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La
"memoria" celebrata in questi giorni è luoghi, avvenimenti,
volti, affetti, vittime innocenti rubate a un’esistenza non vissuta,
un impoverimento di tutta la società civile. Questa ricorrenza riferita
a un momento storico che poneva fine alla barbarie di Auschwitz e a
quella di tanti altri campi di sterminio nazisti non può, però, e non
deve, limitarsi allo spazio di un giorno, né alla sola shoah.
Indubbiamente lo sterminio programmato e sistematico contro una grossa
parte di umanità, che comprendeva tutti i diversi oltre che tutto un
popolo, tocca le corde più sensibili e profonde di ogni essere umano e
ragionevole, tuttavia il nostro orrore non può limitarsi a quella sola
immane tragedia. La nostra memoria non può dimenticare le vittime di
tutte le guerre.
L’attualità, purtroppo, in odore di revisionismi, di negativismi e
di crescente intolleranza razziale, ben foraggiata da un’informazione
di parte, rende inefficaci questi momenti di partecipazione fortemente
voluti perché "non si dimentichi". Proprio nei giorni scorsi,
il prefetto di Cuneo, Bruno D’Alfonso, per ricordare i deportati e gli
internati nei lager nazisti, ha consegnato 19 medaglie d’oro (di cui 8
alla memoria) ai sopravvissuti dei campi di concentramento. La
provenienza di questi "miracolati" è sparsa un po’ ovunque,
anche sulle nostre colline. Ci ha colpito in modo particolare la storia
di uno di loro: Eligio Nicolotti di Cossano Belbo, raccontataci dalla
moglie, signora Giovanna, e dal figlio Fabrizio.
La classe 1922 delle nostre terre di alpini in forza nella Cuneense,
ben nota per la sua tragica storia, è stata quasi completamente
cancellata nella folle campagna di Russia. Anche la classe 1923 non ebbe
sorte tanto migliore: ricevuta la cartolina precetto, a metà del ’42,
quei ragazzi non ancora ventenni furono inviati ai vari fronti di
guerra. Eligio Nicolotti era uno di loro: chiamato alle armi e aggregato
al 41° reggimento Fanteria di Mondovì, venne destinato al fronte
greco. Il 26 ottobre 1942, partito da Imperia, con marce forzate, via
terra, giunse a Kalàvryta. Dal 18 novembre di quell’anno fino all’8
settembre 1943, prese parte con il suo reggimento a diverse operazioni
di guerra nel gruppo assaltatori. In quell’infuocato fronte del
Mediterraneo le nostre truppe operavano con quelle tedesche.
Sopraggiunto l’armistizio, gli alleati di prima si trasformarono nei
nostri più feroci nemici. Per i nostri ragazzi era tagliata ogni via di
fuga: Eligio Nicolotti seguì la tragica sorte dei suoi compagni.
Catturato insieme a tanti altri sventurati e fatto prigioniero, venne
deportato in Germania dove rimase fino all’aprile del 1945.
Le cifre di quegli anni della tragedia e dell’orrore sono fin
troppo eloquenti.
Eligio Nicolotti era di forte fibra contadina e aveva forgiato il suo
fisico nei ripidi "sorì" della Langa di San Bovo di Cossano;
venne perciò destinato ai lavori più duri come quelli della miniera.
Furono giorni, mesi, anni interminabili di fatica inenarrabile, di
condizioni disumane, di privazioni e di fame che avrebbero minato anche
le tempre più robuste. Le violenze da parte dei carcerieri tedeschi
erano frequenti e reiterate: ogni minimo appiglio era buono per
infierire sulle vittime inermi. Eligio si portò per tutta la vita i
postumi invalidanti di uno di quegli episodi di violenza: uno dei
carretti da lui trasportati, disgraziatamente, si ribaltò rovesciando
il pesante carico che lui doveva trasportare; violenta fu la reazione
del suo guardiano: col calcio del fucile lo colpì ferocemente e
ripetutamente causandogli una ferita alla gamba tale da non guarirne
più. Non poteva nascondere il ricordo di quella violenza perché ne
portò fino alla fine dei suoi giorni le conseguenze dolorose. Di tutti
gli altri ricordi non amava parlare: li aveva relegati nel profondo per
dimenticare e per non far vivere alla moglie e ai suoi tre figli
immagini e momenti di estrema sofferenza, che erano troppi e che ancora
gli bruciavano nel profondo.
I suoi familiari, la moglie Giovanna e i figli Fabrizio, Graziella e
Laura ce lo descrivono come un uomo che non solo non ha mai fatto pesare
la sua infermità, ma ha saputo superare un tragico passato, trovando
tra gli affetti e nelle sue vigne, tra i suoi filari, quella serenità
contadina e quell’amore per la propria terra che i suoi vecchi gli
avevano trasmesso.
Raoul Molinari

TETTI BLU
- La città che cresce
Il quartiere
raddoppia
di ADRIANA RICCOMAGNO
Quartiere
Europa. Il Comune ha di recente accolto la proposta di
completamento della società Clarke, che si occupa della realizzazione
della seconda variante al Piano esecutivo convenzionato dell’area C44
("Tetti blu").
L’Assessore: «Manca al quartiere il fronte
edilizio su corso Europa: avrà una destinazione commerciale, terziaria e
in maniera residuale residenziale. Si capirà così la versione
architettonica e migliorerà la vivibilità».
I l
Comune ha di recente accolto la proposta della società Clarke, che
si occupa della realizzazione della seconda variante al piano esecutivo
convenzionato dell’area C44 (Tetti blu) per il completamento del
quartiere.
Spiega l’assessore Alessandro Pelisseri: «Avevamo preso l’impegno
di tenere informati sulle evoluzioni dello sviluppo urbano dell’area i
referenti dei diversi gruppi, in modo da raggiungere con le informazioni i
residenti e raccogliere eventuali osservazioni. Così è stato».
Nelle scorse settimane, sono stati convocati i quartieri Piave, San
Cassiano e il Comitato dei residenti dell’area.
- Che cosa manca ancora al quartiere, Assessore?
«Manca il fronte edilizio su corso Europa, oggetto di questa variante:
avrà una destinazione commerciale, terziaria e in maniera residuale
residenziale, sul fronte opposto alla strada. La costruzione di questo
settore farà anche capire la versione architettonica definitiva del
quartiere; la destinazione commerciale e dei servizi ne migliorerà la
vivibilità».

(Foto Bruno Murialdo).
- Qual è il contenuto della proposta?
«Fino a oggi non era stata ben definita la posizione dell’area di
500 metri quadrati che, come da convenzione, devono andare al Comune. La
società Clarke aveva infatti fra gli altri oneri – la
costruzione della scuola, delle aree verdi, dei marciapiedi, dei percorsi,
dei parcheggi –, anche quello di consegnare questo spazio, individuato
all’interno di un edificio, al primo piano, con un accesso indipendente
e una reception».
«Si pensa di spostare il Centro anziani, che ora si trova nella scuola
materna. In prospettiva la scuola crescerà è diventerà l’unica
destinazione dell’edificio, mentre il Centro anziani potrebbe
trasferirsi appunto dall’altra parte. In base alle esigenze future e
alle richieste del quartiere si potranno valutare nuove destinazioni, da
uffici comunali distaccati a un centro di socializzazione».
- In che cos’altro consiste l’iniziativa?
«Sarà realizzato un altro parcheggio pubblico, nel lato di viale
Masera. La società di costruzione si è anche impegnata a realizzare aree
verdi e a completare il sistema viabile fra gli edifici».
- Quali sono le tempistiche previste?
«La convenzione con la Clarke è valida fino al 2 agosto 2012,
ma è normale che un’operazione immobiliare di questa dimensione
abbracci un ampio arco temporale. Peraltro, si tratta di buoni interventi
edilizi a prezzi accessibili, che saranno rivalutati. Sono convinto che l’area
C44 sarà il quartiere migliore della città, un quartiere modello che è
stato immaginato con criteri moderni. Il fatto di non essere attraversato
da strade lo rende più vivibile e meno pericoloso».
Adriana Riccomagno
OPINIONI
C44.
Abitanti preoccupati dal traffico
Convocati
dall’Amministrazione, i comitati di quartiere stanno raccogliendo
informazioni sulla variante.
Nell’area C44 è attiva l’associazione di volontariato Nel
viale, il cui rappresentante, Emilio De Vitto, segnala l’esigenza
che i lavori siano terminati il prima possibile e affida le ulteriori
considerazioni al presidente del Comitato del quartiere Piave Gigi
Garassino. «La complessità del documento richiede un approfondimento»,
spiega Garassino. «Le preoccupazioni riguardano i tempi: i disagi
derivano non solo dal cantiere, ma dal mancato completamento delle
opere di urbanizzazione. I primi alloggi sono stati consegnati all’inizio
del millennio e in base ai termini previsti per la presentazione dei
progetti, dei permessi di costruire e per la costruzione, prevediamo
che il cantiere possa protrarsi fino al 2016».
Oltre a sottolineare il problema del traffico, Garassino indica «le
questioni legate al trasferimento di parte della cubatura da terziario
a residenziale, per circa una trentina di alloggi. Comprendiamo i
costruttori, ma perché limitare gli uffici, mentre vicino, in via
dell’acquedotto, sarà costruito un complesso terziario di grandi
proporzioni? Per quanto riguarda i volumi, la variante non introduce
novità». Si discute anche sui 5.000 metri quadrati con destinazione
commerciale. Garassino: «Si tratta di un centro commerciale, che ha
pregi, poiché crea servizi, ma anche difetti, potendo peggiorare il
traffico. Il quartiere chiede sia realizzata subito la bretella di
collegamento fra corso Piave, corso Europa e la rotonda "della
vigna"».

Anche l’altro Comitato di quartiere della zona Piave evidenzia
esigenze analoghe, come spiega il presidente Giuliano Pioggia: «Lamentiamo
la carenza di parcheggi e il timore che i tempi del cantiere si
allunghino eccessivamente. Inoltre, le aree verdi previste sono
generiche: proponiamo che nella più grande sia realizzata un’area
per gli animali domestici. Un altro grande problema del quartiere è
il traffico, in particolare nei pressi della rotonda "della
vigna": se le 250-300 famiglie che risiedono al quartiere Europa
hanno un grave disagio oggi, figuriamoci con la costruzione dei nuovi
edifici, quando gli abitanti raddoppieranno almeno».
Risultano infatti ancora da realizzare, oltre all’intero comparto
terziario-commerciale, volumetrie residenziali per circa 65.000 metri
quadrati, che consentiranno di raddoppiare il numero delle abitazioni.
Pioggia: «Infine, vorrei segnalare che abbiamo ancora la neve sui
marciapiedi e che, come più volte abbiamo segnalato all’Amministrazione,
l’accesso pedonale da corso Europa al quartiere è buio: il Comune
però non può fare nulla in questo caso. È competente a mettere i
lampioni: è la società Clarke, che finora non ha provveduto».
a.r. |
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