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anno mi diverto a fare alberi di Natale sempre nuovi e più belli. Per quest’anno
avevo deciso di battere il record dell’albero con più palline. Il primato
spettava a Topo Leonardo: nientemeno che 1.000 palline. Bastava aggiungerne
una, e il gioco era fatto. Già mi immaginavo che sulla mia impresa sarebbe
sorta la leggenda del Gigio delle mille e una pallina.
Per prima cosa dovevo trovare un abete. Sono partito per
il bosco insieme con mio cugino Gigetto. Non volevamo tagliare l’albero,
condannandolo così a morire, ma avevamo pensato di sradicarlo per poi
ripiantarlo in un vaso. E appena finito il Natale l’avremmo riportato al
suo posto.

«Ecco, questo mi sembra perfetto!», ho esclamato quando
ho visto un giovane abete, bello, alto e frondoso.
«Al mio tre, tira», ho detto a Gigetto dopo aver
saldamente abbracciato il tronco.
Uno, due, tre... Ops!
«Ahi, mi fate male!».
Da dove veniva quella voce un po’ stridula?
«Riproviamo!».
«Ahi, ahi, ho detto ahi!».
«Esci fuori, chiunque tu sia, razza di burlone», ho gridato al vento.
«Come faccio a saltare fuori, sono già qui!».
«Qui dove?».
«Fra le tue braccia, non mi vedi».
Io e Gigetto abbiamo fatto un balzo all’indietro cadendo
con il sedere per terra. Per fortuna c’era la neve e non ci siamo fatti
troppo male.
«Ma tu, tu parli?», balbettai rivolto all’abete.
«E perché, tu no?».
L’osservazione era davvero indiscutibile.

«Si dà il caso», ha continuato l’albero, scuotendo
leggermente i rami, «che io stia bene qui dove sono e non ho nessuna
intenzione di andarmene».
Per non suscitare l’ira dell’abete, abbiamo deciso di
provare con un altro albero.
«Uno, due, tre...».
«Ih, ih, ih, che ridere! Mi fate il solletico!».
Abbiamo sgranato gli occhi, sempre più stupiti.
Provammo allora con un terzo.
«Uh, uh, se c’è una cosa che non sopporto, è quando
mi toccano la corteccia!».
Niente da fare, in quel bosco gli abeti non ne volevano
sapere di seguirci a casa mia. Non avevo però nessuna intenzione di
rinunciare al mio progetto.
«Vorrà dire che l’albero lo addobberemo direttamente
qui, nel bosco!».
Siamo tornati a casa e ci siamo caricati sulle spalle le
scatole con le mille e una pallina. «Prima pallina, seconda pallina, terza
pallina...».

Per fortuna l’abete non aveva nulla in contrario a
essere addobbato. Anzi, era molto vanitoso, e continuava a chiedere: «Come
sto? Questo filo dorato mi dona? Non trovate che il rosso mi ingrassi un po’
troppo?».
Ci è voluto un bel po’ di tempo per completare l’opera,
ma alla fine il risultato era fantastico.
«Non si è mai visto al mondo un albero di Natale più
bello e colorato!», esclamai.
E l’abete, tutto fiero di sé, ha gridato con tutto il
fiato che aveva nel tronco ai suoi fratelli del bosco: «Ehi, ragazzi,
guardate che meraviglia!».
L’annuncio suscitò la curiosità non solo degli alberi,
ma di tutte le altre creature che vivevano nel bosco. Uno dopo l’altro
sbucarono dai tronchi, dai rami, dai cespugli, dalle nuvole del cielo,
persino dalle tane in cui erano stati risvegliati dal loro letargo...
scoiattoli, lepri, passerotti, merli, lombrichi, porcospini, lucertole...
Tutta quella folla incuriosita, attratta dai colori e
dalle luci delle palline, si è arrampicata sull’albero e in un istante
del nostro capolavoro non è rimasta più traccia. Solo qualche pallina
rotta sbriciolata sulla neve e qualche filo dorato. Tutti gli animali si
erano portati via un ricordino della nostra creazione.
Il record era andato in frantumi, ma non nel modo in cui
speravo. Ci voleva una nuova idea.
Abbiamo salutato il povero abete sconsolato, che di colpo
era tornato uguale a tutti gli altri alberi del bosco, e siamo andati di
corsa al supermercato. «Per fare cosa?», mi chiederete. Aspettate ancora
un attimo e vi rivelerò la mia sorpresa.
Visto che spettacolo? Con il nostro abete (finto,
stavolta) addobbato di formaggini avvolti nella loro bella carta stagnola,
abbiamo vinto il premio come albero di Natale più originale. E con il
vantaggio di poter, slurp!, riciclare le palline dopo il 6 gennaio!