Inaugurare è sempre una bella cosa, mantenere è molto più
complicato. Non l’edificio, ma l’idea. Speriamo di non essere
solo iniziatori, ma anche accompagnatori. Il dramma nella Chiesa
è di tante fondazioni e di poche continuità.
Allora stasera – non per scoraggiarci, ma per
mettere i piedi davvero per terra –inauguriamo davvero, cioè
diamo seguito a un’attività spirituale sotto la
protezione di san Giuseppe; ma anche a un’attività
familiare e di casa che può accogliere più gente non per
turismo, ma per una dinamica
spirituale.
Questa circostanza mi è opportuna per
ringraziare il Cielo del prosieguo dell’opera del Santuario di
San Giuseppe, a cui si aggiunge ora anche l’inaugurazione di una
casa per pellegrini.
Non ho detto per turisti, ma per pellegrini.
Il pellegrinaggio, lo sapete, cos’è? Non è
andare vagando, ma trovare una mèta, cercare una spiritualità,
fermarsi un attimo e poi ributtarsi nell’ordinarietà.
E vi voglio provocare ma con affetto sapendo che
amo questo luogo. Non è una parrocchia, né mai lo diventerà;
però non è un’alternativa alla parrocchia. Il
Santuario non serve per svuotare le chiese vicine; e se qualcuno
pensa che il Santuario è un luogo devozionale chiuso, ha
sbagliato indirizzo. Fareste male non tenervelo vicino; e a non
tenercelo vicino.

Il Papa, l’anno scorso, durante l’assemblea
della CEI riprendeva un documento: «La centralità vitale della
parrocchia come luogo privilegiato della opportunità di
evangelizzazione e di capillarità e di verifica ordinaria». E la
scelta della Chiesa italiana da almeno trent’anni non è stata
ancora per niente tradita.
Ora i preti mi diranno, ma anche voi cari
fratelli: «Ma allora il Santuario è alternativo!».
Ecco allora la teologia dei santuari e del
turismo religioso, del pellegrinaggio religioso. È una
teologia interessantissima. Nella vita ordinaria che fate in
parrocchia, nel vostro territorio, dove vi spendete e vi spandete,
ogni tanto vi è bisogno di un sorso di freschezza.
I Santuario rispondono ad esigenze particolari.
- Se io mi sto arricchendo un po’ troppo e
divento obeso nello spirito, che cosa faccio? Vado da san
Francesco d’Assisi a chiedere: «Francesco, aiutami a
cercare l’essenziale».
- Se io sono angosciato nella preghiera per il
problema della sofferenza, vado a Lourdes: non a chiedere il
miracolo, ma a chiedere a Maria di aiutarmi a pregare.
- Se ho il problema del "sì" alla
vita, vado a Loreto dalla Madonna del "sì" e le
dico: «Maria, dammi una mano; io sono incerto, sono turbato,
io ho paura…».
E se vengo a Spicello, che cosa vengo a trovare?
Tutto? No! La mia famiglia comincia a fare un po’ acqua,
comincia a scricchiolare, ho bisogno di un rinforzo, ho bisogno di
una paternità più acquisita, ho bisogno della famiglia che si
riconcilia con sé stessa. Vengo al Santuario della famiglia
di San Giuseppe.

Allora il Santuario non è un’alternativa
alla parrocchia; diventa un’aggiunta, una occasione, un momento,
perché la parrocchia ritrovi il rinforzo e non un alibi per
fuggire.
I non pellegrini, quelli che ogni domenica vanno
cambiando ristorante e non si nutrono bene (intendo il
"ristorante religioso").
Quelli che stanno lavorando giorno dopo giorno,
e dicono: «Quest’anno una o due giornate le voglio dare al mio
spirito e per questa spiritualità».
Allora i santuari, come questo
di San Giuseppe, non servono per svuotare le chiese, ma sono
un valore aggiunto ad esse, un luogo dove anche la
parrocchia trova e ritrova conforto, sostegno…
Mons. Armando TRASARTI
Vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola

I progetti degli uomini e la storia di Dio
Il 9 ottobre 1988 l’Istituto "Santa
Famiglia" del Fanese (Pesaro) era in ritiro ospite delle
Maestre Pie Venerini a Fano. I figli avevano già messo un po’
di disordine in qualche aula. Una pallonata rompe il vetro di una
finestra… ma a noi si chiude l’ultima porta rimasta aperta.
Non avevamo più un luogo che ci ospitasse.
Due giorni dopo, l’11 ottobre 1988 a casa dei
responsabili del gruppo di Lucrezia (Leda di Tommaso) vi è il
solito incontro mensile dei responsabili di gruppo della zona di
Fano. Tra gli altri punti all’ODG vi è: "visitare
Spicello per il ritiro". Ci chiedevamo tutti, tranne
pochi, dove fosse.
Il nostro ritiro di novembre si svolse a San
Pasquale (13-11-88). Nel frattempo era stato effettuato il
sopraluogo a Spicello di San Giorgio ed era stata
"trovata" una piccola "sala" nella sperduta
campagna; per la prima volta l’11 dicembre 1988 è stato il
luogo del nostro ritiro.
Una nuova scoperta
Lo spazio si è subito rivelato insufficiente
per l’incontro. Ma la curiosità gioca a rimpiattino:
attraversando un corridoio ed una stanza, aprendo con difficoltà
una porta, ostruita da una piccola catasta di cianfrusaglie, siamo
entrati in un caotico magazzino. Nelle intenzioni di chi l’aveva
edificato nell’immediato dopoguerra (la Diocesi di Fano),
sarebbe dovuta diventare una chiesa. Questo nuovo spazio sarebbe
stato più adeguato al nostro incontro, ma tra la proposta di fare
un pavimento di solo cemento con centomila lire a testa o due o
trecentomila mettendo anche le mattonelle appariva a qualcuno
assurda. Ci dicevano che eravamo pazzi, tanto più che non era di
nostra proprietà e non vi era nessuna disponibilità economica.

Una proposta insensata
L’edificio, si fa per dire, era di proprietà
della Diocesi; per usarlo si aveva bisogno di un autorizzazione.
Il Vicario generale di allora, mons. Sergio Bertozzi, ci aveva
dato appuntamento per sabato 18 marzo 1989 (solennità di San
Giuseppe) per parlare di un eventuale comodato. Un signore nostro
amico non appartenente all’Istituto, esperto legale, presente al
dialogo, sorprendendoci tutti disse, al Vicario:
- Perché non glielo vendete?
Ci sembrava proprio strampalata una proposta di
questo genere. Il vescovo emerito mons. Mario Cecchini ci fissa il
giorno 31 marzo un incontro per valutare questa ipotesi che non ci
era passata neanche per la testa. Per farla breve il Vescovo ci
dice:
Tenete presente che vi era stato in precedenza
il tentativo di vendere il tutto a due Istituti religiosi, al
Comune e ai privati che lo utilizzavano.
Naturalmente non c’era una lira.
Scattò un andirivieni di don Cesare Ferri,
Adriano Storoni e Augusto Berardi, tra Fano e Roma da don Stefano
Lamera; e anche se la cosa non era del tutto chiara ci veniva
detto di andare avanti.
L’inimmaginabile
Noi cercavamo un luogo, semplicemente un luogo,
un po’ disperati, ma non una chiesa. Un posto che ci ospitasse,
da cui nessuno per la vivacità dei nostri figli ci avesse detto: «Non
possiamo più accogliervi».
Mai avremmo pensato di far diventare chiesa un
locale da sbroglio.
Mentre ci si organizzava per farlo diventare
decente, arriva la promessa di un privato: «Il pavimento ve lo
pago tutto io». Di colpo cambia la prospettiva e don Lamera ci
dice ancora di più di andare avanti, anche se a lui la cosa
rimaneva vaga.
Tanto è vero che nel suo primo viaggio a
Spicello, al suo autista personale, Alberto Rubini – che ora
glielo continua a fare in cielo – il quale per arrivare dovette
passare per una strada sterrata, sempre più
"spaventato" gli diceva che era matto a portarlo in un
simile luogo.

Una cosa nuova
Aperto il cantiere il primo maggio 1989 con l’ordine
di procedere, dato da don Cesare ad Adriano, e chiuso il primo
stralcio (leggi: chiesa sistemata) l’11 giugno 1989 vi abbiamo
fatto il ritiro con il saluto pomeridiano dello stesso vescovo
mons. Mario Cecchini.
Partiti per trovare una stanza, ci siamo
ritrovati a sistemare un chiesa e non era assolutamente il nostro
pensiero originale, in qualche modo "costretti dalle
circostanze". Espressa poi l’intenzione di dedicarla al
"Papà di famiglia" San Giuseppe, il parroco mons.
Giorgio Spinaci ci disse che quella zona era già parrocchia e che
il parroco prendeva la congrua come titolare della parrocchia di
San Giuseppe.
Don Lamera ci dirà più tardi che quello era il
Colle di San Giuseppe. Difatti, ricostruendo la storia di quel
luogo, abbiamo scoperto che prima ancora che esistesse un qualche
edificio, i vecchi dei vecchi, attorno ad un’edicola dedicata a
San Giuseppe il 19 marzo si radunavano per far festa.
Il modo di fare di Dio
Allora ripensi al percorso del tutto
provvidenziale! Non hai un posto, lo cerchi, trovi una sala; ti
ritrovi in una chiesa che per diverse vicissitudini diventa un
disastro. La sistemi e la vuoi dedicare a San Giuseppe e ti
accorgi che Lui lì era di casa. Anzi, la dà Lui ai propri figli
da mettere a posto. Ma la sua famiglia è composta da tutta la
Chiesa, ed ecco che diventa Santuario Diocesano.
Quante famiglie e giovani, quanti devoti sono
stati già accolti qui da Lui, quante preghiere, quanti
dispiaceri, quante grazie! Cosa non ha fatto qui il Signore per
trasformare questo luogo dimenticato dagli uomini ma non da Lui!

L’ora di dire grazie
L’11 giugno 2009 sono passati vent’anni da
quando San Giuseppe ci ha aperto per la prima volta le porte di
casa e le cose sono cambiate: la nuova casa, le strutture, le
strade, il parco, tutto attorno al Santuario. Don Lamera diceva
che San Giuseppe "provvede per lo spirito e per il
corpo". La "catapecchia" è diventata luogo
accogliente e ristoro per l’anima e per il corpo. Ma per l’Istituto
non sono importanti "le belle pietre": sono certamente
un dono, ma non sono fine a se stesse o qualcosa di cui gloriarsi;
"sono solo dono".
Dio ha scelto ancora ciò che è stato
"scartato" dagli uomini per confonderci.
In questo luogo privilegiato di grazia, la casa
di "tuo Padre", sei chiamato a collaborare, non tanto o
solo con l’elemosina – per quella il Signore ti moltiplicherà
i beni materiali – ma con il tuo tempo e la tua vita. Se sei
lontano offrirai la tua preghiera, altrimenti il nostro apostolato
sarà sterile; se sei vicino offrirai il tuo tempo; se potrai
organizzerai pellegrinaggi e visite. Porta da San Giuseppe le
famiglie in difficoltà e salverai anche la tua.
Vent’anni sono pochi, ma sono in grado di
farci capire quale grande dono ci ha fatto il Signore. Speriamo di
riconoscerlo sempre come tale e per questo anche di essere
profondamente a Lui grati.
Augusto BERARDI

Inaugurando la "Casa di spiritualità" don Stefano
Lamera:
doverosi ringraziamenti
Poiché il tempo è sempre breve ed alcuni dovranno lasciare
questa nostra convocazione di fede, di amicizia e di fraternità,
desidero esprimere subito alcuni doverosi ringraziamento per l’opera
che la Provvidenza ci ha donato.
L’elenco di persone da ringraziare che mi sono
appuntato è lungo; e non poteva essere diversamente; ma ancora
più lungo sarebbe se avessi dovuto spulciare tra i numerosi
registri che il Rettore custodisce gelosamente.
In effetti oggi, come primi, dovremmo
ringraziare molte persone, anzi migliaia e migliaia semplici
fedeli, che da oltre vent’anni hanno creduto al disegno dello
Provvidenza che vuole qui, come suo privilegiato "servo"
e "mediatore di grazie", lo stesso padre di Gesù,
Figlio di Dio e vero sposo di Maria SS.ma.
Il nostro ringraziamento ufficiale va ai primissimi rappresentanti
della diocesi, il vescovo di allora mons. Cecchini, che oggi ci
onora con la sua presenza, e mons. Bertozzi, i quali, con il
dottor Ilario Pantaleoni e tanti altri, hanno avviato i primi
passi giuridici di quanto noi oggi ammiriamo. A questi non
possiamo non aggiungere il mio predecessore don Francesco Todaro
con il Consiglio d’Istituto d’allora, che hanno
coraggiosamente e fiduciosamente avviato tanti lavori. Li
ringraziamo tutti: per i contributi di fiducia e di offerte che
hanno donato e, idealmente, li raccomandiamo tutti a san Giuseppe,
perché continui a ricompensarli come lui solo sa fare.

Segue
un caloroso ringraziamento al nostro vescovo, mons. Armando
Trasarti: da vero padre di questa diocesi, fin dall’inizio ha
compreso, apprezzato ed incoraggiato la valorizzazione di questo
luogo a sostegno della pastorale familiare e del recupero dell’indispensabile
ruolo educativo dei padri. Grazie, Eccellenza, per le benedizioni
che Lei ci ottiene dal comune Padre celeste; grazie per le sue
visite in questo luogo che desideriamo sempre più frequenti; e
grazie per i suggerimenti o anche indirizzi che Lei ci dona e che
sono per noi una conferma nel cammino del Signore. Grazie, caro
stimato ed amato pastore!
Subito
dopo il Vescovo, il mio e nostro ringraziamento giunga al
carissimo don Cesare Ferri, animatore e primo rettore del
Santuario San Giuseppe e dell’intera omonima Oasi. Molto è
stato fatto e molto resta ancora da fare per consolidare questo
privilegiato luogo di devozione a san Giuseppe, di spiritualità
cristiana e di pastorale familiare: che san Giuseppe le conceda
sempre tanta saggezza pastorale e la mantenga ancora per molti
anni in quella vivacità interiore che ha saputo sempre comunicare
a quanti le hanno scritto o hanno visitato questa Oasi. Grazie,
don Cesare!
Un
grandissimo grazie mio personale – certamente condiviso anche da
tutti voi – all’équipe del comitato tecnico-esecutivo della
"Casa don Stefano", a cominciare dall’instancabile
Adriano Storoni, con Alfio Moschini, Augusto Berardi, Claudio
Benvenuti e Luciano Radici; e vada il nostro grazie anche al mite
geometra Giuseppe Renzoni, che ormai da anni la Provvidenza ha
chiamato ad una vocazione di sofferenza in una struttura
ospedaliera; a tutti e a ciascuno il riconoscimento della nostra
gratitudine per quanto ci permettono di ammirare; e che san
Giuseppe li ricompensi tutti adeguatamente. Grazie, grazie…
Oso affermare che la mens, l’intelligenza e la
fantasia di tutta l’Oasi San Giuseppe è il giovane architetto
Andrea Storoni. Non so proprio come riesca sempre a conciliare i
criteri della sua professionalità con l’istintiva
intraprendenza di suo padre Adriano. A guardare dai risultati, ci
sembra di poter dire che il connubio è ottimale: certamente
arricchisce il valore della comprensione, del confronto, della
reciproca accettazione. Grazie, grazie sincere, caro architetto
Andrea – degno figlio di un tale padre! – e auguri per
traguardi architettonici sempre più ambiti!

Non
possiamo dimenticare un altro progettista, quello della Cappella
dell’Adorazione, il geom. Paolo Bertoni: questa cappella è il
cuore di tutta l’Oasi di San Giuseppe. E risulta un gioiellino
di bellezza e di capacità di coinvolgimento per un vero
raccoglimento di preghiera.
Ora
il generale clima di raccoglimento del Santuario viene favorito
dall’effetto cromatico delle nuove vetrate, magistralmente
realizzate dallo Studio Lauretana Arte di Massimo Clara. Grazie,
grazie…
Il
nostro ringraziamento vada ancora alle diverse maestranze che
hanno collaborato – anche con tanta generosità – all’ultimazione
della Casa di Spiritualità don Stefano Lamera: anche qui l’elenco
sarebbe lungo, dalle personalità politiche a quelle
imprenditoriali. Tutti hanno dimostrato di comprendere che il
Santuario San Giuseppe con l’intera Oasi è un luogo di
serenità per le famiglie ed anche una risorsa per la regione.
È
doveroso un ringraziamento ed un caloroso plauso tutto particolare
alle due Banche di Credito Cooperativo di Fano e di Orciano, con i
loro presidenti, rispettivamente i dottori Romualdo Rondina e
Bruno Fiorelli, e loro consigli amministrativi. Non credo di
esagerare se affermo che è solo grazie al loro concreto
contributo e alla loro fiducia verso l’intera opera di San
Giuseppe se siamo giunti ad ammirare oggi la quasi ultimazione dei
lavori. Certo, noi non dimenticheremo i doverosi impegni che
vogliamo onorare; ma anche il senso di gratitudine ora manifestato
era un dovere che sentivamo di esprimere con tutta sincerità.
Grazie, grazie…

E
che dire delle due grandi tele raffiguaranti una Gioacchino ed
Anna che educano la fanciulla Maria alla conoscenza dei testi
sacri e l’altra La fuga in Egitto di Giuseppe, Maria e
Gesù, opere d’arte donate dalla signora Fausta Mancinforte,
a perenne riconoscenza della devozione a San Giuseppe sua e del
marito, il marchese Giancarlo? Queste due opere vengono ad
arricchire il costituendo "Museo di San Giuseppe", che
appena si potrà verrà allestito in uno apposito salone.
Un
grazie anche al nostro simpaticissimo don Floriano, che ha voluto
donare l’altorilievo in terracotta della Santa Famiglia
che ha abbellito la nostra celebrazione eucaristica. È l’ultima
opera realizzata da suor Angelica Ballan delle Suore Pie
Discepole; pezzo unico. Appena sarà possibile, l’architetto
Andrea studierà come poterlo fissare su una parete centrale di
questo nostro salone, che potremmo chiamare "Salone Santa
Famiglia".
L’elenco
dei ringraziamenti potrebbe continuare. So che sono veramente
molti i volontari che hanno collaborato e continuano a collaborare
per le attività, la gestione e l’animazione dell’intera Oasi
San Giuseppe, a partire dal suo cuore che è appunto il Santuario
con la Cappella dell’Adorazione. E molti di questi sono anonimi
devoti e anonimi benefattori – tutti preziosissimi ! – a
partire da quelli che abitano attorno al santuario.
Il nostro ringraziamento continuerà anche
attraverso il numero speciale di Ite ad Joseph! Avrete modo
di ripercorrere il meraviglioso cammino fatto dal Santuario in
questi primi vent’anni.

Ritengo utile terminare questi ringraziamenti, portandovi a
conoscenza del messaggio che il Delegato Generale degli Istituti
Paolini di Vita Secolare Consacrata, P. Juan Manuuel Galaviz
ssp, ha inviato per questa particolarissima circostanza:
Carissimi
- don Cesare Ferri, Rettore del
Santuario San Giuseppe
- don Innocenzo Dante, Delegato
dell’"Istituto Santa Famiglia"
- membri del Comitato
tecnico-esecutivo della "Casa don Stefano": Adriano
Storoni, Alfio Meschini, Augusto Berardi, Claudio Benvenuti,
Luciano Radici.
Lungo la mia vita paolina più
volte e in diversi modi ho constatato la profonda verità
racchiusa nella nota esortazione alberioniana: «Ricordo
per tutti: le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio»
(San Paolo, luglio-agosto 1964, cf CISP p. 210). Con queste parole
il beato Don Giacomo Alberione concludeva la sua riflessione
durante la Messa commemorativa nel Cinquantesimo di nascita della
Famiglia Paolina.
Mentre ci avviamo verso il
Centenario (2014), diventa sempre più evidente il bisogno di "uomini
di Dio" e per noi – i Paolini e le Paoline – la
necessità di chiederci se abbiamo una piena coscienza di
cooperare ad un’"opera di Dio".
So quanto è difficile trovare
"l’uomo di Dio" e "l’opera di Dio" in
stato puro. Di solito subentra, anche nelle opere più ammirevoli,
qualcosa – o molto – dell’umana fragilità e dell’inevitabile
contingenza, cui sono soggette tutte le opere. Ma ciò non fa che
mettere in evidenza l’azione provvidente e misericordiosa di
Dio, i cui progetti vanno avanti nonostante i limiti umani,
materiali o circostanziali.
Vi auguro di cuore una grande
riuscita di questa Casa di Spiritualità, affidata al potentissimo
patrocinio di san Giuseppe ed evocatrice della figura
incoraggiante di don Stefano.
Con affetto in Cristo, in Maria,
in san Paolo.
Messaggio che, col Superiore Provinciale della
Società San Paolo, don Ampelio Crema, qui presente, noi
accogliamo con gioia anche come programma ed impegno.
Sac. Innocenzo DANTE ssp
Delegato Istituto Santa Famiglia