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UNA CATTIVA PRINCIPESSA

UNA CATTIVA PRINCIPESSA
    
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l re e la regina erano disperati. La loro piccola Elina era davvero troppo, troppo strana. Quando le damigelle andavano a svegliarla la mattina, invece di girarsi dall'altra parte brontolando si metteva diritta nel letto, faceva un bel sorriso e diceva: «Buongiorno, mie care. Dormito bene?». Per colazione mangiava tutto quello che le portavano, ringraziando più e più volte la cameriera. Poi si faceva vestire senza un capriccio; andava a studiare con il maestro e sapeva sempre tutto, e stava attentissima, e faceva un sacco di domande; gli faceva un bell'inchino per salutarlo e solo dopo aver chiesto il permesso alla sua dama di compagnia correva in giardino a giocare. Non maltrattava mai nessuno, non era dispettosa, non era sgarbata, non strappava i fiori e non torturava gli animali. «Ma che razza di principessina è?», dicevano i suoi genitori. «È troppo gentile, troppo tenera, troppo educata. Nessuno le obbedirà mai… È una cattiva principessa! Non potrà mai prendere il nostro posto sul trono!».

Così fecero venire da un Paese lontano un insegnante di cattive maniere. Elina lo ascoltò curiosa mentre le spiegava come fare le boccacce alle dame, i dispetti ai valletti, come far piangere la cuoca rifiutando tutti i suoi buoni piatti, come far scivolare e inciampare i ministri nella sala del trono mettendo fili, acqua, olio nei posti giusti… Non lo interruppe nemmeno una volta. Solo alla fine disse: «Voi siete un bravo maestro di cattive maniere, e volete farmi diventare una principessa cattiva. Ma io preferisco essere una cattiva principessa, e una brava bambina». Detto questo si voltò e andò nelle sue stanze. Fece un fagottino con le sue cose preferite – lucidalabbra rosa, una bambolina, una sciarpa di seta – e se ne andò dal castello. Veramente non andò molto lontano: si nascose in un passaggio segreto che aveva scoperto proprio dietro la sala del trono. Si era portata un bel sacchetto di biscotti e li sgranocchiò tranquillamente per riempirsi la pancia. E aspettò. Intanto a palazzo si diffondeva il panico. Il re e la regina si strappavano i capelli: «Dov'è finita la nostra bambina? E pensare che era così buona, gentile, generosa, affabile! E noi che abbiamo voluto trasformarla… se è andata via è solo colpa nostra! Oh, come vorremmo riaverla indietro, carina com'era!». E per prima cosa cacciarono via il maestro di cattive maniere. Poi ripresero a disperarsi, e continuarono fino a quando Elina non fu soddisfatta. Allora aprì la porticina del passaggio segreto e fece un bell'inchino dicendo: «Non posso farvi soffrire troppo. Basta così!». Da quel giorno il re e la regina non si lamentarono più del carattere di Elina. E quando diventò grande fu la principessa più amata e adorata di tutte.

Teesti di Beatrice Masini * illustrazione di Angela Marchetti

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