal mondo antico al mondo moderno, dall’uomo antico a quello moderno. Passaggio reso possibile dalla scoperta dell’interiorità». Per questo, sottolinea ancora il monaco di Bose, «è essenziale il "ritorna in te stesso" di Agostino, perché è nell’interiorità dell’uomo che abita la verità. Leggere le Confessioni è fare esercizio di interiorità, di lettura di sé. Si tratta di imparare a cogliere se stessi, a leggere se stessi, a leggere i vissuti e a porli in relazione con un altro, e con quell’Altro che è Dio stesso». Non una lettura al passato, dunque, conclude Manicardi, ma un modo «per scoprire modi con i quali Agostino ha trovato la sua via nel mondo perché anche noi possiamo trovare la nostra».

La scuola di Otium meditativo affianca le lectio magistralis, gli interventi, i concerti, i diversi percorsi artistici che, come ogni anno, animano la città di Torino in diversi luoghi contemporaneamente. L’appuntamento, che ha rafforzato negli anni la sua capacità di coinvolgere il pubblico, è promosso da un Comitato organizzatore e dal Circolo dei Lettori con la supervisione di Alberto Melloni e la consulenza del Comitato del Pensiero e di Ricerca. La kermesse ha il sostegno della Città di Torino, della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Crt. Come è ormai prassi, gli appuntamenti si rivolgono a un pubblico sia di credenti che di non credenti con l’obiettivo di creare laboratori di riflessione, di dialogo e confronto all’interno dei quali condividere i grandi interrogativi che attraversano l’esistenza umana.

Foto E. Morenatti/AP/La Presse.
Foto E. Morenatti/AP/La Presse.

Tema di quest’anno il dis-inganno, cioè il tentativo di riconoscere, scoprire, denunciare la menzogna, di andare oltre le apparenze. Il dis-inganno, ossia lo svelarsi di ciò che è dietro e non appare, sarà perciò il filo conduttore che attraversa le grandi tradizioni religiose, la filosofia, la storia, l’arte e la politica. Per cercare, attraverso essi, la verità propria dell’essere umano. Gli organizzatori hanno pensato quattro filoni di approfondimento: "Ascesi", "Rivelazione", "Vivere senza menzogna" e "Mistificazione".

Nel filone "Ascesi", affrontato come le altre sezioni attraverso pratiche meditative, riflessioni, concerti e film, si tenterà di abbandonare ciò che appare per arrivare alla sostanza delle cose, attraverso la ricerca di un dialogo più intimo e raccolto con se stessi. Dialogo interiore che diventa un’autentica scelta di vita, talvolta estrema, come le esperienze di ascetismo religioso o la pratica della sobrietà.

Sotto la categoria "Rivelazione" si cercherà invece di indagare il manifestarsi della verità come folgorazione spirituale o intellettuale. Una "illuminazione", che muta radicalmente la prospettiva esistenziale, che può diventare voragine in cui si rischia di sprofondare o momento da cui ripartire per ripensare radicalmente la propria esistenza.

Negli incontri previsti per "Vivere senza menzogna" si metteranno a fuoco le vie che conducono alla felicità individuale e collettiva. «La via breve», dicono gli organizzatori, «cioè quella di chi sceglie di guardare e non vedere, e si accontenta di credere che le cose accadano per miracolo o fortuna. E la via più tortuosa, quella di chi – attraverso la dedizione, la partecipazione emotiva e la vigilanza intellettuale – aspira all’autenticità dell’esistenza».

Infine, nell’ultima sezione, "Mistificazione", si discuterà della verità «come dato mediato dalla coscienza e dunque camuffabile, suscettibile di manipolazione. Passando dalla mistificazione politica, all’uso strumentale della comunicazione, alla costruzione delle paure e di stereotipi collettivi, si vedrà come la realtà possa essere resa irriconoscibile e, a volte, addirittura cancellata».

Foto A. Contaldo/La Presse.
Foto A. Contaldo/La Presse.

Tra i tanti dialoghi, lezioni, incontri, non manca la presenza di ospiti di livello internazionale, da Bernabé López García, professore di Storia contemporanea dell’islam presso l’Università di Madrid, a George Lakoff, uno dei più noti linguisti americani, al domenicano Jean-Pierre Jossua, uno dei teologi del Concilio. Dall’Iran è prevista la presenza di Jamileh Kadivar, giornalista, docente e membro del Comitato scientifico della facoltà di Economia e Scienze Sociali dell’Università di Alzahra. Deputata fino al 2004, da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani, Kadivar ha fatto sapere che affronterà il tema del dis-velamento, ripercorrendo la storia del suo Paese attraverso tre parole chiave: governo, popolo e legge. Parole da leggere nel loro vero significato e da concretizzare per poter realmente parlare, in Iran, di democrazia. «Il governo», dice Kadivar, «prima e dopo la rivoluzione continua a usare la parola demo-crazia per raggiungere i suoi obiettivi. Il popolo, che cento anni fa chiedeva un parlamento e una Costituzione e che oggi, cento anni dopo la rivoluzione costituzionale, continua ad anelare giustizia e democrazia. E infine la legge perché, fino a quando non verrà rispettata, nessuna giustizia e nessuna democrazia saranno realmente possibili».

Annachiara Valle
  

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