L’UNICO VERO
E GRANDE DONO:
GESÙ È SEMPRE CON NOI
Il cardinale Dionigi Tettamanzi spiega il Natale ai bambini
Un bambino ha scritto all’Arcivescovo
di Milano attraverso il Giornalino. E il cardinale ha risposto: «
È Gesù che sa cambiare il mondo e, se lo accogli davvero, comincia
da casa tua...».
Martino, un lettore affezionato del Giornalino,
che abita a Milano, ha 10 anni e frequenta la quinta elementare, ha
appena finito di leggere la Lettera di Natale ai bambini scritta
dal suo Arcivescovo, il cardinale Dionigi Tettamanzi. A pagina 4
Martino ha fatto un balzo… E sì, perché ha scoperto che pure il
cardinale è affascinato dalle parabole, quella del Buon Samaritano,
del Seminatore, e altre che spiegano al catechismo.
Insomma, anche l’Arcivescovo di Milano si commuove per questi
"strani" messaggi che Gesù nasconde nei suoi racconti, e
continua a interrogarsi, ad alzare lo sguardo verso la Croce, a
cercare di capire ciò che il Signore ci propone con il suo Vangelo.
Martino allora non ha più staccato gli occhi dal libricino, avrebbe
potuto atterrare un’astronave di extraterrestri. Ha continuato a
riflettere, pagina dopo pagina, sul fatto che «con lo Spirito di
Gesù possiamo rimettere insieme i pezzi del mondo», come un
gigantesco puzzle della bontà… Ma il passo che l’ha più
meravigliato è quando il cardinale scrive: «Cerco voi, carissimi
bambini, come miei complici». Cerca noi? E come potremmo mai, noi
bambini, essere d’aiuto a un Arcivescovo?».
Arrivato in fondo alla Lettera di Natale, Martino si è
sentito più "leggero": ha scoperto di avere un nuovo
amico, un "grande" capace di farsi piccolo per spiegare il
messaggio di Cristo. Però gli sono rimaste alcune curiosità, il
bisogno di approfondire, di entrare nel mistero di Gesù e del
Natale. Allora si è detto: «Il cardinale Tettamanzi ha scritto a
me? E io scriverò a lui, attraverso il Giornalino. Voglio
fargli delle domande, solo lui che sa parlare ai bambini può
rispondermi...».
Cardinale Dionigi, lei scrive che Gesù ci
insegna "a cambiare il mondo stando dentro la nostra vita
normale". Ma io vado a scuola, qualche volta rispondo male a
papà e mamma, litigo con mio fratello perché vuole le mie cose.
Come faccio io a cambiare il mondo?
«Carissimo Martino, Gesù un giorno ha detto a Zaccheo che era
curioso di conoscerlo: "Scendi, oggi devo fermarmi a casa
tua". È Gesù che sa cambiare il mondo e, se lo accogli
davvero, lui comincia da casa tua, cioè dal modo in cui vivi le
cose di ogni giorno: pensando come lui, giocando come lui, parlando
come lui, studiando come lui, perdonando come lui, amando come lui…».
Gesù ha detto che solo «a chi è come i bambini appartiene il
regno di Dio». Significa che i miei genitori, i nonni, le maestre,
gli amici di papà e mamma devono essere come me per seguire Gesù?
Ma io, detto in confidenza, mica sono tanto bravo, sa?
«Anche noi adulti non siamo sempre bravi… E infatti Gesù è
venuto non tanto per i "sani" quanto per i
"malati". L’amore di Dio è fortissimo per tutti quelli
che sanno di averne bisogno: in questo i bambini sono di esempio a
tutti, perché sanno di avere bisogno di chi è più grande e li
ama. E si fidano. Proprio ciò che Dio vuole per essere amato dai
suoi figli, grandi o piccoli non fa differenza, purché sappiano
affidarsi a lui con tutto il cuore, la mente e le forze. Questa è
la vera fede, che Gesù ci ha insegnato a esprimere bene con il
"Padre Nostro"».
Quindi il Gesù che nasce la notte di Natale è
la stella cometa che indica il cammino per diventare tutti più
"bambini", più puri di cuore, più sinceri, semplici. Ho
capito bene, cardinale Dionigi?
«Sì, Martino, hai capito benissimo! Quando eri piccolo come Gesù
bambino e sei stato battezzato, a un certo punto il tuo papà ha
acceso una candela dalla fiamma del Cero pasquale, simbolo di
Cristo, e il sacerdote ti ha detto: "Ricevi la luce di
Cristo". Non dimentichiamo che festeggiamo Gesù a Natale
perché lui è risorto e vivo in mezzo a noi, la sua luce ci guida
ogni giorno nell’attualità dei problemi, delle scelte e delle
azioni della nostra vita».
E da qualche giorno che ho preparato la letterina dei regali per
Babbo Natale: fosse per me la farei lunghissima. Però il papà mi
parla di tanti ragazzi in Congo, e in altri Paesi, che non hanno
niente, neppure l’acqua. Dice che il Natale ha un significato più
profondo, però forse non si spiega bene. Me lo dice lei cos’è
davvero il Natale?
«Qualche regalo ci vuole, ma semplice e bello per ricordare a tutti
il vero e più grande dono di Dio all’umanità: Gesù è sempre
con noi, è "il Dio con noi". Questo è un regalo che non
può restare a casa tua, la notizia buona deve arrivare a tutti. Ma
come potremmo dire a chi è povero, sofferente o solo: "Dio ti
ama", senza fargli sentire il calore di questo amore con l’impegno
per la sua dignità e per ciò che gli serve per vivere?».
Un’ultima curiosità: lei ha scritto una preghiera della buona
notte fortissima: «Gesù, mi metto nelle tue mani, tienimi stretto
fino a domani». L’unico che non riesce ancora a impararla è mio
fratello, Enrico, forse perché ha solo 4 anni. Da bambino la
recitava anche lei?
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