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La Lombardia è la protagonista dell’ultimo volume della serie Itinerari d’Italia di Famiglia Cristiana, in uscita con il prossimo numero. I percorsi sono 18: oltre a quello che presentiamo qui (Lecco e il suo lago), Valtellina, Varese e il Lago Maggiore, Como e il Lario, Bergamo, valli bergamasche, Lago d’Iseo, Valcamonica, Milano medievale, Brianza, Brescia e la pianura, Lago di Garda, Pavia e l’Oltrepò, la Lomellina, il Lodigiano, il Cremasco, Cremona, Mantova e le terre dei Gonzaga. Sui numeri 31, 32 e 33 usciranno i tre volumi dell’Atlante stradale d’Italia, sempre in collaborazione con il Touring club italiano.
(Hanno collaborato Sonia Di Gisi, Michela Bellofiore, Massimo Rinaldi). |
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Lecco e il Lario Gente di lago di Rosanna Biffi Non sapresti se definirlo nobile o popolare, il lago di Como; se dolce o severo. È che la natura e il tempo hanno fatto convivere l’acqua con i monti, i borghi dei pescatori e le nude chiese romaniche con le ville neoclassiche dai magnifici giardini. Il risultato è di una bellezza composita, mai uguale a sé stessa: basta doppiare un tornante delle strade tortuose per farsi sorprendere da un panorama nuovo, o contemplare il paesaggio alla luce del tramonto, anziché sotto il sole a picco, per scoprirne una risonanza insospettata. Il Lario ha un’armonia non esibita, interiore, che parla al cuore quanto agli occhi. Un punto ideale dal quale partire è Brunate, a 700 metri d’altezza, proprio alle spalle di Como; è soprannominato "balcone sulle Alpi" per l’incantevole vista sulla città, sul lago, sui monti fino alla vicina Svizzera. Da lì si può ammirare anche la compattezza urbana del centro di Como, città di antica origine romana: scendendo nella parte murata di impianto medievale, è bene visitarla a piedi e vagare per le vie ben conservate, sostare davanti al Broletto (sede dell’antico Comune), entrare nel Duomo monumentale, iniziato nel XIV secolo e completato nel ’700 da una cupola disegnata da Filippo Juvarra. Ma non si possono dimenticare capolavori romanici come le chiese di San Fedele o Sant’Abbondio, decentrata e bellissima. Non per nulla, nel Medioevo fu grande la fama dei "maestri comacini": costruttori, carpentieri, muratori, stuccatori dei quali è rimasta un’impronta perenne in molte chiese del lago e del territorio circostante. Né si può lasciare Como senza aver visitato il Tempio Voltiano: Alessandro Volta nacque proprio qui, e nel museo a lui dedicato – che sorge sul lago – sono raccolti i suoi cimeli e ricordi, compresa la prima pila.Sulla strada tortuosa che da Como porta a Bellagio, moderare la velocità significa ammirare la magnificenza della natura e dei paesi, che dai porticcioli tranquilli si arrampicano sui primi versanti delle colline. Il clima temperato permette la fioritura di oleandri, bouganvillee e magnolie, che si alternano a ulivi e allori. Una sosta per un caffè nella piazzetta di Torno, e ci si sente fuori dal mondo, davanti al piccolo porto dove le anatre si puliscono le penne sulle barche, e la parrocchiale di Santa Tecla, quattrocentesca, si inserisce tra case semplici e alberghi tranquilli, familiari. Ogni paese meriterebbe una sosta: come Nesso, con il suo antichissimo ponte, la millenaria parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo e la bellezza naturale dell’orrido formato dai torrenti Tof e Nosè. Poco oltre, ecco Bellagio, una delle perle del Lario. In posizione magnifica, sulla punta del triangolo lariano, invita a passeggiate sul lungolago fiorito, o sotto i portici di piazza Mazzini, o nelle viuzze a gradini dove la vista spazia tra squarci panoramici e negozi eleganti, che espongono anche i delicati oggetti in vetro che sono uno dei vanti del luogo. Qui si possono visitare due dei celebrati giardini delle ville lacustri: quelli di Villa Serbelloni e di Villa Melzi, con il loro fiorire di piante tropicali. Fin dall’epoca romana il lago di Como fu meta privilegiata di villeggiatura: Plinio il Giovane vi possedeva due residenze. Fu però il periodo neoclassico che vide la costruzione delle più belle ville da parte di importanti famiglie milanesi, che le utilizzavano come luoghi di riposo. Attraversato in traghetto il braccio d’acqua che porta a Tremezzo, c’è ancora l’imbarazzo della scelta: Villa Carlotta, proprio a Tremezzo, o Villa Balbianello, vicino a Lenno, con il suo stupefacente parco: oggi è proprietà del Fondo ambiente italiano. Ritornando poi verso Como, come non fermarsi a Ossuccio, per ammirare l’insolita cella campanaria sulla torre della chiesa di Santa Maria Maddalena, del XII secolo, o il campaniletto a vela della chiesa dei Santi Giacomo e Filippo, dell’XI? Ormai vicini al capoluogo, ecco Cernobbio, da dove si gode una delle viste più dolci sul lago. Qui non si può non citare Villa d’Este, che molti considerano la più bella delle dimore signorili sul lago. Adesso è un Grand Hotel, e nella sua cornice si danno convegno ogni anno i nomi più noti dell’economia e della finanza italiane. È ora il momento di trasferirci a Lecco, e al suo ramo del lago. La città, che sfiora la piena occupazione, è stata "assediata" dalla costruzione di palazzi moderni soprattutto nell’ultimo decennio. Ma dopo la visita al Ponte di Azzone Visconti (costruito tra il 1336 e il 1338 e tuttora in uso) e una passeggiata nel centro ben restaurato, è inevitabile che i pensieri vadano ad Alessandro Manzoni e ai luoghi manzoniani. La Villa Manzoni di Lecco, ora museo, apparteneva alla famiglia dello scrittore, che vi trascorse l’infanzia. Gli interni sono tutti originali e nelle sale, oltre a un’esposizione di arte lombarda, si possono vedere molti cimeli dell’autore dei Promessi sposi: dalla culla alle tabacchiere, dalle lettere autografe alle prime edizioni delle sue opere. E un percorso ideale sulle orme del romanzo più famoso della nostra letteratura deve toccare Pescarenico, ora sobborgo di Lecco: lì sorge ancora il convento dei Cappuccini di manzoniana memoria, divenuto ormai edificio di proprietà privata.
In primo piano la "Lucia" tipica barca del lario (Scalcione). Di qui prende il via la nostra risalita lungo il ramo di Lecco, dopo aver scartato la nuova statale 36 che porta diritti in Valtellina e aver scelto la vecchia statale 38, che costeggia i paesini e ha come parete le pendici dei monti che sorgono a oriente. Più scoscesa, meno fiorita e ricca, invece, di vegetazione spontanea, questa parte del lago ricorda che poco lontano ci sono monti come il Resegone, dal profilo dentellato, o come la Grigna. Man mano che si sale a nord, aumentano le caratteristiche di lago prealpino: le cime ancora innevate si fanno più vicine, e l’acqua acquista un colore smeraldo. Dopo una sosta a Mandello, per visitarne il nucleo medievale, vale la pena di spingersi fino a Varenna e percorrerne le vie strette, a gradini di ciottoli, sormontate da archi sotto i quali può capitare all’improvviso che la vista si apra su Bellagio, sulla riva opposta. Sulla piazza di Varenna si affacciano ben tre chiese: San Giorgio, dei primi del ’300, Santa Maria delle Grazie e San Giovanni Battista, probabilmente dell’XI secolo, con il suo austero interno in pietra grigia rischiarato da begli affreschi. Ancora più a nord di Varenna ecco Bellano, dove l’attrazione principale è costituita dall’"orrido", una specie di canyon scavato dal torrente Pioverna, che sbuca da una caverna rocciosa con un salto potente, fragoroso. L’orrido è una gola tortuosa di grotte in ombra e muraglioni a picco, dirupata, che sfocia infine nel verde, nel sole. Tutt’altra impressione, di serenità e armonia, la si ha arrivando all’Abbazia di Piona. Dalla sua posizione avanzata, in cima al promontorio di Olgiasca, il panorama è straordinario; la chiesa, dell’XI secolo, è a navata unica ed è affiancata da un bel chiostro dalle colonne in marmo, sormontate da capitelli con motivi allegorici. Nel convento vivono nove monaci dell’ordine Cistercense. «L’Abbazia è molto frequentata per le messe della domenica, anche in inverno», ci dice fra Innocenzo Barbiero, il vicesuperiore. E mentre cala la sera, anche noi scendiamo a valle. I monti sono ormai soltanto puri profili scuri, che racchiudono, come quinte teatrali, la quieta magìa del lago. Rosanna Biffi
I giardini di Villa Carlotta: dalla Cina con amore Il momento di massimo splendore va dal 20 aprile al 20 maggio, quando la fioritura di azalee e rododendri richiama folle di visitatori nei giardini, giustamente celebri, di Villa Carlotta a Tremezzo, sulla sponda occidentale del lago di Como. Ma il patrimonio botanico, che supera le 500 specie e varietà ed è disposto su 80.000 metri quadrati, è tale da attrarre turisti in tutto il periodo di apertura, da marzo a ottobre. «Nel 2000 abbiamo avuto 128.000 visitatori, per la metà stranieri», comunica Bruno Fradegrada, amministratore di Villa Carlotta. «Oltre agli americani e agli europei, che hanno una lunga tradizione nel nostro turismo, ora arrivano persone anche dall’Asia, da Paesi come Cina e Corea. Comunque, Villa Carlotta è la più visitata tra le dimore signorili del lago; qui vengono anche molte scolaresche». Dal 1927, palazzo e terreni sono di proprietà del Demanio, che li ha dati in concessione all’Ente Villa Carlotta. Oltre ai giardini e all’orto botanico, che hanno visto le passeggiate pressoché quotidiane del cancelliere tedesco Adenauer, assiduo frequentatore del lago, anche la villa merita un’attenta visita, per la sua bella struttura, per i tesori d’arte di Canova e Thorvaldsen, gli arazzi di Gobelins e gli arredi originali, per i quadri e i preziosi soprammobili. La costruzione della villa iniziò nel 1690, per conto del banchiere e nobiluomo milanese Giorgio Clerici. Passò in proprietà nel 1795 al marchese Sommariva, imprenditore napoleonico, e fu venduta nel 1843 alla principessa Marianna di Nassau, che ne fece dono alla figlia Carlotta per le sue nozze. E Villa Carlotta è rimasta fino ai nostri giorni.
Updated 17/07/01 - Webmasters:
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