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Festa al castello di Regina

    
   G Baby n. 11 novembre 2009 - Home Page

Regina vive in un castello tutto di ghiaccio. Anche il tavolo in cucina, la poltrona in salotto, e persino il letto sono di ghiaccio. In un castello di ghiaccio, anche se è molto freddo, non si può accendere il fuoco perché altrimenti il ghiaccio si scioglierebbe.

E allora come fa Regina a scaldarsi? Beh, lei è una fata, e sa fare le magie. La sua preferita, per portare il caldo nel suo cuore e in quello di tutti i suoi amici, è organizzare una festa. Ne fa una quasi tutti i giorni.

Scrive gli inviti con ricami di neve che poi affida al vento. Ecco che arriva l’invito a casa di mamma orsa e dei suoi due orsacchiotti. Poi l’invito giunge nella tana della lepre delle nevi, in quella della volpe argentata, e si fa strada attraverso un buco nel ghiaccio della signora foca. Anche il signor tricheco è stato invitato, e le sorelle renne, e il piccolo lemming. Il ricamo di neve raggiunge anche la sterna artica e la civetta delle nevi, che volano nel cielo ghiacciato.

Illustrazione di Carla Manea.

Si presentano tutti con il loro bel vestito bianco. Il tricheco e qualche foca, che bianchi non sono, mostrano un po’ di vergogna, ma la fata ha una parola gentile per tutti: «L’importante», dice sempre, «è portare con sé il più splendente dei sorrisi». E allora il tricheco si dà un gran daffare con i suoi dentoni, e anche la foca ride sotto i baffi!

Regina, oltre al sorriso, a ogni festa indossa abiti di colori sgargianti: rosso, turchese, verde smeraldo.

La sala delle feste è grande perché gli amici sono tanti. Sul tavolo di ghiaccio ci sono i ghiaccioli: al gusto di pesce, di alga marina, di muschio e licheni, tutte specialità polari. Qualche volta Regina racconta una fiaba, o chiede alla volpe o alla sterna se hanno qualche storia da condividere con gli amici.

Per finire, si fa musica. Regina tira fuori dalla sua borsetta dorata la bacchetta magica; con lievi tocchi sulle stalattiti di ghiaccio, crea una melodia e tutti si mettono a cantare. E allora il "groan" dell’orso, il fischio acuto della foca, il "tu-tu" della civetta si mescolano e formano un solo canto. Che gioia e che calore! E così, quando la festa finisce e ognuno torna nella sua tana o nel suo buco nel ghiaccio, tutti portano con sé il ricordo dei momenti passati insieme, e la notte non è più fredda né buia.

Provate anche voi questa magia: funziona anche senza le stalattiti! Bastano una fatina, una canzone e tante piccole voci.

Parola di Regina!

Fulvia Degl Innocenti

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