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Venti anni di grazie e di favori

Il valore di un Santuario e di una Casa di Spiritualità

I progetti degli uomini e la storia di Dio

Inaugurando la "Casa di spiritualità" don Stefano Lamera: doverosi ringraziamenti
   

Venti anni di grazie e di favori

Il 2 giugno 2009 è stato un giorno di grande gioia nel vivere il 12° anniversario della morte di don Stefano Lamera: si celebrava il 20° anniversario del riconoscimento del Santuario di San Giuseppe, a Spicello (San Giorgio di Pesaro) e il 10° anniversario della costituzione della "Cappella dell’adorazione". Durante la solenne Concelebrazione Eucaristica, mons. Armando Trasarti, Vescovo della locale diocesi, parlando a braccio, ha offerto ai numerosi partecipanti illuminate riflessioni sul valore di un Santuario e della "Casa di spiritualità", dedicata a don Stefano. I tre articoli che seguono ci immergono in questa storia meravigliosa.

    
Il valore di un Santuario e di una Casa di Spiritualità

  
Inaugurare è sempre una bella cosa, mantenere è molto più complicato. Non l’edificio, ma l’idea. Speriamo di non essere solo iniziatori, ma anche accompagnatori. Il dramma nella Chiesa è di tante fondazioni e di poche continuità.

Allora stasera – non per scoraggiarci, ma per mettere i piedi davvero per terra –inauguriamo davvero, cioè diamo seguito a un’attività spirituale sotto la protezione di san Giuseppe; ma anche a un’attività familiare e di casa che può accogliere più gente non per turismo, ma per una dinamica spirituale.

Questa circostanza mi è opportuna per ringraziare il Cielo del prosieguo dell’opera del Santuario di San Giuseppe, a cui si aggiunge ora anche l’inaugurazione di una casa per pellegrini.

Non ho detto per turisti, ma per pellegrini.

Il pellegrinaggio, lo sapete, cos’è? Non è andare vagando, ma trovare una mèta, cercare una spiritualità, fermarsi un attimo e poi ributtarsi nell’ordinarietà.

E vi voglio provocare ma con affetto sapendo che amo questo luogo. Non è una parrocchia, né mai lo diventerà; però non è un’alternativa alla parrocchia. Il Santuario non serve per svuotare le chiese vicine; e se qualcuno pensa che il Santuario è un luogo devozionale chiuso, ha sbagliato indirizzo. Fareste male non tenervelo vicino; e a non tenercelo vicino.

Il Papa, l’anno scorso, durante l’assemblea della CEI riprendeva un documento: «La centralità vitale della parrocchia come luogo privilegiato della opportunità di evangelizzazione e di capillarità e di verifica ordinaria». E la scelta della Chiesa italiana da almeno trent’anni non è stata ancora per niente tradita.

Ora i preti mi diranno, ma anche voi cari fratelli: «Ma allora il Santuario è alternativo!».

Ecco allora la teologia dei santuari e del turismo religioso, del pellegrinaggio religioso. È una teologia interessantissima. Nella vita ordinaria che fate in parrocchia, nel vostro territorio, dove vi spendete e vi spandete, ogni tanto vi è bisogno di un sorso di freschezza. I Santuario rispondono ad esigenze particolari.

  • Se io mi sto arricchendo un po’ troppo e divento obeso nello spirito, che cosa faccio? Vado da san Francesco d’Assisi a chiedere: «Francesco, aiutami a cercare l’essenziale».
  • Se io sono angosciato nella preghiera per il problema della sofferenza, vado a Lourdes: non a chiedere il miracolo, ma a chiedere a Maria di aiutarmi a pregare.
  • Se ho il problema del "sì" alla vita, vado a Loreto dalla Madonna del "sì" e le dico: «Maria, dammi una mano; io sono incerto, sono turbato, io ho paura…».

E se vengo a Spicello, che cosa vengo a trovare? Tutto? No! La mia famiglia comincia a fare un po’ acqua, comincia a scricchiolare, ho bisogno di un rinforzo, ho bisogno di una paternità più acquisita, ho bisogno della famiglia che si riconcilia con sé stessa. Vengo al Santuario della famiglia di San Giuseppe.

Allora il Santuario non è un’alternativa alla parrocchia; diventa un’aggiunta, una occasione, un momento, perché la parrocchia ritrovi il rinforzo e non un alibi per fuggire.

  • Chi sono i vagabondi?

I non pellegrini, quelli che ogni domenica vanno cambiando ristorante e non si nutrono bene (intendo il "ristorante religioso").

  • Chi sono i pellegrini?

Quelli che stanno lavorando giorno dopo giorno, e dicono: «Quest’anno una o due giornate le voglio dare al mio spirito e per questa spiritualità».

Allora i santuari, come questo di San Giuseppe, non servono per svuotare le chiese, ma sono un valore aggiunto ad esse, un luogo dove anche la parrocchia trova e ritrova conforto, sostegno…

Mons. Armando TRASARTI
Vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola

   
I progetti degli uomini e la storia di Dio

Il 9 ottobre 1988 l’Istituto "Santa Famiglia" del Fanese (Pesaro) era in ritiro ospite delle Maestre Pie Venerini a Fano. I figli avevano già messo un po’ di disordine in qualche aula. Una pallonata rompe il vetro di una finestra… ma a noi si chiude l’ultima porta rimasta aperta. Non avevamo più un luogo che ci ospitasse.

Due giorni dopo, l’11 ottobre 1988 a casa dei responsabili del gruppo di Lucrezia (Leda di Tommaso) vi è il solito incontro mensile dei responsabili di gruppo della zona di Fano. Tra gli altri punti all’ODG vi è: "visitare Spicello per il ritiro". Ci chiedevamo tutti, tranne pochi, dove fosse.

Il nostro ritiro di novembre si svolse a San Pasquale (13-11-88). Nel frattempo era stato effettuato il sopraluogo a Spicello di San Giorgio ed era stata "trovata" una piccola "sala" nella sperduta campagna; per la prima volta l’11 dicembre 1988 è stato il luogo del nostro ritiro.

Una nuova scoperta

Lo spazio si è subito rivelato insufficiente per l’incontro. Ma la curiosità gioca a rimpiattino: attraversando un corridoio ed una stanza, aprendo con difficoltà una porta, ostruita da una piccola catasta di cianfrusaglie, siamo entrati in un caotico magazzino. Nelle intenzioni di chi l’aveva edificato nell’immediato dopoguerra (la Diocesi di Fano), sarebbe dovuta diventare una chiesa. Questo nuovo spazio sarebbe stato più adeguato al nostro incontro, ma tra la proposta di fare un pavimento di solo cemento con centomila lire a testa o due o trecentomila mettendo anche le mattonelle appariva a qualcuno assurda. Ci dicevano che eravamo pazzi, tanto più che non era di nostra proprietà e non vi era nessuna disponibilità economica.

Una proposta insensata

L’edificio, si fa per dire, era di proprietà della Diocesi; per usarlo si aveva bisogno di un autorizzazione. Il Vicario generale di allora, mons. Sergio Bertozzi, ci aveva dato appuntamento per sabato 18 marzo 1989 (solennità di San Giuseppe) per parlare di un eventuale comodato. Un signore nostro amico non appartenente all’Istituto, esperto legale, presente al dialogo, sorprendendoci tutti disse, al Vicario:

  • Perché non glielo vendete?

Ci sembrava proprio strampalata una proposta di questo genere. Il vescovo emerito mons. Mario Cecchini ci fissa il giorno 31 marzo un incontro per valutare questa ipotesi che non ci era passata neanche per la testa. Per farla breve il Vescovo ci dice:

  • Ve la vendiamo.

Tenete presente che vi era stato in precedenza il tentativo di vendere il tutto a due Istituti religiosi, al Comune e ai privati che lo utilizzavano.

Naturalmente non c’era una lira.

Scattò un andirivieni di don Cesare Ferri, Adriano Storoni e Augusto Berardi, tra Fano e Roma da don Stefano Lamera; e anche se la cosa non era del tutto chiara ci veniva detto di andare avanti.

L’inimmaginabile

Noi cercavamo un luogo, semplicemente un luogo, un po’ disperati, ma non una chiesa. Un posto che ci ospitasse, da cui nessuno per la vivacità dei nostri figli ci avesse detto: «Non possiamo più accogliervi».

Mai avremmo pensato di far diventare chiesa un locale da sbroglio.

Mentre ci si organizzava per farlo diventare decente, arriva la promessa di un privato: «Il pavimento ve lo pago tutto io». Di colpo cambia la prospettiva e don Lamera ci dice ancora di più di andare avanti, anche se a lui la cosa rimaneva vaga.

Tanto è vero che nel suo primo viaggio a Spicello, al suo autista personale, Alberto Rubini – che ora glielo continua a fare in cielo – il quale per arrivare dovette passare per una strada sterrata, sempre più "spaventato" gli diceva che era matto a portarlo in un simile luogo.

Una cosa nuova

Aperto il cantiere il primo maggio 1989 con l’ordine di procedere, dato da don Cesare ad Adriano, e chiuso il primo stralcio (leggi: chiesa sistemata) l’11 giugno 1989 vi abbiamo fatto il ritiro con il saluto pomeridiano dello stesso vescovo mons. Mario Cecchini.

Partiti per trovare una stanza, ci siamo ritrovati a sistemare un chiesa e non era assolutamente il nostro pensiero originale, in qualche modo "costretti dalle circostanze". Espressa poi l’intenzione di dedicarla al "Papà di famiglia" San Giuseppe, il parroco mons. Giorgio Spinaci ci disse che quella zona era già parrocchia e che il parroco prendeva la congrua come titolare della parrocchia di San Giuseppe.

Don Lamera ci dirà più tardi che quello era il Colle di San Giuseppe. Difatti, ricostruendo la storia di quel luogo, abbiamo scoperto che prima ancora che esistesse un qualche edificio, i vecchi dei vecchi, attorno ad un’edicola dedicata a San Giuseppe il 19 marzo si radunavano per far festa.

Il modo di fare di Dio

Allora ripensi al percorso del tutto provvidenziale! Non hai un posto, lo cerchi, trovi una sala; ti ritrovi in una chiesa che per diverse vicissitudini diventa un disastro. La sistemi e la vuoi dedicare a San Giuseppe e ti accorgi che Lui lì era di casa. Anzi, la dà Lui ai propri figli da mettere a posto. Ma la sua famiglia è composta da tutta la Chiesa, ed ecco che diventa Santuario Diocesano.

Quante famiglie e giovani, quanti devoti sono stati già accolti qui da Lui, quante preghiere, quanti dispiaceri, quante grazie! Cosa non ha fatto qui il Signore per trasformare questo luogo dimenticato dagli uomini ma non da Lui!

L’ora di dire grazie

L’11 giugno 2009 sono passati vent’anni da quando San Giuseppe ci ha aperto per la prima volta le porte di casa e le cose sono cambiate: la nuova casa, le strutture, le strade, il parco, tutto attorno al Santuario. Don Lamera diceva che San Giuseppe "provvede per lo spirito e per il corpo". La "catapecchia" è diventata luogo accogliente e ristoro per l’anima e per il corpo. Ma per l’Istituto non sono importanti "le belle pietre": sono certamente un dono, ma non sono fine a se stesse o qualcosa di cui gloriarsi; "sono solo dono".

Dio ha scelto ancora ciò che è stato "scartato" dagli uomini per confonderci.

In questo luogo privilegiato di grazia, la casa di "tuo Padre", sei chiamato a collaborare, non tanto o solo con l’elemosina – per quella il Signore ti moltiplicherà i beni materiali – ma con il tuo tempo e la tua vita. Se sei lontano offrirai la tua preghiera, altrimenti il nostro apostolato sarà sterile; se sei vicino offrirai il tuo tempo; se potrai organizzerai pellegrinaggi e visite. Porta da San Giuseppe le famiglie in difficoltà e salverai anche la tua.

Vent’anni sono pochi, ma sono in grado di farci capire quale grande dono ci ha fatto il Signore. Speriamo di riconoscerlo sempre come tale e per questo anche di essere profondamente a Lui grati.

Augusto BERARDI

  
Inaugurando la "Casa di spiritualità" don Stefano Lamera:
 doverosi ringraziamenti

 

Il giorno 2 giugno, a Spicello, dopo la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo di Fano, mons. Armando Trasarti, il Delegato, don Innocenzo Dante, ha ritenuto doveroso ringraziare le persone che hanno collaborato con generosità alla realizzazione dell’Opera, che sarà di giovamento a tutti coloro che pellegrineranno al Santuario di San Giuseppe.

 
Poiché il tempo è sempre breve ed alcuni dovranno lasciare questa nostra convocazione di fede, di amicizia e di fraternità, desidero esprimere subito alcuni doverosi ringraziamento per l’opera che la Provvidenza ci ha donato.

L’elenco di persone da ringraziare che mi sono appuntato è lungo; e non poteva essere diversamente; ma ancora più lungo sarebbe se avessi dovuto spulciare tra i numerosi registri che il Rettore custodisce gelosamente.

In effetti oggi, come primi, dovremmo ringraziare molte persone, anzi migliaia e migliaia semplici fedeli, che da oltre vent’anni hanno creduto al disegno dello Provvidenza che vuole qui, come suo privilegiato "servo" e "mediatore di grazie", lo stesso padre di Gesù, Figlio di Dio e vero sposo di Maria SS.ma.

Il nostro ringraziamento ufficiale va ai primissimi rappresentanti della diocesi, il vescovo di allora mons. Cecchini, che oggi ci onora con la sua presenza, e mons. Bertozzi, i quali, con il dottor Ilario Pantaleoni e tanti altri, hanno avviato i primi passi giuridici di quanto noi oggi ammiriamo. A questi non possiamo non aggiungere il mio predecessore don Francesco Todaro con il Consiglio d’Istituto d’allora, che hanno coraggiosamente e fiduciosamente avviato tanti lavori. Li ringraziamo tutti: per i contributi di fiducia e di offerte che hanno donato e, idealmente, li raccomandiamo tutti a san Giuseppe, perché continui a ricompensarli come lui solo sa fare.

Segue un caloroso ringraziamento al nostro vescovo, mons. Armando Trasarti: da vero padre di questa diocesi, fin dall’inizio ha compreso, apprezzato ed incoraggiato la valorizzazione di questo luogo a sostegno della pastorale familiare e del recupero dell’indispensabile ruolo educativo dei padri. Grazie, Eccellenza, per le benedizioni che Lei ci ottiene dal comune Padre celeste; grazie per le sue visite in questo luogo che desideriamo sempre più frequenti; e grazie per i suggerimenti o anche indirizzi che Lei ci dona e che sono per noi una conferma nel cammino del Signore. Grazie, caro stimato ed amato pastore!

Subito dopo il Vescovo, il mio e nostro ringraziamento giunga al carissimo don Cesare Ferri, animatore e primo rettore del Santuario San Giuseppe e dell’intera omonima Oasi. Molto è stato fatto e molto resta ancora da fare per consolidare questo privilegiato luogo di devozione a san Giuseppe, di spiritualità cristiana e di pastorale familiare: che san Giuseppe le conceda sempre tanta saggezza pastorale e la mantenga ancora per molti anni in quella vivacità interiore che ha saputo sempre comunicare a quanti le hanno scritto o hanno visitato questa Oasi. Grazie, don Cesare!

Un grandissimo grazie mio personale – certamente condiviso anche da tutti voi – all’équipe del comitato tecnico-esecutivo della "Casa don Stefano", a cominciare dall’instancabile Adriano Storoni, con Alfio Moschini, Augusto Berardi, Claudio Benvenuti e Luciano Radici; e vada il nostro grazie anche al mite geometra Giuseppe Renzoni, che ormai da anni la Provvidenza ha chiamato ad una vocazione di sofferenza in una struttura ospedaliera; a tutti e a ciascuno il riconoscimento della nostra gratitudine per quanto ci permettono di ammirare; e che san Giuseppe li ricompensi tutti adeguatamente. Grazie, grazie…

Oso affermare che la mens, l’intelligenza e la fantasia di tutta l’Oasi San Giuseppe è il giovane architetto Andrea Storoni. Non so proprio come riesca sempre a conciliare i criteri della sua professionalità con l’istintiva intraprendenza di suo padre Adriano. A guardare dai risultati, ci sembra di poter dire che il connubio è ottimale: certamente arricchisce il valore della comprensione, del confronto, della reciproca accettazione. Grazie, grazie sincere, caro architetto Andrea – degno figlio di un tale padre! – e auguri per traguardi architettonici sempre più ambiti!

Non possiamo dimenticare un altro progettista, quello della Cappella dell’Adorazione, il geom. Paolo Bertoni: questa cappella è il cuore di tutta l’Oasi di San Giuseppe. E risulta un gioiellino di bellezza e di capacità di coinvolgimento per un vero raccoglimento di preghiera.

Ora il generale clima di raccoglimento del Santuario viene favorito dall’effetto cromatico delle nuove vetrate, magistralmente realizzate dallo Studio Lauretana Arte di Massimo Clara. Grazie, grazie…

Il nostro ringraziamento vada ancora alle diverse maestranze che hanno collaborato – anche con tanta generosità – all’ultimazione della Casa di Spiritualità don Stefano Lamera: anche qui l’elenco sarebbe lungo, dalle personalità politiche a quelle imprenditoriali. Tutti hanno dimostrato di comprendere che il Santuario San Giuseppe con l’intera Oasi è un luogo di serenità per le famiglie ed anche una risorsa per la regione.

È doveroso un ringraziamento ed un caloroso plauso tutto particolare alle due Banche di Credito Cooperativo di Fano e di Orciano, con i loro presidenti, rispettivamente i dottori Romualdo Rondina e Bruno Fiorelli, e loro consigli amministrativi. Non credo di esagerare se affermo che è solo grazie al loro concreto contributo e alla loro fiducia verso l’intera opera di San Giuseppe se siamo giunti ad ammirare oggi la quasi ultimazione dei lavori. Certo, noi non dimenticheremo i doverosi impegni che vogliamo onorare; ma anche il senso di gratitudine ora manifestato era un dovere che sentivamo di esprimere con tutta sincerità. Grazie, grazie…

E che dire delle due grandi tele raffiguaranti una Gioacchino ed Anna che educano la fanciulla Maria alla conoscenza dei testi sacri e l’altra La fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e Gesù, opere d’arte donate dalla signora Fausta Mancinforte, a perenne riconoscenza della devozione a San Giuseppe sua e del marito, il marchese Giancarlo? Queste due opere vengono ad arricchire il costituendo "Museo di San Giuseppe", che appena si potrà verrà allestito in uno apposito salone.

Un grazie anche al nostro simpaticissimo don Floriano, che ha voluto donare l’altorilievo in terracotta della Santa Famiglia che ha abbellito la nostra celebrazione eucaristica. È l’ultima opera realizzata da suor Angelica Ballan delle Suore Pie Discepole; pezzo unico. Appena sarà possibile, l’architetto Andrea studierà come poterlo fissare su una parete centrale di questo nostro salone, che potremmo chiamare "Salone Santa Famiglia".

L’elenco dei ringraziamenti potrebbe continuare. So che sono veramente molti i volontari che hanno collaborato e continuano a collaborare per le attività, la gestione e l’animazione dell’intera Oasi San Giuseppe, a partire dal suo cuore che è appunto il Santuario con la Cappella dell’Adorazione. E molti di questi sono anonimi devoti e anonimi benefattori – tutti preziosissimi ! – a partire da quelli che abitano attorno al santuario.

Il nostro ringraziamento continuerà anche attraverso il numero speciale di Ite ad Joseph! Avrete modo di ripercorrere il meraviglioso cammino fatto dal Santuario in questi primi vent’anni.

Ritengo utile terminare questi ringraziamenti, portandovi a conoscenza del messaggio che il Delegato Generale degli Istituti Paolini di Vita Secolare Consacrata, P. Juan Manuuel Galaviz ssp, ha inviato per questa particolarissima circostanza:

Carissimi

  • don Cesare Ferri, Rettore del Santuario San Giuseppe
  • don Innocenzo Dante, Delegato dell’"Istituto Santa Famiglia"
  • membri del Comitato tecnico-esecutivo della "Casa don Stefano": Adriano Storoni, Alfio Meschini, Augusto Berardi, Claudio Benvenuti, Luciano Radici.

Lungo la mia vita paolina più volte e in diversi modi ho constatato la profonda verità racchiusa nella nota esortazione alberioniana: «Ricordo per tutti: le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio» (San Paolo, luglio-agosto 1964, cf CISP p. 210). Con queste parole il beato Don Giacomo Alberione concludeva la sua riflessione durante la Messa commemorativa nel Cinquantesimo di nascita della Famiglia Paolina.

Mentre ci avviamo verso il Centenario (2014), diventa sempre più evidente il bisogno di "uomini di Dio" e per noi – i Paolini e le Paoline – la necessità di chiederci se abbiamo una piena coscienza di cooperare ad un’"opera di Dio".

So quanto è difficile trovare "l’uomo di Dio" e "l’opera di Dio" in stato puro. Di solito subentra, anche nelle opere più ammirevoli, qualcosa – o molto – dell’umana fragilità e dell’inevitabile contingenza, cui sono soggette tutte le opere. Ma ciò non fa che mettere in evidenza l’azione provvidente e misericordiosa di Dio, i cui progetti vanno avanti nonostante i limiti umani, materiali o circostanziali.

Vi auguro di cuore una grande riuscita di questa Casa di Spiritualità, affidata al potentissimo patrocinio di san Giuseppe ed evocatrice della figura incoraggiante di don Stefano.

Con affetto in Cristo, in Maria, in san Paolo.

Messaggio che, col Superiore Provinciale della Società San Paolo, don Ampelio Crema, qui presente, noi accogliamo con gioia anche come programma ed impegno.

Sac. Innocenzo DANTE ssp
Delegato Istituto Santa Famiglia