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Anna
Trovò. Il Segretario nazionale Fim-Cisl: «Rileviamo ancora il
massiccio utilizzo della cassa integrazione e abbiamo una grande
preoccupazione per i lavoratori delle aziende in cui è stata utilizzata
in misura elevata».
Angela Migliasso. L’Assessore regionale al
lavoro ha inviato al ministro Maurizio Sacconi una lettera per sollecitare
lo stanziamento urgente da parte del Governo di ulteriori risorse per
affrontare l’emergenza occupazionale.
Giovedì
15 ottobre Federmeccanica, Fim e Uilm (non Fiom) hanno firmato l’accordo
per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. La riunione del Direttivo
dei metalmeccanici Fim-Cisl della provincia di Cuneo, svoltasi a Castellar,
venerdì 23 ottobre, è stata occasione per Gazzetta d’Alba per
incontrare Anna Trovò, segretario nazionale del sindacato, che ha preso
parte alla contrattazione, e per porle alcune domande.

Segretario, come giudica il contratto in questo frangente di crisi?
«Giudico positivamente l’accordo che abbiamo definito il 15 ottobre
e che viene in questi giorni illustrato nelle aziende a tutti i lavoratori
attraverso una campagna di assemblee, perché è un accordo che consente
di garantire il rinnovo del contratto prima della sua scadenza, di avere
una tutela reale del salario e introduce normative migliorative rispetto a
quelle preesistenti, nonché alcuni strumenti che si riveleranno
sicuramente utili per migliorare la tutela dei lavoratori. Penso all’ente
bilaterale, all’allargamento della contrattazione di secondo livello
attraverso una modalità guidata anche per la piccola e piccolissima
impresa».

Nelle ultime settimane sembra si possano riscontrare miglioramenti
nella situazione di crisi economica: è un’impressione che corrisponde
alla realtà?
«Sono segnali molto timidi dal nostro osservatorio. Rileviamo ancora
il massiccio utilizzo della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e
abbiamo una grande preoccupazione per le attività e i lavoratori delle
aziende in cui la cassa integrazione ordinaria è stata utilizzata in
misura molto elevata nell’ultimo anno: in molti casi siamo vicini al
tetto delle 52 settimane. I segnali positivi che abbiamo riscontrato fanno
riferimento alla punta più bassa raggiunta quest’anno, rispetto al trend,
ma sono ancora molto insoddisfacenti e non sufficienti per farci dire che
si è aperta una fase diversa».

È più difficile per una donna ricoprire un ruolo come il suo?
«Ci sono ostacoli e complicazioni aggiuntive, specie per chi, come me,
non rinuncia ad avere una famiglia e dei figli e deve quindi conciliare
questo lavoro impegnativo e complicato con responsabilità personali che
sono a tutti immaginabili».
a.r.
| OCCUPAZIONE-2
La situazione non
è migliorata affatto
Tiziana
Mascarello, segretario provinciale cuneese Fim-Cisl, è concorde con
Trovò per quanto riguarda la crisi: «Attualmente in Provincia di
Cuneo la situazione è statica. Abbiamo nel fossanese un’azienda
che sta p er
chiudere l’attività, la Cas. Per quanto riguarda l’albese
e il braidese, rileviamo ancora per Rolfo una situazione di
cassa integrazione ordinaria, tranne che per il reparto degli
isotermici, dove continua a esserci lavoro: questa, che già non era
una situazione allarmante, continua a non esserlo tuttora; Fimet si
avvale ancora della cassa integrazione in deroga, che è stata
prorogata. La cassa integrazione continua, inoltre, anche per Roero
meccanica e Merlo. Qualche segnale positivo di utilizzo
meno forte in questo senso arriva dalla Michelin di Fossano,
e dalla Alstom di Savigliano, dove ci sono stati rientri
dalla cassa straordinaria per rispondere ad alcune commesse, fatto
che non rappresenta una soluzione rispetto all’impasse dell’azienda,
ma consente di tirare un po’ il fiato sul salario dei lavoratori».
a.r. |

OCCUPAZIONE-3 -
Ma il Governo assegna al Piemonte 60 milioni su 200,
mentre in Lombardia ne arrivano 250
31 mila
piemontesi in cassa integrazione
di
ADG.
Continua
a crescere il ricorso alla cassa integrazione in Piemonte e dal Governo
non arrivano i fondi. L’assessore regionale al welfare e lavoro
Angela Migliasso esprime preoccupazione e sconcerto e annuncia di aver
inviato al ministro Maurizio Sacconi una lettera per sollecitare lo
stanziamento urgente da parte del Governo di ulteriori risorse per
affrontare l’emergenza occupazionale. A fronte di un fabbisogno stimato
per tutto il 2009 in circa 200 milioni, l’Esecutivo fino a oggi ne ha
assegnati sessanta. Ma quello che sconcerta l’Assessore è il fatto
scoperto «per caso su Internet» che il Governo ha deliberato, il
15 settembre, 250 milioni solo per la vicina Lombardia. Mentre il
precedente stanziamento era stato elargito con un’unica delibera per
tutte le regioni italiane.
Piemonte. «La Regione ha fatto la sua parte», sottolinea
Migliasso, «impegnando 100 milioni del Fondo sociale europeo e 15 del
bilancio per concretizzare l’erogazione degli ammortizzatori sociali in
deroga, stanziando ulteriori 22,5 milioni per sostenere i lavoratori in
situazioni di difficoltà, approvando una delibera per anticipare la cassa
integrazione straordinaria ai lavoratori coinvolti da fallimento o
chiusura di azienda. Ora tocca al Governo provvedere a emanare le
disposizioni per l’erogazione a tutte le Regioni degli ulteriori
finanziamenti per la cassa integrazione in deroga».

460 per cento. I dati della Regione evidenziano che la cassa
straordinaria registra un’impennata da luglio e che nel solo terzo
trimestre 2009 si contano circa 17 milioni di ore autorizzate con un
aumento interannuale del 460 per cento, a indicare come i problemi
congiunturali si stanno tramutando in difficoltà di ordine strutturale
per un numero crescente di imprese. A fine settembre si stimano in 31 mila
i lavoratori interessati. Le ore medie autorizzate per occupato nei primi
nove mesi del 2009 sono 235, la punta massima a livello nazionale,
rispetto alle 142 della Lombardia e alle 72 di Veneto ed Emilia-Romagna,
con una media nazionale di 115.
Le piccole imprese. Il ricorso alla cassa integrazione in deroga,
che con l’accordo Regione-Inps-parti sociali del 27 maggio è stato
esteso a tutti i settori e tipologie d’impresa, registra un’impressionante
accelerazione delle domande: tra gennaio e settembre ne sono pervenute
6.200 circa, che interessano 3.086 imprese, in gran parte artigiane, e che
coinvolgono oltre 20.000 lavoratori con un impegno di spesa che a
preventivo si attesta a metà settembre a circa 150 milioni.
agd
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