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Il
premio Grinzane Cavour, dopo l’arresto del professor Giuliano
Soria, è caduto come un castello di carte. Non avevo intenzione di
ritornare sulla vicenda perché il mio pensiero l’avevo già espresso la
settimana scorsa su queste pagine: un premio che deve ritrovare lo slancio
originario per continuare, rimettendo davvero al centro i giovani, il
territorio, lo spirito cattolico. Concludevo dicendo che le scelte che si
stavano facendo non lasciavano spazio a prospettive positive. Ora la
situazione è addirittura precipitata. Ma voglio aggiungere un’appendice
alle considerazioni già scritte. Riguarda la persona stessa del professor
Soria.
Mi hanno dato fastidio in questi giorni gli attacchi, con aggettivi
pesanti, che tutti, più o meno, si sono sentiti "in dovere" di
fare nei confronti di Giuliano Soria. C’è un’indagine in corso, con
accuse molto gravi verso di lui: malversazione, appropriazione indebita,
sfruttamento del lavoro clandestino, maltrattamenti e violenze sessuali.
Spetta agli inquirenti fare luce sulla vicenda e se le accuse risultassero
fondate, è giusto che Soria paghi fino in fondo per i suoi sbagli.
Tuttavia non mi piace questo infierire verso la persona del professore,
questo prendere le distanze o voltare le spalle da parte di chi fino all’altro
giorno lo adulava. Lo stesso vale per chi, pur avendone la possibilità,
non è mai intervenuto per fermare o denunciare gli errori e le
ingiustizie commessi da Soria, o l’uso "allegro", magari a
fini personali, dei fondi pubblici. Tanti sono stati conniventi o comunque
superficiali. È troppo facile dichiararsi ora "senza peccato".
Anche da parte di chi non ha mai avuto a che fare con il Grinzane.
Non possiamo dimenticare, infatti, che quella di cui è accusato Soria,
sull’uso dei finanziamenti pubblici, è una pratica piuttosto diffusa.
Per non parlare delle spese per "consulenze" di Comuni,
Province, Regioni, gonfiate a dismisura, a volte senza nemmeno la
contropartita di un lavoro ben fatto. In breve, penso che la vicenda che
ha convolto il premio Grinzane non sia che uno dei tanti casi
italiani di cattivo uso dei fondi pubblici. Su questo c’è bisogno
davvero di un ripensamento generale, di un controllo effettivo, di un’amministrazione
corretta, equa, verificabile. E chi ha usato male i soldi pubblici, cioè
dei cittadini, dovrebbe rendere conto del suo operato e in qualche caso
lasciare ad altri il compito di amministare in futuro. Certo che un
diffuso modo di intendere la politica in senso clientelare e il
ricandidarsi tranquillo di chi non ha brillato in passato per una buona
amministrazione non lasciano ben sperare per il futuro.
Anche per questo mi ha dato fastidio in questi giorni l’infierire
contro Giuliano Soria. Al quale voglio perciò esprimere la mia
solidarietà. Ancor prima, però, a tutti coloro che lui ha trattato male,
di cui si è approfittato, in particolare tra i dipendenti e collaboratori
del Grinzane. Mi auguro che possano ottenere giustizia. A Soria
vorrei ricordare il finale di Delitto e castigo. Non so se le
accuse nei suoi confronti sono vere. Se lo sono c’è sempre però una
possibilità di riscatto. E potrebbero valere anche per lui i pensieri di
Raskòlnikov nella sua prigione, dopo aver preso in mano il libro del
Vangelo: «E poi, che importanza avevano, ora, tutte le pene passate? Ogni
cosa, perfino il suo delitto, perfino la condanna e la deportazione, gli
parvero allora, in quel primo impulso, come fatti esteriori, estranei,
cose che non erano accadute a lui. Quella sera, tuttavia, non gli era
possibile pensare a lungo ad una sola cosa, né concentrarsi in un solo
pensiero; non riusciva a ragionare su nessun problema: poteva soltanto
sentire... Alla dialettica era subentrata la vita, e nella sua coscienza
si preparava ormai qualcosa di completamente, oscuramente diverso. [...]
Egli ignorava perfino che quella nuova vita non gli veniva data così,
gratuitamente; che avrebbe dovuto pagarla, e a caro prezzo: pagarla
compiendo qualcosa di grande negli anni a venire. Ma qui, ormai, comincia
una nuova storia, la storia della rinascita di un uomo, della sua graduale
trasformazione, del suo lento passaggio da un mondo a un altro mondo, del
suo incontro con una realtà nuova e fino a quel momento completamente
ignorata".
Antonio Rizzolo

POLITICA
- Verso le elezioni
5
sfidanti e una poltrona
di
A.R e ALESSANDRO CASSINELLI
Piazza
Duomo. Cresce il numero dei candidati a
sindaco. Dopo Carlo Castellengo, Maurizio Marello
e Olindo Cervella, si fanno avanti Giovanni
Asteggiano, direttore del Servizio di neurologia,
e il consigliere comunale Olinto Magara.
Olinto Magara: «Serve
il ricambio generazionale, perché c’è ancora
troppo vecchio che opprime la città. C’è
bisogno di una nuova liberazione dopo quella dei
"23 giorni": una liberazione da un
vecchio sistema di potere che ancora persiste».
Giovanni Asteggiano: «Il
nostro simbolo è la vite, i cui tralci si
estendono sia a destra che a sinistra: ciò che
conta sono i grappoli. Pensiamo cioè che i
problemi di Alba siano reali e concreti e non
invece di destra o di sinistra».
Cresce
il numero dei candidati alla carica di sindaco di
Alba. Dopo Carlo Castellengo, Maurizio Marello e
Olindo Cervella, si fanno avanti Giovanni
Asteggiano, direttore del Servizio di neurologia
dell’Asl Cn2, e il consigliere comunale Olinto
Magara.
Magara:
«Serve una nuova liberazione»
- Qual è l’obiettivo della sua candidatura,
Magara?
«Il ricambio generazionale, perché c’è
ancora troppo vecchio che opprime la città. C’è
bisogno per certi versi di una nuova liberazione
dopo quella dei "23 giorni", una
liberazione da un vecchio sistema di potere. Il
ricambio generazionale è naturale e avviene in
tutto il mondo: pensiamo agli Stati Uniti, che
eleggono un presidente quarantenne, mentre da noi
il vecchio avanza».
- Quali liste appoggiano la sua candidatura?
«La mia lista civica di centro-destra, Alleanza
civica, con il motto Un solo interesse: i
cittadini, La Destra, che fa
riferimento a Walter Stella, una lista civica già
presente in Consiglio (pare faccia l’occhiolino
a Gaetano De Luca, ndr), e probabilmente di
un simbolo a carattere nazionale».
«La città ha bisogno di un’ulteriore
possibilità di scelta nell’ambito del
centro-destra: mi pongo come alternativa, cercando
il consenso tra gli scontenti, tra quelli che
possono non gradire il nuovo
"assembramento" del Popolo delle
libertà o il candidato prescelto dai partiti.
Spero che anche altri si aggiungano a questa
cordata di centro-destra per dare appoggio a un’alternativa
rispetto alle situazioni cristallizzate dei
partiti, dove è già stato deciso tutto».
«Revisione del progetto preliminare del Piano
regolatore: dedicheremo la massima attenzione alle
richieste dei cittadini e minima a quelle delle lobbies,
dei portatori di interessi privati. La
speculazione va bloccata e Alba deve tornare in
mano agli albesi, non agli speculatori. È da
diminuire la tassa sullo smaltimento dei rifiuti,
perché le nuove tecnologie permettono di
recuperare i materiali. Massima attenzione sarà
dedicata all’ambiente e alla qualità dell’aria».

Asteggiano:
«Punto sulle donne e sulla novità»
- Perché candidarsi, dottor Asteggiano?
«Per dare una testimonianza d’impegno e idee
nuove. L’impostazione della lista La nuova
Alba punta tutta sul nuovo».
«Le persone, che non hanno mai fatto politica.
Inoltre, partiamo dai problemi concreti come il
traffico, i megasupermercati, la salute, l’integrazione
e l’informazione. Nella lista c’è una
notevole partecipazione femminile, siamo fuori dai
partiti, pensiamo che la scelta del sindaco
dovrebbe svolgersi come un concorso pubblico, per curriculum
vitae, professionale e sociale, facendo la
riflessione che oggi i posti di potere come le
dirigenze Asl e le fondazioni sono di nomina
politica».
- Siete di centro-sinistra?
«No, ma il nostro simbolo è la vite, i cui
tralci si estendono sia a destra che a sinistra:
ciò che conta sono i grappoli. Rifiutiamo le
categorie di destra e sinistra, pensiamo che i
problemi di Alba siano reali e concreti e non
invece di destra o di sinistra».
a.r.
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Carlo
Castellengo.
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Maurizio
Marello.
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Olindo
Cervella.
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Giovanni
Asteggiano.
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Olinto Magara.
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PROVINCIA
Si complica la partita per occupare per
occupare la poltrona di sindaco. Carlo
Castellengo è insidiato a destra da Olinto
Magara, ma pare che Olindo Cervella e Giovanni
Asteggiano cerchino voti sia nel bacino di
centro-sinistra, appannaggio di centro-sinistra,
appannaggio di Maurizio Marello, che in quello
avverso.
Per il centro-destra, è il momento di trovare
una "quadra" a livello provinciale.
Mentre il centro-sinistra prosegue la propria
campagna elettorale con Mino Taricco, Pdl e Lega
nord non sono ancora riusciti ad accordarsi sul
nome del candidato alla poltrona di presidente
della Provincia. Ma è questione di giorni.
Gianna Gancia, proposta a sorpresa dal
Carroccio non più di tre settimane fa, è in pole
position. Venerdì, a Cuneo, si è tenuto un
incontro tra la Gancia, il segretario provinciale
della Lega nord Stefano Isaia, il coordinatore
provinciale di Forza Italia Matteo Viglietta e il
presidente provinciale di Alleanza nazionale
William Casoni. Non sembra sia emerso nulla di
nuovo, se non rassicurazioni sul fatto che Lega e
Pdl correranno insieme. Che cosa si aspetta,
allora, a ufficializzare la candidatura? In
realtà, dopo tre settimane di mugugni, i vertici
Pdl sembrano essersi messi l’anima in pace: se
Gancia dev’essere, Gancia sia.
Mugugni. Nelle scorse settimane, se ne sono
dette di tutti i colori, Lega e Pdl: al Pdl non
piaceva la candidatura della Gancia, definita
ironicamente "la signora di Narzole"
(peraltro, per nulla legata alla dinastia delle
bollicine), sempre più vista come
"imposta" dalla Lega per questioni
"di famiglia" (è la compagna di Roberto
Calderoli). Lei si è difesa, ricordando la sua
militanza ventennale nella Lega, dal 1991, in
tempi "non sospetti". Il Pdl, in
contrapposizione a Gancia, aveva fatto dei nomi. In
primis, c’era quello di Alberto Cirio. Più
defilato Franco Guida. Addirittura, vi era chi
proponeva un altro mandato per Raffaele Costa.
Le acque si sono calmate. Cirio risponde
con un mix di pacatezza e consapevolezza
che quel posto non sarà suo. «I vertici
nazionali decideranno il 20 marzo», spiega. «Abbiamo
proposto candidature di tutto rispetto, la Lega ha
fatto lo stesso. Adesso è una questione politica.
Ci rimettiamo alle decisioni». E sui malumori del
Pdl? «Normali. Ciascun partito avrebbe piacere di
esprimere la propria candidatura; poi si decide
con gli alleati. Se a Cuneo non ci sarà il Pdl,
ma la Lega, pazienza. Avremo un candidato Pdl ad
Alessandria».
Acqua sul fuoco. La getta Paolo Spolaore,
segretario cittadino della Lega: «La tensione con
il Pdl si è stemperata. Tutti conveniamo che la
candidatura di Gianna Gancia sia autorevole: viene
dalla base del partito e ci consentirà di avere
un rapporto privilegiato con Roma per le grandi
opere, Tenda e Asti-Cuneo. Non appena si
presenterà agli elettori, questi si renderanno
conto della competenza». Perché la candidatura
non è ancora ufficiale? «Devono ancora essere
sciolti i nodi di Alessandria e Torino», conferma
Spolaore.
Ma c’è un altro problema. L’Udc non
accetterebbe di dover correre con il Carroccio, e
ha già minacciato più volte, per bocca del suo
segretario Teresio Delfino, di presentare un
proprio candidato. Questo potrebbe avere
ripercussioni sulle alleanze alle elezioni
comunali?
Alessandro Cassinelli
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