Dossier
- Il dialogo a casa propria Nella
Comunione anglicana
è finita l’età dell’innocenza
di John Wilkins
Per anni sono state
considerate le Chiese più vicine a Roma. Sul nodo delle donne vescovo e
sul tema della omosessualità, però la Comunione anglicana rischia un
serio scisma interno. E il sogno della riconciliazione con i cattolici
finisce per allontanarsi.
Incrociando
l’arcivescovo di Canterbury in corridoio, nel corso di una sessione
del Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra, una volta un
giornalista gli chiese come stesse. «Per quanto riguarda me, sto bene»,
rispose Rowan Williams. «Per il resto, le cose vanno malissimo». L’arcivescovo
faceva riferimento al fardello del suo incarico: evitare che la
Comunione anglicana, che raccoglie settanta milioni di fedeli, si
laceri. La nomina di Rowan Williams ad arcivescovo di Canterbury, nel
2002, aveva suscitato molte speranze. Tanto per cominciare, era gallese,
e dunque si riteneva che il fatto di provenire dall’esterno dell’establishment
inglese potesse portare una ventata di novità. Inoltre è un
teologo, una guida spirituale molto stimata, nonché un poeta. Ma la
crisi montante all’interno della Comunione relativa all’ordinazione
delle donne e al nodo dell’omosessualità ha finito per assorbire
tutte le sue energie.

Il primate anglicano Rowan Williams
(foto
AP/G.
Baker).
Oggi la maggior parte delle province anglicane ordina donne al
sacerdozio. Prima che la Chiesa d’Inghilterra compisse questo passo
nel 1992, gli avvertimenti da parte di Roma si erano fatti insistenti. L’allora
arcivescovo di Canterbury Robert Runcie oppose resistenza alla corrente
che premeva per l’ordinazione femminile. Ma il suo successore, George
Carey, non ebbe esitazioni. «L’idea che la donna non possa
rappresentare Cristo all’altare è una gravissima eresia», dichiarò.
Nel 1992, il Sinodo generale prese la decisione. Era necessaria la
maggioranza di due terzi in tutti e tre i rami – vescovi, pastori e
laici – e venne superata di pochissimo. Era stato posto così un
macigno sulla strada verso l’unità tra cattolici e anglicani; e un
altro sarebbe presto seguito. Poiché se l’ordinazione delle donne
costituisce una parte di quanto Rowan Williams ha ereditato, un’altra
è rappresentata dall’aspro dibattito etico sull’omosessualità. Nel
2003 la diocesi anglicana canadese di New Westminster benedisse per
prima delle unioni omosessuali; sempre nel 2003, la Chiesa episcopaliana
negli Stati Uniti elesse come vescovo del New Hampshire un uomo
divorziato, Gene Robinson, che ora conviveva con un partner maschile.
Gli anglicani americani lanciavano così la sfida in un modo curioso.
Per certi episcopaliani, giustizia e diritti umani vengono prima di
tutto. Gli omosessuali devono essere inseriti nella Chiesa a tutti i
livelli. Se si ritiene che la Bibbia e la tradizione siano d’impaccio,
tanto peggio per esse.

Pastori anglicani americani durante una
cerimonia religiosa
(foto
AP/T.
Gutierrez).
L’ordinazione
di Robinson ha gettato la Comunione anglicana in uno scisma di fatto.
Alcune delle sue 38 province si sono dichiarate fuori dalla Comunione
con la Chiesa episcopaliana. Le autorità anglicane parlano di comunione
«debole» o «parziale», ma non c’era traccia di questa sfumatura
negli anatemi lanciati contro gli americani, per esempio, dagli
anglicani dell’Uganda. «La Chiesa della provincia ugandese», hanno
annunciato, «tronca i suoi rapporti e la comunione con la Chiesa
episcopaliana degli Stati Uniti. La Parola di Dio mostra chiaramente che
avete scelto la strada di una separazione che conduce alla distruzione
spirituale». I primati africani si sono espressi con altrettanta
schiettezza. La Chiesa episcopaliana degli Stati Uniti e la Chiesa
anglicana canadese devono cambiare la loro posizione, hanno affermato in
una dichiarazione. Se non lo faranno, vorrà dire che avranno «scelto
di "camminare da sole" e di seguire un’altra religione».
Le Chiese nere del "Sud globale" avevano mostrato, alla
Conferenza di Lambeth del 1988, di essere consapevoli della loro sempre
maggiore forza. A differenza della loro controparte progressista nel
Nord globale, le loro cifre sono in aumento; è nel Terzo mondo che ora
vive la maggior parte degli anglicani. Nel conflitto che ne è seguito,
non si sono piegate. Sotto gli occhi del pubblico, la Comunione
anglicana si stava trasformando in una Confederazione anglicana. Persino
la posizione dell’arcivescovo di Canterbury, fino ad allora accettata
come fulcro dell’unità della Comunione, veniva ormai messa in
discussione. L’intransigente primate conservatore della Nigeria, Peter
Akinola, ha persino prefigurato l’idea di una continuazione della
Chiesa anglicana con sede ad Alessandria. «Non c’è bisogno di andare
a Canterbury per arrivare a Gesù», ha detto.

Una chiesa anglicana ad Abuja, in Nigeria
(foto
AP/G.
Osodi).
Poco
dopo aver assunto il suo incarico, Rowan Williams si è trovato ad
affrontare lo stesso dilemma in patria. Il vescovo progressista di
Oxford, Richard Harries, aveva nominato un canonico della cattedrale,
Jeffrey John, come nuovo vescovo di Reading, un’area all’interno
della sua diocesi. Rowan Williams aveva confermato il candidato e la
regina aveva ratificato la nomina come da protocollo. Ma Jeffrey John,
che era stato amico intimo di Rowan Williams, è omosessuale, e aveva
scritto e parlato su questo tema. Né Harries né Williams avevano
immaginato che la nomina avrebbe causato la tempesta che è poi
scoppiata, anche per la dura opposizione dell’ala
"evangelica" degli anglicani.
Rowan Williams, uomo di spiritualità carmelitana, diffida del
potere. A chi gli chiedeva se, di fronte alle sue difficoltà, avesse
desiderato talvolta un pizzico di autorità papale, ha sempre risposto
di no. In questo caso, tuttavia, ha agito in modo risoluto, anche se
discutibile. Ha convocato Richard Harries e Jeffrey John, e ha detto che
John doveva rassegnare le dimissioni. I progressisti, che avevano
pensato di essere appoggiati da Williams, sono inorriditi. Gli
evangelici hanno esultato.

L’arcivescovo di Canterbury Rowan
Williams insieme ai leader anglicani
riuniti al Lambeth Palace
(foto
AP/P.
MacDiarmid).
L’arcivescovo a quel punto ha tentato di salvare il salvabile. In
gioco era l’ambizione che la Comunione anglicana ha sempre avuto,
quella di essere una Comunione di Chiese come la Comunione cattolica e
la Comunione ortodossa, con ministri e sacramenti intercambiabili.
Williams ha chiesto all’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda,
Robin Eames, di presiedere una commissione che esaminasse gli strappi
nel tessuto anglicano e suggerisse la maniera in cui ricucirli. La
commissione ha pubblicato il suo "Rapporto Windsor" nel 2004.
Esso rappresenta oggi la speranza più concreta che il nucleo della
Comunione anglicana possa essere tenuto insieme, ma la sua applicazione
è tutt’altro che certa.
Il
rapporto è pervaso da un senso di crisi. Parla di un «viaggio verso l’autodistruzione»
e ravvisa «il rischio molto concreto che si scelga di non camminare
più insieme». Le sue raccomandazioni hanno due appendici. Primo, l’arcivescovo
di Canterbury, in quanto fulcro tradizionale dell’autorità, dell’unità
e della missione, deve essere maggiormente in grado di parlare
direttamente alle province anglicane senza essere guardato come un
intruso. Questa proposta ha incontrato però non poca diffidenza. Gli
anglicani sono sempre molto attenti a non compiere qualche passo che
possa dar l’impressione di andare nella direzione di un papa
anglicano. E lo stesso Rowan Williams ammette di aver rilevato, in
alcune parti della Comunione, una diffidenza nei confronti dell’origine
storica del suo ruolo. In quelle zone, afferma, è visto come un «prelato
nominato dallo Stato in una Chiesa coloniale». Altri osservatori,
tuttavia, sottolineano quanto le lettere di Williams alle Chiese della
Comunione abbiano acquisito un’autorevolezza magisteriale.

Delegati al Sinodo della Chiesa anglicana
canadese
(foto
AP/C.
Stoody).
La seconda appendice del "Rapporto Windsor" è che tutte le
province della Comunione devono votare all’interno delle proprie
vigenti costituzioni una prospettiva di Comunione. Si tratterebbe di una
«convenzione» – alcuni vi ravvisano un codice di diritto canonico in
forma embrionale – che definirebbe gli obblighi che i membri della
Comunione devono assumersi. Un impegno di questo genere renderebbe
impossibile in futuro a qualsiasi Chiesa nella Comunione affermare, come
fece il presidente della Chiesa episcopaliana, allora Frank Griswold, in
occasione della consacrazione di Gene Robinson, che si tratta di un «evento
locale». I firmatari sceglierebbero l’interdipendenza, al posto della
loro tradizionale autonomia.
Il "Rapporto Windsor" è un caposaldo della strategia di
Rowan Williams in vista della prossima Conferenza di Lambeth, prevista
per il 2008, che definirà le linee di condotta futura della Comunione
anglicana. Ma l’idea della convenzione in sé è controversa. Alcune
Chiese anglicane vogliono un testo, altre non lo vogliono; alcune
potrebbero non firmarla. Rowan Williams vuole un accordo scritto. Le
Chiese che decidessero di non firmare, ha detto, potrebbero diventare
membri «associati» della Comunione, mentre quelle che lo sottoscrivono
sarebbero «costituenti» o membri a pieno titolo. La futura struttura
della Comunione, quindi, potrebbe consistere in un nucleo di Chiese
unite nella convenzione, circondato da una nebulosa di altre Chiese, la
relazione con le quali sarebbe meno stretta.

Il vescovo donna Katharine Jefferts Schori,
nominata di recente alla guida
della Chiesa episcopaliana degli Stati Uniti (foto AP/P.
Vernon).
Le
Chiese si stanno anche dividendo al loro interno. In Inghilterra il
cosiddetto schema dei «vescovi volanti», creatura dell’allora
vescovo di York, John Habgood, intendeva consentire alle parrocchie che
contestavano il sacerdozio femminile di restare all’interno della
famiglia anglicana. Se il loro vescovo diocesano aveva ordinato delle
donne, queste parrocchie lo consideravano «contaminato». Diventava
loro possibile, dunque, chiedere che un «vescovo volante» non
contaminato si recasse nella parrocchia per celebrare funzioni come
cresime e ordinazioni. Ideata con le migliori intenzioni, la soluzione
dei vescovi volanti funge, in realtà, da palliativo per uno scisma
interno. Il Rapporto Windsor, invece di bloccarlo, prende atto della sua
utilità «nelle situazioni opportune». Stessa posizione ha assunto
Rowan Williams, che pur ammettendo di essere stato inizialmente scettico
sulla giustificazione teologica di tale innovazione, ora afferma che la
sua abolizione «provocherebbe danni indicibili».
Dopo essere rimaste un po’ a guardare, le Chiese del Nordamerica
hanno deciso di adottare la stessa prassi. Così la Chiesa in Canada ha
istituito dei vescovi volanti per occuparsi delle parrocchie che
rifiutano le benedizioni per le unioni omosessuali. Negli Stati Uniti,
un gruppo di vescovi della Chiesa episcopaliana – tra cui il nuovo
vescovo presidente, Katharine Jefferts Schori, una progressista che ha
dato il suo appoggio alla consacrazione episcopale di Gene Robinson –
è arrivato al punto di offrire alle parrocchie che sentivano bisogno di
«spazio» una «supervisione primaziale alternativa». Ma l’alternativa
che la Schori ha offerto a novembre scorso è consistita in un vescovo
di sua scelta, e i conservatori hanno rifiutato il compromesso. Vogliono
due giurisdizioni parallele negli Stati Uniti, entrambe in comunione con
l’arcivescovo di Canterbury ma non tra di loro, e sono convinti che le
otterranno presto. E dove loro andranno, altri li potrebbero seguire.

Il vescovo anglicano del New Hampshire,
Gene Robinson,
il primo prelato ad essere dichiaratamente gay. L’ordinazione
episcopale
di Robinson ha creato enormi tensioni nella Comunione anglicana
(foto
AP/M.
B. Ceneta).
Fino
all’elezione di Katharine Jefferts Schori a capo della Chiesa
episcopaliana nessun’altra donna ordinata era arrivata così in alto.
Dopo questa "prima" per gli americani, anche canadesi e
neozelandesi ordinano già donne vescovo, e varie altre Chiese, compresa
quella d’Inghilterra, stanno preparandosi a farlo.
È stato il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio
consiglio per l’unità dei cristiani, a spiegare nel dettaglio le
implicazioni per le relazioni tra cattolici e anglicani. Lo ha fatto in
un discorso rivolto ai vescovi della Chiesa d’Inghilterra nel giugno
scorso. Per la dottrina cattolica, ha spiegato Kasper, ciò che è
essenziale è che tutti i vescovi siano in comunione tra loro e che
tutti accettino reciprocamente i rispettivi insegnamenti. Sarebbe una
contraddizione in termini se la consacrazione di un vescovo portasse
allo scisma o bloccasse la strada verso la piena unità. La
consacrazione delle donne vescovo non farebbe che peggiorare le cose, ha
avvertito. Se l’ordinazione delle donne al sacerdozio ha già causato
un «rilevante raffreddamento» delle relazioni con la Chiesa d’Inghilterra,
la loro ordinazione episcopale porterebbe a un «gelo permanente». Roma
teme che la Comunione anglicana stia diventando più protestante. Quando
il Papa ha incontrato l’arcivescovo Williams a Roma nell’ottobre
scorso, il comunicato che ne è seguito parlava recisamente di «gravi
ostacoli al nostro progresso ecumenico» che stavano rendendo il viaggio
«più difficile e arduo».

Il vescovo anglicano conservatore della
Nigeria, Peter Akinola
(foto
AP/R.
Drew).
Un fatto è certo: le speranze che si erano librate in volo 40 anni
fa, quando l’allora arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, aveva
fatto visita a Paolo VI, oggi sono crollate. Alla fine della visita di
Ramsey del 1966, Paolo VI, che aveva descritto la Chiesa d’Inghilterra
come «la nostra amata sorella», si tolse il suo anello piscatorio e lo
infilò al dito dell’arcivescovo di Canterbury. Michael Ramsey pianse
di gioia. Poco dopo venne istituita la Commissione di dialogo
internazionale anglicano-cattolica, che fece progressi sbalorditivi
nella direzione di un accordo sui ministeri, i sacramenti e l’autorità.
Alcuni membri della Commissione pensarono seriamente che avrebbero
assistito, nella loro vita, all’unità con Roma. Oggi Rowan Williams
porta al dito quell’anello piscatorio, ma non vi è più nessuna
speranza di raggiungere il traguardo sognato allora. Come recentemente
un vescovo anglicano in pensione ha osservato con amarezza, «a quei
tempi eravamo molto innocenti».
John Wilkins
traduzione di Ludovica Eugenio
Segue:
Una contesa sul
potere tra Mosca e Costantinopoli
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