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Gazzetta d'Alba, n. 16 del 21 aprile 2009

n.16 del 21-4-20098
Questa settimana
scelti per voi...

«Esercito, ultimo baluardo»
di ALESSANDRO CASSINELLI

Finalmente l'acqua zampilla
di A.C.

Tra decrescita e solidarietà
di MATTEO VIBERTI

Teoria suggestiva e controversa
di MATTEO VIBERTI

Lascio tutto all'Ottolenghi
di ADRIANA RICCOMAGNO

La terra trema a Bra e nel Roero
di D.L.

Il Movicentro è senza agibilità
di GIANLUCA ODDENINO

Terzo ponte, tempi lunghi
di A.C.

Il Rettor maggiore apre
la festa per i 50 anni

di FRANCO BURDESE

Il dopoguerra in collegio
di LORENZO TABLINO

Sarà il "Cheese" dei cibi di strada
di DIEGO LANZARDO

La torre sarà accessibile
di SILVANA FENOCCHIO

Chiusa per alcuni giorni
la provinciale per Vergne

di MANUELA MALANZANI

Con venti minuti di pioggia
zona industriale allagata

di MANUELA MALANZANI

Il processo all'Inproma
va in aula da settembre

di E.BO.

La Teksid senza stipendio
di MARESITA BRANDINO

Il maestro Viotti, musicista
e scopritore di nuovi talenti

di RAOUL MOLINARI

Quando la Juventus
sfollò ad Alba per i bombardamenti

di ENRICO FONTE

Gianmaria Testa
Le «Chansons à texte»
di un talento solitario

di EDOARDO BORRA

Vinum, ecoturismo sostenibile
di GIUSEPPE ROSSETTO e
MASSIMO CORRADO

 


 

COLLOQUIO - ECONOMIA - Tempo di crisi

Tra decrescita e solidarietà

di MATTEO VIBERTI
 

 

Maurizio Pallante sostiene che con la diminuzione del Prodotto interno lordo può aumentare la qualità della vita. Come? «Puntando su scelte qualitative piuttosto che quantitative».

PIL. Il presupposto è che la quantità dei beni che in teoria formano la ricchezza di un Paese non corrisponde al livello di benessere della popolazione. E la crescita trova un limite nel fatto che le risorse naturali non sono infinite.

Esempio. In Italia si spende, per ogni metro quadrato di fabbricato, circa un terzo di combustibile in più che in Germania o Svizzera. Un piano di ristrutturazione porterebbe a un aumento dell’occupazione.
  

Decrescita, una parola che si può leggere sempre più spesso sui giornali, ascoltare in televisione. È una teoria filosofica, un piano politico, un progetto sociale, un sogno economico. Per capire meglio Gazzetta ne ha ascoltato il diretto ispiratore, il filosofo Maurizio Pallante.

  • Che cos’è la decrescita, Pallante?

«La decrescita è una teoria secondo la quale a una diminuzione del Pil (Prodotto interno lordo) corrisponde un aumento della qualità della vita. Questa concezione è basata sul fatto che il Pil non è un indicatore del benessere, ma un parametro capace di misurare la quantità di merci scambiate e vendute. Spesso infatti si fa confusione concettuale fra il termine "merce" e il termine "bene". Il primo si riferisce a oggetti o servizi che si possono comprare, il secondo a oggetti o servizi che soddisfano un bisogno. Il Pil è un parametro che può misurare le merci e non i beni e in quanto tale non rappresenta un indicatore attendibile del benessere e della qualità della vita effettiva. Eppure, i Governi di tutto il mondo perseguono lo scopo di innalzare sempre di più il valore del Pil (la linea di pensiero alla base dell’attuale capitalismo). Come ho detto, questo non corrisponde a un miglioramento della qualità della vita. E non bisogna dimenticare che una crescita illimitata, come vorrebbe il capitalismo nella sua forma moderna, non è possibile per il semplice fatto che le risorse a disposizione sul pianeta non sono infinite. Si rende necessaria, allora, un’inversione di rotta».

  • Come si mette in pratica questa teoria? Può fare un esempio?

«Le nostre case consumano mediamente 20 litri di gasolio all’anno al metro quadrato, mentre in altri Stati, come la Germania e la Svizzera, i litri consumati ammontano a 13. Ciò accade perché le nostre case sono costruite male. Se il Governo mettesse a punto un piano di ristrutturazione finalizzato a consumare di meno, accadrebbe ciò che segue. La riduzione del consumo di energia comporterebbe una diminuzione del Pil in quanto gran parte dell’energia prima necessaria scomparirebbe dal mercato, non sarebbe cioè né comprata né venduta. Tale energia sarebbe comunque disponibile per i Paesi che più ne hanno bisogno, conducendo in tal modo non solo a una più equa redistribuzione delle risorse, ma anche a un minore impatto ambientale. Allo stesso tempo, il piano di ristrutturazione aumenterebbe il livello occupazionale (per ristrutturare c’è bisogno di manodopera). Vediamo così come a una diminuzione del Prodotto interno lordo corrisponda un effettivo aumento del benessere della popolazione e della qualità della vita, non solo a livello locale ma anche, ipoteticamente, a livello internazionale».

Tabella.

  • La crisi economica e la popolarità della teoria delle decrescita sembrano essere fenomeni concomitanti. Pura casualità o relazione?

«La diffusione della teoria e è stata catalizzata dall’attuale e critica congiuntura economica. Questa è una crisi causata dalla sovrapproduzione, cioè dal fatto che si produce più di quello che si compra. Il Governo, dimostrando una pigrizia intellettuale impressionante, sta rilanciando la domanda su due fronti: quello dell’automobile e quello dell’edilizia. Peccato che questi due settori abbiano già raggiunto dimensioni spropositate. Si pensi che negli anni Sessanta le automobili in circolazione erano due milioni, ora sono 35. Incentivando la popolazione a comprare un’auto si inflaziona così l’effetto della crisi, perché si incita la gente ad acquistare qualcosa che è già prodotto in eccesso. Senza contare il fatto che sia gli edifici che le automobili sono nocive per l’ambiente. Insomma, gli organi politici si ostinano a operare scelte quantitative piuttosto che qualitative. Ed è proprio nell’inversione di questa tendenza che nasce la teoria della decrescita».

Matteo Viberti
   

IL FILOSOFO
Teoria suggestiva e controversa

Maurizio Pallante è nato a Roma nel 1947. Laureato in lettere, è un famoso saggista ed esperto di risparmio energetico. Ha lavorato per il Ministero dell’ambiente e collabora con la trasmissione radiofonica Caterpillar. È il principale ispiratore, a livello nazionale, del Movimento per la decrescita felice, una corrente di pensiero ispiratMaurizio Pallante.a alle teorizzazioni di Nicholas Georgescu Roegen e Serge Latouche. L’assunto è che l’aumento del Pil non è proporzionale all’aumento della qualità della vita e che l’attuale sistema economico, basato sull’imperativo e sulla volontà di crescere illimitatamente, è destinato al fallimento, poiché le risorse planetarie non sono infinite. Per quanto controversa, in un clima di pesante recessione economica, la teoria della decrescita sta, in Italia, trovando diffusione. Alcune amministrazioni hanno già fatto propri alcuni dei princìpi: è quanto illustrato in Un programma politico per la decrescita (Edizioni della decrescita felice). In questo volume, di cui Pallante è il principale autore – la prefazione è di Beppe Grillo –, vengono raccolte le esperienze degli amministratori comunali che hanno promosso la raccolta differenziata, bloccato la cementificazione e promosso progetti ecosostenibili. I risultati sono impressionanti: posti di lavoro, benessere e qualità della vita hanno registrato impennate.

m.v.


      

  
LASCITO - Aldo abitava nella casa di riposo da vent’anni I 2,5 milioni verranno utilizzati anche per la ristrutturazione

Lascio tutto all’Ottolenghi

di ADRIANA RICCOMAGNO
 

È morto nella notte fra mercoledì 15 e giovedì 16 aprile: un anziano ospite della casa di riposo Ottolenghi ha lasciato, a mezzo testamento, l’intera eredità alla struttura dove ha vissuto per oltre vent’anni, per un ammontare di due milioni e mezzo di euro. «Si era sempre trovato bene e aveva allacciato rapporti di amicizia con il personale e la Direzione dell’Ottolenghi», spiega Johnny Marengo, che ne è presidente. «Questa è la terza donazione che la struttura riceve: la prima, a fine 2005, con il lascito ereditario di alcune opere dell’artista Pinot Gallizio da parte del figlio, la vendita all’asta fruttò oltre 200 mila euro; la seconda risale a due anni fa ed è di un’ospite che vive all’Ottolenghi da oltre 25 anni, che ha donato 300.000 euro per l’acquisto dei mobili della nuova struttura. Considero questi atti di liberalità come un riconoscimento da parte degli ospiti sia per la qualità dell’assistenza, sia per il rapporto umano che si crea».

(Foto di Silvia Muratore).
(Foto di Silvia Muratore).

Questa la storia dell’anziano scomparso: «Si chiamava Aldo Casalvolone e aveva 87 anni: l’anziano proveniva dalla provincia di Torino, aveva vissuto con i Salesiani e in seguito per un periodo con suo fratello, anch’egli senza famiglia, scomparso una quindicina d’anni fa. Probabilmente a un certo punto non andava più d’accordo con il fratello, e oltre vent’anni fa aveva scelto di venire ad abitare nella casa di riposo, dove allora era ancora particolarmente forte la presenza delle suore. Era sempre stato solo e, seppur avesse molti soldi, non li spendeva: aveva sempre addosso gli stessi vestiti, e non ne comprava, ci occupavamo noi di acquistargli qualcosa ogni tanto. Già anni fa aveva manifestato l’intenzione di lasciare l’intero ammontare dell’eredità, consistente di per sé, perché non ha mai fatto investimenti azzardati, all’Ottolenghi. È rimasto lucido fino alla fine: stava bene fino a pochi giorni fa, poi è stato ricoverato in ospedale; ieri sera era ancora lucido, anche se non si sentiva bene, e non ci aspettavamo che mancasse stanotte».

Marengo ha le idee chiare su come impiegare l’ingente somma. «Una parte dell’eredità sarà utilizzata per i lavori di ristrutturazione che abbiamo in programma, consentendoci di evitare l’indebitamento», dice. «È mia intenzione proporre al Consiglio di amministrazione, che penso appoggerà la mia idea, di dare una cifra per i terremotati e di individuare un’associazione che si occupi di bambini abbandonati o malati cui dare un contributo». Negli ultimi anni la casa di riposo Ottolenghi è stata oggetto di alcuni interventi: dal 2005, quando è diventato presidente Johnny Marengo, è stata finita e inaugurata a settembre 2008 la struttura nuova, è stata terminata la ristrutturazione dell’ala verso corso Asti ed è stata iniziata la ristrutturazione dell’ultima ala in via Romano che sarà terminata entro la fine dell’anno.

Adriana Riccomagno