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n.
29 del
21-7-20098
Questa
settimana
scelti per voi... |
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Artigiani: da evasori a salvatori della patria
di MARIA GRAZIA OLIVERO
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La
Regione al capezzale del Ferrero
di V.P.
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220
milioni e 11 mila posti di lavoro
di M.G.O.
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Impresecheresistono
sfila a Roma
di M.G.O.
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Mons. Luigi Gatti nunzio apostolico in Grecia
di GIOVANNI CIRAVEGNA
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Avanti con piazza San Paolo
di M.G.O.
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Metto la famiglia in testa
di DANIELA SCAVINO
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Manzione ad Alba, in
visita
di VALERIA PELLE
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Gli aperitivi in tribunale
di GIANLUCA ODDENINO
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Consiglio: trovati
accordi per convalidare gli eletti
di DIEGO LANZARDO
GIANLUCA ODDENINO
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Uniti contro la centrale
di ANDREA ICARDI
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Un tetto
per Casa amica
di ROBERTA BERTERO
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Sicurezza senza ronde
di ALESSANDRO CASSINELLI
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L'ideale missionario di don Muratore: unire
Vangelo e alfabetizzazione
di RAOUL MOLINARI
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Biciclette nel mirino
di MATTEO VIBERTI
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Se Marsabit chiama
di A.R.
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LA POLEMICA
Biciclette
nel mirino
di MATTEO VIBERTI
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L'articolo
3 comma 48 del "Pacchetto sicurezza" è uno dei punti più
discussi del decreto approvato dal Parlamento il 2 luglio. Si modifica il
Codice stradale, prevedendo la decurtazione dei punti dalla patente di
guida anche nel caso in cui venga commessa un’infrazione in bicicletta.
In pratica, i ciclisti che circoleranno contromano, che passeranno con il
rosso o che supereranno sulla destra potranno andare incontro alla stessa
sanzione che subirebbero se l’infrazione fosse commessa su una
autovettura. E si arriverà al ritiro, alla sospensione o alla revoca
della patente.
Proteste. Immediate le polemiche di associazioni e guidatori. Il
presidente della Federazione italiana amici della bicicletta, Antonio
Della Venezia, dichiara di voler attendere la prima contravvenzione con
decurtazione di punti a un ciclista per presentare il ricorso al Giudice
di pace e rimandare la normativa alla Corte costituzionale. Secondo Della
Venezia il provvedimento risulterebbe discriminatorio perché, mentre al
ciclista che possiede la patente verrebbero decurtati i punti, non
accadrebbe lo stesso a un ciclista che non la possiede. Inoltre, poiché
per guidare la bicicletta non è necessaria la patente, sarebbe illogico
decurtare punti in seguito a una infrazione commessa con tale mezzo.
Insomma, l’articolo si basa su una logica secondo cui, in teoria, i
punti dovrebbero essere decurtati anche a un pedone che attraversa con il
rosso. Una prescrizione che non poteva far altro che generare
perplessità.
Perplesso si dichiara anche il comandante della Polizia municipale
di Alba, Antonio di Ciancia: «Mi pare un provvedimento esagerato, in
quanto esiste una disparità qualitativa e quantitativa fra le autovetture
e le biciclette: le seconde possono essere considerate dei "mezzi
deboli", difficilmente causa d’incidenti e raramente capaci di
danneggiare un’autovettura. Deve inoltre esistere una differenziazione
del trattamento sanzionatorio nei confronti di chi guida un mezzo per cui
è necessaria la patente di guida e uno per cui non è necessaria».
Di Ciancia: «Un "difetto" del ciclista è di credere di
avere la precedenza sempre e dovunque. Ma credo sarebbe più corretto
sensibilizzare i cittadini sul buon uso della bicicletta, piuttosto che
affrontare le difficoltà attraverso l’applicazione di sanzioni. Questa
logica dell’agire sulla manifestazione del problema piuttosto che sulle
sue cause e sui suoi significati dura da troppo tempo, non solo
relativamente alle biciclette, ma anche a molti dei problemi del Paese.
Non credo sia la strada giusta, se si vogliono raggiungere soluzioni».
Matteo Viberti
| IL
FATTO
Pista
impossibile in corso Nino Bixio
Il
tema del trasporto "pulito" è stato al centro del
dibattito politico durante le recenti elezioni e tutti i pretendenti
alla poltrona di piazza Duomo hanno convenuto sulla necessità di
potenziare e adeguare le piste ciclabili albesi. Lo stesso sindaco
Maurizio Marello si è impegnato a occuparsene, denunciando nel suo
programma «piste che sono ricavate con criteri di residualità e
tormentate da tombini e caditoie stradali, inadeguate e insicure per
gli adulti, impraticabili per ragazzi e bambini».
Circonvallazione . In effetti, occorre
porre attenzione alle precarie condizioni della pista ciclabile che si
estende lungo la circonvallazione del centro storico. È il tratto in
corrispondenza di corso Nino Bixio a mostrare i più evidenti segni di
decadenza. Le radici degli alberi presenti su tutto il corso hanno
sfondato lo strato di cemento, creando un pericoloso alternarsi di
salti. I tombini non solo sporgono in altezza, ma sono circondati da
uno spesso spazio vuoto, nel quale è impossibile non incastrare le
ruote. Le tante toppe di cemento, piazzate qua e là in modo
irrazionale, fanno a ostacolo anche all’andatura più tranquilla. Un
percorso più adatto a evoluzioni sportive che a una tranquilla
pedalata in famiglia, insomma.
Lungo la strada. Non stupisce che i già scarsi appassionati
della bicicletta che scelgono questa pista preferiscano percorrerla
lungo la strada principale assieme alle autovetture o pedalando dal
lato dei pedoni. Come Nicola, che da tanti anni usa il percorso
ciclabile per tornare a casa dopo il pomeriggio alla Bocciofila: «Stagione
dopo stagione il manto della pista continua a peggiorare. Quando l’avevano
inaugurata, vedevo molte mamme e papà andare con i figli in
bicicletta durante i pomeriggi estivi. Oggi ci sono poche famiglie, d’altronde
è pericolosissima e ogni anno qualcuno si fa male. Io stesso non
percorro più il lato per i ciclisti, è sconnesso come un percorso di
montagna. È da molto che sollecitiamo l’Ufficio tecnico, ma senza
esito. Eppure guardi, proprio qua davanti a questi buchi, quanti
manifesti politici ci sono ancora...».
Alberto Giordano |

L’EMERGENZA -
Parla Patrizia Manzone
Se
Marsabit chiama
di A.R.
Mal d’Africa.
Patrizia Manzone: «Il "filo rosso" della missione e dell’amore
per l’Africa ha pervaso la mia vita. Ma è stato dall’incontro con
Flavio Costa, ora viceparroco a Canale, che ho dato un nome preciso al
mio desiderio profondo»
Grave siccità. «La vita non è facile.
Stiamo affrontando un difficile periodo di siccità. Essendo Marsabit
appena sopra l’Equatore e circondato da terre desertiche, la vita
dipende dalle piogge stagionali, che non sono arrivate»
Patrizia
Manzone, di Monforte, da novembre è missionaria laica a Marsabit, dove in
questo momento la siccità è un grave problema.
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Qual è stato il percorso prima di Marsabit, Patrizia?
«Il "filo rosso" della missione e dell’amore per l’Africa
ha pervaso tutta la mia vita. Ma è stato dall’incontro con Flavio
Costa, ora viceparroco a Canale, che ho dato un nome preciso al mio
desiderio profondo. Nel 2001 sono partita da sola e sono stata tre mesi a
Marsabit. Da quel momento l’Africa è entrata nella mia vita».
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Perché ha deciso di intraprendere questa missione?
«Ho sempre avuto nel cuore il desiderio di condivisione con la gente
più semplice. Perché l’Africa? Forse perché qui è nata la vita e l’Africa
è la nostra madre. Forse perché qui ho incontrato persone semplici,
capaci di vivere di niente, ma con una grande fede. Forse perché qui ci
sono tante sfide. Forse perché faccio parte del 20 per cento della
popolazione mondiale che usa l’80 per cento delle risorse della terra.
Forse perché desidero un mondo più giusto».
«Non lo so. Sono qui a nome della Diocesi, come missionaria laica Fidei
donum. La convenzione che lega Alba e Marsabit è di tre anni».
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Quanti sono gli albesi a Marsabit?
«Oltre a me, c’è don Bartolomeo Rinino – attualmente ad Alba –,
parroco a Karare, a 20 km da Marsabit».

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Si sente la mancanza di don Tablino?
« Sì, perché era una presenza di fede profonda al santuario della
Consolata di Marsabit e perché è stato uno dei missionari pionieri. Per
me don Tablino è stato l’ispiratore: è stato lui a sognare laici di
Alba in servizio nella Diocesi di Marsabit. Li designava con il nome di evangelii
nuntiandi. Ma posso anche aggiungere che don Tablino continua a essere
qui. Grazie al suo grande spirito e alla sua profonda comunione in Cristo
e nella Chiesa, lo sentiamo vicino come protettore e intercessore».
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Qual è la situazione di Marsabit?
«La vita non è facile. Stiamo affrontando un difficile periodo di
siccità. Essendo Marsabit appena sopra l’Equatore e circondato da terre
desertiche, la vita dipende dalle piogge stagionali. A ottobre la pioggia
è stata scarsa, ma a marzo non è piovuto neanche un’ora! E la durezza
di questa situazione porta a inasprire gli scontri tra le diverse
popolazioni in lotta per i pascoli».
«Oltre al forte vento delle ultime settimane e alla polvere, la
mancanza di acqua ha conseguenze gravi sull’allevamento degli animali.
Quando l’acqua scarseggia e i pascoli finiscono gli animali iniziano a
morire. Inoltre, anche provvedere al consumo giornaliero di acqua diventa
un problema. E purtroppo c’è gente che specula. Le autobotti private
vendono l’acqua a 50 scellini (0,50 euro) ogni 20 litri e un operario
saltuario guadagna al giorno 150-200 scellini. Il cibo – farina, pasta,
frutta, verdura – ha prezzi quasi comparabili a quelli italiani. E chi
ha la fortuna di avere il collegamento con l’acquedotto (solo in centro
città) ha l’acqua una volta al mese per mezz’ora...».
«Non sprecare l’acqua. Anche le brutte abitudini che abbiamo in
Europa contribuiscono ad accelerare il cambiamento climatico e la
desertificazione. Ma si può fare anche altro. Un gruppo di giovani,
coordinati da Stefano Casetta e Serena Corino, vende oggettistica prodotta
dalle donne di Marsabit. Con i proventi potremmo affrontare un po’
meglio l’emergenza».
a.r.
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