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Jesus n. 11 novembre 2007 - Home Page


Editoriale.

 
Emarginati i cattolici o il Vangelo?
di Vincenzo Marras
  

«Non stare ai margini dipende dai cattolici e da quanto hanno da dire. E anche da quanto sono in grado di argomentare le posizioni». Commentando i lavori della XLV Settimana sociale (vi torneremo nelle nostre pagine su Jesus di dicembre), monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane, interviene sul leit-motiv della presunta marginalizzazione dei cattolici in politica e nei dibattiti pubblici. E precisa: «Non possiamo fare soltanto dichiarazioni di principio. Quello che ci sta a cuore non è occupare degli spazi, ma avere uno spazio dove fare elaborazione culturale, formazione e dibattito». Una convinzione, questa, condivisa da molti credenti – uomini e donne – e che fa giustizia di una certa "cultura contro", che non solo ha invaso il comune modo di pensare, ma che è penetrata anche nella mentalità cristiana, quasi che un fatto o una persona non esistano se non sono "contro" qualcosa o qualcuno.

La scelta che impegna ogni cristiano e l’intera comunità ecclesiale è tra il restarsene rinserrati tra le proprie mura, difendendone l’ordine e, in fondo, la tranquillità, o il mettersi in discussione, accettando la provocazione di quanti – "fratelli" scomodi e persino "lontani" – interrogano e si interrogano, sollevano questioni, pongono domande, inquietano e si inquietano. L’atteggiamento di fondo cui devono ispirarsi i credenti ce lo suggerisce un importante e famoso testo cristiano anonimo del II secolo, la lettera A Diogneto, che traccia l’identikit dei cristiani: vivono in mezzo agli altri uomini con simpatia; si impegnano a costruire insieme a loro una città più umana; partecipano a tutto come cittadini, obbediscono alle leggi stabilite; non si arroccano in difesa come cittadella assediata ma sono vero lievito e sale nella "città dell’uomo", superando ogni separazione ed estraneità.

È la logica evangelica. Che non la si applichi, perché non la si conosce? Non è – ahimé – soltanto una battuta. Basta leggere i risultati di una recente inchiesta fatta qualche settimana fa dalla Coesis Research per Famiglia Cristiana in merito a "Gli italiani e i libri religiosi". Su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, il 69 per cento non ha mai letto per intero i quattro Vangeli. Non solo: il 72 per cento dei credenti e ben la metà dei praticanti evidentemente non ha mai sentito il bisogno di leggerli. Insomma, la maggioranza dei cittadini italiani, e anche la maggioranza dei cattolici, e la metà dei cattolici praticanti, se ne sta ben lontano dai testi che sono alla base della loro stessa identità di credenti. È un segno triste. E allora è arrivato il momento di porsi qualche domanda scomoda all’interno delle comunità cristiane. C’è autentica conoscenza del contenuto della Buona Novella? E non è almeno imbarazzante denunciare la marginalizzazione dei cattolici dalla vita pubblica, quando è così marginale il fondamento della nostra fede, Gesù di Nazareth, la sua vita, la sua morte, la sua risurrezione?

Vincenzo Marras