ANIMAZIONE APOSTOLICA
SUL TERRITORIO DIOCESANO
 

Chiesa e comunicazione
Programma teorico-pratico
  

La Società San Paolo si impegna nelle diocesi e nelle parrocchie italiane per suscitare animatori della comunicazione e gruppi di laici che annunzino il Vangelo con la stampa cattolica
 

Credo che prima di cominciare sia necessaria una spiegazione dei termini, almeno per quello che riguarda "l’animazione apostolica".

È vero che dal 14 ottobre 2004, cioè dalla pubblicazione del Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa Comunicazione e missione, a cura della CEI, il termine "animatore" comincia a non essere più connotato da villaggi vacanze e cose simili, tuttavia è meglio precisare che si tratta appunto di dare motivazioni all’apostolato, per un impegno nel campo della comunicazione sociale.

L’entusiasmo conciliare e postconciliare ha dato spazio all’animazione in molti campi, soprattutto là dove un certo gruppo di persone si trova ad operare insieme per uno scopo comune, pensiamo alla liturgia. Anche nel campo della comunicazione sociale non si può operare da soli, per quanto qualcuno ci provi, è quindi bene fare animazione per imparare a muoversi insieme e realizzare insieme quello che da soli si riuscirebbe a fare con molta più fatica e spesa.

Gli incontri di animazione apostolica di un certo territorio non sono un’invenzione recente, basterà ricordare quanto ha fatto l’Azione cattolica nel secolo scorso, o lo stesso Cristianesimo nel corso di duemila anni, ma oggi le persone richiedono una modalità diversa se si vuole essere efficienti ed efficaci.

Già da tre anni, come Periodici san Paolo, ci stiamo muovendo incontrando vescovi, parroci, sacerdoti, religiosi e quanti lavorano nel campo della Chiesa per sollecitare un impegno esplicito nell’evangelizzare con i mezzi delle comunicazioni sociali a cominciare dal più antico ed umile, cioè la stampa, ma senza ignorare gli altri.

Si può cominciare con una semplice rivendita per la stampa cattolica in fondo alla chiesa.
Si può cominciare con una semplice rivendita per la stampa cattolica in fondo alla chiesa.

Di che si tratta in concreto?

Si tratta di rivedere insieme i documenti della Chiesa riguardanti la comunicazione sociale per scoprire con quanta decisione e insistenza i papi e i vescovi ci abbiano ricordato l’impegno dell’annunzio del Vangelo con i mass media.

Fin dal 1936 Pio XI definiva questi nuovi mezzi, e in particolare il cinema, "veri doni di Dio" ordinati "all’estensione del regno di Dio in terra".

Pio XII nel 1957 parlando di cinema, radio e televisione ricordava che "non sono semplicemente mezzi di ricreazione e di svago… ma di vera e propria comunicazione di valori culturali ed educativi".

All’uscita del decreto conciliare Inter mirifica (1963) tutta la Chiesa prende coscienza dell’opportunità formidabile "degli strumenti della comunicazione sociale per predicare l’annuncio di questa salvezza".

E nel 1971 l’istruzione pastorale postconciliare Communio et progressio dirà parole inequivocabili al riguardo come:

"Non sarà quindi obbediente al comando di Cristo chi non sfrutta convenientemente le possibilità offerte da questi strumenti per estendere al maggior numero di uomini il raggio di diffusione del Vangelo"(n. 126).

Parole forti riprese da Paolo VI nella Evangelii nuntiandi (1975), al numero 45, dove si parla anche di "una versione moderna ed efficace del pulpito", proprio a proposito di mass media.

Si potrebbe ricordare lo sforzo dei vescovi italiani per tradurre nella nostra realtà territoriale tutto quanto è stato detto e ridetto per la Chiesa intera, dal documento Il dovere pastorale delle comunicazioni sociali del 1985 al Progetto culturale orientato in senso cristiano, portato avanti con molta fatica.

Forse un primo successo potrebbe ritenersi l’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, là dove è stato istituito e dove funziona, nonostante carenze e difficoltà.

Avvicinandoci ai nostri anni non possiamo non ricordare l’incontro di Roma "Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione" del 2002, quando ci si trovò in oltre mille persone a congresso, stupiti di non riuscire in tanti ad avere una voce forte nel contesto italiano, a parte qualche eccezione.

Un altro fatto notevole nel campo penso sia la beatificazione di Don Giacomo Alberione (1884-1971) avvenuta il 27 aprile del 2003, perché questo campione della pastorale dagli inizi del novecento alla sua morte non si stancò di lavorare e far lavorare con i mass media per annunziare Cristo, Maestro e Pastore, Via, Verità e Vita, secondo lo spirito di San Paolo:

"Dare in primo luogo la dottrina che salva. Penetrare tutto il pensiero e sapere umano col Vangelo. Non parlare solo di religione, ma di tutto parlare cristianamente".

Ora la Conferenza Episcopale Italiana ci ha dato il Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa Comunicazione e missione, documento di portata storica in questo campo, anche se la sua uscita non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato.

Il Direttorio infatti nei primi quattro capitoli riassume e ripropone tutto il magistero dei decenni precedenti, offrendo nuove e più forti motivazioni all’impegno apostolico per diffondere il Vangelo con i mass media, non solo come ampliamento delle possibilità, ma anche come cambiamento di mentalità al riguardo.

Poi negli altri quattro capitoli ci conduce per mano ad un impegno pratico nel campo delle comunicazioni, in diocesi e in parrocchia, con l’istituzione della figura dell’animatore della comunicazione e della cultura, indicando precisi passi da compiere per essere non solo recettori passivi, ma per diventare capaci di discernimento e attori di comunicazione e comunione, quindi "apostoli di oggi, con i mezzi di oggi, per gli uomini di oggi" (Beato Giacomo Alberione).

Beato Giacomo Alberione.

Quello che tentiamo di fare allora negli incontri diocesani con il clero o i laici è appunto una riflessione, talvolta preparata da un vero e proprio ritiro spirituale, per non lasciar passare invano la ricchezza che la Chiesa con i vari documenti ci ha messo e ci mette davanti.

È solo il primo passo, il secondo è verificare come si possa cominciare a realizzare qualcosa in parrocchia, con le persone che si hanno, una volta che si è deciso di "fare qualcosa".

Sarà il porta a porta della stampa cattolica, sarà l’attivare una sala della comunità, o un sito internet, sarà il tentare un bollettino parrocchiale per un territorio, anche con più parrocchie in sinergia, ma tutto sarà inutile se la spinta non parte dalla testa e dal cuore del parroco o di più parroci, poi saranno i laici a portare avanti il tutto.

Noi della Società San Paolo garantiamo il sostegno, non soltanto formale o lontano, ma reale e attivo di una persona sul territorio, che assiste il nascere e lo svilupparsi di questi animatori, o piccoli gruppi di impegno nel campo della comunicazione in parrocchia.

Lo scopo ultimo è e resta quello di annunziare il Vangelo di Cristo, con tutti i mezzi più celeri ed efficaci che l’ingegno umano mette a disposizione.
   

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