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ATTUALITÀ - IL SACRO E LE MONTAGNE

Dalle piramidi al Calvario,
tutti simboli del divino

di Julien Ries
  

Attraverso i testi che l’uomo ci ha tramandato dopo l’invenzione della scrittura e attraverso le costruzioni che ha realizzato in epoche lontane entriamo nella sua concezione del simbolismo della montagna. Le nostre prime guide sono i Sumeri e gli Egizi dell’Antico Impero che ci fanno scoprire il senso della montagna sacra.

La Mesopotamia fornisce uno dei simboli più eloquenti, la ziggurat, di cui si sono trovate le rovine di trentacinque esemplari. La ziggurat era una montagna artificiale costruita in modo tale da permettere alla divinità di discendere sulla terra. Un tempio era edificato alla sommità e accoglieva la statua divina. Un altro tempio era situato alla base: era il luogo di accoglienza dell’ospite divino. Scale monumentali collegavano le terrazze tra di loro. Questa architettura doveva servire alla teoria dei preti durante la solenne processione.

A Larsa, la ziggurat aveva un nome significativo: casa del legame tra cielo e terra. Durante la festa di primavera, l’akitu, a Babilonia la statua del dio Marduk scendeva dal cielo e per due settimane compiva un percorso festivo di tempio in tempio prima di risalire verso il reame celeste. Ad Assur la ziggurat era la casa della montagna-universo; a Borsippa, la casa delle sette guide del cielo e della terra, cioè dei sette pianeti. Sappiamo che a Babilonia il tempio della sommità era dipinto di blu, colore della volta celeste.

Il Regno e la battaglia di Shambala, tempera su tela, Mongolia XIX secolo, Museo nazionale dell'arte asiatica, Parigi.
Il Regno e la battaglia di Shambala, tempera su tela, Mongolia
XIX secolo, Museo nazionale dell’arte asiatica, Parigi
(foto T. Ollivier/Museo Naz. Arti Asiatiche Guimet, Parigi).

In Egitto il più antico simbolo della montagna sacra è la piramide, superstruttura della tomba del faraone sotto la III dinastia: è il caso di Sakkara, situata di fronte alla residenza reale di Menphis. Innalzata dal re Djoser (parola che corrisponde al vocabolo del sacro nell’Egitto faraonico), questa piramide doveva permettere al re defunto di salire nel dominio celeste: simbolo dell’ascensione verso il sole. Dalla V dinastia i teologi di Heliopolis daranno al faraone il titolo di figlio di Ra, figlio del Sole.

Il secondo simbolo egiziano della montagna è l’obelisco: grande ago monolitico di granito innalzato davanti ai pilastri dei templi, soprattutto a partire dal Regno Medio (2130-1600). L’obelisco è simbolo del luogo primordiale sul quale il sole ha preso posto al momento della creazione. Grazie alla punta piramidale dalla sommità coperta d’oro massiccio, è simbolo del sole stesso. Così l’obelisco è il simbolo della montagna cosmica che ha dato slancio al sole, il simbolo del sole e della volta celeste attraverso cui compie la sua corsa. Per costruire queste montagne simboliche sacre, i faraoni spendevano fortune. Il conquistatore dell’Egitto Assurbanipal si vanta d’aver portato da Tebe fino in Assiria due obelischi di elettro di 2.500 talenti ciascuno, il che significa 75.250 chili di questo metallo che contiene il 75 per cento d’oro.

Il grande impero ittita d’Anatolia (1380-1180) aveva per capitale Hattusa, di cui abbiamo ritrovato la prodigiosa biblioteca: 30 mila tavolette coperte da scrittura cuneiforme. Per gli Ittiti, la montagna costituiva una delle principali manifestazioni del sacro. In questo Paese caratterizzato da un rilievo montuoso molto accentuato, le grandi feste religiose si celebravano sulla sommità delle montagne: i preti vi salivano per incontrare gli dei che vi avevano stabilito la loro residenza.

Il tema della montagna considerata come residenza della divinità è molto diffuso nelle antiche culture. In India il monte Meru – una montagna mitica – è la dimora di Indra, il dio della guerra. Il Kailà-sa è la montagna sulla quale dimora il dio Siva. L’Olimpo è il luogo del soggiorno di dei e dee della Grecia classica. In Giappone i vulcani sono considerati la residenza delle divinità. In Cina, presso i maestri taoisti, il monte K’ouen-Louen è simbolo del soggiorno dell’immortalità. Nella mitologia taoista, la fama di questo monte proviene da un maestro celeste, Tchang Tao-ling, che vi avrebbe trovato due spade destinate a cacciare i cattivi spiriti e che vi avrebbe bevuto l’elisir di immortalità prima di salire al cielo su un dragone dai cinque colori. Questa montagna è considerata come il luogo di soggiorno degli immortali.

Trasfigurazione, icona della Russia centrale, inizio XIX secolo, Collezione Banca Intesa.
Trasfigurazione, icona della Russia centrale, inizio XIX secolo,
Collezione Banca Intesa
(foto Collezione Intesa San Paolo).

Sulla montagna la divinità ha fatto ascoltare la sua voce. È il caso del dio ittita delle tempeste. In Africa e in America i miti testimoniano di brume, di nubi, di lampi che in prossimità delle montagne segnalano le variazioni dei sentimenti degli dei in relazione ai comportamenti degli uomini.

Nella Bibbia il simbolismo della montagna come luogo della parola di Dio occupa un grande spazio. L’esperienza storica di Israele si radica nella teofania del Sinai (Es 19-24). Dio si è rivelato a Mosè e attraverso di lui ha concluso un’alleanza con Israele sul Sinai. Dio l’ha chiamato dall’alto della montagna, gli ha annunciato che Egli stesso sarebbe disceso il terzo giorno sulla montagna. Mosè sale a incontrare Dio: la congiunzione terra-cielo si realizza e Dio dà il decalogo a Mosè. Nella Bibbia il Sinai diviene un prototipo, un simbolo primordiale dell’incontro di Dio con il suo popolo: Sion, Tabor, Garizim, Carmelo. Su quest’ultimo monte il profeta Elia confonde i preti di Baal facendo discendere il fuoco dal cielo sull’olocausto da lui preparato (1 Re 18).

Nella vita di Gesù la montagna occupa un posto privilegiato. Tre volte troviamo la montagna come luogo di manifestazione e di solenne proclamazione. La prima di queste manifestazioni è il Sermone della Montagna con la carta delle beatitudini (Mt 5,1-12; Lc 6,20-23). Abbiamo quindi la teofania della Trasfigurazione di Gesù (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36). Infine sul Monte degli Ulivi ha luogo l’Ascensione di Gesù che ha consegnato ai suoi Apostoli il suo supremo testamento (At 1,12). Del resto proprio sul Monte degli Ulivi Matteo (Mt 24,3) e Marco (Mc 13,3) collocano il discorso escatologico di Gesù.

In tutte le civiltà incontriamo il simbolo dell’asse del mondo. Nelle antiche culture del Vicino Oriente emerge l’immagine di tre regioni cosmiche collegate da un asse: cielo-terra-inferno. Questa tradizione di Nippur e di Babilonia è stata ereditata dagli ebrei presso i quali si tramanda che la roccia di Gerusalemme penetri profondamente nelle acque sotterranee. Ritroviamo la nozione dell’apsu mesopotamico e del tehom ebraico sia in India sia a Roma, dove il mundus è una fossa che comunica con il mondo inferiore. Nell’immaginario dei popoli, la rotazione della cupola celeste si appoggia su una montagna centrale. Essa gira come un gigantesco pilastro che nei miti prende l’aspetto di una colonna di ferro o d’oro o come un albero di ferro. Presso i Germani, l’irminsul è un alto palo di legno rinforzato da una punta in ferro che fa da perno. Irminsul sarà il grande albero Yggdrasill degli Scandinavi. I popoli uralo-altaici innalzano la yurta, un’abitazione che si appoggia su un albero maestro centrale, replica del pilastro cosmico. Il foro della sommità si apre sulla stella polare.

Crocifisso, opera di Mario Sturmer.
Crocifisso, opera di Mario Sturmer
(foto Collezione Stuffer).

Attraverso realizzazioni, opere, costruzioni, monumenti, l’homo religiosus esprime le sue credenze e le esteriorizza al fine di creare un quadro di vita nel cui contesto svolgere le sue attività. Templi e santuari sono rappresentazioni alquanto significative della simbolica sacrale della montagna.

Lo stupa indiano, originariamente un tumulo edificato sulle reliquie di Buddha, è divenuto un importante centro di pellegrinaggio. In India lo stupa di Sañci è molto ben conservato. Lo stupa indiano aveva la forma di una vasta cupola emisferica rappresentante la volta celeste. Sulla sommità è eretto un piccolo tempio, casa mitica delle divinità. Un asse va dal basso verso l’alto. Intorno allo stupa edificato su un quadrato, un muro di cinta apre attraverso quattro portici sui quattro punti cardinali. Lo stupa è dunque una collina sacra, simbolo del centro del mondo. In Birmania, in Cambogia, in Vietnam questa collina è divenuta piramide, cono o pilastro che mette, così, in evidenza il simbolismo dell’axis mundi. Questa ricca simbolica ha la funzione di aiutare il pellegrino buddhista nella sua meditazione.

La piramide è la montagna simbolica in relazione con il sole. In Egitto è in relazione diretta con il culto funerario reso al faraone: simbolo ascensionale. Nelle culture precolombiane le piramidi sono templi solari: ne esistono un migliaio in Messico. In Bolivia, a Tiahuanaco, nell’antica civiltà degli Incas, la piramide d’Akapana è perfettamente orientata secondo i punti cardinali. Essa è al centro di un complesso architettonico nel quale è rappresentato il mito della creazione in un contesto di culto solare. A Pumapunka, una piramide di 150 metri di altezza porta alla sua sommità un tempio consacrato al giaguaro, simbolo della corsa notturna degli astri. Alla sommità di queste piramidi, i sacerdoti celebravano i sacrifici in onore del sole affinché questi continuasse la sua corsa vitale per gli uomini e la natura.

La Ka`ba, santuario per eccellenza dell’islam, è la «casa di Allah», il centro del mondo. Orientandosi verso di essa, i musulmani del mondo intero rivolgono la loro preghiera cinque volte al giorno. Ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini vi affluiscono. Nella letteratura mistica, la Ka`ba è il primo tempio del cosmo, replica della montagna sacra. Costituisce il grande simbolo dell’unità dell’islam in preghiera, nella sua missione di adorazione del Dio unico.

L'immagine di una piramide Maya nella penisola messicana dello Yucatan.
L’immagine di una piramide Maya nella penisola messicana dello Yucatan
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Sulla montagna santa Dio ha sigillato l’Alleanza con Mosè e gli ha anche rivelato i dettagli del santuario che avrebbe dovuto costruire. In tal modo la montagna storica del Sinai e il Tempio fatto secondo un modello rivelato da Dio sono due realtà che si sovrappongono nell’Antico Testamento. La linea simbolica va dal Sinai alla collina di Sion. Il salmo 48 celebra la città, la montagna sacra e il Tempio, che diviene il luogo del pellegrinaggio del popolo eletto. I salmi graduali (120-134) cantano questo pellegrinaggio verso la montagna sacra, sulla quale il popolo adora il suo Dio.

Ritroviamo il simbolismo biblico e universale nel tempio cristiano, già con i Padri della Chiesa. Sul Golgota, la montagna santa, ha avuto luogo storicamente il sacrificio del Cristo. La grande visione di Giovanni è quella dell’Agnello «... che sta sul monte Sion» (Ap 14,1); l’Epistola agli Ebrei parla del monte Sion «... nella città di Dio, la Gerusalemme celeste» (Eb 12,23). Così la scena del calvario prende un rilievo molto particolare. L’arte cristiana primitiva e bizantina ha trattato mirabilmente questo simbolismo della montagna della salvezza. Questo simbolismo è ripreso essenzialmente nella costruzione dell’altare: i gradini sono simbolo della montagna santa divenuta Golgota mistico in cui il prete celebra il sacrificio della Nuova Alleanza.

Secondo J. Hani (Le symbolisme du temple chrétien, pp. 78-79) bisogna tener conto di un fatto: nell’antichità le torri delle chiese non ospitavano le campane. Esse erano un cubo o una piramide sormontata da una cupola. In tal modo si comprende come la torre, con la piramide e la freccia che la sovrasta, sia un’immagine della montagna cosmica.

Il simbolismo del tempio cristiano assume interamente il suo significato nell’ordine simbolico della liturgia orientale cristiana che dispiega, nello spazio e nel tempo, l’opera d’amore di Dio e canta la Santa Trinità. Cristo è il tempio nuovo, il luogo unico in cui si può adorare il Padre in spirito e in verità. Ma bisogna edificare templi provvisori che sono, dice Massimo il Confessore, a un tempo immagine di Dio e dell’Universo. Ogni chiesa è un piccolo Universo il cui simbolismo si esprime attraverso un doppio movimento: un asse verticale, attraverso la cupola sormontata dalla lanterna e da una seconda cupola, quella del Cristo Pantocrator; un asse orizzontale, in marcia verso l’Oriente.

In conclusione, il simbolismo della montagna è contrassegnato da due elementi, l’altezza e il centro, due dimensioni che sottolineano bene la ricerca del sacro dell’homo religiosus. La montagna è una via per l’uomo che cerca la trascendenza. Il tema dell’ascensione si ritrova continuamente nei gesti e nei vocaboli di diverse culture, come nelle descrizioni delle tappe spirituali presso i mistici. L’ascensione è il segno della vocazione spirituale dell’uomo, cosa che spiega la molteplicità dei simboli della montagna: ziggurat, costruzione di santuari, templi, chiese, eremitaggi sulle alture; processioni e pellegrinaggi nelle diverse religioni; ierofanie e teofanie. Sulla montagna l’uomo può meglio udire la voce di Dio perché quivi è vicino al cielo.

La montagna è anche un centro in cui l’uomo in cerca del sacro è in grado di ricevere un messaggio che lo trasforma. I taoisti vanno in udienza sulla montagna. Alcune montagne, luoghi sacri del buddhismo in Giappone, sono ispiratrici d’illuminazione. In tutto il mondo, migliaia di luoghi di culto sulla sommità di montagne aiutano l’homo religiosus a vivere un’esperienza più intima del sacro. Sulla collina, i discepoli di Gesù hanno ascoltato il messaggio delle beatitudini e gli Apostoli privilegiati hanno visto sulla montagna la gloria di Gesù trasfigurato davanti a loro.

Julien Ries
   

A Bard è di scena il Dio dei monti

Lo scenario è da mozzare il fiato. Abbarbicata sulla rocca che sovrasta il paesino di Bard, in Valle d’Aosta, la fortezza-museo fatta edificare dai Savoia nel XIX secolo ospita fino al prossimo 30 agosto una delle mostre più suggestive sulla montagna e sul suo valore spirituale e simbolico. Voluta dall’associazione Forte di Bard e dal consigliere delegato Gabriele Accornero, con la collaborazione della regione Valle d’Aosta, della Compagnia di San Paolo, della fondazione Crt, di Finaosta, e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del ministero per i Beni e le attività culturali, l’esposizione si articola in sei sezioni. Sei spazi espositivi diversi, nei quali viene sviscerato il tema dell’evento: Verso l’Alto. L’ascesi come esperienza del sacro.

Veduta del Forte di Bard, in Val d'Aosta.
Veduta del Forte di Bard, in Val d’Aosta.

Per questo itinerario, la cui immagine promozionale è stata affidata a Oliviero Toscani, si parte dalle sale delle Cannoniere. Qui è stata allestita la sezione "L’arte, la montagna, il sacro". Attraverso opere d’arte e oggetti diversi provenienti dai musei di Città del Messico e di Parigi, viene rappresentata la montagna come asse che unisce il cielo, la terra e gli inferi, i monti come dimora degli dei o come incontro tra l’uomo e Dio. Immagini fotografiche e plastici disegnano invece lo scenario della seconda sezione, ambientata nelle Cantine sul tema "Introduzione alla montagna sacra". Dall’antica Mesopotamia alla Cina, dalle popolazioni indiane del Nord America a quelle dell’America centrale, viene spiegato il significato delle alture nelle diverse civiltà antiche.

Proseguendo nel percorso, si arriva alle due sezioni ospitate dalle sale del Corpo di guardia I e II dove "Le altezze dello spirito" sono raccontate attraverso l’intervista al celebre alpinista Abele Blanc, un’installazione multimediale che illustra le tappe di un’ascensione in vetta e il video "Guardando il mondo dall’alto". Nel Deambulatorio si può assistere poi alla proiezione del video dedicato ai Sacri Monti. La sezione è curata da don Antonio Tarzia, direttore di Jesus e membro del comitato scientifico che ha organizzato la mostra. Con il video, gli scritti di Enzo Bianchi, priore di Bose e anch’egli curatore dell’esposizione. I suoi testi accompagnano il visitatore e spiegano il valore dell’altezza nella ricerca della spiritualità.

Infine, nella Piazza d’armi, le mura della fortezza fanno da sfondo alle installazioni del fotografo e regista Paolo Buroni. La sezione "Le vette tra il Forte e il cielo", qui installata, racconta con immagini e musiche lo stupore e la meraviglia che ci prende di fronte alle montagne. Il tutto fuso nell’architettura del luogo che lega la verticalità dell’altezza con il concetto di spiritualità.

La mostra, aperta tutti i giorni tranne il lunedì, si estende su una superficie di oltre duemila metri quadrati: uno sforzo espositivo che mira a valorizzare anche il teatro in cui l’evento si svolge. E che è stato reso possibile dalla collaborazione, oltre che dei musei di Città del Messico e del museo Guirnet di Parigi, anche dai prestiti delle opere arrivati da Vicenza, Siena, Nizza, Vaticano, Firenze.

Accanto alle sezioni è stato inaugurato un percorso di avvicinamento all’alpinismo per i più piccoli. Il Museo delle Alpi e le Alpi dei Ragazzi propongono, infatti, con attività multimediali e interattive, modi nuovi e coinvolgenti per far conoscere la montagna a bambini e adolescenti e per far intuire loro l’intreccio che collega il visibile e l’invisibile.

Del comitato scientifico, oltre a Enzo Bianchi e Antonio Tarzia, fanno parte anche Antonio Paolucci, storico dell’arte e direttore dei Musei vaticani, Sante Bagnoli, presidente della casa editrice Jaka Book, l’alpinista Abele Blanc e lo storico delle religioni e antropologo Julien Ries.

a.v.

Segue: I Sacri Monti e la nostalgia della Terrasanta

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