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ATTUALITÀ - ANTONIO ROSMINI

Seminò in "terra arida"
di Giorgio Bernardelli
  

Dall’Indice dei libri proibiti agli onori degli altari. È il paradossale destino di Antonio Rosmini, l’autore del famosissimo Delle cinque piaghe della santa Chiesa, che il 18 di questo mese verrà beatificato. Sul roveretano è in uscita il volume, edito dalle Paoline, Antonio Rosmini. Maestro e profeta di Maurizio De Paoli. Ne pubblichiamo alcuni stralci del capitolo dedicato alla sua opera più famosa.
   

Ha visto due sue opere finire all’Indice dei libri proibiti. Ora diventa beato. Forse basterebbe da solo quest’accostamento per indicare la singolarità di Antonio Rosmini (1797-1855), il grande filosofo che domenica 18 novembre a Novara, con una celebrazione presieduta a nome del Papa dal cardinale José Saraiva Martins, sarà elevato all’onore degli altari. Fermarsi allo slogan – però – non farebbe giustizia né della grandezza né del travaglio interiore vissuto da questa figura. Perché l’uomo che oggi la Chiesa proclama beato fu già in vita profondamente stimato da grandi personalità dell’Ottocento quali Nicolò Tommaseo, Alessandro Manzoni e san Giovanni Bosco. A lui – quando era ancora un giovane sacerdote – un Papa (Pio VIII) aveva espressamente detto: «È volontà di Dio che ella si occupi nello scrivere libri». Ma Rosmini fu anche il cardinale mancato di Pio IX, dal quale fu ricevuto in udienza il 9 e il 16 giugno del ’49 senza peraltro spendere una parola in sua difesa. Fu l’autore di un sistema filosofico per decenni considerato una pericolosa minaccia rispetto alla scolastica ufficiale insegnata nei seminari.

Un ritratto giovanile di Antonio Rosmini, opera di Giuseppe Craffonara.
Un ritratto giovanile di Antonio Rosmini, opera di Giuseppe Craffonara.

Con queste premesse non è difficile capire perché sia stata così travagliata la sua causa di beatificazione. Già nel 1855 (l’anno della morte di Rosmini) l’Istituto della Carità – l’ordine religioso da lui fondato – aveva nominato un proprio postulatore. Ma solo 139 anni dopo – nel 1994 – da Roma sarebbe arrivato il nulla osta all’apertura del processo informativo diocesano. Un processo svoltosi poi a Novara dal momento che, pur essendo originario di Rovereto, Rosmini morì a Stresa. E del resto in un altro luogo significativo di questa diocesi piemontese – il Sacro Monte Calvario di Domodossola – si era concretizzato l’evento cruciale della sua vita: la fondazione dell’Istituto della Carità.

Le polemiche intorno al pensiero di Rosmini erano sorte già con la pubblicazione del Trattato della coscienza morale, nel 1840. Aveva destato scandalo, in particolare, il suo tentativo di esprimere con le categorie della filosofia moderna concetti quali «peccato» o «colpa». Ma, nella temperie del 1848, era stato soprattutto il libro Delle cinque piaghe della Santa Chiesa ad attirargli inimicizie nella Curia di Pio IX, che pure a un certo punto lo avrebbe voluto accanto a sé come segretario di Stato. Cinque erano i mali dai quali Rosmini faceva discendere le sofferenze della Chiesa di allora: la divisione del popolo dal clero nel pubblico culto, l’insufficiente educazione del clero, la disunione dei vescovi, la nomina dei vescovi abbandonata al potere laicale, la servitù dei beni ecclesiastici. Temi che nel 1849 portarono il libro all’Indice (insieme a un’altra opera di Rosmini: La costituzione civile secondo la giustizia sociale). Non ci rimasero per molto: già nel 1854 la stessa Congregazione dell’Indice, con il decreto Dimittantur, avrebbe capovolto quel giudizio, assolvendo nel suo complesso l’opera di Rosmini. Ma neppure questo pronunciamento avrebbe chiuso la partita. Perché, dopo la morte, la polemica si sarebbe concentrata sul sistema filosofico presentato nell’ultima sua fatica, la Teosofia. Per questo modo di interpretare la realtà, così diverso rispetto al neotomismo, sarebbero giunte le accuse di ontologismo e panteismo. Così il 7 marzo 1888 il Sant’Uffizio con un nuovo decreto, il Post Obitum, avrebbe condannato quaranta proposizioni tratte dalle opere postume di Rosmini.

Stresa in una stampa dell'800.
Stresa in una stampa dell’800.

Sub iudice il pensiero del Roveretano lo è rimasto fino al 1° luglio 2001, quando una Nota della Congregazione per la dottrina della fede firmata dall’allora prefetto Joseph Ratzinger e dall’allora segretario Tarcisio Bertone, ha accolto l’obiezione da tempo presentata da numerosi studiosi del pensiero rosminiano. E cioè che l’estrapolazione delle singole proposizioni racchiuse nel Post Obitum non corrisponde al pensiero autentico dell’autore. «Di Rosmini», ha commentato il vescovo di Novara Renato Corti, presentando il cammino diocesano che accompagna questa beatificazione, «mi ha sempre impressionato la libertà interiore, anche di fronte alla prospettiva di dover affrontare molte difficoltà». Oggi in questa libertà interiore la Chiesa riconosce il tratto della santità. Additando ai cattolici un testimone prezioso sul difficile (e quanto mai attuale) versante della carità intellettuale.

Giorgio Bernardelli

Segue: Il profeta del concilio che declinava i verbi al futuro

Jesus n. 11 novembre 2007 - Home Page