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«Cadrebbe in errore chi credesse che tutto il pensiero dell’Apostolo si riduca alla visione del matrimonio come rimedio contro la concupiscenza»

ANNO PAOLINO - SAN PAOLO E MARITAIN

L’apostolo dell’umanesimo
di Piero Viotto
  

In tutte le maggiori opere del filosofo francese si intravvede, in filigrana, l’ispirazione del pensiero paolino. Umanesimo integrale, d’altronde, non è che la traduzione moderna dell’antropologia esistenziale di san Paolo.
  

Jacques Maritain nel 1944, al Congresso di filosofia a Port-au-Prince (Haiti), indicando la missione del filosofo, ebbe a dire: «Più questa causa è grande, più ci sentiamo piccoli e inadeguati ad essa. È la causa dell’intelligenza e della filosofia nella ricerca della verità e di quell’assoluto nel quale noi siamo, noi viviamo, noi ci moviamo, come diceva Bergson, recuperando un pensiero di san Paolo. È la causa di questo umanesimo integrale che ci attende come il segno e il simbolo di una nuova civiltà, nella quale l’ispirazione democratica e l’ispirazione evangelica saranno riconciliate». Con queste parole Maritain non solo riassume la sua filosofia ma indica anche gli inizi della sua avventura culturale, che prima ancora di incontrare san Tommaso è stata influenzata da Bergson e da san Paolo. Fatte le debite distinzioni concernenti i piani di ricerca, perché le tre saggezze, filosofica, teologica, mistica, si muovano a livelli diversi e complementari, Maritain cita nelle sue opere le Lettere lavorando su quei testi sacri, ma distingue con chiarezza l’approccio della ragione e l’approccio della fede e distingue tra il vocabolario del sapere pratico e il vocabolario del sapere teoretico, perché bisogna tenere presente la natura specifica delle Lettere di San Paolo, e degli Atti degli apostoli che riportano i discorsi e le vicende dell’Apostolo delle Genti. Gli Atti degli apostoli sono una narrazione storica e le Lettere di San Paolo sono lettere pastorali, anche se, implicitamente, veicolano definizioni dogmatiche. Ciò detto, Maritain in Della grazia e della umanità di Gesù (1967) scrive: «Per quanto cari e per quanto venerabili siano per noi i Padri della Chiesa e i Dottori, i più grandi tra di loro, un milione di sant’Agostino, un milione di san Tommaso, non faranno mai un san Luca o un san Paolo».

Rembrandt, San Paolo in meditazione, Museo nazionale di Norimberga.
Rembrandt, San Paolo in meditazione, Museo nazionale di Norimberga
(foto Scala, Firenze).

Maritain interpreta e commenta i numerosi testi paolini, trovando le connessioni tra i diversi gradi del sapere, e prende proprio da un versetto di Paolo l’ispirazione per il suo programma di vita intellettuale. Paolo, presentando la sua missione, aveva scritto «Guai a me se non evangelizzo» (I Corinzi 9, 16); Maritain dichiara «Guai a me se non tomistizzo»; ma in filigrana, sotto le argomentazioni filosofiche, si può cogliere lo zampillare del pensiero di san Paolo. Journet, che in una lunga corrispondenza (quasi 2 mila lettere dal 1920 al 1973) segue il filosofo nelle sue riflessioni, discutendo con lui temi teologici, gli scrive: «Ovunque voi andiate, è un po’ della Chiesa che va con voi, è un po’ di san Paolo, che voi tanto amate e che vi accompagna nella testimonianza che voi date alla verità» (29 giugno 1949).

Maritain dedica un libro all’Apostolo delle Genti: Il pensiero di san Paolo (1941), col sottotitolo "Testi scelti e presentati dall’autore", ma che è una vera ristrutturazione per temi delle Lettere che presenta il pensiero paolino in un modo sistematico. È interessante il giudizio sulla formazione di Paolo: «Il padre di Saulo era fariseo, ed è facile pensare che l’educazione giovanile del futuro apostolo non sia stata ispirata che in piccola parte alla mentalità ellenistica. Il suo greco resterà sempre una lingua viva, immaginifica, popolaresca, mirabilmente espressiva e pratica, ma ben diversa dal linguaggio delle scuole. Ciononostante, egli acquisì, indubbiamente più attraverso la letteratura ellenistica o greco-giudaica che dai maestri greci di Tarso, la cultura ellenistica conveniente a un uomo di educazione umanistica, e di cui troveremo tracce nelle sue lettere».

Seguendo la cronologia degli avvenimenti, Maritain sottolinea come due pensieri abbiano orientato la sua riflessione teologica: la frase di Stefano, che sta per essere lapidato («Voi che avete accolto la legge e non l’avete osservata»); e quella di Gesù, che gli appare sulla via di Damasco («Io sono colui che tu perseguiti»). Il filosofo scorge in questi approcci le due tematiche fondamentali di Paolo: la legge è necessaria, va rispettata, ma non è sufficiente alla salvezza, e i cristiani costituiscono il corpo mistico di Cristo, di cui egli è il Capo.

Predica di San Paolo, opera di Luca di Tommè (1330-1389 ca) conservata alla Pinacoteca Nazionale di Siena.
Predica di San Paolo, opera di Luca di Tommè (1330-1389 ca)
conservata alla Pinacoteca Nazionale di Siena
(foto Ministero Beni e Attività Culturali/Scala, Firenze).

Maritain riscontra un parallelismo tra la passione di Paolo e la Passione di Gesù. Entrambi sono accusati di irreligiosità e di non rispettare le leggi mosaiche e consegnati ai Gentili, al tribunale civile. Entrambi vengono condannati alla flagellazione, ma Paolo riesce ad evitarla perché dichiara di essere cittadino romano. Entrambi sono giudicati dal tribunale religioso, ma Paolo viene liberato dai soldati romani, che lo portano via dal Sinedrio. Entrambi si trovarono di fronte al potere politico locale: Gesù fu trascinato davanti a Erode, Paolo durante la prigionia a Cesarea fu condotto davanti al re Erode Agrippa II. Ma in queste sequenze di avvenimenti si riscontra una diversità di comportamento, perché mentre Gesù rimane silenzioso e risponde brevemente agli interrogatori, immerso già nelle tenebre della morte imminente, Paolo, che dopo la morte di Gesù, vive nel tempo della Chiesa, continua la sua predicazione anche in tribunale.

Maritain individua le caratteristiche della vocazione di san Paolo chiamato a evangelizzare i Gentili, gli infedeli per gli ebrei, quelli che non avrebbero parte all’elezione divina. «Paolo ha ricevuto una consapevolezza straordinaria, chiara e profonda della sua missione, cosciente così della sua debolezza di creatura umana come della potenza della grazia; l’apostolo non è legato a nulla e a nessuno, fuorché a Dio». Maritain considera la natura specifica della saggezza paolina, che si muove tra la teologia e la mistica, più scienza pratica al servizio della pastorale, che una scienza teoretica, che mira a definizioni concettuali.

L’opera più nota di Maritain Umanesimo integrale (1936) non fa che tradurre in termini moderni l’antropologia esistenziale di san Paolo. Infatti, umanesimo integrale non è altro che il cristianesimo integrale, che distingue senza separare il piano dello spirituale dal piano del temporale, la grazia dalla libertà, la soprannatura dalla natura, la politica dalla religione. La conclusione dell’opera, che distingue tra agire da cristiano sul piano della cultura e della politica e agire in quanto cristiano sul piano della religione, è in sintonia col pensiero paolino, tanto che Maritain scrive: «Qualunque cosa facciate, dice san Paolo, fatela in nome di Cristo. Se la grazia ci rigenera, se fa di ciascuno di noi un uomo nuovo, non avviene perché noi mercanteggiamo con l’uomo vecchio... In realtà la giustizia evangelica e la vita di Cristo in noi vogliono tutto in noi, vogliono impadronirsi di tutto ciò che noi facciamo, nel sacro come nel profano».

Hans Süss von Kulmbach, Conversione di San Paolo, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Hans Süss von Kulmbach, Conversione di San Paolo, Galleria degli Uffizi,
Firenze (foto Ministero Beni e Attività Culturali/Scala, Firenze).

I testi di san Paolo riguardanti l’uomo carnale, che si contrappone all’uomo spirituale, non vanno letti in senso ontologico, come contrapposizione tra il corpo e l’anima, ma in senso morale, come contrapposizione tra una vita di peccato e una vita nella grazia. Maritain riporta questo testo: «L’uomo naturale non può comprendere le cose dello Spirito di Dio, esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello spirito; l’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno». (1Corinzi II, 14-15). Ha così assimilato questo testo paolino che, giudicando l’uomo borghese, che separa la morale dalla politica, la coscienza etica dagli affari economici, scrive: «Lo sforzo di Marx, come più tardi quello di Freud, sarà stato quello di denunciare la menzogna di questa falsa coscienza, che ricopre e dissimula profonde correnti incoscienti, non solo gli interessi economici, gli interessi di classe, ma tutto quel mondo della concupiscenza e dell’amore egoistico di sé, dell’irrazionale e del demoniaco, che si è voluto negare e che nessuno caratterizzerà mai meglio di come abbia fatto san Paolo».

Bisogna vivere in questo mondo con spirito di povertà e di sobrietà perché «coloro che vogliono diventare ricchi incappano nella tentazione, e in molte bramosie insensate e funeste... L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali» (1Timoteo VI, 9-10). Maritain commenta: «Quanto san Paolo dice intorno al denaro concerne indubbiamente, in via principale, i mali spirituali che esso genera, ma si riferisce anche ai disordini e ai mali di cui soffre la città terrena».

Per quanto riguarda il lavoro, san Paolo, che praticava il mestiere di tessitore di tende, raccomanda a tutti di lavorare per guadagnarsi da vivere e giunge ad affermare «chi non vuole lavorare non mangi» (II Tessalonicesi III, 10). Se rimanda lo schiavo Onesimo al suo padrone, nella lettera gli raccomanda di riceverlo «non più come schiavo, ma molto di più che schiavo, come un fratello carissimo» (Filemone I, 36).

Hans Süss von Kulmbach, Cattura dei SS. Pietro e Paolo, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Hans Süss von Kulmbach, Cattura dei SS. Pietro e Paolo, Galleria degli Uffizi,
Firenze (foto Ministero Beni e Attività Culturali/Scala, Firenze).

Non c’è in Paolo un disprezzo della natura, perché se la grazia può innalzare la natura, è perché la natura già in sé stessa è qualcosa di buono. Maritain considera anche il matrimonio e la questione femminile. San Paolo che proclama il matrimonio come simbolo dell’unione di Cristo e della Chiesa (Efesini V, 22-33), nella Prima lettera ai Corinzi, in cui sottolinea che lo stato verginale è oggettivamente superiore allo stato sponsale, sembra sconsigliare il matrimonio. Maritain osserva: «Cadrebbe in grave errore chi credesse che tutto il pensiero dell’apostolo a riguardo dell’intero problema si riduca alla visione del matrimonio come rimedio contro la concupiscenza». Anche a riguardo della subordinazione della donna all’uomo nel matrimonio non bisogna equivocare, perché non si tratta di una subordinazione a livello di valore e di dignità ma a livello di funzionalità legata alla natura della sessualità, perché i due sessi non sono intercambiabili. La parità nella reciprocità è da san Paolo esplicitamente dichiarata quando scrive «la moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito, allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma la moglie» (1Corinzi, VII, 4).

In due suoi libri – Il contadino della Garonna (1966) e La Chiesa del Cristo (1970), un dittico, l’uno essendo la pars destruens e l’altro la pars costruens della sua analisi ecclesiologica – Maritain riporta e commenta trenta testi dalle Lettere per sostenere la tesi secondo cui la Chiesa è una persona. La Chiesa non è un insieme anonimo, un collettivo di individui che si costituiscono in un ente politico o economico, ma è una persona, che prolunga nella storia l’Incarnazione: «San Paolo ci insegna che la Chiesa è una persona, non una moltitudine dotata, in senso analogico, di una personalità morale, ma veramente una persona, e questo è il suo privilegio, essenzialmente soprannaturale e unico». Maritain analizza la natura di questo organismo, precisando che ha un’anima, la grazia, e una vita, la carità, che sono una partecipazione della vita divina, e un corpo, il grande e complesso organismo visibile, che ha cominciato a prendere forma fin dall’epoca degli apostoli. «Da Colui che è la testa, il Cristo, il corpo intero riceve proporzionata consistenza e coesione, per mezzo delle varie articolazioni, che lo nutrono e lo muovono secondo la funzione di ciascuna parte, operando così la crescita e costruendo sé stesso nella carità» (Efesini IV, 15-16).

Così si costruisce l’uomo nuovo, e Maritain, continuando nel commento alla Lettera agli Efesini, precisa che Paolo ci dice proprio questo: «Il Cristo è la pienezza di tutto, che si riversa nella Chiesa, e la Chiesa è la pienezza di Cristo». E alla fine della storia, la Chiesa «farà ritorno alla pienezza di Dio» in una unità di natura, di grazia, di gloria. Per attuare questo disegno, che l’uomo peccatore ha guastato, Paolo dice che il Cristo si è fatto peccato per salvarci ed è morto crocefisso.

La Chiesa partecipa a questo mistero di redenzione, con una differenza sostanziale, perché essa è santa, ma è fatta di peccatori; e a questo proposito Maritain distingue la persona della Chiesa dal suo personale, chierici e laici compresi. «Il Corpo mistico è composto di giusti e di peccatori, ma il battezzato, che ha perso la grazia, non vive più la vita reale dell’anima del Corpo mistico, è un membro morto, è un morto vivente. Mentre chi non è battezzato, per una fede implicita in Cristo – come i giusti dell’antichità, di cui san Paolo tesse le lodi nella Lettera agli Ebrei, o i Gentili che seguono la retta coscienza di cui si parla nella Lettera ai Romani – appartengono invisibilmente a quel corpo visibile».

Hans Süss von Kulmbach, San Paolo rapito al cielo, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Hans Süss von Kulmbach, San Paolo rapito al cielo, Galleria degli Uffizi,
Firenze (foto Ministero Beni e Attività Culturali/Scala, Firenze).

Il Papa è un uomo, come gli altri membri della Chiesa: il suo carisma d’infallibilità non lo pone sopra la Chiesa, ma agisce come causa strumentale della persona della Chiesa per ammaestrare i suoi fratelli. Maritain si sofferma ad analizzare il ruolo di Pietro e di Paolo, «tutti e due mandano avanti il gregge di Gesù, ciascuno nel suo modo. Pietro, con i suoi fratelli nell’episcopato, costituendo il Magistero e l’organo che regge la vita del Corpo mistico sulla terra; Paolo, con quelli che lo seguono (senza essere investiti per questo di nessun’autorità di magistero, fossero pure dottori in teologia) nell’opera di sapienza, che va continuamente ampliata, essendo il fermento della ricerca intellettuale del progresso del Corpo mistico attraverso i tempi».

Maritain segue san Paolo nella distinzione tra i ministeri e i carismi, tra le funzioni del ministero ordinario e i doni straordinari, molto diffusi nella Chiesa primitiva, ma osserva: «Paolo insiste soprattutto su tali doni perché la debolezza umana rischiava di sviarli verso un disordinato individualismo, e inoltre perché essi richiedono che si distingua tra ciò che viene veramente dallo Spirito di Dio e ciò che è frutto di un’esaltazione meramente umana».

Paolo evidenzia con la sua predicazione l’universalità del messaggio cristiano e Maritain rileva come ci si salvi nel Cristo venturo e nel Cristo venuto, nel Cristo conosciuto e nel Cristo sconosciuto, perché «la chiesa del Cristo a venire, che sostanzialmente è la Chiesa del Cristo venuto, ha iniziato a esistere a partire da Adamo ed Eva, pentiti e rientrati in grazia. Essa è stata nei diversi stati culturali dell’umanità l’insieme invisibile di tutti coloro la cui anima viveva nella grazia e nella carità (penso all’altare "al Dio sconosciuto" di cui san Paolo parla nel suo Discorso agli ateniesi)». Così tutti gli uomini di buona volontà, per una fede implicita, si salvano e appartengono alla Chiesa visibile. La consapevolezza dell’universalità della salvezza non libera il cristiano dal dovere di testimoniare la sua fede e di evangelizzare il mondo, come dice Paolo a Timoteo, responsabile della comunità di Efeso: «Annuncia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina» (2Timoteo IV, 2). Ma Paolo sa in speranza che tutti gli uomini di buona volontà saranno salvati.

Nel 1966 si organizza a Parigi un Incontro delle culture all’Unesco sotto il segno del Concilio Vaticano II a cui sono invitati a parlare un cattolico, un ortodosso, un luterano, un musulmano, un ebreo. Maritain rappresenta la posizione dei cattolici e parla su Le condizioni spirituali del progresso e della pace. Commentando la Gaudium et spes, cita san Paolo, per sostenere il primato dello spirituale per il progresso della civiltà umana: «L’amore, ecco la grande parola evangelica pronunciata, oggi, dalla Chiesa... Non vi sarà niente di fatto, anche attraverso il lavoro più ardente di rinnovamento sociale, anche attraverso gli sforzi più generosi di azione apostolica , non vi sarà assolutamente niente di fatto, senza la carità, senza questa agape, che ha più importanza delle tecniche della psicologia di gruppo e di altre metodologie sociali, dal giorno in cui san Paolo scrisse "quando parlassi le lingue degli angeli e degli uomini, se non ho la carità, non sono che un cembalo che risuona" (1Corinzi XIII, 1)».

Piero Viotto

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