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La farfalla, una bellezza effimera

            
   Il Giornalino n. 41 del 15-10-2000 - Home Page Caro Zio Giò, è vero che ci sono farfalle che vivono un solo giorno?

Giuliana - Scicli (Ragusa)

È un po’ problematico stabilire l’età media di un insetto come la farfalla, che conta oltre 150.000 specie oggi conosciute. Partiamo col dire che il tempo di vita medio di una farfalla è solitamente molto più breve del massimo a cui potrebbe arrivare, e ciò a causa del maltempo, dei predatori e di altri fattori negativi.

Nella immensa varietà delle specie di farfalle, alcune hanno un potenziale di vita molto più lungo di altre, anche se il limite massimo sembra quello di un anno. La vita media complessiva varia dai 2 ai 14 giorni; se però raggiungesse la "vecchiaia", una farfalla potrebbe vivere fino a 11-12 mesi in determinate specie.

Una farfalla Argema Mittrei.

Una Papilio Weiskei, originaria della Nuova Guinea.

Sopra: una Papilio Weiskei, originaria della Nuova Guinea.
A sinistra: una farfalla Argema Mittrei

Comunque, nell’affollato mondo delle farfalle, si può tentare una grande distinzione tra le specie che, una volta raggiunto lo stadio di adulto, continuano a nutrirsi, e quelle che invece lo fanno solo da larva o crisalide. Le farfalle che si nutrono vivono da 2 a 4 settimane in media; quelle che, al contrario, non assumono più nessun cibo dopo aver raggiunto lo stadio adulto hanno una vita molto breve, giusto il tempo di accoppiarsi per i maschi e di depositare le uova per le femmine; in ogni caso, vivono solo pochi giorni e talvolta addirittura poche ore.

Cosa curiosa, come nella specie umana, anche nel caso delle farfalle le femmine vivono in genere più a lungo dei maschi.

   

  
Telegrafiche.

Caro Zio Giò, vorremmo sapere come nasce la sensazione del solletico.

Matteo Angelo Lezzi - Castelraimondo (Macerata)
Maurizio Favole
- Bra (Cuneo)

Come i riflessi, il solletico è un meccanismo neurologico e consiste nella sollecitazione di quelle zone del corpo che sono particolarmente ricche di terminazioni nervose: ascelle, pianta del piede, gomiti, eccetera. E come i riflessi condizionati, il solletico ci "obbliga" a reagire agli stimoli: infatti, quando ci fanno il solletico, ci contorciamo in preda all’euforia e non riusciamo a stare fermi.

A differenza, però, dei riflessi condizionati (come alzare la gamba quando il dottore ci colpisce il ginocchio in un punto ben preciso), il solletico è anche un modo per comunicare, soprattutto usato dalle mamme con i bambini piccoli che ancora non parlano: stuzzicarlo sulla pianta dei piedi o sulla sua pancia sollecita nel bambino fragorose risate, che sono la sua risposta personale allo stimolo provocato dalla mamma.

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