Il Golem è un mito che appartiene alla cultura
tradizionale ebraica, in particolare alla sua corrente mistica. Si tratta di
una statua plasmata nell’argilla che prende vita grazie a formule magiche,
note solo ad alcuni uomini.
Per animare il Golem, dopo aver recitato la serie di
formule e litanie, basta scrivere sulla sua fronte la parola emeth,
che in ebraico significa "verità". Per farlo morire, basta
cancellare la "e" iniziale di emeth: la parola meth,
infatti, significa "morte" e il Golem torna a essere pura argilla
senza vita.
Due cose distinguono un Golem da un uomo: non parla,
perché la magia non può dargli un’anima; e cresce continuamente, senza
limiti. Questa seconda caratteristica è quella che di solito spinge i
creatori a togliere la vita al loro Golem, prima che diventi ingovernabile.

«...il Golem si chinò e il
rabbino cancellò la "e" di emeth dalla sua fronte...».
Vi sono tante versioni di questa leggenda, ma secondo la
più ricorrente un rabbino di Praga decise di farsi aiutare nei lavori
domestici da un Golem. Formò quindi la statuetta in argilla, compì tutte
le invocazioni del caso e alla fine scrisse la fatidica parola emeth sulla
sua fronte. Subito il Golem acquistò vita e cominciò a obbedire agli
ordini del suo padrone.
Il rabbino si serviva del Golem in continuazione, e lo
trovò talmente prezioso da decidere di non fermarlo. Il Golem crebbe a
dismisura, diventando invadente. Solo a quel punto il rabbino capì che era
giunto il momento di eliminarlo. Ma quando tentò di cancellare la
"e" di emeth dalla sua fronte, si accorse che il Golem era
diventato troppo alto. Allora diede ordine alla creatura di sfilargli gli
stivali. Il Golem, obbedendo, si chinò e il rabbino, velocissimo, cancellò
la "e" di emeth dalla sua fronte. Il Golem crollò a terra,
senza vita, ma con la sua mole schiacciò e uccise il rabbino.