Contattaci

  

 

CULTURA - GEORGES ROUAULT

Assisi: la galleria delle meraviglie
di Laura Ferrari
  

Cinquant’anni or sono moriva a Parigi l’autore del Miserere: un maestro che, insieme con Maritain e Montini, avviò all’interno della Chiesa un profondo rinnovamento dell’arte. Molti artisti ancora oggi continuano a ispirarsi alla sua visione religiosa.
  

Assisi è considerata da molti un’opera d’arte a cielo aperto. Costruita e ampliata nel corso dei secoli – e nel rispetto rigoroso dello stile medievale che la caratterizza –, verso la metà del ’900 ha visto aggiungersi il complesso centralissimo della Pro Civitate Christiana, con la sua Galleria d’arte contemporanea. Qui si può ammirare il ciclo completo – forse l’unico in Italia – delle 58 tavole che costituiscono Miserere, il capolavoro dell’artista francese George Rouault, che alcuni non esitano a definire il maggiore autore d’arte cristiana del ’900 e di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario della morte. La sola Galleria merita una visita alla città di Francesco e Chiara, e non solo per il capolavoro di Rouault.

Abbiamo chiesto a Tony Bernardini, volontario dal 1957 presso la Pro Civitate Christiana, che da sempre si occupa con immensa passione della Galleria d’arte, di raccontarci qualcosa della sua storia e delle sue peculiarità, ben coscienti che le parole non bastano. Le opere d’arte vanno viste con gli occhi e contemplate con lo spirito.

Una delle sale della Galleria d'arte contemporanea della Pro Civitate Christiana, che ha sede alla Cittadella di Assisi.
Una delle sale della Galleria d’arte contemporanea della
Pro Civitate Christiana, che ha sede alla Cittadella di Assisi

(foto Galleria d’Arte Pro Civitate Christiana)
.

«La Galleria d’arte contemporanea», spiega Bernardini, «è solo uno degli elementi che compongono l’Osservatorio della Pro Civitate Christiana, insieme all’Iconografico, alla Biblioteca-Emeroteca, alla Fonoteca, Fototeca e Cineteca, alle raccolte Creb (Centro di ricerca sulla espressione del Bambino), che documentano lavoro e ricerche qui condotte. Don Giovanni Rossi, che la fondò nel 1951, vedeva nella Cittadella tre punti fondamentali: l’ospitalità – luogo di accoglienza –, l’osservatorio – luogo di studio – e la Chiesina – luogo di preghiera. Noi oggi continuiamo la sua missione con questo stesso spirito. Scopo dell’osservatorio è, tra l’altro, condurre il popolo di Dio a "osservare" la storia della cultura e dell’arte, a discernere nella storia le tracce della ricerca di Cristo nelle opere di chi l’ha cercato e ha "detto" di lui parole e musica e immagini a servizio della crescita nella fede».

Ma che cosa contiene la Galleria vera e propria? «La possiamo definire una raccolta d’arte figurativa cristologica che complessivamente comprende circa 2.000 opere di arte figurativa contemporanea di quasi 700 artisti – credenti e non credenti – alle quali si aggiunge una raccolta di circa 1.500 preziose stampe antiche. Per formare questa collezione, che è costantemente in evoluzione, la Galleria sin dagli inizi ha stabilito e mantenuto rapporti con gli artisti, visitandone gli studi, ospitandoli in Cittadella e realizzando qui specifici incontri e convegni. Tramite mecenati, ha potuto commissionare opere d’arte cristiana, lasciando agli artisti tutta la libertà necessaria all’ispirazione, nella raffigurazione di Cristo. Molte opere sono state acquisite in occasione di mostre, concorsi, e "premi-acquisto" stabiliti nelle grandi rassegne nazionali d’arte e nelle principali mostre d’arte sacra».

Ergo sum opera di William Congdon.
Ergo sum opera di William Congdon
(foto Galleria d’Arte Pro Civitate Christiana)

La Galleria della Pro Civitate intende valorizzare specialmente tre dimensioni della fede cristiana, in linea con gli obiettivi del fondatore: in quanto "arte" ha una dimensione estetica; in quanto "documenta" l’arte, antica e contemporanea, di soggetto cristologico ha una dimensione scientifica; in quanto si propone di far conoscere, attraverso l’arte, la persona di Cristo, ha una dimensione pastorale. «A questo proposito», continua Bernardini, «vorrei precisare: dicendo "pastorale" non intendo affatto "apologetico", ossia "difensivo" e "dimostrativo", nel senso classico del termine. Le opere che abbiamo qui documentano anche il "dissenso", la difficoltà di credere, o addirittura la ribellione al Dio cristiano, che diversi autori esprimono nelle loro opere. Solo così può nascere un vero "dialogo" sulla fede, una vera ricerca di Dio. Il cardinale Martini, allora arcivescovo di Milano, ha mostrato in maniera chiarissima quanto può essere fecondo il dialogo con i non credenti».

Un’intera sezione della Galleria è dedicata alle opere di William Congdon, la cui vicenda umana e artistica è legata in maniera singolare e letteralmente "provvidenziale" ad Assisi e alla Pro Civitate. Nato nel 1912 a Providence (Usa) da famiglia puritana, nel 1959 si convertì al cattolicesimo e ad Assisi volle ricevere il battesimo; alla Cittadella visse e lavorò per circa 20 anni, ebbe rapporti di amicizia con don Rossi, ma in seguito anche con i volontari della Pro Civitate fino alla morte, avvenuta a Milano nel 1998.

Deposizione opera di William Congdon.
Deposizione opera di William Congdon
(foto Galleria d’Arte Pro Civitate Christiana).

"Morte dell’arte" o "arte della morte"? Il gioco di parole può essere un’interessante chiave di lettura di tante opere d’arte contemporanea. Esiste tuttora anche in arte una tendenza "apocalittica": il Male nelle sue diverse forme dilaga nel mondo e nell’uomo. «Ciò appare in maniera emblematica in tanti artisti della "scuola di New York"», conclude Bernardini, «dopo la Seconda guerra mondiale. L’action painting in particolare ha una carica contestativa e negativa che arriva, in alcuni casi – come quello di Pollock, il caposcuola – fino al suicidio. Anche Congdon risente di questa "filosofia" e ne assume tutta la violenza. Tuttavia Congdon è stato salvato. L’"arte della morte", in Congdon, si fa "arte della morte di Cristo". È interessante come è trattato il tema della morte di Cristo nel suo Crocifisso n. 2. Qui la figura di Gesù appare per un istante, ma si rompe e si perde subito nel fondo-morte. In questo processo tuttavia se ne innesta un altro: il corpo spezzandosi "partorisce" sangue e acqua, elementi di forte pregnanza simbolica. Il rosso diventa oro e il candore del corpo, trasfigurato, pare sciogliere i contorni della "figura" e intridere anche il fondo-cosmo di oro, di luce...».

Laura Ferrari

Jesus n. 9 settembre 2008 - Home Page