Catechesi per il mese di  Ottobre 2010 
per i Fratelli/Sorelle dell’Ist. "Santa Famiglia"
  

  
FAMIGLIA: ESPERTA IN UMANITÀ
I tre ambiti della crescita: sapienza, età e grazia
   

  
Lc 2,51-52

Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
   

All’Angelus di domenica 10 gennaio 2010, solennità del Battesimo del Signore, dopo aver ricordato di aver battezzato 14 neonati, tra l’altro diceva: «Con questo sacramento l’uomo diventa realmente figlio di Dio». Quindi, il battezzato è figlio di Dio; non lo deve diventare: è figlio di Dio. Però continua: «"Diventa ciò che sei" rappresenta il principio educativo di base della persona redenta dalla grazia. Tale principio ha molte analogie con la crescita umana, dove il rapporto dei genitori con i figli passa, attraverso distacchi e crisi, dalla dipendenza totale alla consapevolezza di essere figli, alla riconoscenza della vita ricevuta e alla maturità e alla capacità di donare la vita».

A) Una crescita che non finisce mai. – Luca conclude il "vangelo dell’infanzia" offrendoci un sano quadro di vita familiare, sempre bello e sempre attuale.

1) Gesù «stava loro sottomesso». L’impegno di Gesù, che confessiamo vero Dio e vero uomo, era quello di "obbedire" ai genitori. L’obbedienza, di cui Gesù ha sempre dato un forte esempio, non è solo una virtù religiosa, ma anche sociale. L’anarchia ha sempre prodotto effetti devastanti. Quindi, i genitori non possono lasciare che il bambino faccia ciò che vuole. Ci sono paletti che non potete permettere a vostro figlio di sradicare.

D’altra parte, se andiamo al significato etimologico della parola "sottomissione", comprenderemo meglio che l’obbedienza tocca non solo i figli, ma anche i genitori. Non dovete far confusione tra "sottomissione" e "soggezione":

  • la "sottomissione" è la scelta responsabile di vivere la propria "missione" "sotto" lo sguardo di Uno che solo ha la visione del tutto, accettando di collaborare;

  • la "soggezione" è l’atto di colui che subisce l’azione di un altro che si atteggia a più forte e per esigenza di potere e di ordine coarta il suddito nella sua libertà di fondo.

La posizione del credente verso Dio non può essere di soggezione, ma di sottomissione (il Figlio si è voluto sottomettere alla natura umana); questa è accoglienza di un compito particolare affidato alla responsabilità personale per il bene di tutti. Quindi, i genitori devono essere sottomessi a Dio, per aiutare il figlio a vivere la sua sottomissione e la sua obbedienza a Dio.

2) Quindi, c’è una crescita umana anche dei genitori che non finisce mai. Di Maria è detto due volte da Luca: «…custodiva tutte queste cose nel suo cuore» (2,19.51). Era anche l’atteggiamento di Giuseppe. Luca, che scrive in greco, ha una particolarità: nel primo caso usa il verbo "syn-terein", nel secondo caso "dia-terein". Cambia il prefisso: syn e dia. Dai due prefissi derivano le parole italiane sintesi e diagnosi, che qualificano l’impegno di vagliare i fatti della vita, così da farne emergere tutte le componenti (diagnosi) per giungere a capirne il senso profondo (sintesi). Il punto di sintesi, se è autentico, è ciò che permane, ripetendosi nei vari fatti e illuminando sia gli aspetti positivi che quelli negativi.

I due prefissi danno al verbo "custodire" una ricchezza così profonda che, dice un esegeta (Laurentin), in italiano dovrebbe essere espresso con quattro verbi: raccogliere, immagazzinare, custodire con diligenza e ripercorrere.

  • Raccogliere: Maria era convinta che nulla di quello che le succedeva e le era detto doveva andare disperso. Non c’erano cose belle da ricordare e cose brutte da esorcizzare.

  • Immagazzinare: quello di Maria non era un raccogliere disordinato. Era certa che fatti e parole avevano un senso più profondo di quello che appariva e che ogni fatto successivo era collegato a quello precedente, così da costruire lo stupendo mosaico della sua storia di salvezza. Niente era frutto del caso.

  • Custodire con diligenza: su nessuna delle parole e nessuno degli avvenimenti Maria ha lasciato deporre la polvere della dimenticanza. Ogni tanto riandava a questi fatti e a queste parole, perché rimanessero vivi nel suo cuore e per comprenderli.

  • Ripercorrere: il "custodire" di Maria era memoria: nel momento in cui ricordava quel fatto, sentiva che gli effetti salvifici di quell’avvenimento si riproponevano.

Ecco la profondità del "custodire" che la santa Famiglia ha sempre vissuto. Il tutto si può riassumere così: raccogliere i fatti della vita, immagazzinandoli nella memoria del cuore, con l’impegno di custodirli con diligenz,a ripercorrendoli ogni tanto.

3) A questa scuola «Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini». Vi era perfetta coerenza nel vivere la volontà di Dio e nel testimoniarla al cospetto di tutti.

B) Il trinomio dell’educazione. L’Alberione scrive: «L’uomo è una proiezione meravigliosa della santissima Trinità, quindi fatto ad immagine e somiglianza di Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito santo. Nella caduta di Adamo hanno concorso le tre facoltà, e le tre facoltà ebbero a subirne le conseguenze. Nella redenzione Gesù Cristo venne a ristorare l’uomo, rifare la parte soprannaturale delle sue facoltà. Perciò Gesù Cristo è Verità, Via e Vita» ("Brevi meditazioni per ogni giorno dell’anno", 2 (1948), p. 49).

Il trinomio "Via Verità e Vita" gli è entrato così fortemente nel cuore da affermare: «Poiché io non ho né oro, né argento, ma vi dono di quello che ho: Gesù Cristo, Via, Verità e Vita» (CISP 63). Quindi, abbiamo tra le mani un tesoro prezioso.

Comprende che i "tre principi della salvezza" (così definisce il trinomio Leone XIII) erano anche "il rimedio ai mali della società". Di certo sono anche "i tre principi per una sana e valida educazione" (Osservate lo specchietto in quarta pagina).

C) Crescere in sapienza, età e grazia. – Alla scuola del Padre, di cui siamo discepoli, e a beneficio di tutti, occorre crescere e far crescere i vostri figli e nipoti in questi tre ambiti:

1) «…in sapienza». – La parola non deriva da "sapère", ma da "sàpere", che significa "gustare". Se abbiamo una persona amica, non ci preoccupiamo di conoscerla fisicamente, ma di gustarne e amarne la presenza. Quindi, il "sàpere" non richiede una cultura; però richiede di vivere nell’intimità con Dio, alla scuola dello Spirito Santo, perché scatti in noi il gusto delle "cose del Padre". Che poi si possa imparare il greco o il latino per comprendere meglio la Parola; che si possa leggere un libro di esegesi per sviscerarne il significato, è qualcosa che ciascuno di noi può fare per crescere nel "sapère", ma non è indispensabile. Invece, il "sàpere" è unicamente un dono di Dio; e a volte è aperta al gusto delle cose di Dio più una donna ignorante del popolo che un dotto teologo.

Nel bambino questa dote è naturale; ma voi genitori dovete tenerla viva e farla crescere nel cuore; questa educazione si realizza attraverso gesti molto semplici: il segno di croce passando davanti ad una chiesa, il bacio a Gesù presente nel tabernacolo o sulla immaginetta, lo sguardo al Crocifisso. Così tenete viva quella dimensione contemplativa, che ha vissuto in modo naturale per nove mesi e che noi purtroppo ci preoccupiamo di soffocarla.

2) «…in età». – La parola non rimanda solo all’età cronologica. Di certo Luca si riferisce all’età interiore. È posta in evidenza l’interiorità, grazie alla quale si cresce nell’amore.

  • Ebbene, "crescere in età" significa, anzitutto far crescere i figli nella coscienza della missione che Dio ha affidato a loro.

  • "Crescere in età" comporta che aiutiate i figli a valutare quello che capita in modo sempre più profondo, rifiutando il "pensiero unico", non adeguandosi all’opinione del giornalista; acquisendo criteri sempre conformi al vangelo.

  • "Crescere in età" significa aiutarlo ad acquistare il giusto rapporto con il creato, cosciente che Dio ce lo ha consegnato come "custodi", non come "manipolatori". Il Papa propone una "ecologia umana", che impegna voi genitori ad educare i figli al risparmio, al senso civile, alla pulizia…

  • "Crescere in età" ci situa nell’ottimismo evangelico che diventa equilibrio interiore: non si esalta per i successi e non ci si abbatte per gli insuccessi. Tutto diventa grazia.

  • Infine, significa abituare il bambino al sacrificio con piccole rinunce; convincerlo che il sacrificio è una componente essenziale per la sua maturazione umana; e che gli eventuali fallimenti non sono negativi, ma rafforzano la personalità..

3) «…in grazia». – Che cosa comporta "crescere in grazia"? Bisogna abbandonare lo schema mentale, radicato in noi, che ci fa pensare alla grazia semplicemente alla pulizia interiore che, a causa della mia situazione morale, posso avere o non avere. Significa anche questo, ma non è di certo il significato basilare. Allora diciamo in progressione:

La "grazia" è essenzialmente l’amore gratuito di Dio, con il quale Egli ci dona la salvezza e il perdono, ci chiama ad essere partecipi della sua vita. È importante l’aggettivo "gratuito": non può esistere autentico amore se non rispetta questa sua caratteristica. Evidentemente questa "grazia" non si può conquistare, ma solo accogliere; pensare di conquistarla ci porta fuori strada (cf Rm 11,5-6).

  • Di conseguenza "crescere in grazia" significa crescere nella convinzione dell’amore gratuito di Dio per noi; una convinzione che deve divenire sempre più profonda; convinzione che neppure le nostre infedeltà debbono mettere in scacco; anzi, queste – al dire di Paolo – pongono in risalto la fedeltà di Dio.

  • Con questa convinzione nel cuore, la prima risposta a questa azione di grazia ininterrotta è la gratitudine. La capacità di dire "grazie" suppone la piena coscienza della grazia di Dio e il desiderio di non rendere inutili i suoi doni. In questa visione l’Eucaristia (= rendere grazie) diventa veramente la fonte, il centro e il culmine della nostra esperienza dell’amore gratuito del Padre.

Conclusione. – A questa "pienezza di vita", che si realizza nel crescere in sapienza, età e grazia, si frappone un ostacolo, sempre presente durante questo esodo che è la nostra vita: il peccato. Il peccato è interferenza negativa in questo processo di maturazione.

La perdita del senso del peccato è un dramma che si pone alla radice dell’emergenza educativa: il bambino non matura una vera personalità se non viene aiutato a discernere il bene dal male, a saper valutare il bene da fare e il male da evitare. Il relativismo morale (ognuno decide ciò che è bene e ciò che è male) emargina Dio non solo come colui che decide ciò che è bene e ciò che è male, ma lo emargina soprattutto come la fonte del senso.

Occorre che il bambino subito capisca, ad esempio, che i capricci sono un male, che fa male se picchia il fratellino, se dice le parolacce. Evidentemente è questo l’aspetto più delicato della educazione: non bisogna mai far appello a Dio che castiga, ma a Dio che come Padre soffre quando facciamo qualcosa di male.
   

Riflessioni personali o di coppia
  

  • Come stiamo esercitando il nostro ministero di educatori?
  • Il nostro servizio educativo si riferisce sempre a Dio e alla sua Parola?
  • Che cosa vuol dire far "crescere in sapienza, età e grazia" i nostri figli e nipoti?

 

Tutta la vita e la storia nel trinomio "Verità-Via-Vita"
  

L’Alberione contempla in modo trinitario la persona e la storia; imposta una visione spirituale e apostolica che parte da Cristo, rivelatore della Trinità e maestro dell’umanità.

  • Cristo rivela la Trinità:
    • come Verità rivela il Padre
    • come Via rivela il Figlio, lui stesso nella carne
    • come Vita rivela lo Spirito, l’amore del Padre e del Figlio.
  • L’uomo, "a immagine e somiglianza" di Dio, è trinitario nel suo essere; ma il peccato di origine ha inquinato l’immagine; ha bisogno di guarigione; allora Gesù
    • come Verità risana la sua mente
    • come Via risana la sua volontà
    • come Vita risana il suo cuore.
  • Ecco allora i tre verbi della formazione alla scuola dell’unico Maestro:
    • conoscere e credere in Gesù, essendo lui la Verità
    • imitare Gesù, essendo lui l’unica Via
    • amare Gesù, essendo unicamente lui la vera Vita.
  • La ricostruzione interiore ha avuto inizio nel battesimo; allora
    • in Gesù Verità ci è donata la fede
    • in Gesù Via ci è donata la speranza
    • in Gesù Vita ci è donata la carità.
  • Il battesimo riammette perciò l’uomo alla comunione con Dio: Gesù in noi
    • come Verità ci abilita alla funzione profetica (= parlare come con parole di Dio)
    • come Via alla funzione regale
    • come Vita alla funzione sacerdotale.
  • Lo studio della teologia va illuminato da questo trinomio:
    • Gesù Verità: ecco il dogma
    • Gesù Via: ecco la morale
    • Gesù Vita: ecco il culto
  • La storia va giudicata sullo stesso parametro:
  • Gesù Verità illumina lo sforzo multiforme del pensiero umano
  • Gesù Via il cammino di ascesa dell’umanità
  • Gesù Vita i problemi dell’essere e del destino degli uomini.
  • La stessa azione apostolica sarà impostata alla luce di questo trinomio:
    • alla scuola di Gesù Verità, ecco la redazione (momento creativo)
    • alla scuola di Gesù Via, ecco la produzione (momento esecutivo)
    • alla scuola di Gesù Vita, ecco la propaganda (momento diffusivo).
  • Voi genitori, alla scuola di Maria e Giuseppe, fate crescere i figli
    • in sapienza alla scuola di Gesù-Verità;
    • in età alla scuola di Gesù-Via;
    • in grazia alla scuola di Gesù-Vita.

   
Istituto "Santa Famiglia" – Circonvallazione Appia, 162
00179 ROMA – Tel. 06/7842455

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