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NOTE DI VARIA UMANITÀ

Mariella Scirea: l’ultimo "harakiri"
della nostra gente?

di RAOUL MOLINARI
   

   Gazzetta d'Alba n. 42 del 11-11-98 - Home Page Sa scena politica italiana che, a parole, è così vivace e cangiante, nella realtà rimane consolidata su vecchi sistemi. Il codice di un amico di vecchia memoria, come Cencelli, ritorna di scottante attualità in un mercato di poltrone a tutti i livelli.

Mezzo secolo di immobilismo
Per cinquant’anni, con il dominio della partitocrazia, le tornate elettorali hanno fatto registrare spostamenti con una media dello 0,50 per cento, raggiungendo di rado la percentuale di un punto.

A sconvolgere questo equilibrio, non hanno provveduto, come sarebbe stato auspicabile, gli elettori con il voto, ma la magistratura con "Mani pulite".

Il popolo italiano non solo non è rivoluzionario, ma è conservatore per tradizione e bigotteria. Le ideologie hanno avuto peso negli scontri dialettici, ma senza risvolti concreti nella realtà e ha sempre trionfato una scelta di appartenenza dettata dall’opportunismo.

Il nuovo non emerge, perché condizionato dal vecchio o addirittura perché nato da quest’ultimo. Finisce sempre per trionfare, come afferma con brutalità Giorgio Bocca, il mercato delle vacche.

Lo strappo dell’Udr
A livello nazionale e soprattutto locale va di moda l’accusa di tradimento, dopo l’ultimo strappo operato dal picconatore Francesco Cossiga con la sua banda di "vecchie glorie" della Dc. Nell’albese, il caso del passaggio dell’onorevole Mariella Cavanna Scirea dalle file del Polo per le libertà a quelle dell’Udr ha scatenato un’invasione di lettere che hanno occupato intere pagine dei giornali. Ogni tanto ritengo che la memoria storica sia di una certa utilità per una seria autocritica da parte della maggioranza degli elettori di Alba, di Bra, delle Langhe e del Roero, che sono stati mal rappresentati sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, e anche alle ultime "regionali".

Da Ceccatelli a De Rosa...

Nel collegio di Alba-Bra, nel periodo storico della partitocrazia, sono stati eletti una certa signora Ceccatelli e un sia pur eccellente professor De Rosa, paracadutati entrambi da Roma. Unico tra i candidati piovuti dall’alto, il solo Carlo Donat-Cattin seppe onorare il proprio mandato con una presenza costante sul territorio che lo aveva votato.

...per non dire di Miroglio
Un’altra deludente performance è stata l’elezione a Montecitorio, con una cospicua percentuale di suffragi, già in clima di "seconda Repubblica", del ragionier Franco Miroglio, ottimo capitano d’industria, ma uomo politico vago e assenteista. Molti l’avevano votato anche come "uomo padano" e lui, in compenso, ha aperto uno stabilimento a Taranto, chiudendo alcune nostre piccole fabbriche...

Nell’ultima tornata elettorale, l’ultima beffa: sempre imposta dall’alto e con credenziali politiche pressoché inesistenti, ma con un "fisico di ruolo" piacente, la candidatura di Mariella Cavanna Scirea. Da queste colonne, come del resto avevo già fatto con la signora Ceccatelli e con il professor De Rosa, denunciai come tale consuetudine escludesse candidature locali di tutto rispetto. Vi fu un’alzata di scudi da parte di molti sostenitori della gentile signora candidata. Qualche amico mi tolse il saluto; qualcun altro mi accusò addirittura di neobolscevismo, come se la mia critica interessasse non un’usanza da evitare, ma un’ideologia.

I maggiorenti mobilitati
La Scirea venne brillantemente premiata anche grazie al concreto aiuto di grandi elettori dell’albese, del braidese, delle Langhe e del Roero. La stessa, con scritti e impegni personali, affermò di sentirsi "dei nostri", garantendo la costante presenza nel collegio di elezione.

Promesse mancate: salvo sporadiche apparizioni in occasioni mondane, l’Onorevole ha brillato per la sua assenza.

I lettori vorranno sapere per quali motivi anch’io abbia dedicato queste note a un caso così chiacchierato. Ho sentito questa esigenza non per la presunzione di evidenziare che avevo ipotizzato i successivi sviluppi, ma solo perché bisogna avere il coraggio di dirci la verità: sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico!

La lezione servirà?
È inutile piangere sul latte versato e su delusioni già annunciate. In caso contrario, molti di noi, per curare le conseguenze amare della loro ingenuità nell’operare le proprie scelte, dovranno ricorrere a un harakiri ideologico collettivo.

Per il futuro sarebbe auspicabile, invece, scongiurare tale tipo di comportamento, optando per candidati che vivono, operano e soprattutto conoscono e soffrono i problemi di questa terra. La nostra endemica mancata rappresentanza nelle sedi decisionali lo impone.

Raoul Molinari

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