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NESTOR SENSINI
un allenatore in campo
 

Approdato in Italia nel 1989, il difensore argentino è ancora una colonna dell’Udinese, la squadra che sta facendo un campionato brillantissimo.

Vi sembra strano, ragazzi, se inauguriamo l’anno calcistico raccontandovi la storia di Nestor Sensini che, a 38 anni suonati, è ufficialmente uno dei "nonni" del campionato? Certo, l’anno nuovo dovrebbe essere il periodo migliore per andare a caccia di novità, ma qui la vera novità è la storia di un campione che non tramonta mai. Roberto Nestor Sensini, nato 38 anni fa in Argentina, è infatti lo straniero che gioca da più tempo in Italia: ha esordito nella nostra Serie A il 27 agosto 1989 (Udinese-Roma 1-1) e da allora non si è più fermato. A prelevarlo dai Newell’s Old Boys fu l’Udinese, la stessa società che gli ha consentito di chiudere la carriera ad alto livello. Ma Nestor, ancora oggi, è così determinante che Giampaolo Pozzo, il patron dei friulani, gli ha offerto un contratto fino al 2006. Così, il ragazzo senza quasi più capelli, che i compagni chiamano affettuosamente "nonno" oppure "vecio" (vecchio), avrà la possibilità di andare in pensione a quarant’anni esatti, età che, calcisticamente parlando, equivale a quella di Matusalemme. Però nel frattempo non è affatto una casualità che l’Udinese abbia iniziato a correre fino ai vertici della classifica proprio in coincidenza del suo recupero dopo i problemi alla caviglia sinistra. «Nestor è il nostro allenatore in campo», sostengono in coro i compagni; «sa sempre prima degli altri dove arriverà il pallone».

Sensini con la maglia bianconera dell'Udinese - foto Liverani.

IN ITALIA DAL 1989

Ma cerchiamo di riassumere la sua straordinaria avventura di vita e di pallone. Nestor nell’89 compie il percorso inverso rispetto al nonno, Pacifico Sensini, che nel 1911 lasciò Macerata per cercare fortuna a Rosario, in Argentina. Ecco perché dal 1996 il Sensini calciatore è considerato italiano a tutti gli effetti, avendo ottenuto il doppio passaporto.
Nell’estate del 1989, quando lui arriva a Udine in coppia con Abel Balbo, l’Italia era un’altra Italia: c’era ancora la prima Repubblica, e Silvio Berlusconi era semplicemente il presidente di un Milan che stava diventando grande. «Io nell’89 guardavo al cambio della lira con il dollaro», racconta Nestor; «ricordo che era favorevole: con mille lire si comperava un dollaro. Allenatore a Udine era Bruno Mazzia. Non so dove sia finito, ma lo ricordo volentieri: mi aiutò molto sul piano umano».

Sensini con la maglia biancoceleste dell'Argentina - foto Olympia.

I SUCCESSI CON PARMA E LAZIO

Dopo quattro stagioni e mezzo in Friuli, Sensini passa a Parma: è il novembre del ’93. Nel ’99 finisce alla Lazio, una sola stagione agli ordini di Eriksson ma fondamentale: a Roma vince infatti lo scudetto. Dopo la fuggevole parentesi capitolina torna a Parma, per altri due campionati. Nell’estate del 2002 il definitivo rientro a casa, a Udine. Stagioni intense che, oltre alla scudetto di cui sopra, gli hanno consentito di vincere due Coppe Uefa, due Supercoppe Europee, tre Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

Nestor Sensini esultante con la Coppa Uefa conquistata col Parma nel 1999  -  foto Olympia.

NOSTALGIA DEI GRANDI CAMPIONI

Condensare in poche righe 16 anni di grande calcio non è ovviamente facile, ma con l’aiuto di Nestor ci proviamo, cominciando da Diego Armando Maradona, suo compagno nella Nazionale argentina. Che anni, quegli anni: «Conobbi Diego nel 1987 per un’amichevole con la Germania Ovest. Si presentò in campo per l’ultimo allenamento e mi lanciò la palla urlando: "Sensini, cornuto". Io gliela ripassai allo stesso modo, insulto incluso. Era il suo modo di presentarsi. Diego era sovrumano, ma anche Van Basten era qualcosa di mostruoso. Quasi immarcabile. In quegli anni in Italia giocavano i campioni più grandi. C’erano anche Careca, Gullit, Matthaeus, Vialli, Mancini, Caniggia e un giovane Robi Baggio».
Oggi che veleggia verso l’approdo dei quarant’anni e che la forza non è più quella di quando era ventenne («Ma la testa è più ricca e in campo mi arrangio con il mestiere, anticipando tempi e movimenti»), un po’ di nostalgia per quel calcio gli è rimasta dentro: «Si vivevano emozioni fortissime, allora. C’erano Maradona e Van Basten, c’era Sacchi con la sua rivoluzione e non c’erano tutte queste moviole. Oggi si fa un film per ogni presunto fallo in area».

Sensini in azione con la maglia n. 6 della Lazio, con cui ha giocato poco più di un anno, vincendo però quattro trofei - foto Omega

TECNICI E COMPAGNI DI SQUADRA

Dei suoi allenatori, Carlo Ancelotti è quello che ricorda più volentieri («Lo chiamo "cabezon" per quel suo testone ricco di simpatia e di umanità»), ma sono stati in tanti ad arricchirne l’esperienza di vita: «Mazzia mi aiutò a inserirmi, Vicini era un vero signore, Bigon in allenamento ci dava lezioni di palleggio, Scoglio voleva che stessi dietro a Balbo perché non si intristisse, Scala era un umile ed Eriksson era la serenità in persona».
Degli oltre 150 compagni di squadra, il più sorprendente di tutti si è rivelato Pippo Inzaghi («Sinceramente non pensavo potesse diventare uno dei più forti attaccanti del mondo: a Parma era poco più di un ragazzino, con qualità interessanti ma niente di eccezionale»). La delusione più grossa, invece, l’avuta da Arrigo Sacchi: «Credo che non si sia comportato benissimo con me. Due anni fa mi sarebbe piaciuto rimanere a Parma e lì terminare la carriera, ma lui mi ha chiuso ogni porta».
Nonostante tutto, il ritorno a Udine non si è rivelato un ripiego, anzi... Vedere, per credere, dov’è finito il Parma di Sacchi, travolto dal crac della Parmalat, e dove invece corre l’Udinese con "nonno" Nestor. Che agli scettici continua a giurare di non avere segreti particolari da rivelare: «Credo semplicemente che il fatto di avere concentrato la mia carriera in piazze tranquille come Udine e Parma, alla fine abbia contribuito ad allungare la mia carriera. Non sono stato consumato psicologicamente».

Sensini di testa tra giocatori della Juventus - foto Olympia.


CAMPIONE D’ITALIA CON LA LAZIO

Nascita:
Roberto Nestor Sensini è nato il 12 ottobre 1966 ad Arroyo Seco, in Argentina, da famiglia di origine italiana.
Altezza e peso: 178 centimetri, 75 chili.
Ruolo: difensore.
Le sue squadre: cresciuto calcisticamente nelle giovanili dei Newell’s Old Boys, ha disputato con questa squadra tre campionati argentini (1986-89), quindi è approdato in Italia per giocare via via con l’Udinese (1989-93), con il Parma (1993-1999), con la Lazio (1999-2000), ancora con il Parma (2000-02) e infine ancora con l’Udinese (dal 2002).
Successi principali: con il Parma ha vinto la Supercoppa Europea 1993, le Coppe Uefa 1995 e 1999, le Coppe Italia 1999 e 2002; con la Lazio la Supercoppa Europea 1999, lo scudetto 2000, la Coppa Italia 2000 e la Supercoppa Italiana 2000.
In Nazionale: con la maglia biancoceleste dell’Argentina ha disputato 60 partite, prendendo parte a tre Mondiali (1990, 1994, 1998).

  

  
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Il Giornalino n. 01 del 2-1-2005


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