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Gazzetta d'Alba, n. 30 del 27 luglio 2010

n. 30 del 27-7-2010
Questa settimana
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Buoni frutti da Zavi
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CRISTINA BORGOGNO

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Le barbatelle del carcere
di CORRADO OLOCCO

Turismo d’élite
di M.G.O.

Abet: chiude un inceneritore
di DIEGO LANZARDO

Progetto per rifare il ponte

La 231 riapre tra 10 giorni

La guerra di Adolfo
di MAURIZIO BONGIOANNI

 


 

L’INTERVISTA a Gianni Gagliardo

Turismo d’élite

di M.G.O.
 

 

«Non siamo stati promotori del nostro successo, ma la domanda ci ha fatto scoprire una ricchezza: con gli occhi del visitatore abbiamo compreso che viviamo in uno dei luoghi più belli del mondo. Il buon Dio è stato assai prodigo con noi».
  

«Il nostro turismo? Non siamo cattivi ospiti – e abbiamo un’Atl che funziona –ma potremmo migliorare, anche perché il settore sarà sempre più determinante per la nostra economia ». Ma bisogna puntare al top: «Serve un turismo d’élite».

Le affermazioni sono del produttore vinicolo Gianni Gagliardo (nella foto, con i figli), il quale si inserisce in un dibattito aperto sulle nostre colline. E che il produttore abbia come meta il meglio, partendo dal vino di raffinata fama e qualità, la dice lunga. La sua storia, come tutte le favole che riescono ad avvicinarsi alla vita, nasce dal cuore. Si capisce ad ascoltarlo quale posto assegni alla passione Gagliardo, roerino "trapiantato" a La Morra per amore (nel 1974 sposa la figlia di Paolo Colla e il mondo del vino). La sua ascesa come imprenditore inizia con una scelta decisa verso la qualità, di cui il Barolo Preve – uve Nebbiolo e Barolo, provenienti da vigneti diversi – non è che la sintesi felice. Dai trenta ettari di grappoli distesi tra La Morra, Barolo, Serralunga, Monforte e Monticello Gagliardo produce 300 mila bottiglie vendute in 25 Paesi del mondo, il 70 per cento fuori Italia.

  • Ma come si potrebbe migliorare il nostro modo di fare turismo, Gagliardo?

«Occorre in primo luogo sfruttare la vicinanza con Torino, che dovrebbe essere considerata una meta in linea con il sistema di Langa e Roero. La capitale del Piemonte, di gran lunga cresciuta nella sua identità turistica, rappresenta una risorsa in più per gli itinerari dei visitatori che si avvicinano al nostro territorio».

  • Non siamo già stati abbastanza bravi a crescere?

«Abbiamo il merito di aver saputo cogliere una tendenza in atto. Anni addietro si andava al mare in vacanza, oggi una certa tipologia di turista – il benestante – sceglie ambiente e natura. Non siamo stati promotori del nostro successo, ma la domanda ci ha fatto scoprire una ricchezza: con gli occhi del visitatore abbiamo compreso che viviamo in uno dei luoghi più belli del mondo».

  • Ma ci manca qualcosa...

«Ci manca una cultura politica all’altezza di gestire il territorio. Siamo lontani anni luce, ad esempio, dalla capacità della Francia di tutelare il patrimonio edilizio. Oltralpe il pubblico non permette costruzioni prive di identità e demolizioni ingiustificate. Purtroppo, noi abbiamo acconsentito a errori irreparabili, che "segnano" a volte in maniera drammatica il paesaggio».

  • Come si realizza un buon governo del territorio?

«Occorre un coordinamento almeno provinciale per trattare le antiche magioni contadine per quello che sono, un patrimonio da tutelare. Inoltre, dovrebbe essere ben chiaro che non si possono costruire nuove abitazioni, se c’è del vecchio da recuperare. È una responsabilità che dobbiamo assumere per il futuro».

  • Quali sono i nostri punti di forza?

«Langhe e Roero hanno un bouquet rarissimo da trovare: vino, tartufo-cucina, paesaggio. Il buon Dio è stato assai prodigo con noi. Occorre valorizzare il vino e tra questi il Barolo, che rappresenta un grande valore aggiunto. Mi dica, quanti turisti lo assaggiano?».

  • Non le pare una questione di costi?

«Abbiamo la tendenza a voler crescere in numeri. Invece occorre crescere pure in qualità. Il nostro dev’essere un turismo d’élite, che attira il benestante. Le caratteristiche del territorio ci impongono di richiamare persone che si innamorino dei nostri prodotti e del nostro ambiente. Altri luoghi sono destinati a un target di massa. Alla fine conta il fatturato, non solo il numero dei visitatori».

  • Quindi, non va bene una Fiera del tartufo puntata ai grandi numeri?

«Non soltanto ai grandi numeri. La Fiera è una manifestazione difficile da cambiare, perché ha una grande storia. I pullman di visitatori forse non si possono evitare. Ma la Fiera non è il solo motore del turismo. E la si può arricchire».

  • Che cosa farebbe?

«Anche eventi riservati a persone in grado di influenzare le tendenze nel mondo: chef, sommelier, artisti, controbilanciando la Fiera dei grandi numeri».

  • Speranze?

«Sono abbastanza fiducioso. I nuovi protagonisti sono meno individualisti di un tempo. Anche il mondo del vino nostrano ha compreso che occorre riuscire a far squadra». 

m.g.o.


      

  
AMBIENTE - L’impianto di viale Industria, fermo da oltre un anno, non sarà più riattivato

Abet: chiude un inceneritore

di DIEGO LANZARDO
  

Salvo ripensamenti, l’inceneritore dello stabilimento Abet di viale Industria sarà chiuso definitivamente.

È quanto è emerso martedì scorso a Cuneo, a seguito della riunione della Conferenza dei servizi, l’organismo che raduna tutti gli enti competenti a esprimersi in merito a una determinata pratica.

Quella in questione era la richiesta, presentata dall’azienda braidese, per ottenere il rinnovo dell’autorizzazione all’utilizzo dell’inceneritore di viale Industria. Ad esprimersi erano chiamati la Provincia di Cuneo, il Comune di Bra e l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa).

Lo stabilimento di viale Industria è la sede storica dell'azienda.
Lo stabilimento di viale Industria è la sede storica dell’azienda.

«Di fatto l’impianto è inattivo già da un anno e mezzo», spiega il vicesindaco Marcello Lusso, assessore delegato all’ambiente, che ha rappresentato l’Amministrazione braidese in seno alla Conferenza dei servizi. «La proprietà dell’azienda aveva però avanzato la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione, in previsione di un possibile futuro nuovo utilizzo. Tutti e tre gli enti che componevano la Conferenza si sono però trovati concordi: per poter utilizzare l’inceneritore di viale Industria anche in futuro, l’Abet laminati dovrebbe ammodernare radicalmente l’impianto, che si basa su una tecnologia molto vecchia».

Davanti alla prospettiva di dover affrontare un consistente investimento economico, a fronte di un utilizzo potenziale, l’azienda avrebbe già manifestato informalmente l’intenzione di rinunciare alla richiesta di rinnovo.

Il vicesindaco (con delega all'ambiente) Marcello Lusso.
Il vicesindaco (con delega all’ambiente) Marcello Lusso.

«Nell’ultimo anno c’è stato un miglioramento della quantità delle pm 10», aggiunge il vicesindaco Lusso, «non possiamo collegare direttamente la diminuzione delle polveri fini con la sospensione dell’attività dell’inceneritore di viale Industria, ma certamente può avere contribuito».

L’incenerimento degli scarti di produzione dell’Abet in futuro avverrà quindi soltanto nell’altro termovalorizzatore, attivo nello stabilimento di strada Falchetto.

«In questo modo avremo un solo punto di emissione, in una zona più periferica rispetto alla città. Inoltre bruciare una maggiore quantità in un solo impianto può contribuire a raggiungere alte temperature costanti e di conseguenza migliori parametri dei fumi».

Nata alla fine degli anni Cinquanta, l’Abet è leader nella produzione di laminati decorativi e con oltre 700 dipendenti è la principale realtà occupazionale di Bra.

Diego Lanzardo