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Sport.

Nuotiamo nell’oro.

   Il Giornalino n. 40 del 8-10-2000 - Home Page

Finalmente, dopo cento anni di gare, il nuoto azzurro è arrivato per la prima volta al titolo olimpico. E ha fatto subito le cose in grande, vincendo a Sydney tre medaglie d’oro: due con Fioravanti e una con Rosolino.

La prima finale dopo 56 anni, la prima medaglia dopo 72 e addirittura il primo oro dopo un secolo. La storia del nuoto azzurro è una lunga striscia d’acqua caratterizzata da timide speranze e ricorrenti delusioni. Fino al boom di Sydney, nella "hit parade" internazionale ci spettava un ruolo di assoluta modestia, da terzo mondo delle piscine. Nel 1900, quando Parigi ospitò i Giochi numero due dell’èra moderna adibendo a teatro delle gare in acqua un tratto della Senna, il primo italiano a tuffarsi all’inseguimento di una medaglia fu Paolo Bussetti, giunto settimo nei 200 dorso. Avremmo così dovuto attendere il 1956 per salutare il nostro primo nuotatore in finale. Accadde a Melbourne, in quella che fu l’altra Olimpiade australiana: il pesarese Angelo Romani giunse infatti ottavo (e ultimo) nei 400 stile libero, staccato di quasi mezza vasca dal vincitore, il diciassettenne idolo di casa Ian Murray Rose. Rotto il ghiaccio, sempre a Melbourne, ecco la seconda finale (e il settimo posto) per la 4x200 azzurra (Romani, Fritz Dennerlein, Galletti, Elmi).

Domenico Fioravanti, 23 anni, novarese. Sotto: è con Davide Rummolo, bronzo nei 200.
Domenico Fioravanti, 23 anni, novarese. A Sydney ha vinto
il primo oro olimpico nella storia del nuoto italiano, dominando
la finale dei 100 metri rana; poi ha fatto il bis conquistando
il titolo anche nei 200. Sotto: è con Davide Rummolo, bronzo nei 200.

Nella sua lenta progressione verso il definitivo riscatto, il nuoto italiano dovette però pazientare fino ai Giochi di Monaco ’72, quelli passati alla storia per i sette ori del californiano Mark Spitz, per brindare al primo podio. A regalarcelo fu una ragazzina padovana scontrosa e acerba, Novella Calligaris, seconda nei 400 stile libero alle spalle dell’australiana Shane Gould, e poi due volte terza nei 400 misti e negli 800 stile libero. Da allora soltanto il romano Stefano Battistelli (bronzo nei 400 misti a Seul ’88 e nei 200 dorso a Barcellona ’92), Luca Sacchi (bronzo nei 400 misti a Barcellona) ed Emanuele Merisi (bronzo nei 200 dorso ad Atlanta, nel ’96) hanno saputo rompere l’isolamento a cui il destino pareva averci condannato: 7 medaglie in 28 anni, nonostante il mare che accarezza le nostre coste, nonostante gli investimenti e gli sforzi di ogni genere. Tutto vano fino al 17 settembre scorso. È stato in quella sera australiana che, impossessandosi della medaglia d’oro nei 100 rana, Domenico Fioravanti, novarese di 23 anni, ci ha spalancato nuovi orizzonti, rompendo l’ultimo tabù che ancora ci impediva di sentirci veramente grandi: all’altezza di americani, australiani, giapponesi, svedesi e ungheresi, di quanti, insomma, avevano lasciato tracce in questo secolo di nuoto olimpico.

Sotto A sinistra: Giovanni Pellielo, medaglia di bronzo nel tiro a volo, specialità fossa olimpica. A destra: i fidanzatini del judo con le loro medaglie: Pino Maddaloni, oro nella categoria 73 kg, e Ylenia Scapin, bronzo nella categoria 70 kg.
A sinistra: Giovanni Pellielo, medaglia di bronzo nel tiro a volo,
specialità fossa olimpica. A destra: i fidanzatini del judo
con le loro medaglie: Pino Maddaloni, oro nella categoria 73 kg,
Ylenia Scapin, bronzo nella categoria 70 kg.

«Ho fatto una gara perfetta, ma non sono un superman: per esserlo bisogna doparsi»: sono state le prime parole pronunciate da "Fiore" (o "Fiorello", gli amici lo chiamano anche così), un ragazzo davvero normale, forse addirittura troppo. Pigro («Diciamo che lui non è molto propenso alla fatica», ironizza Alberto Castagnetti, il suo allenatore che è pure c.t. azzurro), specialista in imitazioni (la più gettonata è quella del direttore tecnico Saini), un po’ genio e un po’ sregolatezza. Insomma, l’onda azzurra che ha scosso le gerarchie del nuoto mondiale propone il suo modello di esperienza: «La pastasciutta ha battuto l’epo», provoca ancora Castagnetti, mettendo il dito sulla piaga dei sospetti legati al doping. «Volete sapere perché vinciamo? Perché siamo amici e lavoriamo tanto», è invece l’analisi di Fioravanti, 186 centimetri di altezza per 76 chili di peso forma.

Sopra: i canottieri del quattro di coppia. Al centro: la surfista Alessandra Sensini, 30 anni, di Grosseto. Sotto: Massimiliano Rosolino, 22 anni, napoletano.
Altre medaglie d’oro "pescate" dallo sport azzurro nelle acque di Sydney.
Sopra: i canottieri del quattro di coppia. Al centro:
la surfista Alessandra Sensini, 30 anni, di Grosseto.
Sotto: Massimiliano Rosolino, 22 anni, napoletano, in azione
e con le tre medaglie conquistate a Sydney
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In realtà qualcosa è cambiato negli ultimi tempi. Paradossalmente il miracolo del nostro nuoto è nato dalle ceneri di una Federazione azzerata dall’intervento della magistratura che sta indagando su irregolarità di bilancio. Ora la Federnuoto ha meno soldi (10 miliardi all’anno, contro i 15 di prima), ma è retta da un commissario straordinario (Aurelio Vessichelli) che decide in prima persona senza più intoppi burocratici. È anche stato lo "snellimento" imposto dai giudici a favorire la svolta. E sono arrivate le medaglie olimpiche. A Sydney abbiamo portato 21 atleti (15 ragazzi e 6 ragazze), età media tra i 21 e i 23 anni, nonché 11 fra allenatori e medici. Rivela Castagnetti: «Ora finalmente abbiamo la possibilità di allenarci, trasformando i talenti in campioni». E così alla prima (storica) medaglia d’oro di Fioravanti se n’è aggiunta una seconda, quella che il ragazzo novarese ha colto sulla distanza doppia, fungendo da apripista per il compagno di stanza Davide Rummolo (napoletano verace, che nella sacca tiene sempre cornetti rossi, aglio e sale), medaglia di bronzo.

Giuseppe "Pino" Maddaloni, 24 anni, napoletano, esulta dopo aver vinto la finale olimpica di judo, categoria 73 kg. Sotto: l’esplosione di gioia di Valentina Vezzali, oro nel fioretto individuale.
Giuseppe "Pino" Maddaloni, 24 anni, napoletano, esulta
dopo aver vinto la finale olimpica di judo, categoria 73 kg.
Sotto: l’esplosione di gioia di Valentina Vezzali, oro nel fioretto individuale.

A dimostrare questa interessante inversione di tendenza ha pure contribuito il trittico di medaglie conquistato da Massimiliano Rosolino, madre australiana e papà partenopeo, oro nei 200 misti, argento nei 400 stile libero con corredo di record europeo, battuto soltanto dalla torpedine australiana Ian Thorpe, e bronzo nei 200 stile libero. Anche Massimiliano punta sulla trasparenza del lavoro italiano e fa sapere ai diffidenti: «Se qualcuno dubita di me, lo invito a verificare quanta fatica faccio in allenamento. Controllatemi pure: troverete soltanto spaghetti, pomodoro e parmigiano. Ora spero che dopo questi successi, qualcosa cambi in Italia. Non si può vivere soltanto di calcio. Credo che per me, come per tutta la squadra, Sydney rappresenti un punto di partenza e non di arrivo: abbiamo tutti molti margini di miglioramento».

La stessa Vezzali, Diana Bianchedi e Giovanna Trillini festeggiano l’oro nel fioretto a squadre. Questa è stata la 100ª medaglia olimpica della scherma italiana. A destra: gli schermidori azzurri che hanno vinto l’oro nella spada a squadre. Da sinistra: Angelo Mazzoni, Maurizio Randazzo, Paolo Milanoli, Alfredo Rota.
La stessa Vezzali, Diana Bianchedi e Giovanna Trillini festeggiano
l’oro nel fioretto a squadre. A destra: gli schermidori azzurri
che hanno vinto l’oro nella spada a squadre.
Da sinistra: Angelo Mazzoni, Maurizio Randazzo, Paolo Milanoli, Alfredo Rota.

In effetti lo spessore di una scuola non è dato soltanto dalle medaglie. Conta l’ampiezza del movimento di vertice e di quello di base. Nel primo caso, pertanto, acquistano rilevanza pure i quarti posti di Brembilla (400 s.l.), Boggiatto (400 misti), Vismara (50 s.l.) e della staffetta 4x200 stile libero, il quinto della staffetta 4x100 s.l., il settimo delle ragazze della 4x200 s.l. e l’ottavo di quelle della 4x100 s.l. Insomma, all’Olimpiade dei 14 record mondiali battuti, il nuoto italiano ha consegnato un significativo messaggio di vitalità che ora, in virtù dell’effetto-propaganda, va trasmesso alla base affinché il circolo possa effettivamente chiudersi in maniera soddisfacente. Non serve possedere doti divinatorie per ipotizzare comunque una impennata delle "vocazioni" in piscina, con un netto incremento dei praticanti (attualmente 100.000 tra nuoto vero e proprio, tuffi e sincronizzato) e dunque con un allargamento delle possibilità di selezione.

Paola Pezzo, 31 anni, sventola la bandiera italiana in segno di esultanza per l’oro che ha vinto nella mountain-bike. Antonella Bellutti, 32 anni, di Bolzano. A Sydney si è ripetuta alla grande, conquistando però il titolo olimpico nella corsa a punti.
Paola Pezzo, 31 anni, sventola la bandiera italiana in segno di esultanza
per l’oro che ha vinto nella mountain-bike. A
destra: Antonella Bellutti, 32 anni,
di Bolzano. A Sydney si è ripetuta alla grande, conquistando però
il titolo olimpico nella corsa a punti.

Le doverose riflessioni sull’esplosione dei nuotatori azzurri, con tutto ciò che la piacevole novità comporta (il nuoto è sport in cui eccellono i Paesi ricchi ed evoluti), ci ha costretti a trascurare le pur significative imprese messe a segno dagli altri nostri campioni nella prima metà dei Giochi olimpici australiani: gli ori più tradizionali della scherma, sia nelle specialità a squadre (spada maschile e fioretto femminile) che in quelle individuali (Valentina Vezzali nel fioretto donne); la rivincita di Paola Pezzo nella mountain-bike e quella di Antonella Bellutti nella gara a punti di ciclismo dopo l’eliminazione nell’inseguimento, in cui figurava come campionessa in carica; il trionfo di Giuseppe Maddaloni nel judo (specialità fino ai 73 chilogrammi). Ma le intense giornate al Sydney International Aquatic Centre hanno davvero rappresentato una svolta epocale per l’intero movimento sportivo italiano. Perché da sempre il nuoto (con l’atletica) resta un punto di riferimento imprescindibile per qualsiasi Olimpiade. Anche se ai Giochi parigini di cent’anni fa, quando per la prima volta un italiano si tuffò nella Senna all’inseguimento di una medaglia, erano in programma addirittura i 60 metri sott’acqua e una grottesca prova sui 200 stile libero con ostacoli.

Tabella.

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