CHIESA E COMUNICAZIONE
 

Animazione apostolica sul territorio diocesano
Programma teorico-pratico
   

Motivazioni per un incontro
  

Parlare ai sacerdoti dei documenti della Chiesa sulla comunicazione sociale potrebbe sembrare tempo perso, perché si dà per scontato che tali documenti siano conosciuti e messi in pratica.

Ad una verifica accurata si può dire invece che né l’una né l’altra cosa siano ovvie.

Dal Concilio ad oggi si sono accumulati tanti bei documenti, che è difficile ai non specialisti tenerli a mente, e questo vale anche per quanto riguarda la comunicazione sociale.

Il libro Chiesa e comunicazione sociale, i documenti fondamentali, a cura di Franz-Josef Eilers e Roberto Giannatelli, ed. LDC del 1996, ha già avuto bisogno di un primo aggiornamento. E’ infatti disponibile un CD, a cura dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, uscito nel 2002, dal titolo Chiesa e Comunicazione, i documenti del Magistero, edizioni Unitelm, che riporta quanto la Santa Sede e la CEI hanno detto.

Ma poi ora abbiamo il nuovo Direttorio Comunicazione e missione del 18 giugno 2004, che riassume e completa quanto già detto e dà nuove prospettive per il futuro.

Non si può pretendere che un sacerdote, oberato di impegni, trovi tempo e modo di aggiornarsi su tutta la materia, ma certamente si può e si deve pretendere che ogni pastore viva pienamente il proprio ministero sacro per ciò che riguarda l’annunzio del Vangelo oggi.

Sperare che l’evangelizzazione fatta nei momenti privilegiati dei vari sacramenti, compresa l’Eucaristia domenicale, sia più che sufficiente al giorno d’oggi per far vivere da cristiani i nostri fedeli, sarebbe pura follia. Tanto più se si pensa a quanti non frequentano, il 70-80% dei parrocchiani, nei casi più fortunati.

Si finisce così per far tanto per i pochi presenti e poco per i molti assenti.

Ci dobbiamo disperare proprio noi sacerdoti, uomini di speranza? Certamente no! Però non possiamo nemmeno starcene tranquilli come se tutto procedesse per il meglio.

Prendiamo atto di una situazione e chiediamoci:

"Cosa è possibile fare oggi, per gli uomini di oggi, con i mezzi di oggi?".
  

Un po’ di storia

Intanto cominciamo a "ripassare" velocemente il pensiero e la prassi della Chiesa, fin dagli inizi, quando ogni difficoltà, anche grave, diveniva nuova opportunità.

Negli Atti degli Apostoli, Chiesa ideale, ma non per questo meno reale, i primi discepoli di Gesù erano disposti ad affrontare le persecuzioni confidando nella forza dello Spirito Santo per "proclamare con pieno coraggio la parola" (At 4,29) e ogni occasione, anche molto difficile, diveniva crescita nell’approfondimento della fede cristiana, o allargamento della comunità ad altre realtà ecclesiali e sociali (At 5,42; 6,4; 8,4).

Alcuni secoli dopo, oltre quattordici, dalla predicazione orale o scritta, sempre necessariamente limitata dalla corporeità (bocca, mano), si passò alla possibilità di lanciare il messaggio in molte più copie, grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili.

La Chiesa capì subito la possibilità di diffondere opere importanti, come la Bibbia, a un più vasto numero di persone, ma sentì con maggiore urgenza la necessità di difendersi dalla possibile invasione di libelli eretici, o comunque non conformi alla morale cristiana.

Pensiamo all’Indice dei libri proibiti, abolito nel 1966, o all’obbligo dell’Imprimatur per le opere religiose, tuttora in vigore.

Il cinema, la radio, la televisione ai loro albori non sortirono trattamento migliore, se non per il fatto che il tempo per passare dalla diffidenza, condanna, controllo, all’utilizzo di essi per l’apostolato è stato certamente più breve e i Papi più lungimiranti, parliamo di Pio XI e Pio XII.
  

Dal Concilio in poi

Durante il Concilio ecumenico Vaticano II, abbiamo avuto la svolta epocale con il piccolo, ma fondamentale decreto Inter Mirifica, nel quale si richiama più volte il dovere di conoscere e usare gli strumenti della comunicazione sociale per annunziare il Vangelo e anche per "poter giudicare cristianamente ogni avvenimento".

Senza voler far passare ogni altro documento uscito in seguito, richiamo soltanto quanto mi pare indispensabile non dimenticare, dal momento che il Concilio si è celebrato oltre quarant’anni fa.

L’applicazione pastorale dei dettami del Concilio vide la luce solo nel 1971, con la Communio et Progressio, istruzione completa, che illumina tutti i documenti successivi sull’argomento, basterà ricordare alcuni passi che ritengo esemplari:

"Il retto uso degli strumenti della comunicazione sociale rientra nella responsabilità di tutto il Popolo di Dio" (n. 4).

"L’uomo del nostro tempo non può fare a meno dell’informazione, che deve rispondere a criteri di rettitudine, di accuratezza, di esattezza e di fedeltà" (n. 34).

"Quanti hanno responsabilità pastorali nella Chiesa devono, attraverso i mezzi di comunicazione sociale, annunziare con perseveranza la verità nella sua pienezza" (n. 123).

"Non sarà quindi obbediente al comando di Cristo chi non sfrutta convenientemente le possibilità offerte da questi strumenti per estendere al maggior numero di uomini il raggio di diffusione del Vangelo" (n. 126).

Credo che anche solo queste poche citazioni di un documento voluto dalla Chiesa intera, Papa e vescovi riuniti in assise conciliare, possano far meditare a lungo su quanto poco si è fatto dopo più di trent’anni.

Onestamente l’impegno per gli strumenti della comunicazione sociale nella Chiesa italiana non è stato mai molto sentito, salvo alcune lodevoli eccezioni.

Oggi si è fatto molto progresso tecnico, siamo nell’era del computer e di internet, ma la Chiesa italiana non può proprio dire di aver un maggior peso nell’opinione pubblica, né di "aver preso il largo" nell’annunziare Cristo con i mezzi di massa.

L’istruzione pastorale Aetatis Novae del 1992 aggiunge la constatazione della maggiore urgenza di un intervento preciso e pratico da parte di tutti, cioè vescovi, sacerdoti e fedeli.

Si parla di strumenti che ormai sono "di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali" (n. 1).

Si parla "del programma di ri-evangelizzazione e di nuova evangelizzazione della Chiesa nel mondo contemporaneo… di presenza attiva e aperta della Chiesa in seno al mondo delle comunicazioni" (n. 11).

Si dice che "è necessario che la comunicazione sia parte integrante di ogni piano pastorale perché essa di fatto ha un contributo da dare a ogni altro apostolato, ministero o programma" (n. 17).
  

CEI

Parlando ancor più strettamente di casa nostra, cioè della Conferenza Episcopale Italiana, e soltanto dei maggiori documenti, nel 1985 abbiamo la nota "Il dovere pastorale delle comunicazioni sociali". Già il titolo dice la sostanza del discorso, ma nei pochi numeri della nota ci sono esortazioni continue a prendere atto della situazione e a impegnarsi nella diffusione del Vangelo attraverso i moderni pulpiti del comunicare, perché "si ha l’impressione che la Chiesa in Italia sia emarginata presso la pubblica opinione" (n. 6).

Si chiede pertanto di provvedere: "Si creino a livello nazionale, regionale, diocesano appositi uffici adeguatamente organizzati (e coordinati da esperti)" (n. 7).

Il fatto che gli stessi discorsi siano stati più volte ripresi negli ultimi anni, vuol dire che non si è ancora passati del tutto dalla teoria alla pratica. Si è pensato frattanto anche a qualcosa di più organico, come il "Progetto culturale orientato in senso cristiano", nel quale dovrebbero confluire le "sale della comunità" e gli operatori cristiani della comunicazione sociale a livello parrocchiale, o diocesano. Però a un esame attento non sfugge che le iniziative sono isolate e per lo più demandate alla buona volontà di pochi.

Le esortazioni che i Papi puntualmente ci mandano in occasione della Giornata Mondiale della comunicazione sociale ci trovano regolarmente al di sotto delle attese e dei bisogni della Chiesa italiana, perché si pensa che sia una delle tante cose "da fare" e non un mezzo "per far meglio" quanto già si fa, cioè l’evangelizzazione, la carità, la liturgia, la catechesi.

Anche il Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa Comunicazione e missione, voluto dalla CEI, ci troverà un’altra volta impreparati, se non cominciamo a cambiare mentalità e a rimboccarci le maniche, a realizzare anche solo quel poco che possiamo fare subito.

Prima di tutto quindi un cambio di mentalità: la parrocchia così come la vediamo oggi deve rinnovarsi con il mondo, che è cambiato, e che cambia in continuazione.

Poi non basta dotare la parrocchia di nuovi strumenti del comunicare, prima bisogna imparare a comunicare, anche usando dei nuovi mezzi, ma bisogna conoscerli e saperli usare per il bene.

Infine bisogna imparare a lavorare insieme, facendosi aiutare soprattutto dai laici.

Istituire sì la figura dell’animatore della comunicazione sociale e della cultura, ma poi dargli piena fiducia, insieme a quanti collaborano con lui per l’annunzio mediatico del Vangelo.
   

Come intervenire?

Facciamo funzionare la struttura del consiglio pastorale, in seno al quale ci dovrebbe essere, o dovrebbe sorgere, un animatore culturale, incaricato dei mezzi di comunicazione sociale; lo si può cercare anche al di fuori di tale consiglio.

Costui dovrebbe radunare un piccolo gruppo per operare praticamente in parrocchia, diffondendo la stampa cattolica, dal bollettino parrocchiale, al settimanale o mensile diocesano, al quotidiano (Avvenire), alle varie riviste capaci di dare una visione cristiana del mondo e degli avvenimenti da Famiglia Cristiana, a Il Giornalino, dal Messaggero di Sant’Antonio, a Club 3; collaborando anche, quando ne è capace, al bollettino e al settimanale locale.

Poi si potrà pensare al sito internet, alla radio locale, alla sala della comunità, a incontri con esperti e via di seguito, per non parlare di televisione locale, là dove è possibile .

Si può diffondere la stampa cattolica con un banco (presidiato) in fondo alla chiesa, o facendo degli abbonamenti con una giornata o due di campagna apposita, ma la soluzione migliore resta quella della consegna porta a porta della stampa cattolica, per avere un rapporto continuativo con gli abbonati e per incrementare poco per volta questa vera e propria evangelizzazione e catechesi moderna di bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani.

Se c’è anche un piccolo ritorno economico, si può utilizzare per scopi benefici all’interno della parrocchia stessa (oratorio, anziani, poveri, chiesa…), o all’esterno (missioni, adozioni, istituzioni di assistenza, volontariato…).
  

(Di questo e di argomenti vicini a tali problematiche vorremmo parlare nel nostro incontro. Ci faremo aiutare da diapositive computerizzate (powerpoint) e da esempi pratici filmati di cosa già fanno, e perché, altri sacerdoti italiani).
   

Per informazioni rivolgersi a:
P. Marcello Lauritano ssp - Via Giotto, 36 – 20145 Milano –
Tel. 0248072525 – Cell. 3351343259 – e-mail marcello.lauritano@stpauls.it