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Gazzetta d'Alba, n. 48 del 18 dicembre 2007

n. 48 del 18-12-2007
Questa settimana
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Troppo azoto nel Venesime
di FEDERICO BARBIERI

Il Tar salva la Giunta
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Un accordo per il castello?
di ENRICO FONTE

Carlo, detto Carlin, lo spumantiere che passò alla storia della Moretta
di RAOUL MOLINARI

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Babbo Natale in finanziaria
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 di A.C.

 


 

CORTEMILIA - Progetto di riqualificazione e fruizione turistica dell’area medievale. Molti proprietari dei terreni sono favorevoli

Un accordo per il castello

di ENRICO FONTE
 

 

Ormai l’accordo è vicino. Mancano le firme di alcuni (pochi) proprietari, ma dovrebbe essere questione di giorni: il percorso storico panoramico al castello, per citare Manzoni, «s’ha da fare», anche perché il progetto studiato dall’Amministrazione «è un’occasione unica per ridare prestigio a una delle aree più suggestive del paese e sistemare quei ruderi di interesse pubblico che altrimenti dovrebbero essere messi in sicurezza dagli stessi proprietari», hanno spiegato il sindaco Aldo Bruna e l’assessore Stefano Garelli nel corso della riunione di giovedì scorso.

La linea bianca indica dove dovrebbe svilupparsi il sentiero.
La linea bianca indica dove dovrebbe svilupparsi il sentiero.

Da questo progetto, tutti trarrebbero dei vantaggi. I quindici proprietari dei terreni su cui si ergono i ruderi eviterebbero di scontrarsi con le imposizioni della Soprintendenza e il paese avrebbe una risorsa in più per il turismo.

Il progetto di riqualificazione dell’area, per il quale il Comune dispone di un contributo regionale di 140 mila euro, prevede interventi «poco invasivi, che servirebbero soltanto alla messa in sicurezza delle due torri e delle mura», hanno spiegato i progettisti Paolo Cavallero e Dario Cavallotto.

Si vuole realizzare un percorso panoramico di quasi un chilometro, che si snoderebbe da via Donne a piazza Castello. «Nelle aree di accesso al sentiero installeremo bacheche in legno che permetteranno al turista di scoprire la storia del castello e di muoversi autonomamente lungo il percorso, seguendo la segnaletica», ha aggiunto l’ingegner Cavallero. Nel primo tratto verrebbero costruite piccole scale in pietra per agevolare l’ascesa ai ruderi e alcune fontanelle. «Dopo aver attraversato la breccia delle mura, il turista potrà ammirare i ventotto archi e la torretta di avvistamento», spiega Cavallero.

Un ulteriore tracciato, delimitato da una staccionata, condurrà alla torre principale, a cui però, per motivi di sicurezza, non si potrà accedere. Saranno installate anche alcune panchine e verrà consolidata una frana nell’ultimo tratto del percorso. Grande attenzione sarà prestata alle mura, che saranno messe in sicurezza senza veri e propri interventi di restauro, come ha illustrato l’ingegner Cavallotto: «L’obiettivo principale è di ripulire le mura dalle erbe infestanti. Inoltre, controlleremo il profilo dei muraglioni per evitare crolli e valuteremo i possibili interventi da effettuare al vecchio palazzo situato nei pressi del castello».

Molti proprietari hanno già firmato l’atto formale con cui si permette al Comune di passare, restaurare, pulire, e inserire bacheche e panchine sui terreni privati. Nei prossimi giorni dovrebbero arrivare tutti i consensi. In caso contrario verranno studiate leggere modifiche al percorso.

Enrico Fonte


      

   
GENTE DI CASA NOSTRA

Carlo, detto Carlin, lo spumantiere che passò alla storia della Moretta

di RAOUL MOLINARI
   

Si avvicina il capodanno che, tradizionalmente, viene salutato e festeggiato con il botto anche se gli esperti consigliano per l’incolumità, e non solo, di tutti coloro che brindano coi "lieti calici" di contenere l’effetto tappo al sussurro di un sospiro. Si racconta che fu un’abile imprenditrice francese, madame Clicquot-Ponsardin, rimasta vedova in giovane età, a perfezionare il metodo champénois, o metodo classico, vale a dire quel sistema di rotazione delle bottiglie detto comunemente rémoige, finalizzato all’eliminazione dei depositi formatisi nel vino dopo la rifermentazione. Siamo a Reims, all’inizio dell’Ottocento: da più di un secolo si produceva Champagne, ma, sino ad allora, le bottiglie venivano consumate fastidiosamente torbide. La perspicace madame Clicquot ideò l’operazione, utilizzando un tavolo da cucina forato dove le bottiglie venivano capovolte e mosse sistematicamente con movimento rotatorio-oscillatorio. Presero vita in tal modo i tipici cavalletti a piramide conosciuti come pupitres. La primogenitura delle bollicine va perciò riconosciuta ai francesi, tuttavia anche da noi, a Canelli, Carlo Gancia, nel 1867, aveva iniziato la produzione del Moscato-Champagne. Da allora, si andò formando, nell’industria spumantistica, una vera e propria "aristocrazia operaia" dotata di forte professionalità e grande orgoglio: i formidabili champagnisti. Ogni azienda aveva il proprio campione: ricordiamo fra gli altri il maestro per eccellenza Paolo Gallese, capo spumantista alla Cinzano e, in particolare, l’albese Carlo Artusio, che, seppur autodidatta, perfezionò il metodo gallese, imprimendo alle bottiglie un movimento verticale dall’alto al basso, riducendo così il tempo di permanenza sulle pupitres.

Carlo Artusio, detto Carlin, era nato ad Alba nel 1900. Fin da giovane, seguì le orme del padre iniziando a lavorare presso la nota cantina Calissano, produttrice del "Duca d’Alba", famoso spumante dell’anteguerra. Fu maestro di molti spumantisti presso diverse aziende di importanza nazionale come la Cora e la Fontanafredda; in quest’ultima, negli anni Cinquanta, fu protagonista, con il figlio Luigi, nella produzione dello spumante classico "Contessa Rosa" che, ancora oggi, primeggia per eccellenza. Fu anche insegnante teorico-pratico presso la cantina della Scuola enologica di Alba. Nel settore spumantiero emerse per la passione nel lavoro tanto che i familiari ci ricordano i suoi polsi deformati dalla lunga e meticolosa attività di rotazione delle bottiglie.

In quella funzione era particolarmente abile e veloce: si dice, addirittura, che riuscisse a ruotare 15.000 bottiglie al giorno. Carlin, lo spumantiere, era orgoglioso di poter trasmettere agli altri gli accorgimenti acquisiti durante la lunga pratica del mestiere: già in pensione, sino agli ultimi anni di vita, veniva contattato dai giovani enologi. Bevitore di qualità e talento, amava la compagnia, la "ribotta" e il gioco del pallone. Buontempone, arguto, amante della battuta, era un grande intrattenitore; sul finire degli anni Quaranta, aprì alla Moretta di Alba il mitico "Bar Carlin", luogo di ritrovo assai noto e frequentato dagli amanti di un buon bicchiere e della partita a tressette. Già nel ’54, fu uno dei primi ad avere il televisore in sala dopo le Acli e la Canonica del Duomo, ma l’attrazione maggiore del suo bar era la lingua in salsa rossa, sapientemente preparata dalla Palmina, sua moglie e ottima cuoca: era un piatto stuzzicante, piccante e forte stimolo al buon bere.

Carlin passò alla storia della Moretta anche come buon cantante ed esperto ballerino; si spense nel dicembre 1989, senza malattie e senza sofferenze: non aveva mai amato ricorrere al medico e al farmacista.

Auguro un gioioso cin cin senza il botto!

Raoul Molinari