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LA FEDE IN INTERNET

Se la Rete ci cambia la vita
senza che ce ne accorgiamo

di Giorgio Banaudi
internauta
  

Durante l’estate il web si è animato come non mai: campagne politiche, proclami, contatti esplosivi. Ci sono pagine che sembrano piazze, movimenti, incubatori sociali. Spettatori attenti o cittadini ignari, stiamo assistendo al graduale cambio di scena: i luoghi della decisione, del movimento, dell’opinione, ormai sono cambiati. Radio e televisione, quotidiani e riviste procedono ancora imperterriti, senza forse accorgersi che il dibattito e la cultura, almeno una certa cultura e un certo dibattito, sono ormai migrati sul web.

Se fosse possibile rimanere al di fuori di questo vorticoso mutamento, si potrebbero osservare numerosi fenomeni di cannibalismo tecnologico: i figli divorano i padri, le ultime tecnologie seppelliscono in tempi rapidissimi le precedenti. Anni fa, in certe zone d’Italia, le cabine telefoniche venivano razziate per essere trasformate in box per la doccia. Oggi verrebbero contese dai musei. Da pochi giorni questi luoghi della memoria sono andati in pensione, spodestati dagli onnipresenti telefonini. Sicuramente resisteranno ancora un po’ negli arredi urbani e nell’immaginario di molti. Ma saranno vuote e inutilizzabili. Abituati, anzi, modellati dai media tradizionali, fatichiamo a cogliere certi mutamenti. Quasi non ci rendiamo conto di come ci siamo trasformati anche noi, traghettati da strumenti quotidiani come i cellulari, i palmari, i telecomandi. Ci sembra inevitabile che il contatto diretto sulle cose e sulle persone sia caduto in disuso. Le relazioni sono migrate verso il digitale e il virtuale. Senza per questo perdere di efficacia.

Iniziare una riga coi due punti, un trattino e una parentesi chiusa farebbe pensare a un refuso tipografico, e invece sono esattamente 25 anni che nel fiume della Rete scorrono caratteri come l’onnipresente smile. L’aveva proposto un oscuro professore della Carnegie Mellon senza immaginare l’epidemia mediatica che avrebbe innescato. Chiedevo, quasi per scherzo, in una classe di prima media, quanti avessero già aperto un blog: più della metà dei ragazzini ha alzato la mano. Perché stupirsi, visto che le statistiche ci rivelano che l’84% dei bambini possiede un cellulare? Se non siamo noi a tracciare la rotta, saranno gli strumenti a dirottarci.

Oggi l’itinerario di un viaggio si studia sul web, il percorso si controlla via Gps, il biglietto si compra on-line, la musica si scarica da I-tunes, i podcast hanno soppiantato gli appunti per lo studio, la Tv si segue più volentieri sullo schermo del pc. Troppo semplice pensare che siano cambiati solo gli strumenti. E mentre ampliamo le possibilità virtuali di contatto e di conoscenza, in compenso riduciamo i contatti umani veri, quelli che hanno bisogno di un tempo ben definito e che non possiamo svolgere in multitasking
È questo che vogliamo?

Giorgio Banaudi

Jesus n. 11 novembre 2007 - Home Page