Periodici San Paolo - Home Page

Sport.

FABIO CANNAVARO
Uno scugnizzo a difesa dell'Inter e della Nazionale.

   Il Giornalino n. 47 del 24-11-2002 - Home Page Il 29enne difensore napoletano, approdato a Milano dal Parma, è all’apice della sua carriera: è giunto a lottare per lo scudetto con i nerazzurri proprio nel momento in cui gli viene affidata la fascia di capitano dell’Italia.

Il capitano della nostra Nazionale di calcio, dopo il volontario abbandono di Paolo Maldini, è un napoletano di 29 anni dalla faccia sempre sorridente ma dalla grinta (sul campo) implacabile: Fabio Cannavaro. «Quella azzurra è una maglia che ti trasmette sensazioni uniche, intensissime. Spero di scoprire quest’anno con l’Inter quant’è bello vincere lo scudetto o una Coppa dei Campioni (magari entrambi), ma è la Nazionale che ti fa sentire un vero giocatore».

Fabio è stato acquistato quest’anno dall’Inter (a sinistra) dopo sette stagioni a Parma.

Fabio è arrivato quest’anno nel club di Moratti dopo una serie di colpi di scena: «Quando il Parma ha detto che potevo andare via per esigenze di bilancio, sembrava che mi dovesse prendere la Juventus. Poi è comparso il Milan e infine mi sono ritrovato all’Inter. Una destinazione che mi è subito piaciuta per un motivo molto semplice. L’Inter è dal 1989 che non vince lo scudetto, io non l’ho mai vinto: dunque abbiamo lo stesso appetito».

  • A proposito di appetito, i tuoi genitori, Pasquale e Gelsomina, assicurano che da bambino bevevi due litri e mezzo di latte al giorno.

«Vero. Mi piacevano tanto anche le pizzette e i cornetti: ero un pacioccone. Papà faceva il calciatore semiprofessionista. Squadre di città nei dintorni di Napoli, come Scafatese, Giugliano, Afragolese. Poi andò al Pontedera e nel ritiro pre-campionato mi portò con sé. Ricordo che un suo compagno di squadra mi prendeva sempre a morsi perché ero bello cicciotto».

Costante, invece, il rapporto con l’azzurro della Nazionale: con 65 presenze e il contemporaneo ritiro di Maldini, ne è diventato il capitano.
Costante, invece, il rapporto con l’azzurro della Nazionale: con 65 presenze
e il contemporaneo ritiro di Maldini, ne è diventato il capitano.

  • I tuoi inizi?

«Sul piazzale dello stadio San Paolo. Abitavamo lì vicino e così passavo il tempo a fare accanite partitelle due contro due. Con Alfredo, Enzo e Amedeo. A furia di giocare là, dovette vedermi qualcuno del Napoli e così entrai nel settore giovanile della mia squadra del cuore. Era il periodo di Maradona, io al San Paolo facevo il raccattapalle e insieme con Guido, l’amico del cuore, sognavo di vestire un giorno la maglietta azzurra. Magari con Maradona ancora in campo».

  • Sogno realizzatosi a metà.

«Sì, quando debuttai in Serie A era il 1993 e Maradona non giocava più da noi. Peccato, in teoria lo avrei potuto raggiungere».

Fabio Cannavaro.

  • Perché tu, che non sei un gigante, giochi difensore?

«Ho sempre avuto senso dell’anticipo, velocità e grande elevazione. Sono alto 176 cm, ma quello che perdo in altezza lo guadagno in spinta delle gambe quando vado a saltare. E perciò non ho mai avuto il complesso della statura».

  • Avevi solo 22 anni quando ti sei trasferito al Parma: è stata dura?

«Fu la scelta più sensata che potessi fare, visto il declino di cui è stato poi vittima il Napoli. Dopo qualche incomprensione sul ruolo avuta con Ancelotti allenatore, mi sono progressivamente affermato. A Parma ho avuto la possibilità di crescere professionalmente, di misurarmi col calcio che conta, di arrivare in Nazionale, di giocare accanto a grandi campioni. E poi ho vissuto bene, in una città tranquilla, a misura d’uomo, che non ti stressa. Così, quando è arrivata la chiamata dell’Inter, mi sentivo pronto per affrontare una nuova metropoli. Il Parma ha fatto quest’anno un progetto di ringiovanimento della squadra e io mi avvio verso i trent’anni, non ho più molto tempo per inseguire i successi».

Fabio Cannavaro.

  • A Parma è rimasto un altro Cannavaro, tuo fratello Paolo: com’è il rapporto tra voi?

«Eh, complicato dalla notevole differenza di età. Io sono più grande di otto anni, quindi finché sono rimasto in casa non c’è mai stato un rapporto stretto, di complicità. Ora che la differenza di età si sente meno e potremmo parlarci di più, viviamo in due città diverse. È un rapporto che mi manca. A Paolo, invece, non manca nulla per diventare fortissimo. Gioca pure lui in difesa e rispetto a me ha parecchi centimetri in più».

  • Nella tua carriera di arcigno difensore, hai dovuto marcare i bomber più bravi in circolazione. Come li metti in fila?

«Il più forte ce l’abbiamo noi all’Inter, Christian Vieri: davvero completo, quand’è in giornata diventa inarrestabile. Poi stimo tantissimo gli attaccanti della Nazionale: i vari Del Piero, Totti e Inzaghi, vanno guardati a vista. Però il vero peperino, quello che mi ha fatto soffrire maggiormente, è Marco Di Vaio. Uno che non sta mai fermo, che non ti regala punti di riferimento. Un satanasso, come dice Tex Willer».
  

Fabio Cannavaro.
  

"O’ CAPITÀNO"

Fabio Cannavaro.Fabio Cannavaro è nato a Napoli il 13 settembre 1973. Cresciuto nel Napoli, ha esordito in Serie A il 7 marzo1993 a Torino contro la Juve, perdendo 4-3. Nel 1995 è passato al Parma dove ha vinto Coppa Uefa, Supercoppa Italiana e due Coppe Italia. Da questa stagione è all’Inter.

Dopo il ritiro di Paolo Maldini, è il giocatore con più presenze in Nazionale e quindi porta la fascia di capitano.

Fabio Cannavaro.

CHE STORIA, CON DANIELA!

Giugno 1990. Tutta l’Italia impazzisce per gli azzurri di Azeglio Vicini che si giocano il Mondiale organizzato dal nostro Paese. Intanto in una casa napoletana Renata dà una festa. L’ospite d’onore è un certo Fabio, occhi azzurri, calciatore nelle giovanili del Napoli. Renata è molto interessata a lui, ma non è l’unica. Una sua amica, Daniela, fa di tutto per conoscere quel bel ragazzo. Lo aveva notato davanti alla scuola, lo aveva seguito quando Fabio gironzolava in Vespa, una sua passione, e aveva chiesto al suo amico Alfredo di presentarglielo. «L’occasione si presentò a quella festa», racconta Daniela. «Sapevo che Renata era qualcosa più di un’amica per Fabio: beh, giocai d’anticipo. Un’entrata alla Cannavaro... Alla fine della serata gli chiesi se mi dava un passaggio a casa, visto che abitavamo vicini. Non successe niente di speciale, però ruppi il ghiaccio. Quando ci ritrovammo dopo le vacanze, decidemmo subito di fidanzarci».

Ricorda Fabio: «Quella sera da Renata non è che Dani mi avesse fatto un effetto particolare: sì, graziosa, ma niente di più. Quando la rividi abbronzata, con i capelli più lunghi scoccò la scintilla». Sei anni di fidanzamento, il matrimonio nel 1996 e due marmocchi ad allietarlo. «Nella nostra storia non ci sono mai state stravaganze, è sempre stato un affetto costante, sereno, come piace a me», dice Fabio, che imbrattava con lo spray i muri del San Paolo. «Hai voglia, erano pieni di cuori con F. e D. Ho fatto qualche follia, come quella volta che lasciai il ritiro azzurro di Firenze, con regolare permesso, insieme col mio amicone Guido e mi presentai da lei a Sapri dopo una notte di viaggio».

E Daniela, che ne pensa? «Io non sono gelosa della fama di bello che si è guadagnato Fabio presso le tifose. Sono proprio io ad aprire e leggere le lettere che riceve e a preparare le risposte: d’altronde, se non fosse stato così bello, non l’avrei sposato...», se la ride Daniela.

   Il Giornalino n. 47 del 24-11-2002 - Home Page