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Buffalo Bill in Italia

Storie e avventure dell'uomo che, giunto in visita nel nostro Paese all'inizio del '900, ha raccontato agli Italiani la vita del leggendario West americano.

Buffalo Bill a Venezia

Cosa ci fanno degli Indiani, capeggiati da un signore vestito da "vecchio West", in gondola a Venezia, in questa antica fotografia in bianco e nero? Ammirano la città durante una pausa dello spettacolo che li vede protagonisti, il "Wild West Show". Il signore con i baffi, il cappello e la lunga barba chiara è il leggendario William Cody, da tutti conosciuto come Buffalo Bill. Se vogliamo capire come gli Indiani siano finiti in gondola, dobbiamo però fare un passo indietro.

C'era una volta il West

Alla fine dell'800, gli Stati Uniti avevano ancora ampi territori che l'uomo bianco intendeva scoprire, colonizzare e fare propri. Su queste terre, però, già abitavano i "primi" o "nativi" americani, chiamati anche Indiani o pellerossa, che vivevano in tribù cacciando i bisonti. Quando Indiani e uomo bianco (fornito di armi) vennero in contatto, iniziarono i problemi.

I pellirosse della compagnia di Buffalo Bill

Grazie anche all'esercito americano, i pellerossa vennero via via sterminati o obbligati a vivere in spazi delimitati, chiamati "riserve". Siccome a quel tempo non esisteva ancora il cinema, al di qua dell'oceano, in Europa, le vicende del "selvaggio West" erano sì raccontate, ma c'era il desiderio di "vedere" rappresentate le gesta degli avventurieri, le battaglie, la caccia al bisonte (nella foto gli attori del Wild West Show). A rispondere a questo desiderio penserà proprio Buffalo Bill.

Buffalo Bill e un "Capo indiano" in posa

Ma chi era Buffalo Bill?

William Frederick Cody nasce il 26 febbraio 1846 nello stato dell'Iowa (nella foto sopra a 26 anni). Non ama andare a scuola, ma a 11 anni già sa cavalcare, usare il lazo per prendere i cavalli, sparare sia con la pistola che con il fucile. Inizia a lavorare come pony express: accompagna le carovane e scorta le mandrie tra i vari Stati. Bravo e coraggioso nel suo mestiere, diventa poi scout, ossia guida, osservatore e spia, durante la Guerra di Secessione americana, dell'esercito nordista. Un po' ribelle e desideroso di cambiare spesso attività, William lavora poi per le società che in America stanno costruendo le ferrovie. Il suo compito? Quello di rifornire gli operai di cibo, nello specifico di carne di bisonti: 12 al giorno, per la precisione, per sfamare ben 1.200 persone alla volta. In un anno e mezzo, William ucciderà 4.286 bisonti, guadagnandosi il soprannome che lo accompagnerà per sempre: "Buffalo Bill".

Buffalo Bill a cavallo

La fama di questo personaggio – inizialmente uccisore di Indiani, poi loro amico fraterno – cresce con il passare degli anni, anche grazie a scrittori e giornalisti che iniziano a raccontare le sue gesta, ingigantendole un po'. La storia dell'America di quel tempo si presta a essere ascoltata, perché affascinante e popolata di pistoleri, saloon, cowboy, gare a cavallo, giocatori di carte che non pagano i debiti. In realtà l'uomo bianco subisce sonore sconfitte dagli Indiani (la più famosa è quella di Little Big Horn, nella quale viene massacrato il VII Cavalleria comandato dal generale Custer), e si vendica con ferocia e violenza. Buffalo Bill – siamo nel 1883 – concluse le sue gesta eroiche, sollecitato dalla fortuna che sta avendo il circo da poco inventato da Phineas Barnum, decide di mettere in scena tutto quanto abbiamo appena descritto: il selvaggio West, le battaglie tra Indiani e uomo bianco, il lavoro dei pony express, la caccia ai bisonti (nella foto sopra Buffalo Bill con a sinistra Ned Buntline e a destra Texas Jack). Lo spettacolo, che si chiamerà "Wild West Show", non è una semplice rappresentazione, ma qualcosa di emozionante, gigantesco, indimenticabile. Due i punti centrali dello spettacolo: la messa in scena della battaglia di Little Big Horn e l'episodio del "primo scalpo per Custer", nel quale Buffalo Bill vendica la sconfitta della battaglia uccidendo un indiano, Capelli Gialli, e prendendogli lo scalpo (abitudine, quest'ultima, che avevano gli Indiani, una volta uccise le loro vittime).

Lo show arriva in Italia

Dopo aver subito modifiche e ingrandimenti, e aver aggiunto storie di guerrieri di tutti i tempi e le latitudini (giapponesi, cosacchi, arabi, messicani), il "Wild West Show" è pronto (ricordate quanto abbiamo detto all'inizio?) per raccontare anche all'Europa e all'Italia il selvaggio West e la storia della Frontiera americana. La "macchina" dello spettacolo si fa organizzatissima: gli spostamenti di questa carovana gigantesca, che prevede centinaia di figuranti e migliaia di cavalli, vengono effettuati la notte, in modo da poter mettere in scena lo show ogni giorno in una città diversa. Dello spettacolo fa parte, per un certo periodo, anche il leggendario capo Sioux Toro Seduto (nella foto sotto con Buffalo Bill). Dopo esibizioni da tutto esaurito negli Stati Uniti, lo show si trasferisce in Europa. In Italia passerà per ben due volte, nel 1890 (solo in cinque città) e poi nel 1906, per una tournée lunghissima che toccherà numerose città, per ben 119 spettacoli. Le tappe e le immagini sono ben raccontate nel volume "Buffalo Bill in Italia" di Mario Bussoni (editore Mattioli, 1885).

Un avvenimento da non perdere

"Lunghi capelli", così viene anche chiamato Buffalo Bill, è una celebrità che tutti gli Italiani corrono a vedere. Lo spettacolo è imponente e presenta un mondo ai più sconosciuto: gli Indiani vengono guardati con ammirazione ma anche diffidenza, per lo strano modo in cui sono vestiti e truccati. Buffalo Bill, che non ha un caratterino tranquillo, accetta spesso di gareggiare con chi lo sfida, ma se può "fa girare" la sorte dalla sua parte, per non perdere.

Wild West Show

Emozionanti sono le gare tra i cowboy dello show e i butteri di Cisterna di Latina, i cowboy nostrani, per vedere chi riesce a domare un cavallo in meno tempo (foto sopra). Lo show è un avvenimento che nessuno vuole perdere: suoi spettatori sono anche il compositore Giacomo Puccini e lo scrittore Emilio Salgari. In qualche città lo spettacolo – che si fa annunciare da un treno lungo un chilometro tutto dedicato al trasporto di comparse e animali – viene criticato perché il costo del biglietto è troppo alto, ma complessivamente i giornali del tempo raccontano di una folla entusiasta (in alto a destra Wild West Show a Verona).

Buffalo Bill, aria rude e minacciosa

Grazie a Buffalo Bill e al suo show gli Italiani assaggiano per la prima volta i pop-corn e lo zucchero filato, e assistono a una gara davvero stramba: quella tra il cavallo e la bicicletta. Buffalo Bill, che ha un fiuto per gli affari non indifferente (anche se poi non è capace di gestire i soldi guadagnati) si inventa, a Milano, una gara epica, tra il cavaliere e il ciclista: vince chi percorre la maggior distanza in tre ore. Per essere certo di vincere, però… il nostro americano stabilisce di poter cambiare ben 10 cavalli, mentre il ciclista dovrà continuare a correre con un solo mezzo. Buffalo Bill sfida così Romolo Buni e vince, 102 chilometri contro 99 e 700 metri, anche se a essere applaudito sarà il valoroso ciclista italiano. Dopo aver toccato ben 35 città, Buffalo Bill si congeda dall'Italia, lasciando in tutti gli spettatori un ricordo emozionante. Addirittura la nonna di chi vi scrive aveva raccontato ai suoi nipotini del passaggio di Buffalo Bill in Piemonte, tramandato come storia leggendaria da suo padre, proprio ai primi del '900. Buffalo Bill, nell'ultima parte della sua vita, non più in grado di gestire uno show così complesso, accetta di rappresentare se stesso nello spettacolo di un altro proprietario di circo, Harry Tammen. Muore poi nel 1917, a 71 anni.

Buffalo Bill in Italia, la copertina del libro

Il mito del West

Gli Italiani che hanno avuto la fortuna di vedere in carne e ossa Buffalo Bill sono rimasti incantati dalla sua persona, e dalle gesta che il suo spettacolo ha saputo rappresentare. Il rapporto tra l'uomo bianco e gli Indiani, la dura vita dei cowboy, le fatiche dei pony express, la lotta per il dominio sulla natura selvaggia: grazie a William Cody i racconti hanno preso forma e colore. Il personaggio di Buffalo Bill è stato amato e ammirato, quando era ancora in vita, al punto che è oggi praticamente impossibile distinguere gli episodi veri da quelli che sono stati "gonfiati". Montature o no, certamente quest'uomo ha rappresentato un pezzo di storia di un Paese giovanissimo, gli Stati Uniti, che era in cerca di eroi e gesta da tramandare. Allora onore a Buffalo Bill che, come ha scritto il Presidente americano Theodore Roosevelt, «è stato uno di quegli uomini dai muscoli e dai nervi d'acciaio, il cui coraggio ha aperto il grande West all'insediamento della civiltà».

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Elena Giordano

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