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Obiettivo natura

 
DALLE ANDE AGLI APPENNINI

Originario del Sudamerica, l’alpaca è stato importato in Italia una quindicina d’anni fa e ora viene allevato in diverse parti del nostro Paese. Dal manto di questo parente del cammello, simile al lama e alla vigogna, si ottiene una lana caldissima
 

Che ci fa Pancho tra gli ulivi secolari dell’Umbria? È un alpaca, un animale che potremmo considerare il cugino di lama, vigogna e guanaco. Pesa come un uomo, mangia quanto una pecora e vive fino a 20 anni come un cavallo.
Originario della catena delle Ande, in Sudamerica, l’alpaca veniva allevato dagli Inca già 5.000 anni fa, ma grazie alla bizzarra idea di un allevatore, si è ormai ambientato anche in Italia.


A Umbertide (provincia di Perugia) Gianni Berna gestisce il maggiore allevamento italiano di alpaca e le aziende locali acquistano la lana per trasformarla in maglioni, sciarpe, guanti e cappelli.
Quando ha iniziato 15 anni fa, è stato un pioniere, ma ormai sono una quarantina gli allevatori nel nostro Paese, tutti impazziti per la lana di questo animale, che – visto che vive solitamente a 4.000 metri d’altitudine – è setosa, crespa e caldissima, rispetto a quella di pecora addirittura sette volte più calda!



VITA DA ALPACA

"I primi esemplari li abbiamo presi in Cile e si sono presto abituati al nostro clima", spiega Gianni, "costantemente seguiti dai ricercatori dell’università che ci hanno aiutato a farli sentire a casa con tante piccole attenzioni, sia nell’alimentazione che nel modo di accudirli".
Quando visitiamo l’allevamento, abbiamo modo di incontrare dei piccoli di alpaca nati da pochi giorni (dopo 11 mesi nella pancia della mamma), ma già pieni di voglia di giocare e rincorrersi su e giù per la collina.
Le mamme li seguono senza particolare apprensione, perché questi animali, della famiglia dei camelidi (guardate il muso se non sembra un cammello in miniatura e senza gobba!), sono abituati a cavarsela subito da soli. Bevono poco e si accontentano di un chilo d’erba al giorno.


Alcuni maschi si sputano addosso provocandosi e poi si azzuffano per conquistare una femmina, una delle tante che pascolano tranquille senza pensare minimamente ai maschi.
Le femmine hanno un muso più dolce, mentre i maschi mostrano spesso i denti anche se, come tutti gli erbivori, non attaccano mai altri animali e tanto meno l’uomo.


"Sono pacifici e affettuosi, i bambini ci giocano e li portano a spasso senza alcun problema", continua Gianni. "Sono dei curiosoni, se non chiudiamo la porta rischiamo di trovarceli in casa".

Gabriele Salari

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Il Giornalino n. 45 del 7-11-2010


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