Catechesi per il mese di Giugno 2009 
per i Fratelli/Sorelle dell’Ist. "Santa Famiglia"   
  

L’AMORE È SOPRA DI TUTTO E ANIMA DI TUTTO
La famiglia incarna nei suoi membri l’"agape" di Cristo
  

 
1Cor 12,31; 13,1-8.13

Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità.

Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà… Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
   

Nel corso della prima lettera ai Corinzi, Paolo affronta una quindicina di problematiche. A monte di tutte ci sta una profonda immaturità umana dei credenti, che non si confrontano con Cristo. Eppure la comunità era ricca di doni; ma è proprio nell’esercizio dei doni che avviene la perversione peggiore; tanto che l’Apostolo chiude il capitolo 12 così: «Aspirate ai carismi più alti. E io vi insegnerò una via migliore di tutte».

A) L’amore di Cristo è la via unica. – Riflettiamo sugli elementi dell’affermazione: «…e io vi insegnerò la via migliore di tutte».

1) La parola via, nella spiritualità paolina, ma prima ancora in quella cristiana, è importantissima. Gesù si è definito "la Via", oltre che "la Verità" e "la Vita". Gesù è la Via (non "una" Via)

2) Paolo dice che questa via è la migliore di tutte. "Migliore": il testo greco ha il superlativo assoluto "uperbolen"; quindi non una via accanto ad altre, ma l’unica via per giungere alla salvezza.

3) Questa via che è Cristo è l’agape (= amore). L’agape è la via unica; il che significa – badate bene! – che ogni carisma, ogni servizio, dal più grande al più piccolo, dal più nobile al meno nobile (secondo la distorta scala che la sapienza del mondo ha creato) va posto sotto il vaglio critico dell’amore: un servizio conta per Dio non per il successo conseguito, ma per l’amore di cui abbiamo rivestito i nostri gesti. Si può dire che l’agape è la "uper-odos", la "superstrada" della convivenza, l’autostrada della salvezza.

4) Possiamo tirare queste conclusioni, prima di esaminare i caratteri della carità:

Il credente senza "agape" (= senza Cristo) si rivela insignificante e rende nullo quanto dice e quello che fa. Difatti, Paolo nella prima parte dell’inno descrive il cristiano superdotato dal punto di vista naturale e soprannaturale (parlare le lingue umane e angeliche), capace di compiere gesti straordinari (dare tutto ai poveri), all’altezza di azioni morali di assoluto primato (affrontare il martirio). Ma senz’amore, tutto questo è un semplice "gong" quando non è un "bluff".

Quindi l’agape è dinamismo divino, è forza operativa, è motivazione vitale e promozionale.

B) Le caratteristiche dell’amore. – La conferma di quanto detto si ha nella descrizione dei caratteri dell’agape, che Paolo ci offre. Il beato Alberione definisce l’inno il codice del paolino; quindi a cui tutti dobbiamo riferirci per vivere in modo giusto la fraternità nella vita di famiglia, di parrocchia e nella vita sociale.

1) L’amore è paziente. La pazienza non è semplicemente il sentimento epidermico di colui che non va in escandescenze, perché con uno sforzo di volontà riesce a controllare i suoi nervi; però dentro il cuore – apriti, cielo! – vi è una tempesta senza controllo. Questa non è pazienza, ma senso di superiorità. Pazienza deriva da "patire": il paziente è colui che sa soffrire e gestire la sua sofferenza senza ribellarsi. Nel contesto familiare l’amore paziente dà per scontato i difetti del partner e gode dei suoi pregi e delle sue virtù; inoltre accetta che il rapporto sia fecondato dalla sofferenza che inevitabilmente uno procura all’altro.

2) L’amore è benigno, benevolo, premuroso. È l’aspetto che più trasuda dalla persona quando si lascia rivestire dall’amore che è Cristo. Si sta bene accanto ad una persona benigna; tutto trasuda benevolenza. È la stessa hesed di Dio che si stampa sul suo volto.

3) L’amore non si vanta, non si gonfia d’orgoglio. Vanto e orgoglio minano alla radice l’amore e nel rapporto innalzano un tragico muro di separazione che uccide l’amore. Occorre riconoscere i doni di Dio che si hanno, le buone qualità ricevute dalla natura e acquisite con lo studio: questa è umiltà. L’aspetto meschino dell’orgoglioso è vantarsi di ciò che è dono e presumere di valere per quello che si è acquisito e fatto. L’umiltà è virtù che fa autentico l’amore.

4) L’amore è rispettoso. Altra traduzione: non è mai sconveniente. Che rapporto c’è tra "non-rispetto" e "sconvenienza"? La mancanza di rispetto nei confronti del fratello è atto immorale, perché tratta in modo sconveniente il "corpo" del fratello, amato da Dio. Nel rapporto di coppia l’intimità diventa un atto sconveniente, e quindi impuro e non rispettoso, per chi lo impone senza l’attenzione alle esigenze e alla situazione del partner.

5) L’amore non cura il proprio interesse. La caratteristica più autentica dell’amore è la "gratuità". È nella natura dell’amore donarsi senza esigere il contraccambio. Anzi, proprio nelle situazioni di non corrispondenza, il vero amante è stimolato ad amare ancor di più. E se l’amore è corrisposto, ne gioisce, ma sente nello stesso tempo l’urgenza di aprirsi a situazioni in cui il suo gesto possa non avere il contraccambio. Il disinteresse è la legge più esigente dell’amore e la gratuità l’espressione più bella. Diceva già uno scrittore pagano, Lucio Anneo Seneca: «La legge di un dono, fatto da un amico a un altro amico, è che l’uno dimentichi di aver donato e l’altro ricordi per sempre di aver ricevuto».

6) L’amore non si adira, non si esaspera, non conosce la collera. Non ci si può arrabbiare per amore. «Sono stato duro perché ti voglio troppo bene»: è una contraddizione. L’arrabbiarsi, l’adirarsi è sempre provocato dall’orgoglio ferito. Nel rapporto di coppia, l’orgoglio è ferito per il fatto che l’altro non ha corrisposto al bene che gli si è dimostrato. È sempre inutile arrabbiarsi, anche se la vita sembra imporcelo tante volte.

7) L’amore non tiene conto del male ricevuto. All’amore nulla è impossibile: per natura debole, vince con la forza travolgente della sua debolezza. Massimiliano Kolbe, martire dei lager nazisti, trafiggeva i suoi carcerieri con la mitezza del suo sguardo. L’amore sembra sempre perdente, perché non ha la forza immediata di farsi valere: colui che ama non può imporre la verità di cui si compiace e che desidera far conoscere a tutti; soffoca la gioia immediata che arreca la possibilità di farla pagare; sa che nulla cade inutilmente, certo che alla fine l’amore trionferà.

8) Non gode dell’ingiustizia, si compiace della verità. Al vero amante non uscirà mai di bocca: «Ben ti sta!». Soffre per l’ingiustizia ma ama l’ingiusto, proprio come Gesù che non è venuto per gettare in fondo al mare i peccatori, ma i nostri peccati. La misericordia è la verità di cui l’amante si compiace. Quanto è importante vivere questa caratteristica dell’amore nei confronti dei figli, che prendono strade pericolosamente devianti.

9) L’amore tutto copre. Il verbo "coprire" non significa "ignorare", "non vedere", ma scusare. Colui che scusa sa vedere il male e lo condanna; ma si rifiuta di condannare il peccatore, perché sa di non conoscerne le intenzioni che costituiscono il vero male. Quando Gesù sulla croce scusa i suoi crocifissori, non intende dire che hanno fatto un’azione santa, ma un’azione della cui gravità non avevano coscienza.

10) L’amore tutto crede. Paolo non intende dire che colui che ama debba essere credulone; significa "abbandonarsi", "dare fiducia" nonostante tutto. Colui che ama sa che la fiducia tocca profondamente il cuore del prossimo e può indurre guarigioni e conversioni che altrimenti non avverrebbero. Dare fiducia non ci si perde mai, anche se l’altro può approfittarne. È meglio sbagliare nel dare fiducia che sbagliare nel non darla. A livello educativo, nel secondo caso ogni situazione diventa irrecuperabile.

11) L’amore tutto sopporta. Questa dimensione dell’amore non allude semplicemente alla pazienza che occorre avere nelle avversità, ma alla condivisione. "Sopportare" significa "portare il peso", "farsi carico del peso" dell’altro, anche del peso che può essere l’altro, persino del peccato dell’altro per ripararlo. È un verbo straordinario, perché richiama la vita del Cristo, che per noi si è fatto peccato e ha voluto soffrire per ripararli; compito urgente dei genitori nei confronti dei figli che si allontanano dalla retta via.

Conclusione. – Paolo conclude il suo inno con grande atto di fede: «L’amore non avrà mai fine». Questa espressione non ha solo valore escatologico: nell’altra vita ciò che resterà sarà unicamente l’amore; ma ha anche valore temporale: in questa vita ogni gesto, ogni parola, animati dall’amore, non cadranno mai senza un fine, senza uno scopo, cioè senza produrre qualcosa di buono. Nulla di ciò che è motivato dall’amore sarà inutile, anche se sul momento tutto sembra frantumarsi, fallire.
   

Riflessioni personali o di coppia

  • La carità è la "uper odos" (superstrada) della salvezza. Confrontate questa superstrada con la definizione che Gesù dà di se stesso: "Io sono la Via".
  • Provate a leggere l’inno alla carità di san Paolo mettendo il nome di "Cristo Gesù" in luogo della parola "carità"; in un secondo momento provate a mettere il vostro nome.
  • Quali caratteristiche dell’amore vi toccano più profondamente? E in quale vi trovate maggiormente mancanti? È bello chiedersi perdono vicendevolmente.

  

Inno dell’amore di coppia
   

Signore, l’amore è paziente.
Donaci la pazienza che sa affrontare un giorno dopo l’altro.

Signore, l’amore è benigno.
Aiutaci a volere sempre il bene dei nostri cari, prima del nostro.

Signore, l’amore non è invidioso.
Insegnaci a gioire del successo dei nostri familiari.

Signore, l’amore non si vanta.
Ricordaci di non rinfacciare mai quanto facciamo per loro.

Signore, l’amore non si gonfia.
Concedici il coraggio di saper dire: « Ho sbagliato ».

Signore, l’amore non manca di rispetto.
Educaci a riconoscere nel volto dei nostri cari il tuo stesso volto.

Signore, l’amore non cerca il suo interesse.
Soffia nella nostra vita il vento della gratuità.

Signore, l’amore non si adira.
Allontana da noi i gesti e le parole che feriscono.

Signore, l’amore non tiene conto del male ricevuto.
Riconciliaci nel perdono che dimentica i torti.

Signore, l’amore non gode dell’ingiustizia.
Apri il nostro cuore ai bisogni di chi ci sta accanto.

Signore, l’amore si compiace della verità.
Guida i nostri passi verso di te che sei «Via, Verità e Vita».

Signore, l’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
Aiutaci a vivere con tenerezza i giorni della nostra unione.

Facci capire che l’amore sposta le montagne.

Concedici di sperare nell’amore oltre ogni speranza.

   
A cura di P. Innocenzo Dante, ssp
Istituto "Santa Famiglia" – Circonvallazione Appia, 162
00179 ROMA – Tel. 06/7842455

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