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Gazzetta d'Alba, n. 48 del 18 dicembre 2007

n. 48 del 18-12-2007
Questa settimana
scelti per voi...

Auguri scomodi del Vescovo
di MON. SEBASTIANO DHO

E Apro torna a sorridere
di M.G.O.

Pure i camionisti muoiono
di A.R.

13 addetti vigilano tra Alba e Bra
di M.G.O.

La fondazione Cassa di risparmio di Torino finanzia

Troppo azoto nel Venesime
di FEDERICO BARBIERI

Il Tar salva la Giunta
di FULVIO LOVISOLO

Un accordo per il castello?
di ENRICO FONTE

Carlo, detto Carlin, lo spumantiere che passò alla storia della Moretta
di RAOUL MOLINARI

Sei milioni da spendere nel 2008
di M.G.O.

Babbo Natale in finanziaria
di MARIA GRAZIA OLIVERO

Domenica: negozi aperti o no?
di DIEGO LANZARDO

Pro e contro, alcune opinioni a confronto
di VALTER MANZONE

A Madonna dei fiori elementare e quartiere si contendono i locali
di VALTER MANZONE

La Dirigente: «Saremo costretti a costituire una sola classe prima»
di V.M.

Gioetti: «Non è più la "scuola del Bronx" anche grazie a noi»
di F.B.

Carabinieri: festa con epilogo letterario
a cura di D.B.

Pavese. Il compagno di scuola solitario
 di A.C.

 


 

Mons. Sebastiano Dho: «Celebrare il Natale cristiano significa riconoscere la presenza di Cristo nei fratelli»

Auguri scomodi del Vescovo

di + SEBASTIANO DHO
 

 

«Come possiamo celebrare Gesù che nasce quando milioni di vite sono calpestate?».
   

"Fai grande il tuo Natale": questo il vistoso invito rivoltoci in sede pubblicitaria in questi giorni. La relativa interpretazione abbastanza fondata è fin troppo facile; far grande quasi certamente significa: più compere, più regali, più cose in genere, sottintendendo che sono queste a dare senso alle persone in festa e non viceversa.

Anche noi cristiani, soprattutto noi, siamo invitati dalla Chiesa a prepararci a "fare Natale in grande", ma con due precisazioni importanti. Innanzitutto non il "mio", ma se mai il "nostro" Natale, poiché per la fede nostra tutto è al plurale e non al singolare, ma poi soprattutto perché non siamo noi a fare grande il Natale, ma è il Natale se mai che fa grandi noi e questo non è poco, anzi è tutto, sempre che sia pacifico, per non dimenticare il festeggiato, che stiamo per celebrare il Natale di qualcuno che si chiama Gesù il Cristo, il figlio del Padre.

Dunque ancora una volta la bontà infinita del Signore ci offre questo dono: rivivere il massimo evento della storia umana, non solo quindi quella dei credenti in Cristo, ma di tutti gli uomini di tutti i tempi e luoghi; egli infatti è venuto e viene per tutta l’umanità, lo sappiano, lo vogliano, lo accettino, vi credano o meno tanti o pochi che siano. Noi toccati dalla grazia immeritata di credervi siamo chiamati ad accoglierlo anche per loro, senza alcuna presunzione di superiorità o privilegio, ma se mai con umiltà e responsabilità maggiore. Accoglierlo, ma come? Due sembrano in particolare le vie obbligate per una celebrazione seria e un incontro autentico con Cristo che rinasce in mezzo a noi e per noi: con fede e con carità, nella vita divina e umana insieme, indissolubilmente unite, tanto da farne una sola, come in lui.

1. Celebrare il Natale cristiano comporta per prima cosa, se appunto si vuole essere persone semplicemente serie, rinnovare e professare la nostra fede in Cristo, non solo maestro di morale e operatore di prodigi, "benefattore dell’umanità", come si usava dire nelle elementari di un tempo, ma salvatore e redentore, uomo sì e che uomo!, ma ben più che uomo perché insieme Dio, morto e risorto per noi chiamati a vivere come lui, nella vita eterna pure da risorti, verità del Credo, forse la più negletta perché troppo grande e scomoda.

Non dimentichiamo che Gesù Bambino a Natale è già candidato al dramma pasquale. Accoglierlo perciò in questa precisa luce richiede ascoltare e credere alla parola di Dio, incontrarlo nei Sacramenti della riconciliazione e in modo specialissimo nell’Eucarestia domenicale comunitaria (e non solo alla Messa di mezzanotte!), per ricevere, ravvivare e vivere la sua amicizia personale in comunione con il Padre. Ma non basta.

2. Celebrare il Natale cristiano significa ed esige pure per essere onesti e coerenti nella fede nostra riconoscere e accogliere la presenza di Cristo nella persona dei fratelli, specie i piccoli e gli ultimi secondo la tipica espressione biblica, vale a dire tutti coloro che non contano, che non possono darci nulla (materialmente parlando!), ma hanno bisogno di tutto e da noi stessi. Questa esigente integrazione, senza la quale la vita religiosa è deficitaria, al limite ipocrita, comunque non salvifica, non è frutto di ideologie catto-comuniste, come ama dire qualcuno, ma Vangelo puro, parole precise e dirette di Cristo, quali si leggono nel cap. 25 di Matteo, decisive per la nostra sorte eterna.

Qui per esemplificare, sorgono immediatamente domande inquietanti; come possiamo celebrare serenamente Gesù che nasce bambino quando sappiamo che milioni di vite di bambini vengono quotidianamente rifiutate, calpestate, uccise e non solo nel terzo e quarto mondo, per fame, malattie, ma anche qui nella nostra cattolica e opulenta Alba, ove non certamente per fame vengono compiuti centinaia di aborti, in gran parte da persone che pur si dicono cristiane? Come possiamo cantare gioiosamente ma spensieratamente "Tu scendi dalle stelle" e poi nutrire e manifestare convinzioni quali espresse in una lettera su Gazzetta d’Alba di fine novembre, nella quale si invoca chiaramente una vera "pulizia etnica" dei Rom in Italia e ad Alba, in particolare, in netto contrasto tra l’altro proprio con le forti affermazioni di Benedetto XVI di questi giorni circa il rispetto assoluto della dignità di tutti gli uomini senza distinzioni e soprattutto di questi perseguitati? L’augurio natalizio dunque nostro è bello ma scomodo, come è stato scomodo il primo Natale, quello vero che siamo chiamati a cercare di vivere il meglio possibile, certi che è lui che ci fa "grandi" (se lo lasciamo fare!).

Buon Natale a tutti.

+ Sebastiano Dho,
vescovo


      

   
E Apro torna a sorridere
Bilancio in assemblea il 18

di M.G.O.
   

Il rinnovato Consiglio di amministrazione ha ripreso in mano la situazione. Divorzio consensuale tra l’Istituto di formazione e le società di consulenza torinesi.
  

Il 18 gennaio l’assemblea dei soci Apro esaminerà il bilancio. I numeri non sono ancora in pari, ma i referenti della Scuola di formazione non sono pessimisti. Le polemiche vicende emerse in estate hanno indotto una svolta proficua. La novità recente è che Domenico Rossetto e Davide Ricca, referenti delle società di consulenza torinesi, si sono dimessi, mettendo a disposizione le quote, che potranno essere acquisite dal pubblico.

La svolta. «Si tratta di un divorzio annunciato e consensuale», precisa il vicepresidente Paolo Malcotti, «una scelta obbligata, condivisa dal nuovo Consiglio di amministrazione, per riportare Apro alla sua identità: un servizio formativo per i giovani e la comunità. Le positività del lavoro di questi mesi sono del resto sotto gli occhi: Apro ha più corsi, più ragazzi e più utenti e alla chiusura del prossimo bilancio potrà pareggiare anche i conti».

Stessa linea per il presidente Fulvio Mazzocchi: «Siamo professionisti della formazione. Il rafforzamento della nostra missione originale dev’essere letto in questo momento come un messaggio positivo rivolto alla comunità. Colgo anzi l’occasione per formulare da queste colonne i più fervidi auguri ai numerosi giovani che stanno frequentando Apro, alle famiglie e al Consiglio di amministrazione, che ha operato alacremente in questi mesi».

Ottimismo. Insomma, lo scossone determinato dalle notizie sui conti e sulla gestione di Apro – un’indagine è tuttora in corso da parte della Magistratura – non ha in fondo che innescato una positiva spirale. Le dimissioni a catena nel Consiglio di amministrazione hanno permesso l’ingresso di professionisti e amministratori portatori di nuovo entusiasmo. Come spesso accade, dalla crisi può giungere la rinascita. Del Consiglio fanno parte – oltre a Fulvio Mazzocchi e Paolo Malcotti – Aldo Alessandria, Innocenzo Tamborrini, Bartolomeo Borgogno, Giancarlo Drocco, Adolfo Zanlungo, Roberto Costamagna, Giancarlo Pascale; sindaci: Pieruccio Cirio, Piergiorgio Reggio, Giampaolo Brignolo.

m.g.o.