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I
lavori avviati sui corsi Piave ed Enotria andranno senz’altro avanti,
come le manutenzioni delle scuole previste per l’estate (e l’idea di
completare il plesso della Moretta con una nuova media), ma la rotatoria
di via padre Girotti e forse gli interventi sul castello di Grinzane
potrebbero essere soggetti a uno stop. Non si tratta d’invertire
la rotta a ogni cambio di Amministrazione, ma di frenare cantieri non
strettamente indispensabili.
Gazzetta ha dedicato l’apertura del giornale, il 16 giugno, al
problema. Ma i politici, presi dalla campagna elettorale, preferirono
glissare. Ora siamo al dunque. Accade che il Comune potrebbe sforare il
Patto di stabilità di 2 milioni e mezzo-tre milioni di euro. Ma che
significa in concreto? Lo chiediamo al sindaco Maurizio Marello: «Nel
tentativo di contenere il debito, il Governo ha fissato tetti di spesa per
gli enti pubblici. Il Comune non può far uscire più di quanto sia
entrato, anche se i fondi sono a disposizione. Non vi è logica in questa
decisione, pure perché si tratta di spese per investimenti, cioè
necessarie. Ed è indubbio che il Patto sia un cappio che pesa sui
municipi, senza distinzione tra virtuosi e meno, tanto che l’Anci (l’Associazione
nazionale dei Comuni italiani) ha denunciato in una riunione torinese a
cui ho partecipato la scorsa settimana che l’80 per cento dei sindaci si
trova a fronteggiare questa situazione».
Soldi in cassa, dunque, nessun buco di bilancio, ma i cantieri non
possono partire o proseguire a meno di violare il Patto di stabilità e
incorrere in sanzioni. Perché non si è corsi prima ai ripari? Marello: «L’Amministrazione
ha sempre cercato di non sforare e fino al 2008 c’è riuscita. La
situazione aggiornata al 20 maggio, però, diceva che lo sfondamento era
già di 200 mila euro e al 23 giugno si è toccata quota 750 mila. Di
questo passo, se non interverremo, si arriverà ai tre milioni».

«L’Amministrazione uscente ha fatto partire ingenti spese nel 2009.
Si tratta di un’eredità pesante, che ci pone di fronte a varie ipotesi:
bloccare i cantieri, una strada che non intendo imboccare; non farsi
problemi e sforare, affrontando le sanzioni; cercare una via d’uscita a
livello politico, tramite l’Anci e la Regione; valutare le strade per
rientrare nel Patto. Non mi aspettavo una situazione così complessa e un
comportamento tanto disinvolto. Pare peraltro che dal decreto anticrisi
potrebbero arrivare provvedimenti per far ripartire i cantieri nel Paese,
in modo da aiutare l’occupazione. Spero che questa soluzione ci venga
incontro. Nel frattempo, stiamo riflettendo al da farsi, senza frenare i
progetti. Il 24 giugno è stato chiuso il bando per individuare i
progettisti del terzo ponte sul Tanaro e della viabilità a esso
collegata, un’opera da 21 milioni: sono state depositate 18 domande. A
breve sarà nominata la Commissione – che sarà composta da tecnici
anche esterni e da professionisti del Politecnico di Torino – chiamata a
individuare lo studio migliore. Entro ottobre si assegnerà la
progettazione».
Maria Grazia Olivero
| Un
patto scellerato
È
indubbio che il Patto di stabilità sia un cappio che pesa sui
municipi, senza distinzione tra virtuosi e meno, tanto che l’Anci
ha denunciato in una riunione torinese a cui ho partecipato la
scorsa settimana che l’80 per cento dei sindaci si trova a
fronteggiare questa situazione.
L’Amministrazione uscente ha fatto partire ingenti spese nel
2009. Si tratta di un’eredità pesante, che ci pone di fronte a
varie ipotesi: bloccare i cantieri; non farsi problemi e sforare,
affrontando le sanzioni; cercare una via d’uscita a livello
politico, tramite l’Anci e la Regione; valutare le strade per
rientrare nel Patto.
Maurizio Marello
sindaco di Alba |

SALUTE
- Terza età
La
radiografia si farà a casa
di A.R.
Avvio.
Sono state realizzate le prime quattro radiografie del Servizio
sperimentale di radiologia domiciliare attivato dall’Asl Cn2 Alba-Bra
in alcune case di riposo – Ottolenghi di Alba e La pineta
di Cerretto – e all’ospedale di Cherasco.
Esito. Il computer portatile montato su un mezzo attrezzato dell’Asl
è in rete con il Servizio di radiodiagnostica del San Lazzaro. Il
referto può essere così consegnato sul momento dal tecnico al paziente
a casa o al suo medico.
Mercoledì
primo luglio sono state realizzate le prime quattro radiografie del
Servizio sperimentale di radiologia domiciliare attivato dall’Asl Cn2
Alba-Bra in alcune case di riposo dell’albese. Ne parliamo con il
direttore Valter Boffa.

Nelle immagini lo staff delle Molinette al
lavoro a Torino e ad Alba,
presso l’Ottolenghi, mercoledì scorso.
-
Dottor Boffa, com’è nato il progetto?
«L’idea è partita dalle Molinette di Torino, dove Marco
Grosso – con l’attuale direttore sanitario Ottavio Davini – ha
lanciato il progetto a livello di volontariato. Alle Molinette il
servizio è coordinato da Teresa Cammarota. A Torino si sono accorti della
"processione" di barelle con anziani trasportati in ospedale per
radiografie anche banali, come quelle al torace o a un’estremità ossea:
hanno dunque pensato di portare da loro l’attrezzatura e attivato il
servizio su base volontaria. La Regione ha apprezzato l’idea, attivando
circa un anno fa un progetto che ora intende sperimentare anche su una
Azienda sanitaria periferica: nessuna al pari della nostra, così grande e
non eccessivamente lontana da Torino, poteva rispondere meglio. La
sperimentazione è partita e fra un anno la Regione opererà valutazioni
di tipo economico e sociale: è evidente il valore aggiunto di un servizio
che consente di non spostare malati in difficoltà, ma penso si potranno
riscontrare anche benefìci economici».

-
Chi può usufruire del nuovo servizio?
«La diagnostica domiciliare dev’essere pensata come alternativa al
servizio ospedaliero soltanto per gli esami per i quali la tecnologia
portatile sia in grado di garantire adeguati livelli qualitativi e di
sicurezza e per quelli in cui le condizioni cliniche della persona rendano
meno gravoso l’esame a domicilio. I vantaggi sono di tipo sociale,
relazionale ed economico: a volte il trasporto di malati
"complessi" costa più della prestazione, sottraendo mezzi e
strutture ad attività urgenti. E pensiamo anche alle giornate lavorative
perse dai familiari».

-
Come funzionerà il servizio nell’Asl di Alba-Bra?
«L’apparecchiatura digitale consente che il tecnico possa vedere le
immagini appena tornato sull’automobile, dopo aver fatto la radiografia;
il computer portatile è in rete con il Servizio di radiodiagnostica del San
Lazzaro, che s’impegna a refertare immediatamente le radiografie. Il
referto può essere così consegnato sul momento dal tecnico al paziente o
al suo medico. Il salto di qualità consiste nella possibilità di
trasmettere immagini e informazioni in rete, grazie all’impegno del
Centro elaborazione dati e della Direzione sanitaria dell’Asl Cn2. Al
momento sono state individuate alcune sedi di case di riposo nelle quali i
pazienti vengono seguiti e controllati. Partiremo con l’ospedale di
Cherasco, la residenza La pineta di Cerretto Langhe (dove sono già
state eseguite le prime radiografie) e la casa di riposo Ottolenghi di
Alba. Pensiamo che il progetto possa venire esteso all’assistenza
domiciliare, in collaborazione con i medici di base».
«Con l’ospedale di Canale già oggi si fanno viaggiare le immagini e
le informazioni piuttosto che i pazienti. Il sistema è analogo a quello
legato alla radiologia domiciliare, ma si tratta di una sede fissa. Se si
riuscirà a offrire servizi, selezionando i casi, si potranno davvero
trarre importanti benefìci».
a.r.

IL
CASO
Rx
"mobili" dalle Molinette ad Alba
I
due tecnici che effettuano il mercoledì il servizio di radiologia
domiciliare presso l’Asl di Alba-Bra e l’automobile attrezzata
appartengono alle Molinette di Torino, capofila del
progetto. Marco Grosso, tecnico sanitario di radiologia medica del
nosocomio torinese, è stato fra gli ideatori.
- Grosso, da dove ha mutuato l’idea?
«Quattro anni fa ho appreso dell’esperienza di Messina: un
gruppo di tecnici e radiologi ha fondato un’associazione per
svolgere gratuitamente il servizio a domicilio, fuori dall’orario
di lavoro. Quando sono tornato a Torino ho cercato di capire se
fosse possibile imitare l’esperienza. È partito un iter lungo
e complesso, coadiuvato dalla Regione. Nel 2007 è stato reclutato
il personale: hanno aderito all’iniziativa 30 tecnici di
radiologia e una decina di medici radiologi, con i quali è
partita la sperimentazione».
- Quali sono i requisiti richiesti?
«La Regione richiede che la qualità delle radiografie sia
identica a quella raggiunta in ospedale e che i costi siano gli
stessi. A un anno dall’inizio della sperimentazione abbiamo
verificato che la prestazione costa un terzo».
- Come funziona il servizio a Torino?
«Da un anno un campione di pazienti del servizio di
ospedalizzazione a domicilio ha la possibilità di eseguire a casa
anche talune – non tutte – radiografie».
- Che cosa prevede per Alba?
«La sperimentazione partirà con le case di riposo, ma sarà
estesa ai medici di base. Il servizio partirà ad Alba perché si
tratta di un’Asl con un’unica radiologia e non troppi medici.
In questa sperimentazione testeremo anche le zone nelle quali è
possibile trasmettere efficacemente le immagini: l’apparecchiatura
funziona con una scheda analoga alla Sim, che risente dell’orografia
del territorio. Ci prepariamo, inoltre, per la Val di Susa».
«L’investimento iniziale è molto basso, per un totale di
circa 40.000 euro fra attrezzatura e mezzo. Anche il costo di
gestione del servizio è poco rilevante: la benzina, la
trasmissione delle immagini con la Telecom, con cui abbiamo
un accordo molto conveniente».
a.r. |
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