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Famiglia
Cristiana a sole £. 8.900 |
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Eremi e rocche dell’Appennino
MARCHE
(Hanno collaborato Sonia Di Gisi, Michela Bellofiore, Massimo Rinaldi). |
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Eremi e rocche dell’Appennino Tesori nascosti di SIMONETTA PAGNOTTI - foto di Paolo Ferrari «A nche i cartelli li mettono con parsimonia, quasi fossero un po’ gelosi dei turisti: per fortuna oggi qualcosa si muove». La nostra guida si chiama Wendy Farinelli, ha trent’anni e si giocherebbe tutto sulla scommessa dello sviluppo turistico di questa zona. Wendy è di Fabriano: qualche anno fa, con alcuni amici, sperava di mettere in piedi una cooperativa di guide. I tempi non erano maturi e così ha comprato un negozietto di fiori, anche se non dispera. «Stanno nascendo agriturismi un po’ dappertutto, a Fabriano, a Matelica, a San Severino: la Regione li incoraggia. E dire che l’Umbria è a pochi chilometri».È una zona, questa, tutta da scoprire, anche se l’itinerario lungo le colline dell’Appennino marchigiano è a un’ora di strada da quelli, più noti e più frequentati, del territorio di Urbino e del Maceratese. Qui le province si intrecciano a ogni svolta; per scoprire questi tesori nascosti, fatti apposta per un turismo familiare, è necessario concedersi continue deviazioni. Solo così si può apprezzare quel panorama incontaminato che è poi una delle principali attrattive di questa zona. Si parte da Fabriano, che merita pienamente il titolo di città d’arte anche se fino a questo momento, nell’immaginario della gente, ha prevalso l’aspetto di città industriale. Oggi è tutta un cantiere, come del resto buona parte dei centri storici del territorio: procedono a pieno ritmo i lavori di ripristino del dopo terremoto e i grandi monumenti sono "incartati", a cominciare dalla Cattedrale e dal Palazzo del Podestà, che divideva il castrum vetus da quello nuovo: «C’è grande attesa per il futuro», spiega Wendy. In questa stagione, il centro storico è arricchito dai colori del palio di San Giovanni, un’altra delle testimonianze del passato glorioso del Comune di Fabriano, famoso per la carta e per l’arte del ferro. È una terra ricca di tradizioni popolari legate al rapporto molto stretto fra città e campagna. Petali di rosa contro le streghe «Dalle nostre parti sono tutti "metalmezzadri"», spiega Wendy, «lavorano in fabbrica e curano il loro pezzo di terra: forse per questo continuano certe usanze, come quella di mettere a bagno in una bacinella, la notte di San Giovanni, che è anche la notte delle streghe, elicriso, petali di rosa e foglie di noce, per poi lavarsi la mattina dopo, in segno di purificazione. E nessuno pianta prima l’insalata, altrimenti "la strega la manda in cima"». Siamo in campagna, sulla strada per Sassoferrato, esempio tutto marchigiano di borgo fortificato, con la Rocca di Albornoz a dominare la vallata. Giù in basso gli scavi dell’antica Sentinum, teatro della famosa battaglia tra Romani e Galli senoni. «Basta scavare e vengono a galla reperti archeologici: i veterani romani avrebbero sepolto qui i loro tesori, che ancora aspettano di essere ritrovati». Il paesaggio si fa più aspro, speroni di roccia spuntano nel verde dei boschi. Risaliamo il monte Catria, dove san Romualdo fondò il monastero di Fonte Avellana. È uno dei luoghi che per la sua bellezza attira i pullman dei turisti, ma i monaci difendono tenacemente la tranquillità del luogo e gli orari rigorosi della visita, che dalla basilica romana schiude le porte del famoso scriptorium dei monaci. Qui si ritirò san Pier Damiani e fu ospitato Dante, nel suo esilio. Da Fonte Avellana completiamo l’anello che porta al Parco della Rossa, alla splendida cittadina di Genga e alle grotte di Frasassi. Questo ipogeo straordinario, detto anche "grotta grande del vento", fu scoperto nel 1971 dal Gruppo speleologico marchigiano del Cai di Ancona. Le grotte – cinque, più due visitabili solo con attrezzatura speleologica – sono state aperte al pubblico a partire dal 1974, grazie a comodi camminamenti e a una sapiente illuminazione che valorizza al massimo la spettacolarità delle sale. La prima, la famosa "Abisso Ancona", è grande quanto il Duomo di Milano. È un mondo vero e proprio, con le stalattiti e stalagmiti sfumate dal bianco al color del miele che suggeriscono immagini di fantasia: ci vengono incontro Dante, la Madonna, i giganti, l’obelisco, il castello delle streghe. Tornati all’aria aperta, una svolta di strada ci riporta in pieno Medioevo con la splendida abbazia romanica di San Vittore delle Chiuse, da dove partono i sentieri del Parco della Rossa. Ancora una deviazione per il castello di Frontone, un altro borgo medievale fortificato in restauro, e poi, in direzione Ancona, "svalicando" verso il mare, raggiungiamo Serra San Quirico, antichissimo borgo medievale di origine longobarda che visto dal basso, secondo le indicazioni di Annibal Caro, il traduttore dell’Eneide, assume la forma fascinosa di un vascello nel mare. Suggestivo il camminamento delle "coppertelle", un esempio di strada coperta che, all’occorrenza, diventava zona di difesa. Purtroppo è chiusa per restauro la chiesa di Santa Lucia, gioiello del barocco. Anche la piazza centrale è tutta un cantiere, con la bella fontana che, secondo la tradizione, gli abitanti del paese avrebbero rubato alla vicina Arcevia, smontandola e ricostruendola nello spazio di una notte. «Da allora i due paesi si contendono il brevetto dei "calcioni", biscottoni tipici farciti di pecorino dolce che sappiamo fare solo noi», spiega Marie France, proprietaria del bar ristorante "Lo Stambecco", figlia di emigrati francesi e ormai per tutti Mari Fro. È ora di riprendere la strada verso sud per arrivare a Matelica, annunciata dalle distese dei vigneti del Verdicchio. D’obbligo la visita al Museo Piersanti, una ricca collezione che comprende, fra le altre opere, un prezioso Crocefisso di Antonio da Fabriano. Per chi non ha fretta è consigliabile una deviazione per il castello di Precicchie e l’abbazia di Val di Castro, prima di arrivare a San Severino Marche, l’antica Septempeda. Il nucleo più antico è arroccato sul monte Nero: qui si rifugiarono gli abitanti del municipio romano per sfuggire alle invasioni barbariche, portandosi il corpo del vescovo Severino. Con la nascita del commercio, il cuore pulsante della città si spostò in basso, dove oggi si apre piazza del Popolo, una delle piazze più belle delle Marche con la sua inconfondibile forma ellittica. Il teatro Feronia, opera di Ireneo Aleandri, testimonia la ricca vita culturale della città, che lega per sempre il suo nome a quello dei fratelli Salimbeni, maestri del gotico fiorito marchigiano. La strada continua per Camerino, "città in rinascita", che respira un’aria di grande fermento dopo aver ultimato una buona parte dei cantieri seguiti al terremoto. La rocca dei Da Varano ci introduce nel territorio dei Monti Sibillini. Il paesaggio diventa più aspro e "scuro". Subito dopo il lago di Polverina e l’abbazia di Monte Cavallo entriamo nel Parco nazionale, fino a raggiungere il borgo medievale di Visso e poi Ussita. È questa una tipica zona di villeggiatura, ricca di trote, tartufi e leggende. Su tutto, aleggia il mistero della Sibilla, regina incontrastata di queste montagne, immancabilmente un po’ fata e un po’ strega. Simonetta Pagnotti
Che buoni ciauscolo, crescia e cicerchia «Non crediamo al turismo dei pullman, vorremmo un turismo familiare e motivato». Paolo Severini, terza generazione dell’hotel ristorante "Due Torri" di San Severino Marche, è orgoglioso delle pagine che Vittorio Sgarbi ha dedicato alla madre Anna, depositaria di arte culinaria e tradizione. I piatti tipici della zona hanno il profumo delle erbe di campagna: anice, cicerchia, finocchio selvatico e mentuccia. Piatti tipici i vincigrassi, una sorta di lasagne molto ricche, e la crescia, una focaccia tenera. Quanto ai salumi, tipici della zona sono il ciauscolo, una soppressata aromatica da spalmare sul pane, il salame di Fabriano e i ciarimboli. Questa è anche terra di vini importanti, a cominciare dal Verdicchio di Matelica, cugino di quello dei Castelli di Jesi, che vanterebbe origini etrusche. Ottimi anche gli altri vini marchigiani, dalla Lacrima di Morro d’Alba al Rosso Conero, alla Vernaccia di Serra Petrona. In tutta la zona stanno nascendo nuovi agriturismi, alcuni davvero molto belli e con prezzi piuttosto contenuti, mentre trova parecchio consenso la formula ancora più economica del bed and breakfast. Non vanno dimenticati, infine, alcuni appuntamenti culturali importanti, come il Festival del blues di San Severino Marche, sede anche del premio letterario Salimbeni. A Precicchie, che ospita corsi di danza medievale, si tiene una rassegna di cinema amatoriale, mentre Serra San Quirico, da alcuni anni, organizza un’interessante rassegna internazionale di teatro per le scuole.
Updated 26/06/01 - Webmasters:
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